NANCY BILYEAU.

L'ULTIMO VELO.

Parte 2.

Titolo originale: The Crown.
Traduzione di: Claudia Converso.
2012 Sperling & Kupfer Editori, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 27.
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Lord Chester, scompostamente sdraiato sul pavimento della sala
capitolare, si massaggi la mascella.
Frate Richard si avvent sul suo confratello e lo prese per un
braccio, tirandolo indietro. Basta, fratello, non potete! lo supplic.
Lord Chester si mise carponi. Te la far pagare, frate. Si alz
faticosamente, la guancia destra arrossata e un rivolo di sangue
sulla mascella. Ti far frustare per questo! Ti far impiccare a
Tyburn! Quindi si volt verso la badessa e frate Richard, che erano
fermi davanti al tavolo d'onore. Ci guardammo tutti l'un l'altro,
atterriti e disgustati, aspettando la sua prossima mossa. Sembrava
un orso pronto ad attaccare, una belva possente, inferocita, furiosa.
Poi s'immobilizz. Guard alle spalle di madre Joan e, con la
bocca spalancata, fiss l'arazzo appeso alla parete dietro il tavolo
d'onore. La tremula luce delle candele illuminava l'elegante figura
di Dafne, trasformata in albero.
Scrut la composizione, osservando attentamente ciascuna
figura.
Come lo avete realizzato? chiese infine. Come?
Si volt verso le suore, per met in piedi e per met rannicchiate
sui sedili. Tutta la sua rabbiosa lascivia era scomparsa. Sembrava
incerto, persino spaventato.
Chi l'ha fatto? domand.
Dalla porta arriv un tramestio. Era Gregory, il custode, con
tre servitori. John, l'aiutante di scuderia, stringeva nella destra un
lungo bastone con un'aria terrorizzata.
Badessa, cosa volete che facciamo? chiese Gregory.
Lei alz una mano, intimandogli di aspettare. Lord Chester,
disse poi, preferirei che ve ne andaste dal priorato subito, di vostra
spontanea volont, piuttosto che ordinare ai miei uomini di
buttarvi fuori. Lo farete?
Qualcuno toss, respirando affannosamente. Era Winifred, con i
capelli ancora sciolti sulle spalle. Stava per avere un altro attacco.
Frate Edmund la prese da una parte e le slacci il colletto. Adesso
ero io la pi vicina a lord Chester.
Lui non diede segno di aver udito la domanda della badessa.
Parlava mormorando, cos piano che soltanto io riuscivo a sentirlo.
Come potevate sapere? chiese. Come potevate sapere di lei?
Gli cedettero le ginocchia e cadde svenuto a terra.
 morto? sussurr frate Richard. Frate Edmund, andate a
vedere!
Il frate adagi delicatamente la sorella su uno dei sedili di pietra
e si avvicin a lord Chester, inginocchiandosi accanto all'uomo
che pochi istanti prima aveva colpito.
Non fategli del male! supplic lady Chester. Si era fatta
strada tra le suore e i servitori per raggiungere il marito, il viso
sconvolto dal pianto.
Frate Edmund  uno speziale, esperto tanto quanto un medico,
la rassicur la badessa.
Intanto il frate tastava il polso del nobile e poi gli sollevava le
palpebre.
Lord Chester  vivo, annunci poi senza tradire la minima
emozione.  colpa del vino. Si riprender.
S, gli  gi successo altre volte, sospir lady Chester. Dormir
per parecchie ore e poi si sveglier con un gran mal di testa.
La badessa chiam Gregory con un cenno. Portatelo fuori,
mettetelo su un carro e riportatelo a casa sua. Fatevi aiutare da
altri uomini, se necessario.
S, aggiunse frate Richard. Conducetelo fuori di qui il pi
in fretta possibile.
No, no, vi prego, non cos! grid lady Chester, afferrando
madre Joan per una spalla. Non fatelo buttare fuori come un
qualunque criminale! Provocherebbe uno scandalo ancora pi
grande. Avete delle camere per pensionanti, non  vero? Lasciate
che resti qui stanotte; permetteteci di restare tutti e due. Ce ne
andremo appena si sveglier. Deve uscire da Dartford sulle sue
gambe. Ce ne andremo domattina, lo prometto.
La badessa scosse la testa.
 sconvolto... tent di giustificarlo lady Chester. Per via
di nostro figlio. Le manc la voce. Piange ancora la sua morte,
a un anno di distanza. Ci che il mio signore ha detto e fatto qui
stasera... non era in s!  stato il vino. Vi scongiuro, non fatelo
buttare fuori! Pensate alle conseguenze!
Tra lo scompiglio delle suore riunite nella sala, suor Rachel si
fece avanti come un arcangelo vendicatore.
Badessa Joan, non pu restare nel priorato! grid. La profanazione
di quell'uomo deve finire ora.  un demonio! Abbiamo
visto il demonio qui, nella nostra sala capitolare. Abbiamo udito
parole e visto azioni demoniache! Indic Winifred che ansimava
tra le braccia di suor Agatha.
Dal gruppo di suore si lev un mormorio d'approvazione.
Suor Eleanor sembrava particolarmente tormentata, lacerata tra
il disprezzo per lord Chester e la lealt alla sua badessa.
Christina, dove sei? grid lady Chester tra le lacrime. Aiutaci!
Ti prego!
Christina avanz verso la madre, i lineamenti distorti dallo
strazio. Si ferm al centro della sala, con le mani tremanti lungo
i fianchi.
Frate Edmund intanto aiutava la sorella ad avviarsi verso la
porta. Qualunque cosa venga decisa riguardo a lord Chester, sorella
Winifred dev'essere curata immediatamente in infermeria,
dichiar. Con il vostro permesso, badessa...
Madre Joan annu e i due uscirono dalla sala.
Frate Richard si schiar la voce. Badessa, oggi  stato arrecato
un grande danno qui. Ho paura di ci che potrebbe accadere se lui
restasse, anche per una sola notte.
Lady Chester, inginocchiata accanto al marito, piangeva disperata.
Madre Joan fiss l'uomo svenuto. Aspettavamo tutti la sua
decisione.
Gregory, disse al custode. Fate trasportare lord Chester nelle
stanze dei pensionanti. Non sono preparate come si deve, ma lord
e lady Chester dovranno accontentarsi. Poi chiudete a chiave le
porte del chiostro, in modo che a nessuno sia possibile rientrare.
Si volt verso di noi, con la testa alta e un'espressione fiera.
Questa  la mia opinione. Siamo pur sempre una casa religiosa,
con l'obbligo, stabilito dalle regole del capitolo, di dare ospitalit se
ci viene richiesta. Riporteremo i nostri oggetti sacri - il reliquiario,
il libro e gli altri beni - al loro posto, in chiesa e nella biblioteca.
Celebreremo la messa per i Defunti, onorandoli comunque in
quanto Spose di Cristo, come i nostri voti c'impongono di fare.
Non cambieremo le nostre abitudini.
Frate Richard si accigli, ma non apr bocca. Sui visi delle suore
si leggevano espressioni dubbiose e impaurite. Ma ci inchinammo
tutti alla volont della badessa.
Andiamo, disse a voce alta suor Eleanor, avete sentito cosa
dobbiamo fare. Prendete i nostri sacri tesori.
Suor Rachel corse a sollevare il reliquiario. Lo pulir io,
dichiar con voce rotta dall'emozione. Cercher di eliminare
ogni traccia della profanazione.
Un gruppo di suore anziane si occup degli altri oggetti esposti
sul tavolo. Gregory e i suoi uomini si diressero verso lord Chester
per sollevarlo e condurlo via.
Uscii dalla sala capitolare con Christina. Quanto avevo visto
quella sera era pi che sufficiente per capire che cosa l'aveva portata
a Dartford, da dove veniva l'ardore con cui viveva la sua vita
monacale e perch aveva giurato che non se ne sarebbe mai andata.
Pi tardi, durante la messa di requiem, frate Philip, scuro in
volto, dedic il suo sermone alla ricorrenza dei Defunti, ma le
sue parole non furono ispirate come quelle pronunciate da frate
Richard. La funzione fu celebrata cos tardi che poco dopo la sua
conclusione la campana suon di nuovo per chiamarci al Mattutino,
a mezzanotte.
Terminata la preghiera, mentre salivamo la scala che conduceva
al nostro dormitorio, cercai di esprimere la mia solidariet a
Christina. Non volevo che interpretasse il mio silenzio come una
sorta di censura. Erano stati i suoi genitori a comportarsi in modo
oltraggioso, non lei.
Sorella Christina, cominciai, nella vostra vita prima di
entrare qui a Dartford dovete aver...
Lei si volt verso di me, angosciata. Non chiedetemi nulla. Vi
prego, sorella Joanna. Non parlate della mia famiglia... o di mio
padre. Non riuscirei a dire una sola parola al suo riguardo. Proprio
voi, tra tutti, dovete ben capire che di lui non si deve parlare.
Certo, sorella.
Quando ci fummo cambiate per la notte e ci fummo messe a
letto, suor Agatha fece capolino nella nostra stanza. Sorella Winifred
dormir in infermeria, stanotte. Non sta affatto bene. Frate
Edmund le rester accanto e si prender cura di lei.
Mi guard e rabbrivid teatralmente, tanto che le sue guance
paffute tremolarono. Niente del genere era mai accaduto prima
al priorato di Dartford. Niente! Non riesco a immaginare come
sia stato...
Buonanotte, suor Agatha, disse bruscamente Christina, girandosi
poi verso il muro.
Soffiai sulla candela, ma ci misi parecchio ad addormentarmi.
Mi sembrava di sprofondare nel sonno e invece dopo un po' mi
risvegliavo di colpo e cominciavo a rigirarmi nel letto, inquieta,
tormentata dalle continue visioni di quanto era accaduto quel giorno.
Quando, prima dell'alba, le campane suonarono per le Lodi,
mi svegliai con le membra pesanti e le tempie che pulsavano.
Guardai Christina che, seduta sul bordo del letto, si stava sfilando
la camicia da notte: sembrava intorpidita anche lei.
Scendendo verso la chiesa, in fila gi per la scala, notai che
anche le altre sorelle parevano stanche, addirittura sfatte. Nessuna
aveva dormito bene. Suor Rachel sembrava invecchiata di dieci
anni in una sola notte.
Mentre aspettavo che toccasse a me genuflettermi e poi andare
al mio posto in chiesa, un grido agghiacciante di donna attravers
il porticato.
Christina rest come paralizzata. Questa  mia madre! esclam.
La presi per mano e ci lanciammo di corsa verso la porta che
dava accesso all'ala principale del monastero.
Gregory! gridai, bussando forte. Lasciateci entrare! Aprite!
In un lampo arriv anche la badessa, insieme con suor Eleanor
e suor Agatha e, pochi passi pi indietro, frate Richard.
Tornate in chiesa! ordin madre Joan a me e Christina.
Ma dice che  sua madre! protestai.
La porta si spalanc. Sulla soglia c'era Gregory, pallido come
un cencio. Christina e io lo scostammo e corremmo verso le camere
dei pensionanti. Erano a occidente, in fondo al corridoio,
all'estremit opposta rispetto agli alloggi della badessa.
Eravamo quasi arrivate, quando lady Chester usc barcollando
da una delle stanze prima di accasciarsi tra le braccia della figlia.
Non entrate in quella camera, sorella Joanna! Fermatevi!
grid la badessa alle mie spalle.
Ma, ancora una volta, disobbedii, come se l dentro ci fosse
stata la risposta che stavo cercando.
Lo vidi subito. Lord Chester era seduto sul letto, con addosso
gli stessi abiti neri del convito, che ora per grondavano sangue.
La testata del letto e la parete alle sue spalle ne erano imbrattate.
Il lato sinistro della sua testa era stato schiacciato. L'occhio non
c'era pi. C'erano solo sangue e ossa e carne maciullata. L'occhio
destro gli sporgeva dall'orbita con un'espressione ormai fissa di
sorpresa.
Sul pavimento, accanto al letto, c'era il reliquiario in pezzi.
Anch'esso in una pozza di sangue. E intrappolata tra le due dita
tese della mano c'era una ciocca dei capelli castani di lord Chester.

 Capitolo 28.

Pi tardi, nel pomeriggio, ero l'unica novizia nella stanza degli
arazzi. Seduta davanti al telaio, tessevo con i fili bianchi e azzurri.
Suor Helen e io lavoravamo in silenzio, da sole. Christina stava
confortando la sua povera madre, distrutta, nel locutorium, e Winifred
era ancora in infermeria. Quanto a suor Agatha, non avevo
idea di dove fosse.
Dovevo svolgere i miei compiti consueti, finch non fossero
arrivati gli inquirenti. Intanto ripensavo agli eventi di qualche ora
prima...
Nei primi minuti dopo la scoperta del corpo c'era stata grande
confusione, urla e strepiti. Madre Joan e frate Richard erano entrati
nella stanza subito dopo di me e ne erano immediatamente usciti,
inorriditi. La badessa aveva ordinato che la stanza fosse sigillata
e sorvegliata a vista.
C' un assassino libero nel priorato! si era messa a gridare
istericamente suor Agatha per il corridoio. I servitori devono
perquisire il monastero! Quell'uomo potrebbe trovarsi dovunque!
Sciocca, aveva ribattuto frate Richard. Lord Chester  stato
ucciso ore fa. Pensate forse che un assassino colpisca e poi resti
l ad aspettare? Ormai se l' filata da chiss quanto! Poi si era
subito parato davanti a Gregory. Avete chiuso a chiave tutte le
porte ieri sera?
Ma certo! aveva risposto il custode, offeso.  il mio primo
dovere, assicurare che il priorato sia al sicuro. Nessuno sarebbe
potuto entrare in questi alloggi per gli ospiti dall'esterno del
monastero, n dalla zona del chiostro. Quella porta  stata chiusa
immediatamente dopo che abbiamo portato lord Chester nella sua
stanza, come ci aveva ordinato la badessa. Nessuno sarebbe potuto
entrare e nessuno sarebbe potuto uscire. Sarei pronto a giurarlo
davanti al re in persona!
E le finestre? aveva chiesto suor Eleanor.
Gregory aveva scosso la testa. Le ho controllate tutte. Sono
saldamente sbarrate.
Non starete insinuando che lady Chester?... aveva sussurrato
suor Agatha.
Credete che ci abbia supplicati di lasciarlo dormire qui per
poterlo uccidere? aveva chiesto a voce alta frate Richard.
Silenzio voi! aveva gridato la badessa. Non ci saranno pi
pettegolezzi n congetture in questo monastero! Avvertiremo immediatamente
il vescovo di Rochester; di questo fatto si devono
occupare i tribunali ecclesiastici.
I tribunali ecclesiastici? aveva ripetuto frate Richard, incredulo.
Questo  un omicidio di un pari del regno! E noi rischiamo
di dover affrontare la Camera Stellata, se non la Torre!
Un brivido mi corse per la schiena.
Vi sbagliate, frate Richard, aveva ribattuto la badessa. Il
delitto  stato commesso in territorio della chiesa. Non  cosa di
cui si debba occupare un tribunale del re.
In preda a una furiosa frustrazione, frate Richard aveva agitato
i pugni in aria. Ascoltatemi, dovete assolutamente, per una
volta, ascoltare il rettore ed economo del vostro monastero! Vi
avevo supplicata di non invitare lord Chester a Dartford e non
mi avete dato retta. Ieri sera vi ho chiesto di non lasciarlo restare
tra le nostre mura e di nuovo avete ignorato il mio consiglio. Ma
ora, badessa, in gioco c' ben pi del vostro amor proprio. C'
il futuro del priorato, ci sono le nostre stesse vite. Volete stare a
sentirmi, adesso?
Con le labbra tremanti per l'emozione, madre Joan aveva annuito.
Frate Richard aveva tirato un respiro profondo. Se cerchiamo
di affidare le indagini alla Chiesa, e rifiutiamo ingerenze esterne,
saremo distrutti. Questo delitto dar ai nostri nemici una scusa
per sostenere che i monasteri sono ricettacoli di vizio, crimine e
menzogne. Che agiamo in segreto. Ma non dobbiamo nemmeno
renderci perseguibili dalla Camera Stellata, dominata da eretici
che non vedono l'ora di eliminarci. No, invece bisogna aprire le
porte del convento agli uomini che per mestiere indagano su questi
crimini. Bisogna lanciare un grido d'allarme, chiedere l'intervento
del coroner e affidarci al suo giudizio.
Il coroner? aveva chiesto perplessa madre Joan. E dove lo
troviamo un coroner? Non voglio che la faccenda arrivi a Londra.
Questo non pu diventare un caso londinese.
Avete detto che Dartford  sotto la giurisdizione del vescovo
di Rochester. Quella citt  distante meno di un giorno a cavallo da
qui ed  abbastanza grande da avere un coroner. Se lo mandiamo
a chiamare ora, potrebbe essere qui gi domani.
La badessa si era voltata a guardare la camera con un'aria
spaventata, quasi temesse di veder uscire lord Chester dalla porta,
barcollando con la testa fracassata.
E sia, si era arresa con un fil di voce. Gregory, fate preparare
il cavallo pi veloce che abbiamo e inviate un messaggero fidato
a Rochester. Ordinate agli uomini di setacciare il convento alla
ricerca di prove della presenza di un intruso.
Poi, rivolta a noi, aveva aggiunto: Finch non iniziano le indagini,
voglio che tutti voi continuiate a svolgere le vostre solite
mansioni. Assicuratevi per che nessuno resti solo in qualunque
parte del monastero. Dobbiamo restare in gruppi, o almeno in
coppie.
Ce n'eravamo andati ognuno per la propria strada. Dopo aver
dato una mano a fare pulizia nel refettorio ero passata in infermeria
per vedere come stava Winifred. L'avevo trovata in uno stato
pietoso, rannicchiata su un pagliericcio, con le ginocchia strette
al petto. Avevo pensato che stesse dormendo profondamente, ma
avvicinandomi mi ero accorta che aveva gli occhi aperti. Sorella
Winifred, state bene? Era rabbrividita e non mi aveva risposto.
Potete aiutarla? avevo chiesto allarmata a frate Edmund.
Il tempo e la preghiera l'aiuteranno, mi aveva risposto lui
senza voltarsi, mentre stava infilando una manciata di erbe nel
suo apparecchio per la distillazione, sistemato su un lungo tavolo.
E posso fare niente io? Portarle qualcosa da mangiare? Qualsiasi
cosa?
Aveva scosso la testa e io avevo girato intorno al tavolo per
guardarlo in faccia. Aveva pi rughe del solito intorno agli occhi
e agli angoli della bocca: sembrava sfinito ed evidentemente non
aveva dormito un minuto.
A voce bassa gli avevo sussurrato: Sa dell'assassinio di lord
Chester?
No, non voglio ancora dirglielo. Poi, con una smorfia, aveva
aggiunto: Oh,  una tragedia terribile, terribile.
Vi dispiace per lui? gli avevo domandato, sorpresa.
Frate Edmund aveva annuito. Era un individuo brutale, dissoluto
e crudele, ma era comunque una creatura di Dio. E ora mi
toccher vivere con il peso del mio peccato sulla coscienza, senza
il suo perdono.
Peccato?
Collera, aveva replicato cupamente. Mi tormenta da
quand'ero un ragazzo. Ho pregato, ho lottato... Gli era mancata
la voce. Ieri notte avrei dovuto trovare una soluzione pacifica.
Prover sempre rimorso per questo errore.
Frate Edmund, non dovete rimproverarvi, vi prego, gli avevo
detto.
Le rughe intorno agli occhi si erano distese. Siete molto
gentile, sorella Joanna.
Gentile? avevo ripetuto, sorpresa. Nessuno mi riconosce
questa qualit.
Allora significa che nessuno la osserva con attenzione, aveva
risposto.
Il suo apparecchio per la distillazione aveva cominciato a
sibilare e scoppiettare. Frate Edmund si era voltato per occuparsi
del problema e io ero sgattaiolata fuori dall'infermeria. Non ero
abituata ai complimenti. Mia madre era solita correggermi, non
lodarmi. Le uniche due persone che lo avevano fatto erano state
la badessa Elizabeth e, tanti anni prima, Margaret. E tutt'e due
erano morte e sepolte.
L'indomani, nella tarda mattinata, c'era stato grande fermento
e all'orecchio mi giunse la voce che il coroner era arrivato. Nel
pomeriggio, come sempre, raggiunsi la stanza degli arazzi e mi misi
al telaio a svolgere il mio lavoro. Si stava bene in quel posto, dove
c'eravamo soltanto io e suor Helen che tessevamo e premevamo i
pedali. Nel mondo, invece, c'erano tanto male e tanta violenza, che
alla fine si erano introdotte anche nel nostro convento. Dovevamo
fare del nostro meglio per creare bellezza.
Ma il quieto silenzio di quella stanza mi permise pure di riflettere
su quanto era accaduto e presto fui assalita da un profondo
turbamento. La corona, quella corona sicuramente pericolosa, era
nascosta nel priorato. Lord Chester si era vantato di conoscere i
nostri segreti. Nessuno conosce meglio di me i segreti del priorato
di Dartford. Poche ore dopo era stato ucciso con inaudita violenza.
E a quel punto mi chiesi se fosse stato assassinato per proteggere
la corona. Ma chi altri, oltre a me, nel monastero sapeva della sua
esistenza e del suo potere? Chi avrebbe agito cos rapidamente se
la corona fosse stata minacciata?
Sor... sor... sor...
Il balbettio, roco e sommesso, mi lasci sbalordita. Guardai suor
Helen. Sembrava impossibile, eppure la suora che non aveva pi
pronunciato una parola da quando suo fratello era stato impiccato
a Tyburn ora stava cercando di parlare con me. Anzi, sembrava che
ci stesse provando disperatamente perch, nonostante il freddo di
quella giornata, aveva il viso madido di sudore.
Sorella... Jo... Joanna? riusc a balbettare.
Ditemi.
D... devo parlarvi.
La porta si apr e suor Agatha entr come una furia. Agitatissima
e rossa in volto, mi fece un cenno con la testa.
Venite, presto, mi intim.
Dove?
Nello studio della badessa. Due ore fa sono arrivati gli uomini
da Rochester e vogliono interrogare voi.
Un brivido di paura mi corse lungo la schiena. Per quale
motivo? chiesi.
Perch siete una delle poche persone ad aver visto lord Chester
morto.
Mi voltai a guardare suor Helen, ma la sua bocca era ermeticamente
chiusa. Scosse quasi impercettibilmente la testa e si
massaggi un braccio, come se le facesse male.
Seguii la maestra delle novizie fuori dell'area del chiostro.
Perch avete detto uomini' e non uomo'? volli sapere.
Il coroner ha portato con s altri due collaboratori, per via
della gravit del delitto: uno anziano e uno giovane.
L'idea di venire interrogata da tre persone non mi piaceva affatto.
Era importante che non venissero a sapere della mia prigionia nella
Torre e pregai che la badessa non li avesse informati al riguardo.
Quella notizia avrebbe gettato delle ombre su di me e li avrebbe
spinti a chiedersi perch mi avessero permesso di tornare l. Che
fossi coinvolta nelle indagini su un delitto era l'ultima cosa che il
vescovo Gardiner avrebbe voluto.
Suor Agatha mi accompagn nello studio della badessa, ma
non rimase. And a sedersi fuori, sulla panca, accanto a un'accigliata
suor Eleanor e a un ancor pi torvo frate Richard. La porta
si richiuse alle nostre spalle.
Madre Joan sedeva rigida alla sua scrivania, mentre i tre uomini
se ne stavano raggruppati accanto alla finestra. Tra loro spiccava
un tipo alto, incurvato, che portava una lunga veste nera, simile
a quella dei medici. Dal collo, appena sotto il mento, gli pendeva
una maschera attaccata a un cordoncino. Doveva essere il coroner.
Il secondo uomo, grigio di capelli e tarchiato, gli stava parlando
sottovoce. Il terzo stava guardando fuori della finestra, con le mani
intrecciate dietro la schiena.
La badessa mi indic la sedia di fronte a lei e io, dilaniata dalla
paura, mi sedetti in silenzio.
Il tizio con i capelli grigi mi scrut attentamente. Aveva un viso
aperto, cordiale, da nonno.  questa la novizia, Joanna Stafford?
Sorella Joanna, lo corresse madre Joan.
L'uomo alla finestra si volt. Non doveva avere ancora trent'anni
e i suoi capelli erano castano chiaro. Il sole del pomeriggio gli
illumin il volto, rivelando un leggero segno rosso sulla fronte,
una ferita vecchia di mesi che ancora si notava.
Era Geoffrey Scovill.

 Capitolo 29.

Appoggiandosi al bastone, l'uomo dai capelli grigi si present:
Sorella Joanna, mi chiamo Edmund Campion e sono il giudice
di pace della citt di Rochester. Il coroner Hancock ha richiesto
la mia collaborazione, data la delicatezza dell'indagine. Abbiamo
da porvi alcune domande a cui dovrete rispondere. Quando avr
terminato, metterete per iscritto una dichiarazione. Mi dicono che
siete capace di leggere e scrivere.  vero?
S, signore, risposi.
Guardai Geoffrey, aspettando che desse qualche segno di riconoscermi.
Non lo fece. Sul suo volto lessi solo un'educata
espressione di attesa.
Il giudice Campion si accorse che stavo fissando Geoffrey.
Questi  mastro Scovill, un conestabile di Rochester. Possiede
una mente acuta e un paio di gambe robuste, disse, picchiando
piano il suo bastone sul pavimento, cos abbiamo chiesto al primo
conestabile di prestarcelo per tutta la durata dell'inchiesta.
Capisco, mormorai.
Geoffrey s'inchin, senza cambiare espressione.
Ora, sorella Joanna, continu il giudice Campion, vi chieder
di raccontarmi ci che avete visto ieri mattina negli appartamenti
degli ospiti. Purtroppo il corpo di lord Chester  stato spostato,
come pure l'arma del delitto...
Il coroner emise un mormorio di disappunto e si port l'ossuta
mano destra alla tempia.
Questo complica un po' le nostre indagini, capite? prosegu il
giudice di pace. Ci costringe a ricreare le circostanze della morte
attraverso un attento interrogatorio.
S'interruppe e, rivolto a madre Joan, disse: Fa piuttosto freddo
in questa stanza, badessa. Non avete modo di accendere un fuoco?
Questo  un convento, non un palazzo, ribatt lei. Il
calefactorium, il nostro ambiente riscaldato,  a sud della sala capitolare.
Se desiderate, posso ordinare che vi accendano il camino e poi
farvi accompagnare l.
Notai che la badessa non aveva detto che anche l'infermeria
era riscaldata.
Campion serr la mano attorno al bastone. Non preoccupatevi.
Si volt di nuovo verso di me. Procediamo. Vi sarei grato
se voleste rispondere alle nostre domande senza tralasciare alcun
particolare.
Riferii quello che riuscivo a ricordare: i tre si mostrarono
molto interessati alla posizione di lord Chester sul letto, come
pure all'esatta collocazione dei pezzi del reliquiario. Il coroner,
dopo essersi accomodato su una sedia, mi interrog sul colore e
la consistenza del sangue e, bench la cosa mi desse la nausea,
feci del mio meglio per descriverglieli. Lui annot le mie risposte
su una pergamena e il giudice Campion mi sorrideva compiaciuto
ogni volta che riferivo un nuovo particolare. Ah, molto bene!
esclamava. Geoffrey, invece, si limitava ad ascoltare.
Com'era l'umore del suo occhio intatto? mi chiese il coroner.
Scossi la testa, non sapendo esattamente che cosa intendesse.
Era malinconico, flemmatico, sanguigno o collerico? mi
precis.
Ripensai all'espressione di quell'occhio, che mi aveva fortemente
impressionata, ma che adesso mi risultava difficile descrivere.
Era molto vicino al cupo... malinconico, risposi infine.
Non collerico... non era arrabbiato o spaventato? domand
ancora Hancock, concentrandosi e contraendo le folte sopracciglia
grigie.
No, replicai. Era... sorpreso. Ma non sconvolto.
E poi, per la prima volta da quand'ero entrata nella stanza, Geoffrey
intervenne: Come se lord Chester fosse morto guardando
in faccia qualcuno che conosceva?
Scossi la testa. Preferisco non fare congetture, signore, risposi
con lo stesso tono educato.
Campion sorrise. Ah, ma noi esigiamo che voi facciate congetture,
sorella Joanna. Avete buon occhio. Finora ci avete fornito
la pi dettagliata delle descrizioni di sua signoria. Poi, rivolto alla
badessa, aggiunse: Vi faccio i complimenti per avere una giovane
tanto osservatrice e intelligente nel vostro convento.
Madre Joan non disse nulla.
Mi ha sorpreso vedere qui dentro alloggi per gli ospiti cos
grandi, dal momento che siete tanto inflessibili nel tenere il mondo
fuori delle vostre mura, riflett il giudice di pace.
Lo scopo della domus hospitum... inizi a spiegare la badessa.
La cosa? la interruppe Campion, guardandola con gli occhi
socchiusi.
La casa per gli ospiti, intervenne Geoffrey Scovill.
E cos conosceva il latino. Non l'avrei mai immaginato.
La badessa spieg che il convento aveva il permesso di alloggiare
particolari ospiti, per esempio vedove bisognose di conforto
spirituale. Inoltre, in tempo di guerra, i nobili del luogo potevano
chiedere asilo per mogli e figlie. Quando Enrico V era partito per
la Francia con il suo esercito, gli alloggi erano stati al completo.
Campion annu e riflett qualche istante, poi torn a rivolgersi a
me: Dunque, sorella, diteci per favore la vostra opinione. Dovete
pur esservi fatta un'idea.
Deglutii. Signore?
Lui attravers la stanza, appoggiandosi al suo bastone. Lord
Chester si presenta per il banchetto di requiem. Mangia e beve
abbondantemente, al punto da perdere conoscenza e venir trasportato
nell'ala principale del priorato. Mi sorprende che gli sia
stato servito cos tanto vino da farlo addirittura crollare svenuto.
Era gi ubriaco quand' arrivato, dissi, ansiosa di difendere
Dartford.
Sul serio? E come lo sapete? Nessun altro l'ha notato.
Ho sentito il suo alito: puzzava di vino.
Il giudice era stupito. Capisco. Lanci un'occhiata a Geoffrey.
Raccontateci di sorella Winifred. Lord Chester l'ha aggredita?
S, confermai, trasalendo.
E allora frate Edmund, che  in effetti suo fratello maggiore,
l'ha difesa colpendo lord Chester cos forte da buttarlo a terra?
Annuii.
E frate Richard?
Guardai la badessa, confusa.
Cosa volete sapere riguardo a lui? chiese madre Joan.
Frate Richard ha affermato spontaneamente che era contrario
alla presenza di lord Chester e anche all'idea di organizzare il
banchetto. Che non la considerava una cosa decorosa.
 vero, ammise la badessa, spostandosi nervosamente sulla
sua sedia.
Quindi entrambi questi frati, giunti qui a Dartford appena
un mese fa, provavano una sorta di ostilit nei confronti di lord
Chester.
Siete in errore, signore. Quei due uomini sono frati. Non
commetterebbero mai un delitto.
Ma frate Edmund ha compiuto un gesto di violenza contro lord
Chester poche ore prima che fosse ammazzato, osserv Campion
in tono pi severo. E quella notte si trovava nell'infermeria e non
negli alloggi dei frati, situati in un edificio separato.
Presa dal panico, mi alzai di scatto. Non avrebbe mai commesso
un crimine come uccidere! esclamai.  impossibile.
Frate Edmund  una persona buona e gentile, un vero uomo di
Dio. Aiuta il prossimo.
Nella stanza cal un silenzio pesante. Il coroner smise di scrivere
e i tre uomini si guardarono. Poi Campion fece un cenno con
il capo a Scovill, che usc subito dalla stanza.
Qualcuno ha ucciso lord Chester, ed  stato un atto terribile,
assolutamente terribile, comment il giudice di pace. Aveva
ripreso i suoi modi da nonno, ma non mi sentivo pi a mio agio
con lui. Credo che possiamo essere tutti d'accordo sul fatto che
l'assassino nutriva un odio profondo nei suoi confronti.
Su questo non c' dubbio, comment Hancock.
Sicuramente il colpevole non era un ladro che girovagava per
la campagna, continu Campion. Un ladro avrebbe rubato gli
anelli che lord Chester aveva alle dita - e che valgono una fortuna
- e ci sarebbe stato pi rumore. Lady Chester dormiva nella
camera accanto a quella del marito e non ha sentito nulla. Le porte
tra le due stanze erano chiuse e i muri sono spessi,  vero, ma se
ci fosse stata una colluttazione prolungata lei l'avrebbe udita.
Ma lord Chester  stato ucciso nel sonno... osserv la badessa.
Io non lo credo. Sorella Joanna ci ha descritto un uomo seduto
nel suo letto al momento dell'aggressione. Lord Chester non si 
alzato, n ha cercato di sfuggire al suo aggressore. Credo invece
che qualcuno sia entrato nella sua stanza e gli abbia parlato in
modo tale da non destare, inizialmente, alcun sospetto in sua
signoria. Che, invece, poco dopo  stato colpito con violenza da
una persona di notevole forza.
Aveva dei nemici a corte, insistette la badessa.
Campion annu. S, sono sicuro che li avesse. Una morte
violenta, commessa tra queste mura, rischia anche di macchiare
la reputazione del priorato, della vita monastica stessa. Durante
il viaggio da Rochester a Dartford ho riflettuto sull'ipotesi che il
colpevole possa essere un pazzo infiammato dalle idee della Riforma
e voglioso di screditare la vecchia fede e i suoi esponenti.
Fece una pausa e scosse la testa. Tuttavia, per uccidere proprio
qui lord Chester, l'assassino avrebbe innanzitutto dovuto sapere
che si sarebbe fermato negli alloggi per gli ospiti. Ma la decisione
di accoglierlo l per la notte  stata presa solo dopo il banchetto,
non prima. Una persona estranea al convento come avrebbe potuto
saperlo e... sapere dove si trovano le stanze per gli ospiti? E poi
c' il problema di come sia riuscito a entrare nel priorato, il cui
portone era chiuso a chiave e sorvegliato. E, infine, abbiamo il
reliquiario.
Un brivido gelido mi percorse la schiena.
Trovo interessante che lord Chester sia stato ucciso con il
reliquiario, il tesoro pi sacro che possedete. Proprio l'oggetto
che aveva profanato per offendere e dileggiare le suore durante il
banchetto. Non trovate anche voi che la scelta dell'arma del delitto
sia significativa?
Il giudice inizi a camminare su e gi per la stanza, facendo
ticchettare il bastone sul pavimento.
Ma com' arrivato il reliquiario dalla chiesa all'ala principale
del priorato? Qualcuno l'ha prelevato da l dopo la recita del
Mattutino, a mezzanotte passata, per raggiungere poi gli alloggi
degli ospiti. Il vostro custode sembra un tipo fidato e ha giurato
che la porta tra l'ala principale del priorato e quella della clausura
era sprangata.  l'unico ad avere la chiave?
Ne ho una anch'io, rispose la badessa.
Hancock e Campion si scambiarono una rapida occhiata.
E dov'era, la chiave, ieri notte? chiese il giudice.
Nella mia camera, che  separata da quella delle consorelle.
Stamattina era ancora al suo posto. E nessuno si  intrufolato nella
mia stanza e l'ha presa, posso assicurarvelo. Ho il sonno molto
leggero.
E non siete uscita tra il Mattutino e le Lodi? chiese il giudice.
Vi ho gi detto due volte che non mi sono mossa dalla mia
camera. Sentii il rapido ticchettare della sfera d'argento della
badessa.
Campion si ferm e guard fuori dalla finestra. Avete delle
piante del priorato, disegnate all'epoca della sua costruzione?
Devo capire come ha fatto l'assassino a spostarsi all'interno del
monastero.  antico di quasi due secoli. Potrebbero esserci delle
porte o delle finestre o dei passaggi non facilmente visibili che il
colpevole potrebbe aver usato.
M'irrigidii sulla sedia. La stanza segreta.
Non ho mai visto piante del priorato, rispose madre Joan.
Eppure devono esistere, insistette Campion.
Fuori della stanza si sent un vociare concitato. La porta si
spalanc e Geoffrey Scovill entr portando una scatola, seguito a
ruota da frate Richard, furibondo.
Non avete il diritto... non avete alcun diritto di farlo! gridava
il frate.
Cosa succede? chiese il giudice.
Geoffrey fece un largo sorriso.  tutto agitato perch mentre
perquisivo gli alloggi dei frati ho trovato questo accanto al suo
letto. Tir fuori della scatola un libricino e lo tenne sospeso a
mezz'aria.
Lo riconobbi immediatamente: Da Caractaco ad Atelstano.
Frate Richard allung una mano per prenderlo, ma Geoffrey,
che era pi alto di lui, ridendo alz il braccio, facendogli dondolare
il volume sopra la testa. Campion sorrise e Hancock alz gli occhi
dalle sue carte, ridendo sotto i baffi. Con un gesto tanto rapido
quanto disinvolto Geoffrey lanci il testo al giudice.
Lui lo sfogli. Sembra innocuo...
Nessun libro dovrebbe essere portato fuori dalla biblioteca di
Dartford... intervenne la badessa, sospirando. E frate Richard
lo sa bene.
Questi era paonazzo. Ebbi l'impressione che evitasse il mio
sguardo, ma forse era solo imbarazzato.
Oltre a quello, precis Geoffrey, ho trovato una penna, un
calamaio e della pergamena, ma nessuna lettera. Ci sono anche
una bella scacchiera con tutti i suoi pezzi e un elegante baule pieno
di libri di soggetto religioso. Dell'altro, di frate Edmund, invece,
non ho trovato nulla. Non ha niente.
Campion pass il volume alla badessa e poi si volt verso frate
Richard. Visto che ci avete raggiunti di nuovo, fratello, potreste
forse unirvi alla discussione. Stavamo cercando di capire come
ha fatto il reliquiario ad arrivare negli alloggi per gli ospiti dalla
chiesa, se le porte erano chiuse a chiave.
Non ne ho idea, replic frate Richard. Questo priorato 
sicurissimo. Obbedisce alle regole della clausura. So che le suore
non escono senza permesso scritto.
Ne siete assolutamente certo? chiese Geoffrey.
La primavera scorsa, intervenne la badessa con tono glaciale,
si  verificato uno spiacevole episodio: una sorella di questo
monastero si  allontanata senza permesso, uscendo da una finestra
della cucina, per andare ad assistere un suo famigliare.  un fatto
ormai archiviato e in ogni caso non ha niente a che fare con la
visita di lord Chester.
Assistere un famigliare? domand il giudice.
S, e la finestra in questione ora non si pu pi aprire, precis
la badessa.  stata sigillata.
Campion non fece altre domande al riguardo. Torn al banchetto,
passando al vaglio ogni singolo particolare, ogni frammento
di conversazione ricordato. Madre Joan e frate Richard risposero
alle domande. Io tenni gli occhi bassi finch il battito furioso del
mio cuore non si calm.
Solo allora alzai lo sguardo su Geoffrey. Mi stava fissando, e
non con l'indifferente cortesia che mi aveva riservato fino a quel
momento. Nei suoi occhi c'era un'espressione confusa, ferita,
la stessa che aveva alla Torre dopo che l'avevo offeso davanti al
duca di Norfolk. Avrei tanto desiderato spiegargli tutto, ma era
impossibile.
Campion riprese a far domande a proposito dell'arazzo. E
quando ha visto l'arazzo, quello tessuto dalle suore l'anno scorso,
vi ha chiesto, ha chiesto a tutti voi riuniti nella sala capitolare:
"Come potevate sapere?"
Esatto, rispose frate Richard.
A cosa si riferiva?
Frate Richard e la badessa si guardarono e si strinsero nelle
spalle. Era molto ubriaco, temo, rispose lei.
E quella  stata l'ultima frase che ha pronunciato prima di
accasciarsi privo di sensi?
No, replicai io. Ha detto un'altra cosa.
Tutti gli occhi si spostarono su di me. Ah, la nostra novizia, la
nostra attentissima novizia! si compiacque Campion sorridendo.
E quali sono state le ultime parole di lord Chester?
Ha detto: "Come potevate sapere? Come potevate sapere di lei?"
Si riferiva a sorella Winifred? intervenne Geoffrey.
No, stava guardando l'arazzo. E nel rispondere, mi ricordai
di un altro particolare. Fissava la figura della giovane al centro
dell'arazzo.
Non ragionava per colpa del troppo vino, comment Hancock.
 molto probabile, ammise Campion, ma bisogna che
vediamo quell'arazzo.  possibile, badessa?
 ancora appeso nella sala capitolare, replic lei.
Geoffrey, perch non ve ne occupate voi? chiese il giudice.
Qualcuno pu accompagnarlo nella sala capitolare?
Ci vado io, mi offrii prontamente.
S, credo di aver finito con voi, sorella Joanna, disse Campion
socchiudendo gli occhi. Per ora.
Mi voltai verso Geoffrey. Volete seguirmi, mastro Scovill?
Lui s'inchin e nei suoi occhi colsi un guizzo d'eccitazione.
Ma certo, e grazie per la vostra disponibilit.
Cos lasciai la stanza insieme con Geoffrey.

 Capitolo 30.

Avevamo percorso un breve tratto del corridoio quando mi sentii
chiamare da suor Eleanor: Fermatevi, sorella Joanna!
Lei affrett il passo per raggiungerci. La badessa mi ha chiesto
di accompagnarvi. Squadr Geoffrey dalla testa ai piedi, senza
nascondere il suo disappunto.
Sforzandosi di non sorridere, Scovill s'inchin.
Suor Eleanor si mise davanti a noi e si avvi verso la sala capitolare,
seguita a rispettosa distanza da me e da Geoffrey. Lui mi
stava cos vicino che sentivo il suo fiato sul collo.
A un tratto, ormai giunti al chiostro, non udii pi i suoi passi
e mi voltai. Geoffrey si era fermato accanto a una colonna e stava
ammirando il giardino. La luce del sole accarezzava le delicate
foglie del melo cotogno e le erbe aromatiche che in autunno fiorivano
nelle aiuole ordinatamente disposte.
Che meraviglia, comment. Non avevo mai visto niente
di simile.
Mastro Scovill, vogliamo proseguire? lo richiam aspramente
suor Eleanor. Abbiamo molto da fare qui al convento.
Entrammo nella sala capitolare: non c'erano pi tracce del
banchetto, tranne l'arazzo. Geoffrey osservava con attenzione ogni
dettaglio, come se volesse ricreare la scena che vi si era svolta.
Mastro Scovill, domand suor Eleanor, quanto resterete
qui al priorato voi e gli altri uomini di Rochester?
Il coroner, rispose lui senza staccare gli occhi dall'arazzo
che stava esaminando accuratamente, deve svolgere un'inchiesta
entro tre giorni dal suo arrivo sulla scena di una morte sospetta.
Una giuria composta da dodici uomini del posto deve poi ascoltare
le prove e decidere se  stato commesso un delitto. Il coroner pu
indicare un sospetto e, a quel punto, se la giuria  d'accordo, il
giudice pu far arrestare l'indiziato perch venga processato.
Restavano perci altri due giorni prima che si chiudesse l'inchiesta.
Questo arazzo rimanda a un mito? s'inform Geoffrey.
S, un mito dell'antica Grecia, annu suor Eleanor. Quello
della ninfa Dafne. Suo padre, una divinit dei fiumi, la mut in
un albero.
E perch la tramut in un albero?
Non credo proprio, mastro Scovill, rispose suor Eleanor
con una risatina sprezzante, che la vicenda sia basata su un fatto
realmente avvenuto.
Questo lo capisco, sorella, ribatt Geoffrey senza spazientirsi.
Ma i personaggi potrebbero celare altri significati, pi profondi.
Indic Dafne. A me sembra spaventata. Quindi esamin i tre
cacciatori a sinistra della ninfa. Dovrebbe essere per colpa loro?
Non ne ho idea, replic suor Eleanor.
Certo si tratta di un soggetto strano, sussurrai. Come mi
hanno fatto osservare il giorno del banchetto.
E chi  stato a parlarvene? volle sapere Geoffrey.
Mi resi conto che sarebbe stato meglio tacere. Fra...frate
Edmund, balbettai.
Geoffrey annu. Ah, certo. Frate Edmund.
Non mi piacque il modo in cui lo disse. Perch non ne discutete
con lui? gli suggerii. Vi rendereste subito conto di quanto
sia gentile.
State pure tranquilla che interrogheremo anche frate Edmund.
 l'ultimo della nostra lista.
In effetti, mormor suor Eleanor socchiudendo gli occhi per
guardare meglio, ora che me lo fate notare, c' qualcosa di strano
in questo arazzo. La giovane Dafne somiglia a qualcuno che ho
gi visto. Ma non riesco a ricordare chi.
Usate dei modelli per le figure dei vostri arazzi? domand
Geoffrey.
Lei scosse la testa.
Anche suor Agatha ha detto che aveva un'aria familiare,
rammentai.
Geoffrey s'illumin. Suor Eleanor, per favore, andate a cercare
suor Agatha e portatela qui!
Suor Eleanor mi fiss, incerta.
Non preoccupatevi per sorella Joanna: potrei avere altre domande
da porle sull'arazzo, perci ho bisogno che rimanga qui.
Fate presto, vi prego. Come avete detto voi stessa, abbiamo tutti
molto da fare.
L'altra usc dalla sala e ci ritrovammo, finalmente, soli.
Mi schiarii la voce. Sono lieta di vedere che state bene, cominciai,
rendendomi subito conto della mia goffaggine.
Altrettanto constato per voi, sorella Joanna, replic lui in tono
guardingo. E, dopo qualche istante, aggiunse: L'ultima volta che
ci incontrammo non sembravate affatto in salute.
 vero. Ma  tutto passato.
Come avete fatto a cavarvela?
Sono stata sollevata da ogni sospetto, rilasciata e rimandata
a Dartford, spiegai.
Che fortuna! comment.
Non sapevo che cos'altro dire. Mi ero ingegnata per rimanere
sola con lui e parlargli, e adesso ero come muta.
Fu lui a spezzare il silenzio. Non sanno che sono stato trattenuto
due notti nella Torre, bisbigli. Sir Kingston verific che
comparissi effettivamente sui registri del conestabile di Rochester,
che si trovano a Londra, e questo, insieme con la mia dichiarazione
giurata, bast. Non ero stato ufficialmente arrestato e cos, quando
mi rilasciarono, tornai a casa e raccontai al mio superiore che mi
ero fermato in una locanda a Londra. Per parecchie settimane
ebbi paura che arrivasse a Rochester qualche inviato del re o una
lettera che rivelasse quanto accaduto. Ma non successe niente.
Capisco.
Geoffrey si morse il labbro. Vi sarei grato se non rivelaste il mio
coinvolgimento nel vostro caso. Per me potrebbe essere la rovina.
Voi per siete stato tentato di rivelare che fui io a fuggire dal
priorato senza permesso. Me ne sono accorta, sapete? gli feci
osservare.
Sono qui per compiere il mio dovere, ribatt, che  collaborare
lealmente con il giudice Campion nella conduzione della
sua inchiesta. Gli devo moltissimo.
Davvero?
Geoffrey sembr a disagio, ma continu: Lui paga di tasca
propria la maggior parte del mio salario mensile. Il mestiere di
conestabile non  retribuito, non so se lo sapete. Il capo dei conestabili
di Rochester  un uomo ricco. Io, invece, no. Se non fosse
per Campion, non potrei sicuramente ricoprire questo incarico.
Dal porticato giunsero delle voci femminili. Pensai fosse suor
Eleanor che tornava con suor Agatha, invece le voci si allontanarono.
Geoffrey, devo dirvi una cosa...
Lui sgran gli occhi sentendo che lo chiamavo per nome.
Quel che dissi di voi, alla Torre, quando vi portarono nella mia
cella... non era vero. Ecco, ero riuscita a spiegarglielo.
Ma Geoffrey non sembrava ancora soddisfatto. E allora perch
lo diceste?
Il duca di Norfolk... voi non lo conoscete come lo conosco
io. Non potevo parlare bene di voi; chiss cosa gli sarebbe venuto
in mente!
Geoffrey socchiuse gli occhi. Per per frate Edmund lo avete
fatto...
Le circostanze sono molto diverse, protestai.
Cosa ci fa in un monastero?  questo che voglio scoprire,
disse Geoffrey. Per quanto ne so, le suore dovrebbero vivere
rigidamente separate da frati e monaci.
Non preghiamo, n lavoriamo o mangiamo insieme, gli
chiarii.
N dormite insieme?
D'istinto, reagii dandogli uno schiaffo, poi fissai inorridita il
mio palmo arrossato.
Geoffrey si mise una mano sulla guancia. Be', me lo sono
meritato. Rise. Per essere una comunit religiosa, siete tutti di
mano piuttosto lesta!
Prima che potessi aprir bocca, suor Eleanor entr con una
nervosa, agitatissima suor Agatha.
Non so proprio quale aiuto possa darvi, protest la maestra
delle novizie.
Geoffrey indic l'arazzo appeso alla parete. Chi  quella
giovane?
Suor Agatha parve confusa. Dafne. Nel mito, suo padre la
mut in albero per salvarla.
Salvarla da cosa? chiese Geoffrey.
Da loro, rispose suor Agatha, indicando i tre cacciatori. Gli
uomini che la inseguivano. Mi diede una rapida occhiata e poi
aggiunse, sottovoce: Non abbiamo spiegato perch.
E per la sua figura vi siete ispirate a una donna vera?
Oh, no! esclam suor Agatha. Noi non lavoriamo cos.
Eppure, sia voi sia suor Eleanor avete detto che vi sembra un
viso familiare, insistette Geoffrey.
Suor Agatha guard la bellissima giovane bionda raffigurata
sull'arazzo, con le gambe che si mutavano in tronco e le braccia
da cui spuntavano foglie. Non me ne sono accorta mentre ci
lavoravamo, ma adesso, in questi ultimi mesi, quando la guardo
mi sembra di vedere... sorella Beatrice.
 vero, concord suor Eleanor, senza fiato per la sorpresa.
Le somiglia proprio!
Chi  sorella Beatrice? domand allora Geoffrey in tono
perentorio.
Lasci il priorato nel 1535, disse suor Agatha. Quando gli
ispettori del re arrivarono, ci radunarono tutte quante. Dissero che
bisognava far uscire le suore con meno di venticinque anni. Non
ce n'era nessuna. Allora chiesero se qualcuna voleva andarsene,
spiegando che lo domandavano in tutti i priorati e le abbazie che
visitavano, e a quel punto sorella Beatrice si fece avanti. Era una
novizia e dichiar che desiderava andarsene. Non spieg perch.
Una volta che...
Basta cos! sibil suor Eleanor.
Sorella Beatrice conosceva lord Chester?
Certo che no, rispose suor Eleanor.
Dove si trova ora?
Non lo so. Con la sua famiglia, immagino. Avevano una casa
vicino a Canterbury.
Suor Agatha emise un grido e indic sull'arazzo non la giovane,
ma la testa del vecchio dio del fiume che spuntava tra le erbe in un
angolo. E sapete a chi somiglia quello? Alla badessa Elizabeth.
Chi? si stup Geoffrey.
La nostra precedente badessa, morta il mese scorso, replic
suor Eleanor. Ma  ridicolo. Era mia zia e so bene che... Le
manc la voce. Scrutai anch'io la figura e improvvisamente, sbalordita,
li vidi: i capelli bianchi, il naso aquilino, i grandi occhi
azzurri... Non c'era dubbio: il dio del fiume aveva i tratti della
badessa Elizabeth.
Chi  la responsabile degli arazzi? volle sapere Geoffrey.
Noi suore ci guardammo.
Poi, con riluttanza, suor Eleanor rispose: Suor Helen. E lei
che prepara i disegni e tesse personalmente i volti delle figure.
Andr a cercarla e la porter qui, anche se...
No, la interruppe Geoffrey. Mi porterete da lei, adesso.
Questo non sarebbe opportuno, mastro Scovill, protest
suor Eleanor.
Ci  stata assicurata la vostra piena collaborazione, sorella,
ribatt Geoffrey. E voglio che nessuna di voi le parli prima di
me. Dov' in questo momento?
Nella stanza degli arazzi, rispose suor Eleanor.
Ed  lontana da qui?
L'altra scosse la testa.
Allora, andiamo.
L'orario di lavoro nella stanza degli arazzi era finito. Non tessevamo
mai dopo il calar del sole: farlo a lume di candela rovina
gli occhi, e poi solo la luce naturale permette di accostare bene i
colori. Ma la campana non aveva ancora chiamato alla preghiera,
probabilmente per la presenza di quei funzionari che stavano
ancora trattenendo la badessa. Suor Helen, quindi, doveva essere
rimasta l: in fondo, era l'ambiente in cui si sentiva pi a suo agio.
Infatti la trovammo sola al telaio. Si alz, sorpresa, reggendo
tra le mani i preziosi fili di seta e di lana che facevamo venire da
Bruxelles.
Suor Helen, esord Geoffrey, dovrei farvi alcune domande
sull'arazzo appeso nella sala capitolare in occasione del banchetto.
Lei emise un gemito gutturale, sgraziato, e indietreggi, rifugiandosi
in un angolo e lasciando cadere i suoi fili.
Non allarmatevi, sorella, vi prego. Andr tutto bene, intervenne
suor Eleanor.
L'altra si chin, stringendo forte i pugni.
Sta male! grid suor Agatha mentre suor Helen si accasciava
sul pavimento. Andate a chiamare frate Edmund! ordin suor
Eleanor alla maestra delle novizie.
M'inginocchiai accanto a suor Helen: si torceva dal dolore,
ansimava e guardava suor Eleanor e me con gli occhi pieni di
paura. Dopo quella che sembr un'eternit ma che probabilmente
non fu pi di un minuto, si calm e le si chiusero gli occhi. Le
presi la testa in grembo e le accarezzai la fronte madida di sudore.
Oh, suor Helen! esclamai piangendo. Non ebbe alcuna reazione.
Frate Edmund entr correndo nella stanza. Le sent il polso
e la gola, poi le sollev le palpebre. Geoffrey, sulla soglia, lo
osservava preoccupato.
Dobbiamo portarla subito all'infermeria, dichiar il frate.
Bisogna che la trasportiamo a braccia.
Vi aiuter io, si offr subito Geoffrey. I due uomini si squadrarono
per qualche istante, poi frate Edmund annu. Grazie, signore.
La distesero sul lungo tavolo e uscirono, reggendo ciascuno
un'estremit di quella barella improvvisata. La vista della povera
suor Helen morente lungo i corridoi e i porticati suscit grande
commozione: le suore piangevano e si facevano il segno della croce
al suo passaggio e molte si radunarono nell'infermeria, per starle
vicino. Qualcuna raccont di averla vista, poco prima, aggirarsi
per il monastero in uno stato di profonda agitazione, come se fosse
fuori di s. Alla fine frate Edmund dovette pregarle di fare silenzio
perch tutto quel chiacchiericcio lo disturbava. Dal suo angolino,
Winifred osservava sconvolta la scena.
Fu proposto che alcune di noi passassero la notte l per accudire
suor Helen e sorella Winifred. A me fu assegnato un turno
di due ore dopo la preghiera di mezzanotte. Le pi giovani sono
anche le pi forti e possono sopportare meglio la veglia, stabil
suor Agatha.
Quando entrai nel refettorio per la cena fui sorpresa nel vedere
Christina al tavolo delle novizie. Mia madre  stata accompagnata
a casa, mi spieg.
Come sta?
Lei scosse la testa.  smarrita. Da trent'anni viveva all'ombra
di mio padre, adeguandosi in tutto e per tutto alle sue decisioni.
E voi, come vi sentite? Le misi una mano sulla spalla: era
rigida, come una statua di pietra.
Mi affido a Dio, rispose lei con fervore. Sar Lui a darci le
risposte e a guidarci in questo momento cos difficile.
Alla fine del pasto, suor Agatha si avvicin a noi due.  vero
che  arrivata una delegazione da Londra per parlare con vostra
madre e con il giudice Campion?
Christina annu. S, sono venuti in rappresentanza della corte,
del consiglio del re, dopo aver saputo della morte di mio padre.
E hanno tentato di prendere il controllo dell'inchiesta?  vero
che stanno litigando?
Non me ne sono occupata; ero impegnata a pregare e a stare
vicino a mia madre, che  sconvolta, rispose seccamente Christina,
e a suor Agatha non rest che allontanarsi.
Dopo le ultime preghiere della notte, Christina e io ci avviammo
verso il dormitorio. Pensai di coricarmi vestita e cercare di riposare
un po', per poi poter essere pi utile a frate Edmund.
Quando mi sdraiai sulla coperta, sentii crepitare qualcosa.
Guardai, e ci trovai nascosto un foglio di carta, piegato e sigillato.
Spezzai il sigillo mentre Christina si stava spogliando per
mettersi a letto. In alto, sul foglio, c'era scritta un'unica frase:
Cercate l'arazzo degli Howard.
Ripiegai il foglio e, con il cuore che batteva forte, lo infilai
sotto il cuscino. Dovevo darlo a Campion? Dapprima mi parve
la cosa migliore da fare, ma poi ci ripensai. Se chi aveva scritto
quella frase intendeva farla arrivare agli investigatori, perch mai
lasciare il messaggio a me? No, se avevano nascosto quel foglio
nel mio letto doveva esserci una buona ragione.
L'istinto mi sugger che l'avesse fatto suor Helen, visto che
alludeva a un arazzo e che la poveretta, poche ore prima, aveva
cercato di parlarmi, ma ci avevano interrotte. Alcune consorelle
l'avevano poi vista aggirarsi per il convento tutta agitata: doveva
essersi procurata carta e penna per scrivere il messaggio che poi
avrebbe infilato nel mio letto.
La faccenda non mi piaceva per niente. Come avrei fatto a
trovare quell'arazzo, probabilmente realizzato a Dartford e poi
venduto agli Howard? E se anche fossi riuscita nell'impresa, che
cosa mi avrebbe mai rivelato?
Continuai a rimuginare finch suor Rachel venne a chiamarmi.
Alzatevi,  l'ora del vostro turno di assistenza in infermeria, mi
avvis, scuotendomi per una spalla. Poco dopo la seguii, con il
foglio nascosto nella manica della tonaca.
Non  necessario che restiate, mi disse frate Edmund quando
arrivai. Sono tutt'e due tranquille, perci non mi occorre aiuto.
Mentre voi avete bisogno di riposare un po'.
Ma io insistetti per restare e alla fine cedette. Ero talmente
stanca e confusa che dovevo assolutamente cercare da lui, tanto
istruito e sensibile, delle risposte.
Appena suor Rachel se ne fu andata tirai fuori il foglio.
Chi lo ha scritto? mi chiese frate Edmund.
Non lo so, ma credo sia stata suor Helen. Ci voltammo entrambi
a guardarla: aveva un'espressione spenta e capimmo che
non avrebbe potuto dirci nulla.
Aspettai che frate Edmund mi spiegasse il significato del messaggio,
facesse delle ipotesi, ma il suo viso era innaturalmente
immobile alla luce delle candele.
Cosa pu voler dire? gli domandai infine.
Non lo so, mi rispose, ma  possibile che suor Helen abbia
visto tante cose qui, senza che gli altri se ne rendessero conto.
Come l'esistenza di una corona nascosta? pensai con angoscia.
Lord Chester si era vantato di conoscere un segreto ed era
stato assassinato. Anche suor Helen sapeva qualcosa di un evento
avvenuto al priorato e forse l'aveva rappresentato nel disegno di
un arazzo. Un fatto che aveva visto coinvolte una novizia, sorella
Beatrice, e la nostra defunta badessa Elizabeth. Ma adesso suor
Helen non era cosciente.
Non dissi altro a frate Edmund. Non me la sentivo di aprirmi
con lui; forse avevo gi sbagliato nel rivelargli quel poco.
Lavorammo in silenzio. Mi misi a preparare teli ed erbe macinate
per gli impiastri, mentre lui faceva la spola tra le due malate.
A un certo punto si sedette su una panca accanto a Winifred, con
il gomito appoggiato al letto. Dopo pochi istanti le spalle gli si
incurvarono e lentamente si afflosci sul letto, finendo con la testa
accanto all'esile spalla della sorella. Si era addormentato.
Accesi una piccola candela e corsi fuori. Dovevo assolutamente
agire prima che si svegliasse.
Visto tutto quanto stava accadendo al priorato, pregai che chi di
dovere si fosse scordato di chiudere a chiave la biblioteca. Per una
volta, le mie speranze furono esaudite. Aprii la porta e mi avviai
subito verso la sezione in cui avevo trovato il libro che avrebbe
potuto chiarirmi tutto.
C'era. Da Caractaco ad Atelstano era l, sullo scaffale. Spuntava
di mezzo pollice rispetto agli altri volumi, come se fosse stato
riposto in tutta fretta.
Andai subito all'ultimo capitolo, dove a suo tempo avevo dovuto
interrompere la lettura.
Atelstano sottomise a s numerosi altri re e signori meno
potenti e cre un grande regno. Stabil nuove leggi in Inghilterra.
Onorava la sua famiglia, le sue sorellastre e i suoi fratellastri.
Le sue sorelle erano le principesse pi belle di tutta la cristianit.
Ugo il Grande, duca dei Franchi e conte di Parigi, chiese
la mano di Eadilde, la pi avvenente tra loro. Il duca era un
Capeto e suo figlio sarebbe diventato re di Francia e capostipite
della stirpe di sovrani che avrebbe regnato ininterrottamente
per secoli nel Paese.
Per stabilire un'alleanza con Atelstano e diventare marito
di Eadilde, Ugo Capeto gli offr splendidi doni. Egli possedeva
le reliquie di Carlomagno, essendone discendente diretto. Ad
Atelstano regal una spada, una lancia, dei calici e una corona
sacra.
Ma vi furono alcuni che rifiutarono di rendere omaggio
ad Atelstano e inchinarsi al suo regale volere, sostenendo di
preferire la morte piuttosto che diventare vassalli dell'Inghilterra.
Tre di questi re diedero vita a un'alleanza per distruggere
Atelstano. Nel 937 il re vichingo Olaf Guthfrithsson, il
re Costantino di Scozia e il re del Galles Owain l'Audace si
misero in marcia alla testa dei loro eserciti per scontrarsi con
Atelstano. La mattina della battaglia di Brunanburh, Atelstano
si pose sul capo la corona donatagli da Ugo Capeto e guid sul
campo le sue truppe dotate di scudi. I nemici erano molto pi
numerosi, ma Atelstano non ebbe paura.
Fu una grande, terribile, dolorosa battaglia. Atelstano guid
i suoi uomini come nessun altro re aveva mai fatto. Combatt
con una forza straordinaria, inarrestabile da qualsiasi esercito
nemico, e fu spietato. Usc vittorioso. Si dice che mai fiumi
di sangue inzupparono la terra tanto profondamente come a
Brunanburh. I cadaveri erano talmente numerosi che i corvi,
le aquile, i falchi e i lupi banchettarono per giorni e giorni.
Cos Atelstano fu il primo uomo a reggere un unico regno
d'Inghilterra, Galles e Scozia. Un solo re per un solo regno.
La corona. Doveva essere la stessa. La corona era arrivata dalla
Francia, dono di un nobile, padre del capostipite di una stirpe di
re. L'aveva portata in capo un giovane sovrano inglese durante
una battaglia che avrebbe dovuto perdere e che invece vinse. Una
battaglia che, grazie all'implacabile, inarrestabile Atelstano, unific
per la prima volta la nostra isola. Dopodich, per ragioni che non
conoscevo, la corona era tornata in Francia ed era stata seppellita
nella terra nei dintorni di Limoges.
Presi la candela, ormai quasi al lumicino. Presto avrebbe albeggiato
e dovevo tornare all'infermeria prima che la campana ci
chiamasse alla preghiera.
Fuori dalla biblioteca, dopo pochi passi, sentii nell'aria una
corrente umida. Ma in quel corridoio non c'erano finestre.
Mi fermai e aspettai. Niente. Alzai la candela e la spostai a destra
e a sinistra: se ci fosse stato qualcuno, la luce ne avrebbe rivelato
la presenza. Ma non scorsi nulla, anche se avevo l'impressione
di essere spiata.
Tutti coloro che probabilmente sapevano qualcosa dei segreti
di Dartford erano stati messi a tacere. Da quel libro avevo appreso
che Atelstano aveva posseduto una corona evidentemente dotata
di straordinari poteri, perch lui aveva vinto una battaglia in cui
tutti lo davano per sconfitto.
Di nuovo percepii qualcosa che assomigliava al soffio di un
respiro, che tuttavia non pareva provenire da un corpo caldo,
mortale. Era come se l vicino si muovesse una sorta di giudice
ultraterreno, inflessibile e spietato.
Sentii ancora spostarsi nell'aria quel soffio inquietante. La corona
di Atelstano si muoveva tra le pietre del priorato, fluttuando
verso di me, e proprio in quell'istante la mia candela si spense.
Mi misi a correre a perdifiato, svoltai l'angolo del corridoio, le
braccia tese avanti in preda a un folle panico, e sbattei forte contro
quella che mi sembr una persona.
Gridai, ma fu questione di un attimo, perch una mano mi
tapp la bocca.

 Capitolo 31.

Soltanto quando frate Edmund mi avvolse in una coperta e mi diede
da bere un po' di birra ebbi la forza di mettere insieme una frase.
Dopo essersi scontrato con me nel porticato, mi aveva zittita
e portata di peso all'infermeria, poi, armato di un lungo bastone,
era andato a controllare il corridoio.
Non ho trovato nessuno, sorella Joanna, disse al suo ritorno.
Adesso raccontatemi esattamente che cos'avete visto.
Scossi la testa. Non... non ho visto una persona, balbettai.
Ho sentito una specie di... respiro.
Da dove arrivava?
Non potei rispondere. Ora che ero l al sicuro, temevo che mi
prendesse per pazza.
Sorella Joanna?...
Non ce la facevo a guardarlo negli occhi. Era come se i muri
stessero respirando. Come se il priorato fosse stato... vivo.
Non rise n parve allarmato. Da quanto non dormite?
I servi di Dio non hanno bisogno di dormire, mormorai.
Per servire il Signore nel modo migliore abbiamo bisogno di
riposare, di mangiare e di bere, replic con decisione. Persino
un uomo forte e robusto pu immaginare cose paurose quando 
stremato. Adesso voglio che vi sdraiate sul pagliericcio accanto a
quello di sorella Winifred.
Non qui, dissi, allarmata.
Dovete. Non mi  permesso entrare nel dormitorio, perci
non posso accompagnarvi, ma non voglio che ve ne andiate di
nuovo in giro da sola per il priorato. Mi indic dove sdraiarmi.
Dormirete non pi di un'ora, ne avete assolutamente bisogno. Vi
sveglier in tempo per le Lodi.
Frate Edmund aveva ragione. Ero sfinita. Mi allungai sul pagliericcio
e mi addormentai subito come un sasso. Ma prima mi
feci una domanda: Perch frate Edmund non mi ha chiesto come
mai avevo lasciato l'infermeria? Il sonno, per, mi vinse.
Come mi aveva promesso, il frate mi svegli all'ora delle Lodi.
Non avevo sentito la campana. Stordita dalla stanchezza e dalla
confusione, finsi di svolgere i compiti consueti previsti dalla nostra
routine mattutina. A un certo punto guardai fuori dalla finestra della
cucina e con sorpresa scorsi Geoffrey che camminava intorno al
fienile, seguito dal giudice che indicava qualcosa con il suo bastone.
Suor Agatha si materializz all'improvviso accanto a me. Sono
qui da ore, sussurr. Il coroner ha incontrato lady Chester. Ora
sta di nuovo interrogando la badessa; poi hanno detto che parleranno
con tutti i servitori e raccoglieranno delle dichiarazioni.
Per quanto rifiutassi l'ipotesi che uno dei nostri servi potesse
essere l'assassino, fui sollevata nel constatare che i sospetti degli
inquirenti si erano spostati da frate Edmund o frate Richard. Entro
la fine del giorno dopo avrebbero dovuto concludere l'inchiesta.
La giovane raffigurata nell'arazzo somiglia davvero a sorella
Beatrice? domandai a suor Agatha.
Oh, s! annu lei.
Ma perch lasci il priorato?
Suor Agatha si guard attorno per assicurarsi che nessuno stesse
ascoltando e poi mi raccont la storia di sorella Beatrice. La novizia
era la figlia minore di una famiglia numerosa. Pochi mesi dopo la
morte del padre, un mercante, la madre l'aveva mandata a Dartford.
Beatrice non aveva mai una buona parola per lei, sussurr suor
Agatha. Litigavano in continuazione; e mi rivel che la madre era
una donna insensibile e crudele. La badessa Elizabeth si sforzava
di avere pazienza con lei; sosteneva che la fanciulla aveva carattere
e che non bisognava schiacciarlo, ma modellarlo. Era bellissima
e la sua pi grande passione era la musica.
Sorrisi. A sentire come la descrivete, mi sarebbe piaciuto
conoscerla.
D'altra parte, continu suor Agatha, fu alquanto imbarazzante
quando arrivarono gli ispettori del re e lei si fece avanti
dichiarando che voleva andarsene. Restammo cos sorprese. Non
era stata la pi facile delle novizie, ma nessuno si sarebbe mai
aspettato quel comportamento.
E poi cosa successe? Vi lasci e basta? Come reag sua madre?
Suor Agatha riflett un attimo. Non lo so, rispose poi. L'indomani
se n'era gi andata. Non ne abbiamo pi sentito parlare.
Allung il collo per guardare dalla finestra. Fino a ieri.
Sbrigai il mio lavoro in cucina, quindi andai in chiesa a pregare
e poi a mangiare con le altre. Cercai di fare tutto come al solito,
come se non fosse successo niente. Ma per l'intera giornata mi
sentii crescere dentro un terrore angoscioso. La sensazione peggior
ulteriormente quando passai in infermeria e mi riferirono
che frate Edmund era negli alloggi della badessa, dove lo stavano
interrogando. Winifred, che non era pi a letto, si torceva le mani
con aria sconsolata.
Perch  dovuto andare dalla badessa? chiedeva con voce
lacrimevole a suor Rachel. Viste le sue precarie condizioni, avevamo
deciso di non parlarle dell'assassinio di lord Chester, ma la
cosa richiedeva talmente tante piccole bugie e sotterfugi che mi
rammaricavo di quella scelta.
Presi le sue mani fredde tra le mie. Andr tutto bene, sorella.
Non preoccupatevi, ve ne prego.
S, non preoccupatevi, disse una voce alle nostre spalle.
Oh, quanto mi siete mancato! esclam Winifred, gettandosi
tra le braccia del fratello. Frate Edmund la strinse a s e poi mi
sorrise. I suoi grandi occhi scuri rilucevano di serenit.
Mi sentii invadere da un profondo sollievo.
Una volta tranquillizzata la sorella, si volt verso di me: Sorella
Joanna, vorrei mostrarvi una cosa.
Lo seguii nello stanzino in cui preparava i suoi rimedi. Lui
prese da una scatola una manciata di foglie scure e le sbriciol
in una ciotola. Poi si chin sul fuoco e mi mostr come tenerla
vicina alla fiamma.
 importante, mi spieg, che le foglie non si inceneriscano.
Perch, sussurrai, me lo state facendo vedere ora? Sorella
Winifred non ha un attacco.
Sorella Joanna, ho bisogno che stiate attenta e ricordiate bene
come si fa.
Ma perch? ripetei. Siete voi l'unico a somministrare i
rimedi. Per quale motivo dovrei sostituirvi io?
In quel momento suon la campana della chiesa e fui costretta a
lasciare l'infermeria senza avere ottenuto una risposta. La giornata
fin senza altre novit. E il giorno dopo non vedemmo nessuno dei
tre inquirenti di Rochester. Era come se tutti coloro che vivevano
nel priorato fossero stati sollevati da ogni sospetto. Forse avevano
trovato l'assassino di lord Chester e non ci avevano informati.
Subito dopo cena tornai in infermeria per dare una mano a
frate Edmund. Suor Rachel stava accudendo suor Helen, ancora
incosciente. Recitai il rosario con Winifred mentre il fratello era
occupato a prepararle un impiastro.
All'improvviso udimmo un grido alle nostre spalle. Frate
Edmund, venite, presto! grid suor Rachel.
Suor Helen respirava affannosamente; dalla gola le saliva un
terribile gorgoglio. Le sue dita si contraevano mentre cercava aria
disperatamente. Frate Edmund le apr la bocca e le tenne ferma la
lingua, poi le massaggi le braccia.
In pochi istanti, intorno a suor Helen si radun una dozzina di
suore. Formammo una catena, tenendoci per mano e pregando.
Arriv anche la badessa, che si un a noi: la sua voce limpida risuonava
pi forte di tutte. Avvertivo distintamente pulsare nell'aria
l'affetto che tutte quante nutrivamo per suor Helen. Era come se
insieme, facendole sentire la forza di quel sentimento, potessimo
salvarla. Un solo cuore e una sola anima in cerca di Dio.
Ma quel giorno Dio volle altrimenti.
Frate Edmund indietreggi.  spirata, annunci a madre Joan.
Io e le altre scoppiammo in lacrime. Sorelle! grid la badessa.
Ascoltatemi. Ascoltate. Ricordate cosa disse san Domenico in
punto di morte: "Non piangete, perch vi sar pi utile in cielo".
Suor Helen andr in cielo e servir il Signore lass tanto bene
quanto l'ha sempre servito qui. Trover la vera pace. Poi chiuse
gli occhi e mormor una silenziosa preghiera.
Le sue parole mi confortarono. Suor Helen era stata una presenza
importante a Dartford; tutte le eravamo affezionate e provavamo per
lei un senso di protezione. Ma nessuno avrebbe potuto sostenere
che, dopo l'orribile esecuzione del fratello, fosse stata in pace.
Sentii uno strano sibilo accanto a me. Era suor Rachel. Cosa
ci fate voi qui? chiese rabbiosamente.
Mi voltai e con stupore vidi a chi aveva rivolto la domanda.
Di fronte a lei, sulla soglia dell'infermeria, c'era Geoffrey
Scovill. Alle sue spalle spuntava Gregory, il custode, con un'espressione
avvilita.
Appena si accorsero del conestabile, anche le altre suore si
mostrarono sorprese e sbigottite. La badessa apr gli occhi. Mastro
Scovill, voi non potete entrare nella zona di clausura del priorato
senza il mio permesso, disse. E poi presentarvi qui, in questo
momento! Non  affatto opportuno.
Suor Rachel non riusc a trattenersi e puntando un dito contro
Geoffrey esclam: L'avete uccisa voi suor Helen! Voi l'avete
spaventata a morte!
Altre sorelle si unirono a lei:  vero,  stata tutta colpa sua!
No, protestai, non  vero!
Geoffrey mi lanci una rapida occhiata e poi entr nell'infermeria.
Aveva qualcosa in mano. Sono spiacente di disturbarvi e
mi rincresce molto per la morte di suor Helen, mormor. Ma,
badessa, sono qui per una questione legale della massima urgenza.
Lesse il documento che aveva in mano. Ho l'incarico di
condurre al villaggio di Dartford frate Edmund Sommerville, in
quanto indagato nell'inchiesta del coroner. Dodici uomini sono
stati convocati per ascoltare le prove relative all'assassinio di lord
Chester.  stato preparato un atto d'accusa nei confronti di frate
Edmund e la giuria decider se confermarlo o meno.
No! No! gridarono le suore del priorato, formando un cerchio
attorno al frate per proteggerlo.
Ma lui non lo permise. Si fece garbatamente strada tra le monache
e and incontro a Geoffrey, a testa alta.
Sono innocente di questo delitto, ma pronto a obbedire alla
legge, dichiar.
Geoffrey infil una mano in tasca e, con sgomento, lo vidi
legare i polsi a frate Edmund.
Cosa sta succedendo? grid spaventata Winifred, che non
aveva assistito a tutta la scena.
Cos'ha detto quell'uomo? Edmund? Dove lo state portando?
Frate Edmund lanci un'occhiata malinconica alla sorella, poi
si volt verso di noi e disse semplicemente: Addio.
Un attimo dopo era sparito con Scovill.
Suor Agatha si precipit da Winifred e cerc di tranquillizzarla.
Io non riuscivo a muovermi n a parlare. Era come se la mia mente
si rifiutasse di accettare quanto era appena accaduto.
Qualche minuto pi tardi Gregory torn. Aveva anche lui un
foglio in mano. Con un grande sigillo rosso.
 appena arrivato da Londra, spieg nel porgerlo alla badessa.
Lei spezz il sigillo e lesse la missiva in un silenzio pesante,
rotto solo dai singhiozzi di Winifred. Poi impallid.
Cosa dice? si inform suor Rachel.
La badessa fiss prima lei, poi tutte noi.
La lettera  di Thomas Cromwell, Lord del Sigillo Privato e
Vice Reggente, rispose. A causa dell'assassinio di lord Chester,
il priorato di Dartford  lo scandalo del regno e dovr essere nuovamente
ispezionato per scoprire eventuali colpe e irregolarit. I
commissari capo di Sua Maest, Layton e Legh, stanno modificando
il loro programma per presentarsi qui al pi presto, anzich
in primavera. Dovrebbero arrivare a Dartford fra tre settimane.

 PARTE TERZA.
 
Capitolo 32.

Quella sanguisuga era diversa dalle altre. L'animaletto marrone
scuro scelto per il viso di Winifred era pi piccolo e piatto rispetto
ai tre che le aveva gi applicato sulle braccia. Si contorse tra le
dita del cerusico quando la prelev dal vaso pieno d'acqua e si
calm solo quando lui l'attacc sulla guancia sinistra di Winifred,
vicino all'orecchio.
Subito la morse. Io capivo sempre quando succedeva: da bambina
mi avevano fatto tre salassi e ricordavo il dolore acuto del
morso, seguito da una sensazione di intorpidimento. Difatti Winifred
prima spalanc gli occhi, poi dischiuse le labbra.
Mi chinai su di lei, pregando che quella sanguisuga estraesse
dal suo sangue tutti gli umori nocivi. Ma mentre la osservavo, il
suo sguardo torn vitreo e spento.
Due settimane prima la giuria convocata dagli inquirenti a
Dartford aveva impiegato un'ora per decidere che frate Edmund
doveva venir processato per l'omicidio di lord Chester. Hancock,
Campion e Scovill lo avevano condotto direttamente a Rochester,
in prigione, e non l'avevamo pi rivisto. Sarebbe stato processato
l all'apertura della sessione invernale della Corte d'Assise. Per
caso avevo udito frate Richard, sconvolto, dire alla badessa che non
aveva mai sentito di un processo per omicidio che si concludesse
con il rilascio dell'accusato: gli imputati erano sempre giudicati
colpevoli e tutti venivano impiccati o bruciati sul rogo.
Mi ero seduta al capezzale di Winifred quando le era stata
riferita la decisione della giuria. Sulle prime era parsa forte, ma
poi si era incupita fino a consumarsi. Aveva cominciato a parlare
pochissimo, per poi smettere del tutto. Mi ricordava la povera suor
Helen, che tuttavia aveva sempre partecipato attivamente alla vita
del monastero. Winifred, invece, non aveva pi voluto alzarsi dal
letto, n mangiare. Nonostante i nostri sforzi, era molto deperita
da quando il fratello era stato arrestato.
La sua sofferenza era solo la manifestazione estrema dei sentimenti
che provavamo tutti. Il terrore degli inviati di Cromwell
aleggiava nell'aria, mescolandosi con il dolore per la morte di suor
Helen e l'orrore per la fine terribile di lord Chester. Era un'atmosfera
cos insopportabile che due dei nostri servitori lasciarono
il monastero, nonostante il lavoro fosse tutt' altro che pesante. I
genitori delle giovani che venivano a prendere lezioni al priorato
le ritirarono dai corsi, una decisione che mi colp particolarmente,
perch la nostra era l'unica scuola femminile del Kent nordoccidentale.
Quando la sanguisuga si fu riempita a saziet, cominci a tremolare,
cos il cerusico la mise in un altro vaso, con le altre che gi
si erano nutrite. Poi esamin attentamente sorella Winifred. Non
noto alcun miglioramento, annunci. Dobbiamo tentare con un
altro salasso, badessa? Posso applicare ancora tre sanguisughe,
per la somma pattuita.
No,  sufficiente, rispose madre Joan. Potremmo vedere
qualche miglioramento pi tardi, o anche domani, giusto?
 possibile, replic il cerusico, con un tono che suggeriva
altrimenti.
Quando se ne fu andato, suor Rachel, che aveva ripreso a occuparsi
dell'infermeria, avvalendosi del mio aiuto ogni volta che
era possibile, disse: Badessa, costerebbe molto, ma a Londra
c' un medico che cura i malati di mente. Pratica dei fori nella
testa e ottiene miglioramenti straordinari. Potremmo mandare a
chiamarlo.
Sorella Winifred non  malata di mente, protestai con rabbia.
Suor Rachel era visibilmente contrariata dal mio tono. Sapevo
che avrei fatto meglio a starmene zitta, ma proprio non mi riusciva.
Se frate Edmund tornasse, osservai, questo basterebbe a
riportarla tra noi, senza bisogno di farle dei buchi in testa.
 troppo presto per ricorrere a questa cura particolare, suor
Rachel, intervenne la badessa, ma terr presente il vostro suggerimento,
grazie. Per ora, continueremo ad accudirla noi. Sono
convinta che il nostro affetto e le nostre preghiere daranno frutti.
Suor Rachel annu.
Madre Joan si volt verso di me. Andate a prendere una tazza
di brodo e fategliene mandare gi pi che potete, mi ordin.
S, badessa, annuii, avviandomi verso la porta.
E... sorella Joanna?
Qualcosa nel tono della sua voce mi raggel il sangue. S?
Tra un'ora ci riuniremo nella sala capitolare per discutere
delle varie infrazioni commesse da membri del nostro convento
nel corso dell'ultimo mese.  passato troppo tempo senza che
siano state prese misure punitive e correttive.
S, badessa.
In cucina, mentre aspettavo che la cuoca scaldasse il brodo,
pensai con fastidio alla prospettiva delle sanzioni disciplinari.
Non perch ero certa che avrebbero riguardato in prevalenza me,
ma perch non vedevo l'utilit di un giro di punizioni proprio in
quel momento, dopo che eravamo stati sconvolti da ben due morti
avvenute tra le mura del monastero e che uno di noi era stato
ingiustamente gettato in prigione.
In ogni caso, era inutile angustiarsi: qualunque cosa avesse
deciso la badessa, sarebbe stata fatta, naturalmente.
Sbirciai nel pentolone appeso sul fuoco; il brodo non aveva
ancora cominciato a bollire. Mi misi a camminare nervosamente
su e gi per la cucina, finch i miei occhi si posarono su un oggetto
molto particolare: la bambola di stracci di Martha Westerly,
appoggiata a una scatola di erbe su una mensola.
Perch mai Martha avrebbe dimenticato la sua bambola? mi
chiesi ad alta voce. La cuoca, occupata a sminuzzare ortaggi, si
ferm. Ci guardammo, entrambe commosse e rattristate al pensiero
dei piccoli Westerly.
O forse l'ha data a voi? domandai alla donna, incuriosita.
L'ha trovata John e me l'ha portata, rispose la cuoca, riprendendo
il suo lavoro.
John l'aiutante di scuderia?
Lei annu.
Mi avvicinai e posai piano una mano sulla sua. Quand' che
l'ha trovata?
La cuoca ci riflett un attimo. Sorella, me l'ha portata il giorno
che arrivarono gli uomini da Rochester. Abbass la voce. Quel
mattino era di guardia fuori della stanza in cui giaceva il corpo
di lord Chester.
Fui molto sorpresa. I piccoli Westerly non avevano niente a che
fare con l'omicidio di lord Chester. Il pensiero di collegare le due
cose, anche solo attraverso il ritrovamento di una bambola, mi turb
profondamente. Avevo sentito dire che il giorno dopo l'arresto di
frate Edmund il padre dei bimbi si era presentato al priorato per
reclamare il corpo della moglie e si era infuriato quando gli avevano
risposto che era gi stata seppellita nel camposanto interno.
Il giorno in cui era morta lui era assente, perci le suore avevano
preso l'iniziativa. Era un onore, per una serva, venire sepolta nel
cimitero del convento, ma mastro Westerly non l'aveva vista in quel
modo. Se n'era andato imprecando e rifiutandosi di dare notizie
sui figli: erano fatti suoi, aveva sbraitato, suoi e di nessun altro.
Alle mie spalle il brodo sobbolliva sul fuoco. La cuoca ne vers
un po' in una scodella e la mise su un vassoio che portai subito
in infermeria.
C'era qualcosa che non mi tornava nella storia di quella bambola
e, nel sedermi accanto a Winifred per cercare di farle mandar gi
qualcosa, ebbi un'intuizione.
E se avessero visto qualcosa? mi chiesi ad alta voce.
Suor Rachel, che stava dosando una pozione curativa, sobbalz
per lo spavento, versando sul tavolo un po' del liquido violaceo.
Sorella Joanna! Guardate cosa mi fate combinare! mi rimprover.
Di cosa state parlando? Chi ha visto cosa?
Potete dare voi il brodo a sorella Winifred? la pregai, avviandomi
in gran fretta verso la porta. Scusate, ma  molto importante.
Senza aspettare che mi rispondesse, tornai di corsa in cucina
e convinsi la cuoca a prestarmi la bambola.
Era una cupa giornata di novembre e corsi verso le scuderie
senza nemmeno infilarmi un mantello. Ma non importava: per
la prima volta da settimane avevo uno scopo, e tanto bastava a
scaldarmi il sangue nelle vene. Frate Edmund era stato portato via
e, soprattutto, ero molto preoccupata per sua sorella. Non avevo
scoperto nient'altro sulla corona di Atelstano e da quella notte
spaventosa in cui avevo sentito il priorato respirare attorno a me
non avevo pi avvertito il suo mistico potere. Avevo quasi perso
le speranze, convinta che non avrei mai trovato la corona n sarei
mai riuscita a individuare l'assassino di lord Chester, e che perci
mio padre non sarebbe mai uscito vivo dalla Torre.
Ma ora, la semplice possibilit di scoprire qualcosa che poteva
aiutare il priorato mi aveva messo le ali ai piedi.
Trovai John occupato ad ammucchiare del letame fuori da una
stalla in fondo al fienile. Le mie domande lo fecero visibilmente
insospettire.
Perch volete sapere come ho fatto a trovarla? Che importanza
ha quella bambola?
Ti prego, pensaci! lo supplicai.
Non lo so, rispose, evitando il mio sguardo,  passato del
tempo...
John, ascoltami. Mi rendo conto che sembra insignificante,
ma non lo . La bambola  importante.
Importante per chi?
Be', per tutti noi qui a Dartford, ma in particolare per frate
Edmund.
John pos il suo forcone. Frate Edmund mi ha aggiustato il
braccio... ha convinto il custode a non mandarmi via, disse. Per
la Vergine, far qualsiasi cosa per lui!
Allora spiegami esattamente quando hai trovato la bambola...
e dove.
Va bene, sorella. Quel mattino il custode ordin a me e a
Harry - sapete, il capo dei braccianti - di montare la guardia alla
camera di lord Chester, per evitare che qualcuno potesse vederne
il cadavere. Dopo un po' guardai il corridoio e, in fondo, notai
che per terra c'era qualcosa di piccolo e bianco: era la bambola.
Quando arrivarono le domestiche, chiesi com'era possibile e loro,
tutte arrabbiate, mi dissero che il giorno prima non c'era nessuna
bambola nel corridoio. Giurarono che avevano spazzato e pulito
tutto come si doveva e che, se ci fosse stata, l'avrebbero senz'altro
vista. Cos me la infilai sotto la giacca e pi tardi andai a portarla
alla cuoca.
E non ti parve strano?
Cosa, sorella?
Che la bambola non ci fosse il giorno prima ma fosse comparsa
quel mattino.
Pensai semplicemente che le domestiche non l'avevano vista.
Non volevo mettere nessuno nei guai, in particolare dopo l'arrivo
di quegli uomini da Rochester. Tutti avevano paura di loro,
replic John.
Feci un respiro profondo. Io non credo che le domestiche non
l'avessero vista, John.
Lui mi fiss con un'espressione sconcertata. Cosa intendete
dire, sorella?
Sai dov' la casa dei Westerly, gi al villaggio?
S. Vivo a Dartford da quando sono nato.
E il padre dei bambini, lo conosci?
Fece una smorfia. Stephen Westerly non  un tipo facile, non
ho mai avuto granch a che fare con lui, per, s, lo conosco.
Gli diedi un colpetto sul braccio. John, prepara due cavalli,
gli ordinai elettrizzata. Adesso io devo rientrare al monastero,
ma torner appena possibile.

 Capitolo 33.

Quando entrai di corsa nella sala del capitolo, tutte le suore erano
gi al loro posto. Suor Rachel, dietro il leggio, stava finendo di
leggere un passo dal Martirologio.
In piedi accanto a lei, la badessa e suor Eleanor, la fedele
circatrix, si voltarono e mi fissarono.
Perdonatemi, badessa, dissi, senza fiato. Ma  successa una
cosa. Credo sia pi che possibile che...
Andate a prendere il vostro posto accanto a sorella Christina,
m'interruppe madre Joan.
Ma devo assolutamente dirvi...
Silenzio, novizia! La sua voce tonante riecheggi sui muri
di pietra.
Mi sedetti accanto a Christina, che si accorse della bambola
di stracci che tenevo ancora in mano e scosse la testa, incredula,
come se mi ritenesse matta.
Potete iniziare, disse la badessa a suor Eleanor.
E cos cominci l'elenco delle nostre infrazioni. Una sorella era
stata vista sorridere durante il Mattutino, evidentemente distratta
quando invece avrebbe dovuto essere concentrata nell'intonare
l'ufficio; un'altra si era addormentata durante le preghiere di
mezzanotte; una terza si era sottratta al suo turno di pulizia per
passare pi tempo nello studio. Le penitenze furono proclamate
dalla badessa e accettate umilmente dalle colpevoli.
Mi sembrava tutto cos irreale! Sapevo bene che il nostro
priorato si basava su regole ben precise, stabilite tempo prima da
uomini e donne ispirati da Dio. E sapevo anche che le comunit
religiose dipendevano dalla stretta osservanza di queste regole. Ma
vivevamo in un periodo in cui rispettarle non ci avrebbe salvati
dalla distruzione. Possibile che soltanto io me ne rendessi conto?
Suor Eleanor si schiar la voce. E ora, dichiar, vengo al
caso di sorella Joanna.
Mi alzai e andai a inginocchiarmi sul pavimento davanti alla
badessa. Nessun altro aveva mai fatto una cosa simile durante un
capitolo delle colpe. Sentii su di me le occhiate imbarazzate delle
mie consorelle.
Vi supplico, badessa, permettetemi di parlare, esordii. Dopodich,
ascolter suor Eleanor e accetter volentieri il castigo
per ogni violazione delle regole dell'ordine.
Molto bene, replic madre Joan con riluttanza.
Ora, per, non sapevo come cominciare. Amo questo convento,
dissi infine d'impulso.
La badessa e suor Eleanor si guardarono, sbalordite.
So di aver commesso degli errori qui, grandi e piccoli, e non
merito il vostro perdono, proseguii. Non merito il perdono di
Dio. Ma questo posto, questo convento,  un'oasi di luce, bellezza
e purezza nelle tenebre.
Mi manc la voce.
Ci che desidero di pi al mondo  servirvi, badessa, essere
una vostra umile servitrice nel proteggere Dartford da tutti i nostri
nemici.
Lo sguardo diffidente di madre Joan si addolc lievemente.
Oggi ho saputo una cosa. Potrebbe essere di poco conto,
perfino insignificante. Oppure importantissima. Riguarda i piccoli
Westerly, cui non sono stata vicina nell'ora in cui la loro mamma
 morta. Mi rendo conto che avrei dovuto parlarvene prima, ma
purtroppo non ci ho pensato. I bambini erano in grado di spostarsi
per il priorato notte e giorno, con grande destrezza. Subdolamente,
si potrebbe dire, se non si trattasse di piccoli innocenti. Una notte
li trovai nell'infermeria e non mi spiego proprio come ci fossero
potuti arrivare senza che nessuno se ne accorgesse.
Suor Eleanor era visibilmente irritata e io mi resi conto che
tutte non capivano bene perch stessi raccontando quelle cose
proprio in quel momento.
Feci un respiro profondo. Sono convinta che i piccoli Westerly
non se ne andarono dal priorato quando la loro mamma mor. Credo
che per almeno un giorno rimasero nascosti da qualche parte entro
le mura del monastero. La notte in cui lord Chester fu ucciso, a
un certo punto potrebbero essersi trovati nell'ala principale del
priorato e magari aver visto o sentito qualcosa... o qualcuno.
Perch ne siete convinta? chiese la badessa.
Le mostrai la bambola, spiegandole che era stata trovata la
mattina dopo il delitto nei pressi della camera di lord Chester, in un
punto che era stato accuratamente spazzato e pulito il giorno prima.
Se trovassi i piccoli, potrei fargli qualche domanda, soggiunsi.
Mi direbbero la verit, ne sono sicura. E le loro informazioni
potrebbero rivelarsi utili per scagionare frate Edmund.
Madre Joan scosse la testa. Non  compito nostro raccogliere
elementi riguardanti un delitto, disse. Una giuria di uomini ha
preso una decisione. E per quanto sia difficile accettarla, a quella
ci si deve attenere.
Ma non avevano tutti gli elementi! esclamai senza riuscire
a trattenermi.
La badessa fece un passo avanti e mi prese per mano per
aiutarmi ad alzarmi. Tutti quanti abbiamo apprezzato frate Edmund
come un vero uomo di Dio finch ha servito qui. E siamo
addolorate per lo stato di sorella Winifred, causato dall'arresto di
suo fratello. Ma quanto sta avvenendo  per volont di Dio, che
agisce in modi non immediatamente comprensibili a noi uomini.
Una cosa che non avete ancora imparato a fare, sorella Joanna, 
accettare la sua volont.
Aveva ragione. Non ero capace di chinare la testa e arrendermi.
La verit si conosce attraverso la fede e la ragione, gridai,
disperata.
La badessa mi guard, turbata.
Siamo una comunit religiosa, adoriamo la verit divina,
continuai con fervore. San Tommaso afferma che fede e ragione
si completano l'una con l'altra, non si contraddicono. E sostiene
che l'intelletto deve cercare fatti, prove che supportino la ragione.
Potrei, vi supplico, avere il permesso di cercare i piccoli Westerly,
di raccogliere quelle prove?
E come intendereste procedere? domand madre Joan.
Andr con John, il nostro fidato aiutante stalliere, al villaggio,
nella loro casa. I bambini non si sono pi visti dal giorno dell'omicidio,
ma il padre, Stephen,  tornato a Dartford da Londra e i figli
devono per forza essere con lui.
La badessa batt tre volte le mani. E cos vorreste infrangere
un'altra volta la regola della clausura? Non avete dunque imparato
proprio nulla?
Dai sedili di pietra alle mie spalle si lev la voce di suor Agatha.
Potrei avere il permesso di accompagnare sorella Joanna, per
garantire che nella raccolta di queste prove tutto sia fatto appropriatamente?
chiese, alzandosi e venendo accanto a me. Badessa,
non la lascer un solo istante. Avete l'autorit per approvare che
ci allontaniamo per un breve periodo dal convento.
Madre Joan tacque. Poi: Molto bene, decise infine. Sorella
Joanna, suor Agatha, avete il mio permesso di andare al villaggio,
con John, il nostro buon servitore, a guidarvi e proteggervi.
Ma dovrete tassativamente rientrare prima del calar del sole, che
abbiate trovato i bambini o no. E per quanto riguarda voi, sorella
Joanna, daremo lettura delle vostre colpe in un secondo momento.
Mi voltai verso suor Agatha. Grazie, mormorai.
Raggiungemmo le scuderie, dove John attacc due cavalli a
un carro, mettendosi poi a cassetta, mentre suor Agatha e io ci
sistemammo dietro.
Infine partimmo, imboccando il viale del priorato.
Suor Agatha cominci a tirarsi nervosamente i pochi peli che
le spuntavano sul mento e mi resi conto che probabilmente non
era mai uscita dal convento da quando ci era entrata come novizia.
Perch vi siete fatta avanti? le chiesi.
Questa  la mia casa, sorella Joanna, mi rispose. Presto
arriveranno gli ispettori del re. Forse ordineranno la soppressione
del nostro priorato... e, s, forse questa  la volont di Dio. Ma se
c' qualcosa, qualunque cosa, che possiamo fare per aiutare noi
stesse, allora  nostro dovere provarci. Se riuscissimo a dimostrare
che frate Edmund non ha commesso quell'orribile peccato, forse
potremmo evitare la chiusura del nostro convento.
L'abbracciai. Grazie, sussurrai.
Non attraversavo Dartford dall'autunno precedente, quando
mio padre mi aveva accompagnata al priorato. Percorrendo la
High Street, con le sue taverne e le botteghe dei carpentieri, dei
fornai, dei pescivendoli e dei sarti, mi colp come allora constatare
quanto fosse linda e ordinata. Bench non fosse affatto piccola -
contava oltre un migliaio di abitanti -, si aveva l'impressione che
tutti si conoscessero. Lungo High Street la gente, incontrandosi,
si salutava con un sorriso, e notai due donne grandi e grosse, una
con un involto di pesce tra le braccia, che ridevano davanti alla
chiesa parrocchiale della Santissima Trinit.
Per noi invece non ci furono sorrisi. Qualcuno fece un cenno di
saluto a John, mentre suor Agatha e io ci attirammo solo occhiate
diffidenti. Qualche passante si ferm per guardar passare il nostro
carro. John si volt e, come per scusarsi, ci spieg:  per via
della morte di lord Chester. Non si parla d'altro, in citt. Quella
reazione non proprio amichevole innervos la mia consorella, che
davanti alle facce torve di un gruppetto di uomini mi si aggrapp
convulsamente al braccio.
Nel centro della cittadina sorgeva il grande mercato coperto,
dove una folla di gente andava e veniva con sacchi di grano, secchi
di pesce, frutta e ortaggi. John svolt all'angolo subito dopo il
mercato e, superato un isolato di case in legno e muratura, svolt
di nuovo.
La stretta viuzza lungo la quale ci inoltrammo non era graziosa
come le altre. Le case avevano un aspetto meno solido. Alcune
avevano il tetto di paglia, anche se l'uso di quel materiale veniva
scoraggiato nelle citt, per paura degli incendi. Un gruppo di polli
macilenti si disperse davanti alle ruote del nostro carro. Due tizi
si allontanarono lungo la strada nella nostra stessa direzione. Di
bambini, nemmeno l'ombra.
Diedi un colpetto sulla spalla a John. Quanto manca all'abitazione
di mastro Westerly?
Lui indic un edificio in fondo alla via.  quella. Sta al piano
di sopra.
Perch non ti fermi e leghi il carro, John? Noi faremo a piedi
il resto della strada. Volevo avvicinarmi pian pianino.
Mentre John si occupava dei cavalli, suor Agatha e io ci avviammo.
Poco dopo eravamo davanti a un edificio di legno, su
due piani, dal tetto aguzzo, con un grande comignolo su un lato.
Almeno i bambini sarebbero stati al caldo, quell'inverno.
La porta era sprangata e fuori non c'era nessuno.
I due uomini che avevamo visto poco prima si erano fermati
e ci fissavano, squadrando le nostre tonache e le nostre cuffie.
Sperai che si tenessero a distanza, almeno finch fossimo entrate
dai Westerly.
Invece no. Il cuore cominci a battermi forte mentre i due
s'incamminavano verso di noi. Uno aveva una folta barba nera,
mentre l'altro, pi giovane, aveva i capelli rossi.
Sorelle, cosa ci fate in citt? chiese il tipo barbuto. Le cose
non vanno bene, al priorato?
Suor Agatha si ritrasse da lui, spaventata.
Lo sappiamo che voi monache non dovreste andare in giro,
soggiunse quello con i capelli rossi.
Con la coda dell'occhio scorsi altri due uomini puntare nella
nostra direzione.
Sono venute per farti fuori, Tom? grid uno dei nuovi arrivati.
Nel frattempo, John, il nostro stalliere, ci aveva raggiunte.
State dietro di me, mormor. Sono dei manigoldi.
Quello che aveva gridato tent di aggirare John. Aveva gli occhi
lacrimosi e un ghigno beffardo. L'avete ammazzato voi lord Chester,
vero? Gli avete spaccato la testa mentre dormiva sotto il vostro tetto!
Mostra un po' di rispetto! esclam Tom, quello con la barba
nera.
E perch dovrei? ribatt l'altro. Il suo compagno ridacchi.
Lasciate stare le sorelle, grid coraggiosamente John. Sono
qui per una questione importante che riguarda il priorato. Se le
infastidite, ve ne pentirete amaramente.
Non metterti a litigare con loro, sussurrai a John. Sono
troppi. Dobbiamo invece cercare di calmarli con le parole. Lascia
provare me.
 solo plebaglia, mi disse suor Agatha. Non potete rivolgervi
direttamente a loro, sorella Joanna!
Statemi bene a sentire, sorella! sbrait il tipo con gli occhi
lacrimosi. Io non vengo a ficcare il naso nel vostro priorato e non
vi chiamo brutta sgualdrina, perci fatemi il favore di non mettere
piede nella mia via e di non chiamarmi "plebaglia"!
Imprecando, Tom si lanci verso di lui, poi vidi volare un pugno
e nell'aria si alzarono grugniti e risate.
Alzai gli occhi verso l'abitazione dei Westerly: sembrava proprio
che non ci fosse nessuno. Eppure avevamo bisogno di levarci da
quella mischia e rifugiarci da qualche parte. Afferrai suor Agatha
con una mano e John con l'altra e gridai: La casa!
Ma prima che facessimo un passo, un getto d'acqua fredda mi
colp un braccio.
Mi voltai: gli uomini che fino a un attimo prima se le stavano
dando di santa ragione ora erano immobili, fradici d'acqua e con
un'espressione confusa in volto. Accanto a loro c'era un giovane
alto, con un grosso secchio in mano: evidentemente era stato lui
a bagnarli.
Signori, volete che ve le suoni sul groppone e vi trascini nei
vostri tuguri? grid. O ve ne andate subito da questa strada?
Stentavo a crederci, ma davanti avevo Geoffrey Scovill.
Borbottando, la plebaglia si disperse.
Geoffrey gett il secchio per strada e mi fiss con un mezzo
sorriso. Ah, sorella Joanna! esclam. Cosa fareste senza di me?

 Capitolo 34.

Ma cosa ci fate qui? gli chiesi.
Geoffrey rise. Cosa ci faccio qui? Cosa ci fate voi, piuttosto,
fuori del priorato, nel bel mezzo di una citt e per giunta nella
zona malfamata?
Non siamo tenute a informarvi dei nostri affari, mastro Scovill, replic altezzosamente suor Agatha.
Lui s'inchin. Be', allora me ne andr per la mia strada.
Aspettate! grid lei, presa dal panico. Non potete lasciarci qui
con soltanto John a proteggerci! Quegli uomini potrebbero tornare!
Geoffrey rest immobile, con le braccia conserte. I suoi occhi
azzurri si muovevano da una all'altra suora mentre aspettava.
Suor Agatha, bisogna che gli spieghiamo cosa siamo venute
a fare, dissi sospirando. E nonostante le sue proteste, raccontai
a Geoffrey della bambola e del resto.
Lui mi ascolt con attenzione. E cos adesso intendete interrogare
personalmente dei possibili testimoni di un gravissimo
delitto? mi domand alla fine. Perch non avete informato il
giudice Campion? O me?
Sapevamo che avevate gi preso la vostra decisione, intervenne
suor Agatha.
Neppure voi siete sicuro che sia stato arrestato l'uomo giusto,
vero? gli chiesi. Per questo siete tornato a Dartford. State
continuando a indagare.
Non sapevo niente dei piccoli Westerly, si affrett a precisare
Geoffrey. Non  per questo che mi trovo qui. Ma visto che
ci siamo incontrati, propongo di accompagnarvi in quella casa e
condurre io stesso l'interrogatorio.
Far io le domande, insistetti.
Geoffrey scoppi di nuovo a ridere. So che se vi dar un
ordine voi non obbedirete, sorella Joanna. Perci, posso almeno
suggerire una forma di collaborazione?
Benissimo. Mi voltai verso John. Credo sia meglio che tu
resti qui a tenere d'occhio i cavalli.
Suor Agatha e io ci avviammo verso il portone della casa. Bussammo
forte, ma ci volle un po' prima che si aprisse, e soltanto a
met. Una ragazzina dal viso lungo e appuntito, con indosso un
lurido grembiule, fece capolino, fissandoci sospettosa.
Avete partecipato alla rissa in strada? chiese. Qui non
vogliamo guai.
Geoffrey apr il portone con una spinta. Sono un conestabile di
Rochester. Dobbiamo fare alcune domande alla famiglia Westerly.
Sono in casa? le domandai.
S, qualcuno c'. Pur malvolentieri, ci fece segno di entrare.
Era una stanza semibuia, non molto pulita, che puzzava di cipolle.
Sopra le nostre teste si sent scricchiolare il soffitto. Alzai gli
occhi, con il cuore che mi rimbombava in petto.
In casa c' la donna, con le figlie, disse la ragazza.
Suor Agatha e io la fissammo. Quale donna? sussurrai.
La ragazza si volt subito per andarsene, torcendo il grembiule
tra le mani. Non voglio guai, ripet. Poi indic la malconcia
scala su un lato della stanza. Da quella parte.
Salimmo tutti e tre e, una volta in cima, Geoffrey buss e disse a
voce alta: Abbiamo bisogno di parlare con la famiglia Westerly.
Udii un lieve frusciare dall'altra parte, ma nessuno rispose.
Allora Geoffrey diede una gran spallata alla porta. Era chiusa
a chiave, ma la serratura non era robusta e cedette subito.
Con uno spintone passai davanti a Geoffrey, in modo da entrare
per prima. Sembrava che non ci fosse nessuno. La stanza era pi
luminosa di quella al piano inferiore. Lungo una parete era
allineata una fila di sgabelli, mentre addossato all'altra c'era un lungo
tavolo di legno. La stanza si affacciava su una cucina.
Sorella Joanna!
Martha Westerly vol da me come un uccellino. La presi tra
le braccia, affondando il viso nei suoi folti capelli e respirando il
profumo della sua pelle.
Come vi chiamate? chiese Geoffrey a qualcuno alle mie spalle.
Mi voltai per guardare con chi parlava. Nell'angolo, vicino
al focolare, c'era una donna magra, con i capelli scuri. Doveva
avere poco pi della mia et e indossava un grembiule abbastanza
pulito. Sarebbe stata graziosa, se non fosse stato per la cicatrice
rossa che le correva vicino all'orecchio sinistro... e per lo sguardo
terrorizzato. Si era appiattita contro il muro, come se si fosse vista
comparire davanti tre assassini.
Sono Catherine Westerly, rispose con una voce bassa e roca.
Ansimava per la paura.
Che rapporti avete con mastro Stephen Westerly? le chiesi.
Sono sua moglie.
Impossibile, replic suor Agatha. Sua moglie  morta meno
di un mese fa, al priorato di Dartford.
La donna si stacc dal muro. Sono la sua seconda moglie,
ribad in tono velatamente provocatorio.  stato fatto tutto secondo
la legge. Le pubblicazioni di matrimonio sono state esposte
come previsto.
 vero, sorella Joanna, disse una voce.
Era Ethel: portava un abituccio pulito e aveva il viso gonfio di
pianto. Alle sue spalle scorsi la camera da letto, con dei pagliericci
stesi sul pavimento.
Mio padre ha sposato questa donna, conferm, lanciando
un'occhiata piena di risentimento a Catherine che per, anzich
arrabbiarsi o mostrarsi offesa, si morse il labbro e abbass gli occhi.
Siamo felici di vedere che state bene, bambini, anche se le
circostanze sono... insolite. Siamo venuti a farvi qualche domanda,
disse suor Agatha.
Su cosa? si affrett a chiedere Catherine. Non dovrebbe
essere presente anche mio marito? Per  via per tutta la giornata,
con Harold.
Le domande sono per i bambini, spiegai. Poi misi gi Martha
e feci un cenno a suor Agatha, che tir fuori la bambola dalla
sacca che portava con s.
Lucinda! esclam Martha. L'avete trovata! Afferr la
bambola e cominci a ballare in tondo.
Ethel mi guard, sconcertata.
Siete venuti fin qui solo per riportarle la bambola?
Sai dove l'abbiamo trovata? le domandai.
Ethel fece segno di no con la testa.
Nel corridoio fuori degli alloggi degli ospiti, dove la notte di
Ognissanti dormirono lord e lady Chester.
Rapida come un fulmine, Ethel corse in camera da letto. Era
ormai a un soffio dalla finestra aperta quando Geoffrey l'afferr
per la vita e la riport da noi.
Facemmo sedere Ethel e Martha, entrambe spaventatissime, su
due sgabelli. Era evidente che doveva essere successo qualcosa
che non volevano raccontarci.
Non vi puniremo, le rassicur Geoffrey. Vogliamo solo sapere
che cos'avete visto e sentito quella notte.  molto importante.
Non eravamo in quella zona del priorato... non sappiamo
niente, disse Ethel.
Bambine, ascoltatemi, lo so che siete arrabbiate perch non
c'ero a consolarvi quando  morta la vostra mamma, dissi. Martha
annu e gli occhi le si riempirono di lacrime. E sarei dovuta venire
a cercarvi prima di oggi, o qualcun altro avrebbe dovuto farlo. Vi
ho molto deluse. Ma al priorato di Dartford sono successe cose
strane e terribili. Siete ancora piccole, ma bisogna che lo sappiate.
Ora avevo tutta la loro attenzione.
Devo proteggere il priorato, il luogo dove vostra madre lavorava
fin da quando aveva quindici anni. Ma non posso farlo senza
il vostro aiuto. Mi darete una mano?
La piccola Martha fiss la sorella con occhi imploranti.
Va bene, sorella Joanna, mugugn Ethel.
Fece un respiro profondo e poi cominci a raccontare. Visto
che nessuno riusciva a trovarti, siamo filati a nasconderci nella
fabbrica di birra dei frati. C' una stanzetta in cui non va mai
nessuno. Faceva freddo e c'era un cattivo odore, per l eravamo
al sicuro. Non volevamo andarcene dal priorato. Il giorno dopo,
tutti correvano di qua e di l per preparare il banchetto; nessuno
si  accorto di noi. Avevamo nascondigli in tutto il priorato, dove
eravamo sicuri che nessuno ci avrebbe visti.
Aprii la bocca per chiederle di dirci di pi su quei nascondigli,
ma Geoffrey mi trattenne dandomi un colpetto sul braccio.
Sentivamo le suore e i servitori parlare del convito, prosegu
Ethel, e abbiamo capito che quasi nessuno voleva quell'uomo,
a Dartford. Non era giusto che entrasse l. Poi, molto pi tardi,
abbiamo sentito piangere delle suore, perch lord Chester aveva
detto cose terribili sul priorato: che presto sarebbe stato chiuso. E
poi aveva fatto del male a una delle novizie. Proprio a te, sorella
Joanna.
Scossi la testa. Era sorella Winifred.
Ethel chin la testa e capii che il resto della storia non sarebbe
venuto fuori facilmente. Noi non abbiamo molti soldi, sorella. E
dicevano che lord Chester portava alle dita degli splendidi anelli.
E che poi era caduto per terra, completamente ubriaco, e avevano
dovuto trasportarlo negli alloggi per gli ospiti... Le manc la voce.
Cos vi  venuto in mente di introdurvi nella sua stanza e
portargli via gli anelli?... intervenne Geoffrey con dolcezza.
Martha ricominci a piangere. Ci dispiace tanto!
Le accarezzai il morbido braccno, cercando di confortarla.
E come avete fatto a entrare nell'ala principale del priorato, visto
che le porte erano tutte chiuse a chiave? volle sapere Geoffrey.
Da una finestra, rispose Ethel.
Ma abbiamo controllato tutte le finestre e... Stavolta fui io
a trattenere Geoffrey. Non era stato facile convincere le bambine
a parlare e non volevo metterle troppo alle strette, con il rischio
che poi chiudessero la bocca.
Che ora era? domandai.
Non lo so, rispose Ethel. Un bel po' dopo l'ultima preghiera.
Avevamo dormito quasi tutto il pomeriggio, perci non eravamo
stanchi. Sapevamo dov'erano gli alloggi per gli ospiti, cos siamo
andati l cercando di fare pi piano possibile. Abbiamo aperto la
porta che dava sul corridoio, appena uno spiraglio, e... Sobbalz
sullo sgabello, come se stesse rivivendo un brutto momento.
E...? la incalz Geoffrey.
C'erano due usci. Uno a sinistra e uno a destra. Una donna
stava entrando da quello di destra che dava nella camera da letto.
Mi si strinse lo stomaco.
L'hai riconosciuta? le chiese Geoffrey.
No, signore. Scosse forte la testa. Era buio.
Indossava la tonaca? Era una suora?
Non saprei. L'ho vista solo per un attimo...  entrata dalla
porta e se l' richiusa alle spalle. Per ricordo che portava qualcosa
di lungo e scuro.
Le tonache delle domenicane erano bianche, quindi non poteva
essere stata una suora. A meno che sopra non avesse un mantello.
Era giovane o vecchia? s'inform Geoffrey, facendosi pi
vicino. Si muoveva in fretta?
S, signore, in fretta. Ma non saprei proprio dire se era vecchia
o no.
Non riuscii a trattenermi oltre: Avete visto qualcos'altro?
Ethel scosse la testa. No, perch siamo scappati via lungo il
corridoio.
Feci una smorfia di delusione. Ma gli occhi di Geoffrey restarono
incollati sul suo viso. C' altro? chiese, calmo come sempre.
Delle voci. Due persone. Una era di certo una donna.
E avete capito di cosa stavano parlando?
No, signore, rispose Ethel. Hanno parlato solo per un attimo.
A bassa voce. Poi l'uomo ha detto: "No". Senza gridare e non da
arrabbiato. Solo quella parola. Ma poi dalla stanza  arrivato un
rumore, abbiamo sentito battere dei colpi, almeno quattro volte.
Tum! Tum! Tum! Tum!
Un brivido gelido mi percorse lungo la schiena. I bambini
avevano sentito i colpi che avevano ucciso lord Chester.
Era cos strano che appunto siamo scappati via, continu
Ethel. Ci siamo rifugiati nella stanzetta della fabbrica di birra
dei frati e la mattina dopo siamo tornati in citt. Nostro padre 
arrivato la sera dopo.
Suor Agatha mi afferr per un braccio e mi scosse. C'era una
donna nella sua camera! esclam, eccitata. Non frate Edmund!
S, ma chi era questa donna? mi chiesi.
Tutt'e due guardammo Scovill, che sembrava pensieroso.
E adesso cosa succede? lo interrogai.
Riferir al giudice e al coroner quanto ho sentito qui... Che
cosa accadr poi, non posso dirlo con certezza, precis prudente.
Suor Agatha voleva tornare subito al priorato, ma Geoffrey
disse che prima dovevamo parlare con Catherine Westerly senza
che le bambine ascoltassero, cos la convinse a tenere occupate le
due sorelline indicandomi di aiutarlo con la loro matrigna.
Catherine ci fiss con uno sguardo duro e sospettoso. Cosa
volete da me?
Dove vivevate, prima di sposare il padre dei bambini? le
domand Geoffrey. Avete detto che era Southwark?
Perch?
Perch credo che prima di maritarvi voi lavoraste in un bordello.
Catherine si copr il volto con le mani. Andatevene! Andatevene!
piagnucol.
Rimasi sconvolta. Non mi ero mai trovata davanti a una prostituta.
Non ve lo sto chiedendo per farvi vergognare, soggiunse
garbatamente Geoffrey. Ho visto com'eravate terrorizzata quando
siamo arrivati, come se vi steste nascondendo. E poi, quella cicatrice
che avete sul viso  quella delle prostitute che disobbediscono alla
loro mezzana. Mastro Westerly ha pagato per affrancarvi quando
vi ha portata a Dartford?
La donna scosse piano la testa, senza togliere le mani dalla
faccia. Ci ha provato e riprovato, ma non riusciva a guadagnare
abbastanza da pagare la mia libert. Sapeva che sua moglie stava
per morire, cos siamo andati a nasconderci a Londra. Ma siamo
sposati... davvero! Ho le carte.
Geoffrey annu. Vi credo, signora Westerly. Ho sollevato
questo delicato argomento solo perch i bambini dovranno essere
nuovamente interrogati, in modo ufficiale, e temo che non resterete
a Dartford.
La donna si strinse nelle spalle. Sta a mio marito decidere
dove vivere.
Molto bene, dichiar Geoffrey. Torner a parlare con lui
appena potr. Mi sfior il braccio. Ora possiamo andare.
Quando fummo sulla soglia di casa, le due bambine mi si gettarono
al collo. Martha mi strinse forte. Non lasciarci qui, sorella
Joanna! mi supplic.
Gli occhi di Ethel si riempirono di lacrime. Voglio venire al
priorato, stare con te e con le suore, mormor. Sono grande
abbastanza per lavorare. Portami con te!
Mi si strinse la gola; non riuscivo a parlare. Lanciai un'occhiata
a Catherine Westerly, che aveva sentito tutto.
S, i bambini mi odiano, ammise senza mostrare alcuna
emozione, raddrizzando le spalle. Mi incolpano perch la loro
mamma  stata abbandonata nell'ultimo anno della sua vita. Ma
devo ugualmente fare il mio dovere e occuparmi di loro come
meglio posso. Forse, con il tempo, impareranno a volermi bene.
Geoffrey si volt verso di me. Andiamo, parleremo fuori.
Salutai le bambine con un ultimo bacio e lo seguii.
Non posso permettere che quei piccoli vengano allevati da una
prostituta...  un crimine! gli bisbigliai con voce rotta mentre
scendevamo le scale.
Fare la prostituta pu pure essere un peccato, ma non  un
crimine, osserv Geoffrey. Quei bordelli hanno tanto di licenza
ufficiale. Anzi, mi hanno riferito che gran parte dei bordelli
di Southwark si trovano su terreni appartenenti al vescovo di Winchester.
Stephen Gardiner possedeva i terreni su cui sorgevano quei
bordelli? Era assurdo.
E le anime dei bambini? chiesi. Hanno bisogno di una guida
morale, non solo di pane e di un tetto!
Ormai eravamo in strada. Suor Agatha aveva ragione: era tardi.
Non avevamo molto tempo per tornare al priorato.
D l'impressione di essere pentita e di desiderare una nuova
vita. Stephen Westerly deve amarla molto per averla sposata e aver
rischiato tanto per lei.
Rabbrividii. Amarla? Ma come potrebbe amare una persona
del genere? La povera Lettice, la sua defunta moglie, la madre dei
suoi figli, era una brava donna, una brava cristiana.
Geoffrey alz lo sguardo verso il secondo piano della casa,
come se si aspettasse di vedere i visetti delle piccole Westerly. Ma
alla finestra non c'era nessuno. Non sempre possiamo aiutare le
persone che amiamo, mormor con una voce strana.
Cosa state aspettando? grid suor Agatha dal carro. Dobbiamo
tornare al priorato, sorella!
S, partiamo, sorella Joanna, disse Geoffrey. Ho lasciato il
mio cavallo in citt, dalle parti del mercato. Perch non mi date un
passaggio fin l? Poi vi accompagner al priorato. Devo scambiare
due parole con la vostra badessa su quanto abbiamo scoperto.
Ma non potreste andarci a piedi al mercato? intervenne suor
Agatha.
La sua scortesia mi sorprese. Sorella, perch mai non dobbiamo
fargli questo favore? replicai. Poi, rivolta a Geoffrey, aggiunsi:
Prego, salite con noi.
Dopo che Geoffrey scese dal carro per montare sul suo cavallo,
fissai suor Agatha e le chiesi brusca: Perch ce l'avete con
Geoffrey Scovill? Ci ha aiutate, oggi.
Sorella Joanna, tra voi due c' una familiarit per la quale,
come vostra maestra di noviziato, sono costretta a riprendervi,
replic con il suo tono pi pomposo e severo. Quando parlate con
lui, date l'impressione che vi conosciate assai bene, bench non
capisca proprio come sia possibile. In ogni caso,  assolutamente
sconveniente.
Arrossii. S, suor Agatha, sussurrai con tutta l'umilt di cui
fui capace.
Il resto del tragitto fino al priorato si svolse in silenzio, mentre
l'ipotesi che una donna avesse potuto uccidere lord Chester con
quell'inaudita brutalit mi turbava profondamente.
John imbocc il viale che portava al convento mentre sulla
campagna calava un cupo tramonto. Quando svoltammo alla curva
scorsi risplendere in lontananza una sfera di luce arancione, che mi
sorprese e inquiet: le due torce davanti all'entrata non avrebbero
fatto tanta luce.
Geoffrey spron il suo cavallo e part al galoppo verso l'ingresso.
Appena ci avvicinammo vidi che la luce proveniva da un fal
acceso di fronte al priorato: due servitori lo stavano tenendo a
bada. La badessa, frate Richard e Gregory erano raccolti attorno a
tre personaggi che non conoscevo. Geoffrey era smontato e stava
parlando con loro.
Non pu essere che l'abbiano acceso per noi, vero? domand
suor Agatha.
No, il sole  appena tramontato, risposi.
Varcammo il portone ad arco ed entrammo nel cortile. Appena
ci fermammo, saltai gi dal carro e corsi verso Geoffrey, che volt
le spalle agli altri per ascoltarmi. Avete riferito alla badessa che
cos'hanno raccontato le bambine?
Non ancora, replic, ravviandosi i capelli.
Ma deve assolutamente sapere che quella notte avevano sentito
una voce femminile e visto una donna entrare nella camera
di lord Chester!
Lo sanno gi, ribatt lui.
Ma... ma... come? balbettai.
Quegli uomini sono venuti a portare la notizia che lady Chester
si  gettata dalla finestra della sua residenza. Ha lasciato un biglietto
in cui chiede perdono per il proprio delitto. Parrebbe proprio che
abbia ucciso lei il marito e si sia poi suicidata.

 Capitolo 35.

Su insistenza di mia madre, da ragazzina avevo avuto un tutore che
m'insegnava anche matematica, oltre che greco, latino, letteratura
e filosofia. Era davvero bravo e mi dispiacque moltissimo quando
non potemmo pi permetterci di pagarlo e se ne and da Stafford
Castle. Grazie a lui imparai a fare calcoli complicati, e ancora oggi
ricordo la sensazione che provavo quando riuscivo a risolverli,
quella specie di scatto nella mente, come se tutto fosse andato al
proprio posto. Sentii quello stesso scatto quando Geoffrey mi rifer
che lady Chester aveva ucciso il marito.
Eppure, un attimo dopo, fui assalita da una nuova inquietudine.
Lord Chester era stato uno sposo spregevole, non ne dubitavo. Il
comportamento che aveva tenuto con la moglie durante il banchetto
lo confermava. Ed era anche difficile credere che lady Chester
avesse continuato a dormire mentre nella stanza accanto si consumava
un delitto. Ma quella mattina avevo sentito le sue urla e
l'avevo vista barcollare, travolta dal panico e dall'orrore dopo aver
scoperto il cadavere. Era una cos brava attrice? E il reliquiario?
Come aveva fatto a prelevarlo dalla chiesa? Quella rivelazione
dava delle risposte, ma suscitava anche nuove domande.
Geoffrey si era voltato verso il fal. Badessa,  molto importante...
cominci ad alta voce. A parte suor Agatha e sorella
Joanna, oggi pomeriggio qualche membro della comunit  uscito
dal priorato?
No, rispose lei.
Ne siete sicura? E si volt verso il custode.
Sono stato tutto il pomeriggio nell'ala principale del priorato,
mastro Scovill, disse Gregory. La porta del chiostro  rimasta
sempre chiusa a chiave e nessuno all'infuori della badessa  entrato
o uscito.
Geoffrey annu e si avvi in fretta verso il suo cavallo.
Aspettate! Gli corsi dietro, ma era gi montato in sella e
stava scuotendo le redini. Avete dei dubbi?
Non sul fatto che lady Chester si sia tolta la vita, rispose.
I suoi domestici l'hanno vista in piedi davanti alla finestra e un
attimo dopo gettarsi nel vuoto. La lettera che ha lasciato nella sua
stanza era un messaggio d'addio.
Eppure c' qualcos'altro a cui pensate, insistetti. Ditemi!
Non sono mai stato certo che lord Chester fosse stato ucciso
solo per quanto era successo durante il convito.
Cosa intendete?
Ricordate ci che disse quella sera? "Io so che avete dei segreti.
Nessuno conosce meglio di me i segreti del priorato di Dartford.'
Rabbrividii; era cos strano sentir pronunciare da Geoffrey le
parole di lord Chester, le stesse che tante volte avevo ripetuto a
me stessa. Pensate che sia stato assassinato per via dei segreti
che conosceva?
Lui si sistem la giubba. In questo momento le mie teorie non
contano. Adesso devo tornare a Rochester, per avvertire il coroner
e il giudice del suicidio di lady Chester.
Stasera? mi allarmai. Ma non  pericoloso fare tutta quella
strada di notte? E se incontraste dei briganti?
Geoffrey si chin e mi sorrise. Non volete che frate Edmund
venga scarcerato al pi presto? Pensavo che per voi questo contasse
pi di qualsiasi altra cosa. Poi si raddrizz in sella e part.
La sera, sia in refettorio sia nei corridoi del convento, colsi un
barlume di speranza nei mormorii sommessi delle mie consorelle.
Presto tutta l'Inghilterra avrebbe saputo che non era stato un frate,
un membro di un ordine religioso, ad assassinare un nobile tra
le nostre mura. All'arrivo degli ispettori del re, su Dartford non
sarebbe pi pesato quell'orrendo sospetto.
Al priorato c'era, naturalmente, una persona direttamente colpita
dal suicidio di lady Chester. Non ero con Christina quando le
diedero la notizia e la vidi solo parecchio pi tardi, dopo l'ultima
preghiera, quando rientrai nel dormitorio. La trovai profondamente
cambiata: la sua determinazione e tutte le sue coraggiose convinzioni
erano svanite. Sembrava smarrita. Fragile.
Posso fare qualcosa per voi? le chiesi. Il colpo che avete
subito  terribile... Volete che vada a chiamare suor Agatha?
No, vi prego, no, rispose con voce roca. Non mi va di
vedere suor Agatha con le sue domande, n suor Rachel con le
sue pozioni, n la badessa con le sue preghiere. L'unica persona
che posso sopportare di avere accanto siete voi, sorella Joanna.
So che se vi chieder di restare in silenzio rispetterete il mio
desiderio, vero?
Ma certo.
E non ci dicemmo altro.
L'indomani arriv al priorato lo zio di sorella Christina, il
vescovo di Dover. Non era venuto a Dartford dopo l'assassinio
del fratello maggiore, ma il suicidio di sua cognata lo indusse
a far visita alla nipote. Christina parl a lungo con lui nel
locutorium e usc da quel colloquio meno smarrita, anche se ancora
molto afflitta. Sinceramente non riuscivo a immaginare come
potesse fronteggiare l'assassinio del padre e il suicidio della
madre. Lady Chester non poteva nemmeno essere seppellita in
terra consacrata.
Ma a preoccuparmi pi di tutti era Winifred. Quel mattino
passai come sempre dall'infermeria e la trovai a letto, agitata e
irrequieta. Aveva la fronte calda e le guance arrossate.
Era quello che temevo, disse nervosamente suor Rachel. Ha
preso un'infezione e non ha la forza, o la volont, per combatterla.
Cosa posso fare?
Sto preparando un impacco di consolida; potete aiutarmi,
rispose. Anche se in realt dovreste cercare di stare lontana da
sorella Winifred.
Non prendo mai malattie; vi prego, lasciate che mi occupi io
di lei, la implorai.
Suor Rachel sospir. E va bene, ma se vi perdessimo tutte e
due, la badessa ne soffrirebbe moltissimo.
Ottenni il permesso di passare in infermeria tutte le mie ore
libere, tranne quelle dedicate alla preghiera. Ci nonostante, le mie
cure non sortirono alcun effetto. La consolida non diede nessun
sollievo a Winifred, come pure il rimedio che frate Edmund mi
aveva insegnato a preparare. Durante la notte cominci a essere
scossa da una brutta tosse catarrosa.
La mattina seguente, mentre le rinfrescavo la fronte con un
panno bagnato, mi resi conto che poteva essere in punto di morte e
per l'ennesima volta mi chiesi se sapere che il fratello era innocente
l'avrebbe aiutata a riprendersi. Ne avevo parlato il giorno prima
con suor Rachel, ma secondo lei, date le circostanze sconvolgenti
della morte di lady Chester e la mancata certezza del ritorno di
frate Edmund, la notizia avrebbe finito soltanto per confonderla
ulteriormente.
Winifred diede un colpo di tosse cos violento da tremare per
il dolore. Che la Vergine vi protegga, sorella cara, sussurrai.
Lei gir la testa verso di me. Aveva gli occhi sbarrati e le labbra
socchiuse. Edmund... gemette.
S, lo so, manca tanto anche a me, annuii, tamponandole
delicatamente la gola con il panno bagnato.
Sono qui, sorella, disse una voce familiare alle mie spalle.
Il cuore mi balz in petto: era frate Edmund!
Con una forza che non avrei creduto possibile, Winifred si mise
a sedere e tese le braccia tremanti. Oh, il Signore mi ha ascoltata!
Con le sue solite mosse rapide ed esperte, frate Edmund la rimise
sdraiata sul pagliericcio e le tast la fronte. S, sono qui e adesso
mi prender cura io di voi, la rassicur. Ora state tranquilla.
Il cuore mi scoppiava di gioia. Ma poi vidi la sua faccia.
Frate Edmund appariva invecchiato di dieci anni. Aveva il viso
solcato da rughe, due occhiaie violacee e l'aria sfinita. Ma, cosa
pi preoccupante di tutte, stava sudando. Era novembre, eppure
era madido di sudore.
Lo afferrai per una manica, terrorizzata. Siete malato anche
voi, frate Edmund.
No, non sono malato.
Ma  evidente che lo siete! insistetti. Cosa posso fare?
Lui scosse la testa. Niente. Non siete uno speziale n un
cerusico, e sicuramente non siete un medico, sorella Joanna. Non
avete competenze in fatto di malattie.
Gli occhi mi si riempirono di lacrime e mi si annebbi la vista.
Era assurdo reagire cos, ma non potevo evitarlo.
Frate Edmund non not il mio pianto, troppo occupato a cercare
le erbe adatte per la sorella. Quando suor Rachel torn, aveva gi
preparato e applicato un nuovo impiastro.
Anche lei salut con gioia il suo ritorno, ma subito dopo fu
sconvolta dal suo aspetto.
Vi sto dicendo che non sono malato! esclam frate Edmund
stizzito. E adesso, per favore, lasciatemi concentrare nella cura
di sorella Winifred.
Profondamente offesa, suor Rachel si volt e usc dall'infermeria.
Ricordavo bene con quanta discrezione frate Edmund si
fosse introdotto nell'infermeria, attento a sostituire gradualmente
suor Rachel come responsabile, senza urtare i suoi sentimenti e la
sua dignit. Ora mi sembrava di avere davanti un'altra persona.
Ma era poi cos sorprendente, sapendo che nelle ultime due
settimane era stato in prigione, accusato di un orrendo delitto?
Nessuno meglio di me conosceva gli effetti del carcere, sia sul
corpo sia sullo spirito.
Grazie alle cure amorevoli ed esperte del fratello, Winifred
miglior notevolmente. Non aveva pi lo sguardo spento e mandava
gi tutti i cucchiai di brodo che le davo. Mentre mangiava,
frate Edmund sedeva su uno sgabello accanto al suo letto e non le
staccava mai gli occhi di dosso.
Vi ringrazio, sorella Joanna, per la premura con cui assistete
sorella Winifred, mi sussurr.
Era la voce del frate Edmund che avevo conosciuto e di cui
sentivo tanto la mancanza. Il suo viso luccicava ancora di sudore,
ma mi guardai bene dal fare altri commenti sul suo aspetto, per
non irritarlo di nuovo.
Vi ha portato Geoffrey Scovill a Dartford? m'informai.
No, mi ha rilasciato il giudice Campion. Mastro Scovill non
l'ho pi visto'dopo l'indagine del coroner. Perch me lo chiedete?
No, niente, mormorai, riprendendo a dare il brodo a Winifred.
Poco dopo la campana suon e corsi verso la chiesa, ansiosa
di ringraziare il Signore per il ritorno di frate Edmund. Ma un
attimo prima di metterci piede, suor Agatha mi tir da una parte
e mi sussurr: Sono qui.
Chi?
Gli ispettori del re. Richard Layton e Thomas Legh. Le sue
labbra si piegarono in una smorfia di disgusto. Alloggiano in
una locanda in citt, con parecchi uomini al seguito. Domattina
si presenteranno qui ufficialmente e cominceranno a interrogare
la badessa. Grazie a Dio, frate Edmund  gi stato rilasciato!
Il cuore cominci a battermi forte. Cosa succeder adesso?
Nessuno lo sa. Sospir. Come ha detto la badessa, ora 
tutto nelle mani di Dio.
Quella notte, di certo, nessuno al priorato dorm tranquillo.
Nel buio sentii Christina girarsi e rigirarsi nel letto e capii che
nemmeno lei riusciva a riposare. Appena avessi conosciuto le
decisioni degli ispettori e i loro piani per il priorato, avrei lasciato
un'altra lettera per il vescovo Gardiner al lebbrosario. Due
settimane prima gliene aveva scritta una seconda, riferendogli
dell'omicidio di lord Chester e dell'arresto di frate Edmund.
Nient'altro. Aver notato i gigli e la corona sopra l'entrata principale
del priorato e in cima alle colonne della sala capitolare non
mi aveva fatto progredire nelle ricerche, come pure aver letto la
storia di Atelstano, apprendendo che aveva combattuto un'ardua
battaglia con in testa una corona donatagli da Ugo Capeto.
Senz'altro il vescovo lo sapeva gi, ne ero sicura. Non ero l per
scoprire i segreti della corona, ma solo per trovarla.
Se gli ispettori avessero ordinato la soppressione del priorato,
quanto tempo ci sarebbe rimasto prima che venissimo espulsi da
Dartford e prima che le sue mura fossero abbattute? Avrebbe potuto
essere un povero muratore, in cambio della paga di un giorno, a
sfondare una parete e scoprire la corona nascosta. Che cosa sarebbe
accaduto allora? Quali forze si sarebbero sprigionate?
E in che modo il vescovo Gardiner avrebbe punito il mio povero
padre per il mio fallimento? Lo rividi nella camera delle torture
della Torre, con il viso sfigurato, gli occhi furiosi e terrorizzati nel
trovarmi davanti a lui, e risentii le sue atroci urla di dolore quando
il boia aveva avviato la ruota.
Mi sfugg un singhiozzo e Christina si gir un'altra volta nel
letto, forse disturbata da me.
Sorella Christina, non vi sentite bene? sussurrai.
Non rispose e pensai che forse era finalmente riuscita ad addormentarsi.
Ma un attimo dopo mormor: Stavo pensando a
Christina.
Riflettete sulla vostra situazione? le chiesi.
Non io. Un'altra Christina. Non mi hanno chiamata cos in suo
onore, ne sono sicura, eppure, siccome abbiamo lo stesso nome,
penso spesso a lei.
Era inglese?
No, no, nacque a Liegi, secoli orsono. Lessi di lei in uno dei
libri della biblioteca del convento, quand'ero postulante. E da
quell'istante non sono pi riuscita a togliermela dalla testa.
Raccontatemi, la invitai, incuriosita.
Era la pi giovane di tre sorelle e quando i suoi genitori morirono
a lei, che era ancora una ragazzina, fu affidato il compito di
badare agli animali. Era sempre sola e mentre accudiva le bestie il
suo pensiero era costantemente rivolto a Dio. Si ammal e mor, e
le sorelle fecero portare il suo corpo in chiesa. Durante la messa,
torn in vita e si mise a volare come un uccellino fra le travi del
soffitto della chiesa.
Ma com' possibile?
Fu opera di Dio. Quando scese dal soffitto, Christina spieg
alle sorelle che era stata portata in un luogo di fuoco e tormento,
pieno di creature che lanciavano urla strazianti, per le quali aveva
provato una profonda piet. Poi era stata condotta in un luogo di
dolore ancora pi grande, teatro di inimmaginabili sofferenze.
In seguito era giunta in una sala del trono in cui regnavano pace
e bellezza, e Dio le aveva parlato spiegandole tutto. Il primo
luogo era il Purgatorio, il secondo l'inferno e il terzo il Paradiso.
Il Signore le aveva dato la possibilit di scegliere. Poteva
restare con Lui, oppure tornare nel mondo terreno e sopportare
le sofferenze di un mortale in un corpo immortale, liberando
dal Purgatorio, grazie al suo sacrificio, gli esseri umani per i
quali aveva provato piet. Christina aveva scelto di tornare nel
proprio corpo. E da quel momento in poi cerc sempre il dolore
pi grande che potesse trovare.
E non lo sentiva?
Oh, lo sentiva eccome, sorella Joanna. Lo sentiva. Camminava
tra le fiamme dei focolari accesi nelle case della gente, s'infilava
nei forni in cui veniva cotto il pane e saltava nei pentoloni di acqua
bollente. E sentiva tutto. Soffriva atrocemente, ma il suo corpo
restava intatto, senza ustioni n vesciche o ferite.
Ma doveva essere terribile vederla compiere quei gesti!
osservai.
S, le sue sorelle erano profondamente turbate e cercavano
sempre di tenerla legata con corde e persino catene per proteggerla
da se stessa. Non capivano. Christina tacque, poi riprese
a parlare, ma con lentezza, quasi biascicando, e capii che stava
per addormentarsi. Solo tempo dopo si resero conto che era
una santa. La sua fama si diffuse in tutto il Paese. Divent una...
predicatrice... e...
Qualche istante pi tardi sentii il suo respiro farsi pesante.
Raccontare quella storia l'aveva tranquillizzata, mentre io, al
contrario, ne rimasi impaurita al punto da faticare a prendere sonno.
Infatti, quando suon la campana che ci chiamava alle Lodi, mi
sembr di avere appena chiuso gli occhi.
La badessa, che avevo visto alle Lodi e all'ora Prima, non si
present all'ora Terza: evidentemente era gi tra le grinfie degli
ispettori.
Recitai le mie preghiere con un tale ardore che alcune delle
mie consorelle si girarono a guardarmi. Per me, del resto, onorare
Cristo nei nostri uffici quotidiani era un modo per contribuire a
sostenere il nostro convento, la mia unica casa. Sinceramente non
sapevo come sarei riuscita a sopravvivere se il priorato di Dartford
fosse stato soppresso.
Conclusa l'ora Terza, mi diressi in fretta verso l'infermeria.
Ero arrivata al giardino del chiostro quando il custode mi
chiam.
Sorella Joanna! grid. Venite subito con me!
Appena lo ebbi raggiunto mi comunic che ero desiderata nel
locutorium.
Indietreggiai, scuotendo la testa. Non ho visitatori, vi sbagliate.
Gli ispettori del re chiedono di voi, ribatt spazientito. Hanno
delle domande da porvi personalmente.
Dovevo immaginarmelo: per quanto mi sforzassi di tenermi
fuori dal centro delle indagini, alla larga dagli interrogatori, non
ci riuscivo.
Seguii Gregory fino all'ingresso dell'ala principale del priorato.
Lui vi entr per primo e, sbalordita, lo sentii imprecare ad
alta voce mentre si avviava a grandi passi lungo il corridoio che
portava all'alloggio della badessa. Cosa state facendo? grid
rivolto a due uomini che stavano uscendo dalla sua camera, coperti
di polvere e sporcizia. Dall'interno si sentivano forti colpi
e altre voci.
Gli uomini del re non stavano aspettando nessuna decisione
ufficiale in merito all'eventuale soppressione del priorato: avevano
gi cominciato a demolire.
State indietro! url uno degli uomini, mettendo in guardia
Gregory. Abbiamo degli ordini da eseguire.
Non potete distruggere il priorato cos, senza un processo!
esclamai.
Stiamo lavorando soltanto in questa stanza, disse uno degli
uomini. Per ora.
Poco pi distante risuon la voce di un ragazzo. Portatela
qui, idiota! Sbigottita, mi resi conto che si stava rivolgendo al
nostro custode.
Paonazzo per la rabbia, Gregory mi scort fino al locutorium,
a met strada tra l'alloggio della badessa e quello degli ospiti. Il
giovane, che somigliava a un furetto, mi prese bruscamente per
un braccio e mi spinse dentro.
Ero gi stata nel locutorium. Nei primi giorni dopo il mio
rientro a Dartford lo avevo setacciato minuziosamente in cerca
di una traccia della corona nascosta. Non avevo trovato niente.
La sala, che si sviluppava in lunghezza, era arredata con sobriet,
con un tavolo e due sedie da un lato e una lunga panca di legno
dall'altro. Era il luogo in cui i visitatori esterni - parenti e amici
fidati - potevano incontrare le suore di Dartford. Le monache
sedevano sempre sulla panca, per ribadire la loro decisione di
rinunciare a ogni comodit, mentre gli ospiti si sistemavano sulle
sedie. Quel mattino, sulla panca c'erano frate Richard, dal volto
impietrito, e frate Edmund, che sembrava ancora pi sfinito del
giorno prima.
Frate Richard mi fece un cenno e andai a prendere posto in
mezzo a loro.
Due uomini stavano confabulando nell'angolo accanto alla
finestra. Dovevano avere all'incirca la stessa et, attorno ai quarantanni,
portavano lunghe e folte pellicce e al collo avevano delle
catene con un medaglione. La loro attenzione era rivolta alle due
coppe poste sul tavolo. Il tipo pi alto ne prese una in mano e la
rigir con fare ammirato sotto la luce.
L'altro, tarchiato e quasi calvo, lanci un'occhiata a noi tre e
disse: Vogliamo cominciare?
Il suo compagno fece un cenno con il capo e mise gi la coppa.
Cominciamo.
Ci si avvicin con un sorriso. Io sono Thomas Legh, un avvocato
al servizio di Sua Maest. Questi  Richard Layton, ecclesiastico
e cancelliere del consiglio della Corona. Sapete perch siamo qui?
Per esaminarci, rispose frate Richard.
Esatto, molto bene, fratello. Molto pertinente.
Layton si sedette sulla sedia di fronte e ci scrut.
Frate Edmund si spost nervosamente sulla panca. Emanava
un odore acidulo, di sudore. Povera anima! Ma perch non voleva
ammettere di essere malato?
Credo che prima di tutto sia meglio che vi diciamo qualcosa di
noi, della nostra esperienza, prosegu Legh. Alla fine del 1534
Thomas Cromwell annunci di voler creare una commissione incaricata
di esaminare i monasteri - all'unico scopo di riformarli e
purificarli, come certo ben comprendete - e noi ci facemmo avanti
come volontari. Saremmo andati a visitare le comunit e avremmo
posto le domande del caso. Avremmo verificato e riferito se tutte le
regole venivano osservate o se riscontravamo rilassatezza morale
o negligenze nell'amministrazione finanziaria.
Mi sforzai di restare vigile e attenta, mentre Legh continuava
a illustrarci con voce monotona quale grande onore fosse l'essere
stati scelti per perseguitare quanti avevano abbracciato la vita religiosa.
Mi misi a osservare la parete alla mia destra, dov'era stata
ricavata una grande libreria, che tuttavia era priva di volumi. Mi
sembrava di ricordare di averci visto dei testi, eppure adesso era
completamente vuota. Alzai gli occhi e sopra la libreria, scolpiti
nel muro, notai i simboli del nostro priorato: i gigli e la corona.
Erano davvero ovunque. Qui, poi, la corona era in primo piano e
non nascosta dietro i fiori dell'ordine domenicano.
Chiedemmo in particolare di esaminare le abbazie e i priorati
del Nord, dove abbiamo familiarit con il territorio e i suoi abitanti,
stava intanto spiegando Legh. Rispetto al resto del Paese, era
proprio nel Nord che i monasteri godevano di maggior rispetto e
prestigio. Ne visitammo centoventuno in meno di quattro mesi.
Fece una pausa a effetto. E in quelle comunit riscontrammo
un livello inimmaginabile di corruzione, spreco, neghittosit e
trascuratezza.
Frate Edmund abbass gli occhi.
Anch'io faticavo a guardare in faccia quegli uomini. Le voci sulla
loro avidit e su come depredavano le abbazie che costringevano
a sottomettersi abbondavano. Ma la luce fanatica che scintillava
nei loro sguardi appariva evidente: erano davvero convinti di
applicare la volont di Dio. Sentii l'impulso di alzarmi dalla panca,
prenderli entrambi per mano e portarli in giro per il monastero,
perch incontrassero le suore e parlassero con loro. Avrei voluto
mostrargli dove pregavamo, cantavamo e dormivamo, raccontargli
dei sacrifici delle mie consorelle e della nostra ricerca di comunione
con Nostro Signore. E degli sforzi di noi tutte di osservare
le regole dell'ordine. Alla fine di questa visita, avrebbero davvero
potuto continuare a odiarci e disprezzarci?
Dobbiamo chiamarvi fratello' o frate'? intervenne a quel
punto Leyton.
"Frate"  pi corretto, ma siamo abituati a sentirci chiamare
anche "fratello".  un appellativo rispettoso per chiunque abbia
pronunciato i voti.
Layton fece un sorrisetto sarcastico nell'udire la parola rispettoso.
Molto bene, fratello. Finora non avevamo avuto l'onore
di ispezionare il priorato di Dartford o il vostro convento domenicano
di Cambridge, ma da giovane ho frequentato l'universit
e so bene quanto accadeva tra le sue mura. Si sporse in avanti.
Il vostro priore ammise che si erano verificati casi di sodomia e
furto, casi cos abominevoli che il convento fu immediatamente
soppresso.
N frate Edmund n io fummo trovati colpevoli di alcuna
violazione delle regole del capitolo, replic cautamente frate
Richard. Dunque quegli eventi non hanno alcuna attinenza con
il procedimento che riguarda questo priorato.
Parlate proprio come un uomo di legge, grugn Legh. Avete
sbagliato mestiere, frate Richard. Ebbene, rivolgiamo allora la
nostra attenzione al priorato di Dartford, dove si sono dati casi
molto strani.
Molto strani davvero, gli fece eco Leyton.
Riguardo la morte di lord Chester, prosegu frate Richard,
presumo siate gi stati informati dei fatti. E in particolare che
nessun membro della comunit  stato ritenuto colpevole.
S, sappiamo tutto sull'omicidio, rispose Legh. Ma non 
su questo che le nostre indagini si concentreranno oggi. Pensavate
che fossimo venuti per quello?
Il cuore mi balz in petto. Frate Edmund si spost di nuovo nervosamente
accanto a me. Stava davvero faticando a restare fermo.
No, ribad Legh. Vi ho convocati qui tutti e tre, lontano dalle
orecchie della vostra badessa, per scoprire cosa vi disse esattamente
il vescovo Gardiner il dodici ottobre alla Torre di Londra e qual 
la vera ragione per cui siete stati mandati al priorato di Dartford.

 Capitolo 36.

Abbassai la testa e mi guardai le mani che tenevo giunte in grembo.
L'esperienza della reclusione nella Torre, dove troppo spesso il mio
volto era stato un libro aperto, mi aveva insegnato a nascondere
le mie emozioni. Cos lottai contro la stanchezza e mi sforzai di
respirare normalmente e mantenere un'aria tranquilla.
Non negherete che  stato il vescovo Gardiner a mandarvi
qui, eh? chiese Legh.
Certo che no, rispose senza esitazione frate Richard. Qui
a Dartford c'erano dei posti liberi, che potevano essere assegnati
solo a dei frati domenicani;  stata per noi un'immensa fortuna
venir scelti dal vescovo di Winchester per questi incarichi e godere
della sua protezione, precis con un tono velatamente minaccioso.
Legh e Layton si scambiarono un'occhiata. Erano uomini di
Cromwell, il grande nemico di Gardiner, e io ebbi l'impressione
di trovarmi su una scacchiera, con due schieramenti di pedoni a
fronteggiarsi per conto dei loro rispettivi, spietati re.
Il vescovo vi inform che sareste stato rettore ed economo
del priorato e che a frate Edmund era affidata la responsabilit
dell'infermeria? domand Legh.
Esatto.
E che cos'altro vi disse di Dartford? Ricordate che, se ci
mentite, sarete pesantemente puniti.
Frate Edmund si sporse in avanti per rispondere: Ci incaric
di fare onore all'ordine domenicano.
Layton gli lanci un'occhiata rabbiosa e apr la bocca per
parlare, ma in quell'istante bussarono alla porta.
L'uomo con la faccia da furetto fece capolino nella sala. La
badessa ci sta dando qualche problema, signore, spieg.
Che problema? chiese stizzito Legh.
Vuole sapere cosa stiamo cercando nel suo alloggio, perch
stiamo togliendo il tappeto e danneggiando i muri.
Abbassai di nuovo lo sguardo.
Non mi abituer mai all'arroganza di questa gente! esclam
Layton. Ditele di smettere subito di interferire con gli inviati del
re. Parleremo di nuovo con lei tra poco.
Con piacere, signore.
E...  stato fatto qualche progresso in quella stanza? s'inform.
No, signore, rispose l'altro prima di andarsene.
Probabilmente  curiosa di sapere cosa stiamo cercando,
borbott Layton, voltandosi poi verso di noi con un sorriso raggelante.
Secondo voi, cosa stiamo cercando nell'alloggio della
badessa? Avete qualche idea in proposito?
Silenzio.
Non avete mai sentito parlare di una reliquia o di un altro
oggetto sacro portato a Dartford dal suo fondatore, Edoardo terzo?
ci interrog.
Lo stomaco mi si contrasse per la paura. Gli uomini di Cromwell
sapevano dell'esistenza della corona di Atelstano, come temeva
Gardiner. Forse di recente avevano avuto conferma che era nascosta
a Dartford. O forse avevano soltanto un vago sospetto che si
trovasse l e l'assassinio di lord Chester gli aveva dato un'ottima
scusa per venire al priorato a cercarla.
Fu frate Richard a rispondere. Il vescovo Gardiner non mi ha
mai parlato di niente del genere.
Sia frate Edmund sia io facemmo segno di no con la testa.
Non otterremo niente da loro, stabil Layton dando un colpetto
sul braccio al suo compagno.
Legh ci fulmin con un'occhiata. Gardiner ha scelto bene i
suoi uomini. Dunque non ci resta che quell'ultima questione...
Si volt verso il collega, che annu come per dargli il permesso
di procedere.
Mi piacerebbe esaminare pi a fondo la storia di sorella Joanna,
soggiunse poi con un sorrisetto, la novizia che ha trascorso
un'interessante parentesi nella Torre.
Alzai gli occhi. S, signore? dissi con tutta la calma di cui
fui capace.
Sapete che conobbi lady Margaret Bulmer in casa di sua sorella,
la contessa di Westmoreland? Era una donna bellissima. Nei suoi
occhi si accese una luce lasciva. Nessuno riusciva a capacitarsi
che avesse potuto scegliere John Bulmer come marito. Ma, del
resto, non esiste mistero pi grande del cuore di una donna, eh,
Richard?
Layton rabbrivid per il disgusto. Per quanto mi riguarda, non
m'interessa affatto comprendere il cuore di una donna.
Legh rivolse nuovamente l'attenzione su di me. Per, le donne
tra loro si capiscono, vero? Specialmente quelle che sono imparentate
per nascita. Voi eravate legata a vostra cugina, giusto,
sorella Joanna?
Eravamo molto unite da bambine, s, risposi.
Oh, direi che il legame si mantenne ben oltre l'infanzia. Al
punto che violaste la regola della clausura per andare a Londra quando
venne messa al rogo. So che avevate una medaglia di Thomas
Becket che volevate far seppellire insieme con lei. Che pensiero
commovente... se non stessimo parlando di una delle menti della
ribellione contro Sua Maest. Vostra cugina era una traditrice!
Mi imposi di restare in silenzio: il tentativo di tendermi una
trappola era fin troppo palese.
Foste accusata di aver interferito con la giustizia del re, insieme
con vostro padre, e rinchiusa nella Torre. Il duca di Norfolk in
persona vi interrog, raccomandando poi ulteriori approfondimenti.
Ma a quel punto accadde qualcosa di... Fece una pausa, come
per trovare la parola giusta.
Poco chiaro? sugger Layton.
S.  l'espressione perfetta per definirlo. Poco chiaro. Dopo
quattro mesi di reclusione foste interrogata dal vescovo Gardiner e
subito rilasciata. Si diede una pacca sulla coscia. Quanto  raro un
evento simile? Uscire liberi dalla Torre? E non solo, ma addirittura
venir rimandata al priorato di Dartford, insieme con questi due
frati, come se non fosse successo nulla. L'ordine di scarcerazione
fu firmato congiuntamente da Gardiner e da Norfolk. L'ho visto
con i miei stessi occhi nell'ufficio di sir William Kingston.
Sentir nominare Kingston mi fece rabbrividire.
Legh, che aveva notato la mia reazione, sorrise. Oh, s, sorella
Joanna: abbiamo fatto una breve sosta alla Torre prima di venire a
Dartford.  grazie alla nostra attenzione ai dettagli che occupiamo
una posizione privilegiata rispetto agli altri ispettori del re. E adesso,
sorella Joanna, ci racconterete come mai il vescovo Gardiner vi
rilasci e vi rimand qui.
Perch mi trov innocente del crimine di cui ero stata accusata
e degna di riscatto, risposi.
Una sostenitrice di coloro che si erano ribellati a Sua Maest?
grid Layton. Membro di una famiglia che si era macchiata
di alto tradimento? Una novizia che aveva infranto le regole del
proprio ordine? E voi osate affermare che siete degna di riscatto?
Voi, Joanna Stafford, siete l'esatto opposto di una persona degna!
Ora basta! esclam frate Richard. Non la insulterete oltre!
Frate, voi qui non avete nessuna autorit, lo zitt Layton.
E voi vi approfittate della vostra, signore, disse frate Richard.
Questo non  un processo per alto tradimento a carico di Joanna
Stafford, n qui ci troviamo in un tribunale riunito al cospetto di
un prelato domenicano. Se queste procedure venissero riferite a
chi di dovere, si ritorcerebbero contro di voi.
Restai sbalordita nel constatare quanto rischiava frate Richard
pur di difendermi.
Layton tir il collega per la manica. Ah, ma abbiamo anche
l'altra strada da seguire! Si volt verso di me. Abbiamo l'incarico
di indagare anche sulla castit e la dirittura morale di quante
hanno preso i voti a Dartford, sia monache sia novizie.
Su quel fronte non avevo assolutamente nulla di cui preoccuparmi.
Bene, signore, replicai, sollevata.
Lui rovist tra le sue carte finch trov qualcosa che gli rinfresc
la memoria. E dunque, sorella Joanna, vi far qualche domanda
a proposito di Geoffrey Scovill.
Mi colse talmente di sorpresa che trasalii. I suoi occhi scintillarono.
Ora ci racconterete del giovane arrestato insieme con voi
a Smithfield. So che l'avevano rilasciato quasi subito perch non
aveva commesso nessun crimine... Aveva solo cercato di proteggervi
quando la guardia del re vi aveva allontanata dalle fiamme. Ma mi
piacerebbe sapere come pu una novizia suscitare un tale istinto di
protezione e anche come avete conosciuto quell'uomo, a Londra.
Mi girava la testa. Ora frate Richard e frate Edmund avrebbero
scoperto che avevo nascosto di conoscere Scovill da prima di
tornare a Dartford e si sarebbero chiesti perch.
E... era in mezzo alla folla, a Smithfield e... ed era corso in
mio aiuto, balbettai. Non c' altro da sapere.
Non l'avevate gi incontrato prima di quel giorno?
No, risposi.
E da allora non l'avete pi rivisto?
No, ripetei.
Ma Layton non appariva convinto: qualcosa non gli quadrava.
Frate Richard e frate Edmund, disse, voi conoscete un certo
Geoffrey Scovill? Mi dicono che  un conestabile di Rochester.
Era finita. Ditelo e facciamola finita, pensai.
Invece, frate Richard rispose con voce chiara e tranquilla: No,
signore.
Anche frate Edmund neg con un cenno della testa.
Legh fece una smorfia di disgusto. Abbiamo sprecato abbastanza
tempo. Bisogna senz'altro adottare l'altra linea di condotta.
Ci dar sicuramente risultati soddisfacenti!
Ci detto, Legh e Layton uscirono a grandi passi dal locutorium
lasciando noi tre l da soli.
Subito, frate Richard mi fiss con uno sguardo furioso. Vi
rendete conto di che cos'avete fatto? sibil. Quella menzogna
potrebbe rovinarvi e rovinare pure noi due.
Ma perch avete mentito anche voi? gli chiesi. Frate Richard
usc a grandi passi dalla sala senza rispondermi.
Mi voltai verso frate Edmund. Lasciate che vi spieghi, lo
pregai.
Si era alzato anche lui e si stava allontanando da me, gli occhi
velati di dolore e confusione.
Io non vi giudico, mormor. Siamo tutti fragili e soggetti
al peccato.
Disperata, lo afferrai per un braccio. Ascoltatemi, fratello,
vi prego!
Si ritrasse. Devo andare da Winifred... ha bisogno di me. E
lasci il parlatorio.
Rimasi sola.
Richard Leyton e Thomas Legh se ne andarono al tramonto con
gli altri uomini. Mi aspettavo che durante i Vespri venisse fatto
un annuncio o fosse convocata una riunione speciale nella sala
capitolare. Avremmo chiuso presto, ne ero sicura. La devastazione
dell'alloggio della badessa era stato solo il primo passo.
Pur sapendo che non sarei stata ben accolta nell'infermeria,
decisi ugualmente di andarci prima delle ultime preghiere. Appena
varcai la soglia udii la voce morbida e musicale di Winifred. Sia
la tosse sia la febbre stavano calando. Era seduta e stava parlando
con il fratello, occupato a pestare erbe in varie scodelle.
Sorella Joanna! esclam. Non vi ho pi vista da stamattina.
Sapete che presto potr tornare nel nostro dormitorio?
Frate Edmund non si volt a salutarmi.
La vostra guarigione  opera di Dio, commentai.
Ma ci sono notizie anche pi belle di questa, prosegu lei.
Il priorato non sar soppresso! Suor Rachel  appena venuta a
comunicarcelo.
Rimasi sbalordita. Ha spiegato perch?
In realt, rispose frate Edmund, hanno rimandato la decisione
alla prossima primavera, il periodo in cui originariamente
era stata fissata la visita degli ispettori. Torneranno per allora.
Fu una gran gioia e un gran sollievo che frate Edmund mi
parlasse, ma quegli sviluppi mi lasciavano perplessa. Come mai
avevano stabilito di aspettare?
Qualcosa non va, sorella? chiese Winifred. Non sembrate
molto felice, stasera. E neppure mio fratello. Posso fare qualcosa
per sollevarvi?
Frate Edmund si gir dall'altra parte, dandomi di nuovo le
spalle. Nell'aria la tensione era palpabile.
Mi chinai per baciare Winifred sulla fronte, ora fresca come
la mia. Devo andare in dormitorio a vedere come sta sorella
Christina, sussurrai piano. Il Signore vi doni una notte serena.
Indugiai, sperando che frate Edmund dicesse qualcosa, ma
rimase in silenzio, cos uscii da l in fretta, perch non volevo che
Winifred mi vedesse piangere.
L'indomani, dopo la messa mattutina, nascosi sotto il mantellola mia lettera per il vescovo Gardiner e mi inerpicai su per la
collina, verso il boschetto.
L'aria era fredda e pungente e il terreno duro. L'inverno era
inesorabile. E ora che tutti gli alberi avevano perso le foglie, il
lebbrosario sembrava pi esposto che mai. Ma non appariva cos
desolato: in qualche modo, quel mattino soleggiato ma freddo
conferiva una certa dignit ai suoi muri diroccati.
Infilai la lettera nel solito nascondiglio. Era la pi importante
che avessi scritto fino a quel momento. Il vescovo Gardiner doveva
sapere che gli ispettori ci avevano chiesto velatamente se eravamo
a conoscenza dell'esistenza della corona, che avevano inutilmente
messo a soqquadro l'alloggio della badessa e infine promesso di
tornare in primavera.
Ero vicina al portale ad arco quando udii un rumore alle mie
spalle e con la coda dell'occhio intravidi guizzare un'ombra.
C'era qualcun altro tra le rovine.
Finsi di non aver sentito n visto niente e mi avviai verso
il boschetto in cima alla collina. Ero sicura che tra i ruderi del
lebbrosario ci fosse nascosta la persona incaricata da Gardiner di
prelevare le mie missive e spedirgliele in Francia.
Ora avrei finalmente scoperto chi era.
Trovai il posto giusto in cui aspettare, dietro l'albero pi grande
e alto. Da l riuscivo ancora a scorgere il lebbrosario, senza che
nessuno mi notasse.
Certo, riflettei, era ben strano che il misterioso personaggio
sapesse che proprio quel giorno avrei portato una lettera; visto che
non erano passate due settimane, come concordato, dalla precedente.
Quel messaggio l'avevo scritto prima del tempo, allarmata per
la comparsa degli ispettori di Cromwell. Era forse un individuo al
corrente di quanto avveniva tra le mura del priorato? In tal caso,
certamente non poteva trattarsi di un abitante del villaggio pagato
per quell'incarico.
Eccolo di nuovo: si stava muovendo furtivamente tra i ruderi
dell'edificio. Un mantello scuro sopra una tunica bianca. Allora
era una suora o un frate!
La testa mi gir forte. Frate Richard. Doveva essere lui. Era
vicino al vescovo Gardiner e sicuramente sapeva perch ero stata
rimandata a Dartford. Del resto, avevo sempre avuto l'impressione
che in qualche modo fosse al corrente della mia missione.
Ma poi l'emissario del vescovo di Winchester si stagli sulla
soglia del lebbrosario, stringendo in una mano la mia lettera. Era
frate Edmund.

 Capitolo 37.

Quando lui fu quasi in cima alla collina, uscii dal mio nascondiglio
e mi feci vedere. Ero sconvolta e infuriata, ma riuscii solo a dirgli:
Imbroglione!
Frate Edmund alz un braccio per proteggersi il viso, come se
l'avessi colpito. Incespic e per poco non cadde. Quando si raddrizz,
abbass il braccio e lo vidi in faccia: era paonazzo di vergogna.
Cosa sapete, fratello? gli chiesi.
Niente, rispose ansimando. Non spezzo i sigilli delle vostre
lettere. Il vescovo mi ha incaricato unicamente di venire a prenderle
nel nascondiglio segreto e poi recapitarle a Parigi. Essendo
uno speziale, ricevo e spedisco continuamente pacchetti; nessuno
fa domande.
E non avete idea del motivo per cui mi hanno rimandata qui?
lo incalzai alzando la voce, incredula.
 cos, insistette. Il vescovo mi ha imposto di non chiederlo,
che sarebbe stato pericoloso saperlo. Sono soltanto una sorta di
corriere.
Scossi la testa. Ma per quale ragione vi esponete tanto per
Gardiner?
Questo non posso dirvelo, rispose lui con le labbra tremanti.
Non potete dirmelo? gridai. Per volete sapere perch io
lo faccio? Perch spio le suore di Dartford? Volete saperlo, frate
Edmund?
Non mi rispose. Aveva davvero l'aria malata. Ma non ce la
facevo pi a trattenermi. Ha fatto torturare mio padre per indurmi
a venire qui e lavorare per lui. Questo ve l'ha detto, il vostro
stimato vescovo Gardiner?
Frate Edmund rest a bocca aperta. Vergine santissima, ma
non  possibile!
L'ho visto con i miei occhi straziato sulla ruota nella Torre, e
Gardiner era l a dare ordini al boia! Gli occhi mi si riempirono
di lacrime di rabbia. Lui mi ha costretta a tornare qui, dove non
mi volevano pi. Avete sentito dagli ispettori che fui arrestata a
Smithfield e rinchiusa nella Torre. Il vescovo aveva fatto pressioni
sulla badessa perch mi riammettesse. Mio padre  ancora nella
Torre. Io sono qui per trovare una certa cosa al priorato, una cosa
nascosta da moltissimo tempo. Se dovessi fallire, Dio solo sa quello
che accadrebbe a mio padre... e a me.
Ma cosa sta mai cercando, sorella Joanna? domand frate
Edmund con un filo di voce. Cosa lo spingerebbe a commettere
certe nefandezze pur di impossessarsene?
Se avesse voluto che lo sapeste, ve l'avrebbe detto lui. Frate
Edmund sussult e provai rimorso per la mia brusca franchezza.
Poi, sempre scossa dalla rabbia, soggiunsi: E frate Richard?
Perch  stato mandato a Dartford, lui?
Non lo so esattamente, rispose frate Edmund. Non ne parliamo,
non... esplicitamente. Ma credo che Gardiner l'abbia voluto qui
per proteggere il priorato mentre voi conducete la vostra ricerca.
E in cambio un giorno avr il suo monastero... sar finalmente
un priore? chiesi in tono sprezzante.
In verit, non ho bisogno di pattuire scambi di favori di quel
genere, disse una voce alle nostre spalle.
Dal boschetto si fece avanti frate Richard.
Vi ho seguita, sorella Joanna, ammise, senza il minimo
imbarazzo. Ho pensato che in un momento critico  necessario
agire in maniera pi decisa. Si tolse dalle spalle le foglie che gli
erano cadute addosso nel passare sotto gli alberi. Grazie, non ne
potevo pi di starmene nascosto l.
Frate Edmund e io non riuscimmo a spiccicare una parola.
Siete perspicace come sempre, frate Edmund, continu frate
Richard. Il vescovo Gardiner mi ha incaricato di proteggere il
priorato di Dartford e, per quanto possibile, anche sorella Joanna
nel corso delle sue ricerche. Compito che in alcune circostanze si 
rivelato decisamente difficile, aggiunse con un profondo sospiro.
Ma perch parlate di momento critico, fratello? volle sapere
frate Edmund. Gli ispettori di Cromwell sono ripartiti senza
ordinare la soppressione del priorato.
Frate Richard pest un piede per terra.  dura, vero? L'inverno
 alle porte. Non sarebbe cos facile demolire un priorato come
quello di Dartford, vasto quanto un castello, in questa stagione, in
particolare se fosse necessario scavare sottoterra. La distruzione,
ineludibile, dovr perci essere posticipata fino alla primavera,
quando il terreno sar pi morbido.
Ma non c' modo di evitare questo destino? chiesi.
Lui rise, ma con amarezza. C', in effetti c'. Credo che la
badessa abbia raggiunto una specie di accordo con Layton e Legh.
Loro le hanno rivelato quello che stanno cercando e lei intende
trovarlo.
Ve lo ha detto madre Joan? domand frate Edmund.
Certo che no. Diciamo che la mia convinzione si basa in parte
sulla deduzione e in parte sull'aver origliato dietro la porta. La
soppressione del priorato  stata sospesa fino alla primavera. Se
la badessa consegner l'oggetto in questione, loro risparmieranno
Dartford, altrimenti lo distruggeranno.
No, no, no! gemetti.
Ma se gli ispettori non sono riusciti a trovarlo finora, e nemmeno
sorella Joanna, come potr riuscirci lei? fece frate Edmund.
La badessa non va sottovalutata, rispose cupo frate Richard.
Oh, quella donna! Quanto mi fa dannare! Si massaggi le tempie
con un'espressione affaticata. Incarna la pi pericolosa delle
combinazioni, perch possiede in egual misura una stupefacente
capacit di giudizio e un'altrettanto stupefacente intelligenza. 
convinta che se dar a Layton e Legh ci che vogliono, salver
il priorato.
Salvarlo? esclamai. Ma il priorato  stato costruito proprio
allo scopo di nascondere quell'oggetto! Se la badessa lo scoprisse
senza conoscere il suo potere... Mi manc la voce.
Naturalmente mi sarebbe d'immenso aiuto sapere cosa stanno
cercando tutti, ribatt frate Richard. Gardiner non ha voluto
dirmelo.
E i due frati mi fissarono con un'espressione carica di aspettativa.
Ma  proprio quel che non posso dire a nessuno! esclamai.
Ho promesso a una persona molto importante che non avrei
mai rivelato il segreto del priorato di Dartford. Ne ho parlato al
vescovo Gardiner solo perch mi ha costretta con la violenza. Le
sue istruzioni prima di mandarmi qui sono state alquanto precise:
bocca cucita con voi due.
Frate Richard si volt, afflitto.
Fratello, il vescovo usa il sospetto per tenerci divisi, osserv
sommessamente frate Edmund. Se collaborassimo, avremmo
molte pi possibilit di successo, ma Gardiner sa bene che dalla
comune conoscenza nascono forza e unit d'intenti, e questo gli
fa troppa paura. Quell'oggetto deve possedere un tale potere che
lui non si fida a svelarcene il nome. Si fida soltanto di sorella
Joanna, perch la tiene in pugno con la paura. Ma nemmeno a lei
ha raccontato tutto.
Frate Richard annu. Alz il viso verso il cielo e chiuse gli
occhi, come se stesse riflettendo. Sotto la luce del sole, scorsi tra
i suoi capelli dei fili argentati che non avevo mai notato.
Il vescovo Gardiner si sbaglia, mormor, continuando a
tenere gli occhi chiusi.
Frate Edmund e io ci fissammo, perplessi.
L'immoralit della corte ha compromesso la sua capacit di
giudicare le persone, continu frate Richard, aprendo gli occhi.
Ci resta pochissimo tempo. Non si tratta di salvare le nostre case,
le nostre abitudini di vita. Tutti questi monasteri, nessuno escluso,
non sono altro che pietra e malta e vetro. Ci che  stato fatto a
pezzi si pu ricostruire. Chi  stato cacciato pu venir richiamato.
San Domenico andava in giro scalzo e senza un soldo tra la gente
per predicare la parola di Dio; la notte dormiva sulla nuda terra
e non mangiava quasi nulla. No, quel che si sta distruggendo 
l'anima dell'Inghilterra. Le forze delle tenebre si stanno rafforzando,
favorendo l'ignoranza, la sofferenza e la distruzione. Tutto
quanto  stato creato qui, nel nostro regno, sulla nostra isola, tutta
la fatica e la saggezza e la bellezza della nostra santa Chiesa  in
gravissimo pericolo.
Il cuore mi batteva forte. S, se il mondo fosse stato pi giusto,
frate Richard avrebbe dovuto guidare altri domenicani nel
loro servizio del Signore. Possedeva un autentico dono: il dono
dell'ispirazione.
Il vescovo Gardiner  convinto che ci sia qualcosa tra le mura
del priorato di Dartford, continu, qualcosa che, nelle mani
giuste, potrebbe far cessare la distruzione dei monasteri.
Ma in che modo? chiese frate Edmund.
E chi lo sa? A meno di appurare cosa sia questo qualcosa. Non
solo  la ragione per cui siamo stati mandati qui noi, ma anche
quella della visita degli ispettori. Ora bisogna assolutamente che
ci fidiamo l'uno dell'altro, che lavoriamo insieme per compiere
la missione cui il vescovo stesso tiene pi che a ogni altra cosa.
Finora nessuno  stato in grado di fermare Enrico Tudor. Suor
Elizabeth Barton, la devota fanciulla del Kent, profetizz contro
il divorzio del re e per questo fu impiccata. Il cardinal Fisher e
Thomas More si rifiutarono di riconoscere l'Atto di Supremazia e
vennero giustiziati. Morirono da martiri, venerati in tutto il mondo
cristiano, ma ci non scalf minimamente la determinazione del re
di sottomettere la Chiesa e governarla. Altri si sono rifiutati e sono
stati torturati e uccisi, tutti quei poveri abati e monaci e preti. E
non  servito a niente. L'intero Nord dell'Inghilterra si  sollevato,
ribellandosi e invocando il ripristino dei monasteri e delle festivit
dei santi, protestando contro lo strapotere di Cromwell, ma le loro
armate sono state schiacciate e i loro capi orrendamente uccisi.
Pensai a mia cugina Margaret con una fitta di dolore. Ma io
non riesco a trovarlo, sussurrai. Ci ho provato e riprovato. Non
ci riesco.
Lasciate che vi aiutiamo, mi preg frate Edmund. Sorella
Joanna, non volete proprio dirci di cosa si tratta?
Il suo tono implorante mi commosse. Le parole di frate Richard
mi avevano infiammata. Ma non potevo raccontare loro della
corona di Atelstano. Non potevo correre il rischio di condannare
a morte mio padre.
Un silenzio pesante cal tra noi. Gli uccelli avevano smesso di
cantare; si sentiva solo il frusciare del vento tra i rami degli alberi.
Ero gelata fin nelle ossa.
Frate Edmund si schiar la voce.  molto che siamo fuori del
priorato. Credo che dovremmo rientrare.
Dobbiamo, fratello, ma datemi ancora qualche minuto, disse
frate Richard. Sono venuto qui promettendo di aiutare il vescovo
Gardiner nella sua ricerca. Sappiamo che sorella Joanna  stata
guidata dall'affetto per suo padre, dalla paura per la sua vita.
Quelle parole mi sorpresero. Non lo credevo capace di tanta
comprensione.
Lui annu. S, sorella Joanna, mi addolora che siate stata trattata
cos brutalmente nella Torre. Questi tempi spaventosi hanno tirato
fuori il peggio dal vescovo Gardiner, bench mi renda conto che
si tratti di una scusa invocata da sempre per giustificare metodi e
comportamenti crudeli e disumani.
Vi ringrazio ugualmente per le vostre parole, mormorai.
E ora, soggiunse lui, rivolto a frate Edmund, potete dirmi
perch Gardiner vi ha scelto? Questo almeno devo saperlo.
L'altro sussult. Non  stato ai miei migliori istinti che il
vescovo ha fatto appello, come nel vostro caso, replic stizzito.
Diciamo che la mia situazione  pi simile a quella di sorella
Joanna.
Ora  giunto il momento di rivelarlo, lo incalz frate Richard.
Sul volto di frate Edmund pass un'ombra di profondo turbamento.
Avete citato l'Atto di Supremazia, poco fa. E quanti si
sono rifiutati di riconoscerlo preferendo abbracciare il martirio.
Anch'io non volevo accettarlo, tradire il Santo Padre e giurare
obbedienza a Enrico  ottavo, un uomo ossessionato dal desiderio per
la dama di compagnia di sua moglie. Si morse il labbro. Eppure,
avevo paura. Pregai che Dio mi desse coraggio, ma il coraggio
non arriv. Mi avevano raccontato dei monaci certosini. Non ce
la facevo ad affrontare la prospettiva di essere giustiziato per alto
tradimento. Di venire appeso a un cappio, tirato gi ancora vivo
e poi sventrato soffrendo atrocemente.
Barcollai, schiacciata dall'orrore delle immagini che stava
evocando.
Fu allora che lo presi per la prima volta, continu a voce
cos bassa che a malapena si riusciva a sentirlo.
Prendeste cosa? domand frate Richard.
Il rosso fiore dell'india.
L'altro rest senza fiato per la sorpresa. No, fratello, no!
Non avevo idea di che cosa stessero parlando. Come poteva
una persona prendere un fiore?
Vi ricordate, sorella Joanna, di quando accudivo Lettice
Westerly e le diedi qualcosa per alleviare il dolore?
I semi dell'immortalit?
Annu. Un certo fiore rosso che cresce in Oriente ha un potente
effetto sulla mente. Molti speziali e medici lo sanno, ma lo usano
di rado perch  estremamente difficile capire qual  la dose giusta
per ciascun paziente. Assumerne una quantit appena superiore al
necessario  letale. Io lo uso solo quando  certo che il paziente
morir comunque entro breve.
Quindi rischiate di morire ogni volta che lo prendete? chiesi,
sbalordita.
No, no, io lo consumo in una forma diversa, come tintura, in
proporzioni che mi ha insegnato un monaco itinerante, frate Mark,
che a sua volta le apprese in Germania. Mi disse di usarlo di tanto
in tanto per calmare i nervi e alleviare le sofferenze dell'anima.
Deglut. Per lui era una storia davvero molto difficile da raccontare.
La mia codardia riguardo l'Atto di Supremazia mi tormentava
talmente che presi la mia prima dose il giorno in cui arrivarono
gli inviati del re per farci giurare. E frate Mark aveva ragione. Allevi
davvero la mia sofferenza. Mi sentii cos sereno. Accettai di
riconoscere l'Atto e prestai giuramento quasi senza pensarci. Ma
non volevo affrontare la realt di quanto avevo fatto. Frate Mark
mi aveva ammonito a usarlo solo di tanto in tanto, ma l'indomani
stesso lo presi di nuovo.
Rise, emettendo un suono stridulo, roco, pauroso. Frate Richard
gli diede un colpetto sulla spalla, ma lui si ritrasse. Non posso
accettare la vostra compassione, disse. Questa cosa  una maledizione
per me, un'orrenda schiavit. E vado avanti cos da tre anni.
Ma allora perch continuate a prenderlo? gli domandai.
Non ho scelta! grid lui. Se cercassi di tirarmene fuori, se
smettessi completamente di prenderlo, starei male, mi assalirebbero
una nausea e un'agitazione terribili. E gli incubi! Oh, non potete
immaginare che incubi infligge quando cercate di liberarvene!
 quello che state provando adesso, constatai, capendo perch
il suo aspetto e il suo comportamento erano tanto cambiati.
Annu. Ne nascosi una piccola quantit nel cappuccio il giorno
in cui Geoffrey Scovill mi port in prigione a Rochester. Ma fin
in fretta e cominciai a patire i tormenti dell'addictus.
E come l'aveva scoperto il vescovo Gardiner? intervenne
frate Richard.
Ricevevo la mia droga nascosta in pacchetti che mi inviavano
certi mercanti veneziani; in molti lo fanno. Ci sono vittime nascoste
nei monasteri di tutta Europa. Anche medici.
Ne avevo sentito parlare, annu in tono grave frate Richard.
Il vescovo Gardiner ha molti contatti sul Continente e sono
convinto che avesse pagato qualcuno a Venezia per sapere chi
riceveva il fiore rosso qui in Inghilterra. Quando venne nella nostra
abbazia, era gi al corrente. Dapprima negai, ma gli fu facile
strapparmi la verit. Gli luccicarono gli occhi. Mi comunic
che avrei dovuto accompagnare voi, frate Richard, al priorato
di Dartford, per lavorare come speziale e aiutarvi nei modi che
avreste ritenuto opportuni. Ma poi ricevemmo quelle nuove lettere
separate, ricordate? Gli ordini erano cambiati. Avremmo dovuto
presentarci alla Torre di Londra e accompagnare sorella Joanna a
Dartford. E io sarei dovuto andare a prendere le lettere al lebbrosario
e spedirle in Francia senza aprirle n dirvi nulla al riguardo. Se
mi fossi rifiutato di trasferirmi a Dartford o non avessi rispettato
l'incarico affidatomi, mi avrebbero gettato in strada insieme con
gli altri frati scacciati, ma Gardiner si sarebbe anche premurato di
rendere pubblica la mia debolezza. Sarei stato rovinato per sempre.
Oh, frate Edmund, mi dispiace tanto! esclamai.
In quella cella a Rochester ho capito una cosa, continu
lui con voce rotta. Che preferirei morire piuttosto che tornare a
patire le sofferenze di un addictus. Non ne ordiner pi, mai pi.
Pregher Dio perch allevi il mio tormento, ma se non lo far,
accetter il mio castigo e morir volentieri.
Si mise a singhiozzare, coprendosi il viso con le mani tremanti.
Vedendolo piangere e immaginando i suoi tormenti, mi prese
una rabbia ancora pi forte. Frate Richard aveva ragione: di fronte
avevamo forze spietate e terribili. La ricerca del potere assoluto
da parte del re aveva distrutto tante vite: tra le sue mogli, tra i suoi
sudditi, sia nobili sia popolani, e adesso nella sua Chiesa. Mio zio
il duca di Buckingham e mia cugina Margaret avevano conosciuto
entrambi una fine terribile. E ora mio padre marciva nella Torre di
Londra. La pia Caterina d'Aragona, moglie del re per vent'anni,
era morta sola e abbandonata; soltanto Dio sapeva quale destino
aspettava la recalcitrante principessa Maria. La processione dei
martiri e delle vittime di Enrico  ottavo era lunghissima.
Frate Edmund, cominciai, devo dirvi una cosa.
Lui abbass le mani e mi fiss, sconvolto dal dolore.
Ci che il vescovo Gardiner cerca, che re Enrico  ottavo e Thomas
Cromwell cercano,  la corona di Atelstano.
Entrambi i frati caddero in ginocchio e si misero a pregare,
rendendo grazie.
Su quella collina sopra il lebbrosario raccontai tutto. Di
Atelstano che vinse una storica battaglia con in testa una preziosa corona,
e di come questa a un certo punto giunse in Francia, restando sepolta
l per secoli e venendo poi scoperta, nascosta un'altra volta,
riscoperta e infine inviata in Inghilterra. Riferii ci che avevo letto
a proposito della morte di re Riccardo Cuor di Leone, del Principe
Nero e del principe Arturo Tudor, tutti morti prematuramente
dopo essere venuti in qualche modo a contatto con la corona. E
della visita al priorato del principe Arturo con la moglie Caterina
d'Aragona e sua madre, la regina Elisabetta. Descrissi i bassorilievi
raffiguranti la corona e i gigli che avevo notato un po' dappertutto l
a Dartford e ammisi che, nonostante tutte le mie ricerche, senza la
lettera testamentaria della badessa Elizabeth Croessner non avevo
ancora scoperto dove fosse nascosta la corona.
Frate Edmund ascolt turbato il mio racconto, ma alla fine mi
parve perplesso.
Ho letto qualcosa su Atelstano e so che fu uno dei nostri primi,
e pi importanti, re, disse. Ma perch una corona donata da un
sovrano francese al padre della sua futura sposa avrebbe significato
tanto per lui? Per quale motivo l'avrebbe portata in testa durante
la battaglia di Brunanburh? Com' possibile che abbia ancora un
terribile potere secoli dopo la sua morte? E come potrebbe impedire
la distruzione del priorato?
Erano le domande che avevano tormentato anche me e restammo
l a fissarci, presi da un'angosciosa frustrazione.
Frate Edmund tir un respiro profondo. Spiegatemi bene come
la corona arriv ad Atelstano.
Era una delle reliquie ereditate da Ugo Capeto, risposi.
Frate Edmund mi afferr per un braccio. Reliquie? Di quale
santo?
Il libro non lo specifica.
E da chi le eredit Ugo Capeto? insistette.
Le reliquie erano appartenute a Carlomagno. Ugo Capeto
discendeva da lui.
Frate Edmund s'immobilizz, come folgorato, al punto che
frate Richard gli si avvicin e lo scosse. Vi sentite male? Fratello,
parlateci!
Fu il diluvio. Lacrime miste a risa incontrollate, una reazione
che mi spavent. Calmatevi! lo implorai. Vi prego!
Lui cominci a correre, poi si gir di scatto e torn da noi. Ma
non capite? ci disse con uno sguardo allucinato. Non riuscite a
mettere insieme tutte le tessere del mosaico?
No, risposi. Parlate!
Carlomagno visse nell'ottavo secolo. Port migliaia di anime a
convertirsi alla vera Chiesa. Fond cattedrali, universit, monasteri,
santuari. Ebbe la volont, il potere e la devozione di raccogliere e
custodire le reliquie pi sacre della neonata Chiesa cattolica. Non
capite quale corona possedeva?
Ce n'est pas possible! esclam frate Richard, facendosi il
segno della croce.
Non capisco, spiegatemi, implorai.
Era la corona di Cristo, disse frate Edmund, la corona di
spine che portava quando fu crocifisso. Secondo la tradizione, era
una delle reliquie che Carlomagno possedeva.

 Capitolo 38.

La nostra discussione continu poi la sera nella biblioteca del priorato,
dove ci ritrovammo tutti e tre. Frate Richard si era inventato
una scusa per la badessa: il vescovo Gardiner gli aveva richiesto di
fare con urgenza una ricerca. Ho capito che sospettava qualcosa,
ma non ha osato opporsi a Gardiner, disse.
Non ancora, pensai.
Seduti a un tavolo coperto di libri e documenti del priorato,
frate Richard e frate Edmund stavano disquisendo come solo due
frati domenicani molto colti potevano fare su un argomento di
storia della religione: la corona giunta a re Atelstano era quella
che Cristo portava al momento della crocifissione?
La corona di spine  custodita sotto stretta sorveglianza nella
Sainte-Chapelle a Parigi, disse stancamente frate Richard. Non
 mai stata in Inghilterra. Rimase in Terrasanta finch, nel tredicesimo
secolo, il re crociato Baldovino di Costantinopoli riusc a
ottenerla e la vendette a Luigi nono.
Ma non vi siete mai chiesto come mai Baldovino rivel di possedere
la corona di spine proprio quando si ritrov pericolosamente
indebitato con i veneziani? lo stuzzic frate Edmund. Luigi la
pag centotrentacinque libbre ed estinse i debiti di Baldovino.
Rabbrividii di vergogna all'idea che un oggetto sacro fosse
acquistato e venduto da sovrani interessati solo al loro tornaconto
personale.
Ricordate, la corona fu venduta dopo la terza crociata, continu
frate Edmund. Parlare di storia gli infondeva nuova energia
e adesso sembrava molto meno sofferente. Per secoli reliquie
e oggetti sacri d'ogni genere erano stati scoperti in Terrasanta e
portati in Europa dai crociati. Ne arrivarono a fiumi. E, alla fine,
comparve anche la corona di spine. Strano, no?
Quindi, secondo voi Luigi nono, il venerato san Luigi, e tutti
i re francesi sono stati dei babbei, ribatt frate Richard. Non
dimenticate che furono due frati domenicani a scortare la corona
a Parigi. Dite quel che volete dei sovrani d'Europa, ma un frate
domenicano non avrebbe mai potuto essere imbrogliato. Eppure,
continuate a credere che la corona facesse veramente parte di una
dote offerta nel decimo secolo per conquistare un'oscura principessa
inglese?
Basta, per favore! esclamai. Sono cos confusa!
I due frati sorrisero impacciati. Perdonateci, sorella Joanna.
Potremmo continuare tutta la notte a discutere di questa vicenda,
disse frate Edmund. Cominciamo dall'inizio.
D'accordo, concord frate Richard alzandosi. E l'inizio
... il Golgota. Prese un volume delle Sacre Scritture, cerc un
passo, poi, traducendo dal latino, lesse: Allora Pilato fece prendere
Ges e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona
di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello
di porpora; quindi gli si pararono davanti e gli dissero: "Salve, re
dei Giudei!" E lo presero a schiaffi. Allora Ges usc, portando la
corona di spine e il mantello porpora. E Pilato disse: "Ecco l'uomo!"
La corona di spine ha sempre rappresentato qualcosa di molto
profondo per me, continu a bassa voce frate Richard. Qualcosa
che rimanda alla sofferenza e all'umiliazione, certo, ma anche al
fatto che tutti noi dobbiamo sperimentare il dolore per accedere
alla trascendenza.
Frate Edmund annu. La croce su cui Ges fu crocifisso, i
chiodi che trapassarono il suo corpo, la corona di spine, l'iscrizione
che diceva "Re dei Giudei", la lancia che un romano us per
trafiggergli il costato: queste sono le reliquie della Passione. Dopo
la crocifissione furono conservate a Gerusalemme dai seguaci di
Ges e per qualche secolo non accadde nulla. Ma poi Roma divent
cristiana e sant'Elena si rec a Gerusalemme.
Sant'Elena? La madre di Costantino, il primo imperatore
cristiano? chiesi.
S, molto brava, sorella Joanna! esclam frate Richard. E cos
da lui appresi che nell'anno 326 Elena era arrivata a Gerusalemme
per raccogliere testimonianze sulla vita di Ges. Aveva scoperto la
vera croce, in pezzi, e fatto costruire una chiesa per ospitarla. Nei
secoli successivi erano state rinvenute altre reliquie della Passione e
i cristiani avevano cominciato a recarsi in Terrasanta per venerarle.
I primi documenti scritti che riferivano di una visita alla corona
di spine risalivano al sesto secolo, mi spieg frate Richard. In quella
stessa epoca gente priva di scrupoli cominci a rubare reliquie e a
saccheggiare tombe e cripte, perch si credeva che persino le parti
pi insignificanti del corpo di un santo minore - un'unghia, una
ciocca di capelli - possedessero poteri taumaturgici.
Dappertutto sorsero templi e santuari dove i pellegrini facevano
voti, imploravano guarigioni... e portavano offerte in denaro,
prosegu frate Edmund con una smorfia. Poi, nell'ottavo secolo,
arriv Carlomagno, il primo sovrano di un impero d'Occidente
veramente cristiano. Era un devotissimo - e ricchissimo - collezionista
di reliquie. Secondo me  pi che credibile che, insieme
con i frammenti della croce, la lancia e tutte le altre reliquie della
Passione, Carlomagno si fosse assicurato anche la corona di spine.
Che poi pass al suo discendente, il primo Capeto.
Frate Richard tamburell con le dita sul tavolo. Ma esiste
un'altra ipotesi...
I due frati si guardarono, poi frate Edmund annu, come se
avesse letto nel pensiero del confratello. La distribuzione.
Fratelli, vorreste spiegarmi, per favore? sbottai, irritata.
Perdonateci un'altra volta, sorella, replic frate Edmund. 
possibile che sia la corona che Ugo don ad Atelstano sia quella
conservata a Parigi siano sacre.
Come?
Secondo la tradizione, sui rami con cui era stata intrecciata la
corona di Ges c'erano settanta spine. Si dice che a un certo punto
la corona fu spezzata e le spine vennero distribuite.
Ma chi mai avrebbe commesso una tale profanazione? sussultai,
sbalordita.
Sul mondo delle reliquie, rispose frate Richard,  sempre
gravata un'ombra. Gli uomini sono creature fragili, soggette alla
superbia e all'avidit.
Il suo cinismo mi ripugnava. Forse nel passato, in tempi in cui
non si conoscevano le verit divine, si potevano commettere certi
errori, concessi. Ma certo non oggi. Nessuno metterebbe mai
in dubbio l'autenticit delle reliquie custodite nei templi inglesi.
Sulla biblioteca cal un mesto, opprimente silenzio. Entrambi
i frati evitarono il mio sguardo.
No! Non pu essere vero! gridai. Mi state dicendo che oggi
nei nostri monasteri si raccontano delle menzogne?  impossibile!
Frate Edmund si sedette e si chin sul tavolo. Sorella Joanna,
voi siete una giovane forte. Bisogna che vi aggrappiate alla fede
ascoltando quello che sto per dirvi. Fece un respiro profondo.
Presso la Hailes Abbey, nel Gloucestershire,  custodita una
fiala di sangue:  esposta fin dal tredicesimo secolo e da sempre
si sostiene che contenga il sangue di Cristo.
S, certo, lo so. Le mie cugine Margaret Bulmer e la duchessa
di Norfolk si recarono in pellegrinaggio in quell'abbazia tanti anni
fa, annuii. Non vorrete raccontarmi che...
La frase mi mor in gola. Mi sembr di rivedere Margaret, seduta
accanto al fuoco, che mi parlava con reverente stupore della
bellezza spirituale incontrata nei suoi pellegrinaggi.
I monaci avevano riempito la fiala di sangue di maiale,
spieg frate Richard senza tradire la minima emozione. Erano
gi circolate delle voci, ma poi l'anno scorso, messi alle strette,
lo ammisero. Anche in altri monasteri si sono verificati episodi
analoghi.
Quell'ultima disillusione mi colp come una frustata. Mi alzai.
Se  vero, replicai con foga, e non posso credere che sareste cos
crudeli da raccontarmi una cosa del genere se non ne foste certi,
allora a che scopo lottiamo per salvare i monasteri, per fermare
Cromwell nella sua campagna di distruzione del nostro modo di
vivere? A che scopo, se  tutto costruito su menzogne?
Frate Edmund si alz di scatto e mi prese le mani tra le sue.
Non sono tutte menzogne. La corruzione, anche se in esigua
misura, esiste nelle comunit religiose d'Inghilterra,  vero. Altrimenti
perch, secondo voi, gli ispettori del re sono riusciti a
stilare relazioni che giustificano la soppressione delle abbazie?
D'altra parte, chiunque conduca un esame abbastanza prolungato
e approfondito pu trovare errori e manchevolezze. Per nei nostri
monasteri ci sono anche tanta devozione e autentica spiritualit.
Stiamo percorrendo un cammino che ci ha portati a Dartford,
sorella Joanna, spieg frate Richard, per amore della saggezza,
della verit, della giustizia... di Dio. Voi siete stata costretta a
intraprenderlo, come pure frate Edmund, ma penso che anche voi
crediate in questo cammino.
Chinai la testa. Mi torn in mente quando noi consorelle di
Dartford ci eravamo strette in cerchio a pregare e piangere la morte
della povera suor Helen. Di come ci aiutavamo e sorreggevamo
nei momenti difficili, sentendo, proprio nelle prove pi dure, il
meraviglioso, salvifico potere della nostra fede.
S, mormorai, alzando lo sguardo. Ci credo.
Sul viso di frate Edmund apparve un'espressione di sollievo.
Allora occupiamoci della corona di Atelstano, disse. Siamo
d'accordo sul fatto che al re sassone fu donata una corona che un
tempo era stata, in una qualche forma, la corona di spine?
Frate Richard annu con convinzione.
Ora, non ho mai letto da nessuna parte che la corona di Cristo
abbia dei poteri intrinseci, tranne quello di essere venerata. Dunque
la pericolosit del suo contatto - le morti sospette di re Riccardo,
del Principe Nero e del principe Arturo - dev'essersi manifestata pi
tardi, all'epoca di Atelstano. Quel re fu in qualche modo testimone
della sua trasformazione. Evidentemente, la corona divent cos
potente o incontrollabile che bisogn nasconderla, mantenendo
segreto il luogo dov'era stata occultata.
Lord Chester parl dei segreti del priorato di Dartford la notte
in cui mor, rammentai.
Frate Richard sospir. S,  vero.  possibile che un uomo
tanto dissoluto conoscesse il segreto della corona?
A un certo punto, Geoffrey Scovill si convinse che la morte
di Sua Signoria avesse una qualche relazione con la conoscenza
di un segreto del priorato, soggiunsi.
Entrambi i frati si incupirono sentendo nominare Geoffrey, e
io colsi l'occasione per raccontargli la storia della nostra strana
amicizia: di come Geoffrey mi avesse difesa e protetta a Smithfield,
del suo arresto per questo e della sua richiesta di non rivelare al
coroner e a Campion di essere stato rinchiuso nella Torre.
Nonostante vi abbia aiutata, non ho alcuna simpatia per lui, rivel
frate Richard risentito. Eppure... effettivamente ci sono degli
aspetti del comportamento di lord Chester durante il banchetto...
alcune delle cose che disse... che lasciano perplesso anche me.
Per esempio l'arazzo, osserv pensosamente frate Edmund.
Reag in modo cos strano quando lo vide. Come se suor Helen
vi avesse intessuto un messaggio che soltanto lui poteva capire.
Quindi, chiese frate Richard, credete che suor Helen sapesse
dell'esistenza della corona a Dartford e che stesse cercando di
comunicarlo al mondo attraverso i suoi disegni per gli arazzi?
Mi battei una mano sulla fronte. Il biglietto! esclamai.
Oh, s, il biglietto! mi fece eco frate Edmund dopo un attimo
di esitazione.
Quale biglietto? fece frate Richard.
Nel mio letto ho trovato nascosto un messaggio: Cercate
l'arazzo degli Howard. Ho supposto che l'avesse messo l suor
Helen poco prima di sentirsi male. Credete che l'arazzo che ora
appartiene agli Howard possa contenere degli indizi?
E l'arazzo incompiuto? domand frate Richard. Potrebbe
aiutarci?
Scossi la testa. Non ci sono volti finiti da esaminare. Suor
Helen  morta prima di arrivare a quella fase del lavoro.
Frate Edmund concord, spiegando che aveva anche lui esaminato
l'arazzo senza trovare nella sua storia o nelle sue figure
niente che sembrasse rimandare a un qualche significato occulto.
Se solo potessimo vedere quell'arazzo, ora... sospirai, scoraggiata.
Frate Richard frug freneticamente nella sua pila di registri e
pergamene. So che esiste un libro mastro degli arazzi di Dartford
venduti nel corso degli anni, borbott. Un minuto dopo aveva gi
trovato il registro e stava scorrendo un elenco con l'indice. Eccolo!
annunci. Grande arazzo, di soggetto mitologico greco, venduto
al duca di Norfolk... 1533... come dono di nozze al duca e alla
duchessa di Richmond... da appendere a Wardour Castle, nella
contea del Wiltshire, di compropriet della duchessa di Richmond.
C' una descrizione dell'arazzo, a parte il riferimento al soggetto
mitologico greco? s'inform ansiosamente frate Edmund.
Temo di no.
I due frati si voltarono verso di me. La transazione avvenne
ben prima che voi entraste a Dartford, sorella Joanna, ma per caso
ricordate di averne sentito parlare? chiese frate Richard.
No, risposi con rammarico. Per la duchessa di Richmond
dovrebbe essere in grado di descrivermelo.
Frate Richard mi fiss con aria dubbiosa. E perch dovrebbe
fare una cosa simile per voi?
Perch  una mia lontana cugina, replicai. Prima di sposarsi,
la duchessa di Richmond era Mary Howard, la figlia del duca
e della duchessa di Norfolk. Siamo parenti. Ricordavo bene la
graziosa ragazza dai capelli rossi che era venuta a Stafford Castle
con la madre - e con Margaret e Charles Howard - dieci anni
prima. Dopo di allora l'avevo vista qualche altra volta. Mary era
affezionata a noi Stafford...
Le scriver una lettera domani, promisi. Il duca di Richmond
 morto l'anno scorso, ma se Wardour  un suo appannaggio vedovile,
la duchessa adesso potrebbe risiedere proprio l. Le chieder
il maggior numero possibile di particolari.
Frate Richard sorrise. Ah, non bisogna mai sottovalutare i
vostri contatti!
Mi strinsi nelle spalle. Alludere alla mia appartenenza alla
famiglia Stafford mi imbarazzava sempre.
Frate Edmund si massaggi le tempie, pi preoccupato che
mai. Trovare la corona  essenziale, ma  solo met del nostro
compito. Dobbiamo capire qual  il suo potere. E per riuscirci
bisogna saperne di pi sulla sua storia, scoprire perch era tanto
importante per Atelstano. Sto pensando a quello che disse a sorella
Joanna il vescovo Gardiner: " pi di una reliquia.  nello stesso
tempo una benedizione e una maledizione". Vorrei tanto conoscere
meglio la storia del regno di Atelstano.
C' una biblioteca presso cui potreste documentarvi, in cui
siano conservati libri e testimonianze riguardanti quel periodo?
gli chiesi.
Lui mi fiss e lo sguardo gli s'illumin. Sono un idiota...
mormor. Poi si alz di scatto, si precipit verso uno scaffale e
afferr con impeto un volume.
Era l'elenco delle abbazie e dei priorati d'Inghilterra. Trov
quasi subito la pagina che cercava e ci punt sopra un dito tremante.
La prima riga in alto diceva: Abbazia di Malmesbury, fondata nel
675. Vidi che sotto c'era una lista di nomi - quelli dell'abate e dei
monaci residenti - e una descrizione delle sue propriet.
Frate Edmund indic un paragrafo. Guardate... disse con
un filo di voce.
Lessi: L'abbazia custodisce inoltre la tomba di Atelstano,
re dei Sassoni, che nell'anno 940 chiese di esservi sepolto. Nel
monastero sono conservati documenti relativi ai quindici anni
del suo regno.
La sua tomba! esclamai. Dove si trova Malmesbury?
Nell'estremo Nord del Wiltshire, rispose frate Edmund. A
poco pi di una settimana di viaggio da qui.
Ma vi sentite abbastanza bene da viaggiare? chiese frate
Richard.
Oh, s. Mi servono solo un altro paio di giorni per curare mia
sorella, per essere sicuro che si sia ristabilita completamente. Poi
partir per Malmesbury.
Non mi sar difficile giustificare la vostra assenza, riflett
frate Richard. Il vescovo Gardiner mi ha dato una copia del suo
sigillo da usare in caso di bisogni urgenti, prevedendo che avrei
potuto avere necessit di creare un documento, un ordine proveniente
da lui.
Falsificherete delle carte? si stup frate Edmund.
Come tutti i bravi domenicani, sono una persona pratica,
ribatt frate Richard. In quanto economo e amministratore del
priorato di Dartford, ho facolt di autorizzare partenze per brevi
periodi di tempo.
Un ottimo piano, si compiacque frate Edmund.
I due si sorrisero.
Fratelli, intervenni a quel punto,  davvero un ottimo piano,
tranne per un particolare.
Loro si voltarono verso di me con aria sorpresa.
E sarebbe? chiese frate Edmund.
Che io verr con voi, risposi.

 Capitolo 39.

Era troppo presto perch nevicasse. N quando stavo a Stafford
Castle, nelle Midlands, n da quando vivevo a Dartford, nel Sud
del Paese, avevo mai visto, se non di rado, fioccare prima di Natale.
Ma lungo la strada per il Wiltshire, il sesto giorno, quand'eravamo
ormai vicini alla nostra meta, l'aria si fece gelida e il cielo divent
quasi nero per le nuvole. I fiocchi cominciarono a cadere, prima
radi e lievi, poi sempre pi fitti e grossi. L'inverno minacciava
di essere rigido come quello dell'anno passato, il pi freddo a
memoria d'uomo; le acque del Tamigi erano ghiacciate al punto
che i ricchi lo percorrevano sopra enormi slitte.
Frate Edmund, che cavalcava davanti a me, si volt: aveva il
cappuccio coperto di neve e l'aria preoccupata. Gli sorrisi, cercando
di rassicurarlo, ma lui rest serio, tir le redini e spron il cavallo.
Frate Edmund non avrebbe voluto che lo accompagnassi. E
nemmeno frate Richard. Si erano opposti furiosamente a quell'idea.
Giustificare la mia necessit di lasciare il priorato sarebbe stato
molto pi difficile. E poi c'erano i rischi di un lungo viaggio, senza
contare, naturalmente, il fatto inaudito di un frate che viaggiava
con una novizia.
Metterete a repentaglio l'intera impresa, aveva sbraitato
frate Richard con il suo tono pi minaccioso. Sorella Joanna,
devo assolutamente insistere perch restiate qui e lasciate che frate
Edmund raggiunga da solo l'abbazia di Malmesbury.
Allora partir da Dartford per conto mio, avevo ribattuto.
Me ne sono gi andata una volta senza permesso. E sono capacissima
di rifarlo.
Loro due mi avevano fissata, troppo sconvolti per obiettare
qualcosa.
So bene che potr essere punita o persino cacciata dal priorato
al mio ritorno, avevo aggiunto, ma che importanza ha? In
un modo o nell'altro, entro la primavera si compir comunque
il nostro destino. Grazie ai miei contatti', come avete detto voi,
frate Richard, dovremmo riuscire a essere accolti al castello di
Wardour e a vedere con i nostri occhi l'arazzo degli Howard. Poi
potremmo ripartire alla volta dell'abbazia, che si trova sempre
nel Wiltshire, e l sapere tutto quanto c' da sapere su Atelstano.
Sono stata mandata qui per trovare la corona, per fare il possibile
per trovarla, e voglio farlo.
Non avendo altra scelta, i frati si erano arresi e avevano organizzato
il viaggio. Frate Richard aveva preparato un documento
scritto in apparenza dal vescovo Gardiner, con tanto di sigillo,
in cui si richiedeva la presenza di frate Edmund e me a Londra.
La badessa ci aveva accordato il permesso senza fare domande
e ci aveva preparato le autorizzazioni necessarie per assentarci per
pi di qualche ora dal monastero.
Avrei dovuto esserne contenta, e invece la sua nuova compiacenza
mi preoccupava. Quando ci aveva dato la sua benedizione
mentre montavamo in sella ai migliori cavalli di Dartford, madre
Joan aveva guardato oltre me, verso i campi, e io compresi che
dopo la partenza degli ispettori di Cromwell raramente mi aveva
fissata negli occhi.
Chiss se avrebbe scritto a Gardiner, scoprendo cos che non
sapeva nulla del nostro viaggio. Ma se anche ne avesse avuta
l'intenzione, non avrei potuto certo fermarla. Frate Richard aveva
detto che intendeva tenerla d'occhio; bisognava soltanto sperare
che fosse in grado di superare in astuzia la formidabile badessa
di Dartford.
Le mie compagne di noviziato erano uscite per salutarci. Winifred
si era completamente ristabilita. Il giorno prima era tornata
nel nostro dormitorio e aveva ripreso a svolgere le sue mansioni.
Ora avevo pi paura per Christina, cos cupa e silenziosa, e tanto
pallida. Mi ero detta che durante la mia assenza sia lei sia Winifred
sarebbero state bene e che, comunque, potevano contare
l'una sull'altra.
Frate Edmund e io avevamo salutato con la mano e ci eravamo
avviati. Appena il priorato era scomparso alla vista, entrambi ci
eravamo sfilati in fretta e furia la tonaca. Sotto, io portavo il semplice
abito che avevo quando ero tornata al priorato dalla Torre,
mentre frate Edmund era vestito da gentiluomo di campagna. Era
stata una mia idea. Dopo aver visto lo scompiglio che suor Agatha
e io avevamo creato attraversando Dartford vestite da monache,
dubitavo che saremmo riusciti ad arrivare anche solo alle porte di
Londra portando le tonache del nostro ordine. Adesso non eravamo
pi frate Edmund e sorella Joanna, ma due fratelli, in viaggio per
urgenti questioni di famiglia.
John, il nostro aiutante stalliere, si era allarmato appena aveva
saputo che ci saremmo tolti le tonache. Il po ver'uomo aveva accettato
di buon grado di accompagnarci a Londra per la sua devozione
a frate Edmund, ma si era spaventato quando lo avevamo avvertito
che la nostra era una missione in incognito e che non saremmo
affatto andati a Londra, bens nel Wiltshire.
Abbiamo bisogno che badi ai cavalli, John, che controlli che
siano nutriti, abbeverati e tenuti al sicuro, gli aveva spiegato frate
Edmund. Aveva, per, tralasciato di dirgli che ci serviva anche
qualcuno che si presentasse come servitore, altrimenti saremmo
sembrati troppo miserabili, oltre che troppo esposti ai furti.
E torneremo comunque a Dartford entro quindici giorni?
aveva chiesto John. Mia moglie aspetta un bambino, fratello.
S, John, lo so, gli aveva risposto con gentilezza frate Edmund.
Potremmo impiegare dai quindici giorni alle tre settimane, ma
non di pi, te lo prometto.
John aveva strabuzzato gli occhi. Per un attimo avevo temuto
che ci avrebbe piantati in asso e sarebbe tornato al priorato al
galoppo, raccontando tutto alla badessa e mandando a monte la
nostra missione prima ancora che cominciasse.
Ma John non ci aveva abbandonati. Al contrario, si era messo
in riga come un bravo soldato. E durante il viaggio si era rivelato
preziosissimo, non solo badando ai cavalli, ma procurando cibo
quando le nostre provviste di pane e pesce sotto sale si erano esaurite
e precedendoci nelle locande lungo la strada per assicurarci
un alloggio.
Abbandonata la periferia di Londra, avevamo imboccato l'ampia
strada che tagliava a occidente attraversando tutta l'Inghilterra
fino al Galles. Avevamo cavalcato tra boschi di alberi bassi
inframmezzati da allevamenti di pecore recintati e vasti campi,
dove gruppetti di contadini tagliavano le stoppie del grano da
mischiare con la paglia e usare come foraggio invernale. Di tanto
in tanto attraversavamo una cittadina sede di mercato; alcune
avevano delle chiesette, e ogni volta che il tempo ce lo permetteva
ci fermavamo per una rapida preghiera. Nelle citt pi grandi
c'erano locande per viaggiatori, luoghi dove non ero mai stata
prima. Quando viaggiavamo con la mia famiglia ci fermavamo
sempre a dormire dai nostri parenti, nelle loro residenze o nei
loro castelli. Certe locande erano accoglienti e confortevoli; altre,
invece, brutte, rumorose e sudicie. Ma a me non importava.
Alla fine di una giornata passata a cavallo ero sempre esausta:
mi buttavo sul letto e mi addormentavo subito.
Mi preoccupava che frate Edmund fosse cos taciturno. A volte
avevo paura che non mi parlasse perch era ancora arrabbiato per
la mia insistenza nel volerlo accompagnare. Altre volte, invece,
pensavo che stesse facendo appello a tutte le sue energie, fisiche e
mentali, per combattere la battaglia contro il suo demone. Quando
aveva confessato la sua debolezza, ci aveva parlato di incubi
angosciosi. Bastava dare un'occhiata ogni mattina alla sua faccia
- cinerea e sudata - per capire che quel tormento non era ancora
cessato. Le ore faticose passate a cavallo attraverso la fredda
campagna, al contrario, sembravano rinvigorirlo e rianimarlo. Alla
fine della giornata era decisamente pi simile al frate Edmund che
avevo conosciuto.
Una sera, mentre cenavamo, mi ero resa conto della complessit
dei suoi sentimenti nei confronti di Gardiner.
Quando mi dissero che il vescovo in persona stava venendo
a Cambridge, alla vigilia della soppressione del nostro convento,
la notizia mi eccit moltissimo, aveva ammesso.
Ma perch?
 in assoluto la mente pi brillante uscita da Cambridge negli
ultimi cinquant'anni.
Ero rimasta sconcertata. Ma, frate Edmund, fu lui ad architettare
i cavilli legali per giustificare il divorzio del re da Caterina
d'Aragona!
Certo, lo fece, senza dubbio per ingraziarsi Sua Maest. E
ci riusc. Ma all'epoca nessuno sapeva fino a che punto il nostro
sovrano era disposto a spingersi, quali fossero le sue reali intenzioni
nei confronti della vera religione. Il re, la nobilt, il popolo:
erano in molti a desiderare disperatamente un erede maschio per
il regno, altrimenti saremmo diventati nient'altro che un Paese
portato in dote dalla principessa Maria quando fosse andata in
sposa a un re straniero.
Avevo scosso la testa, delusa. Perch nessuno crede che Maria
potrebbe governare questo Paese per diritto proprio?
Frate Edmund aveva riflettuto per qualche istante. Una regina
che governa da sola? Ma saprebbe essere abbastanza forte
da reggere questo Paese ribelle e violento? Poi, notando la mia
espressione, aveva aggiunto: Perdonatemi, sorella Joanna. Non
intendevo offendervi.
Ma certo che vi perdono. Parlate da inglese e questa, naturalmente,
non  una sorpresa, visto che siete inglese.
Aveva riso. E voi invece parlate come una mezza spagnola!
Era rimasto un attimo in silenzio. S, Caterina d'Aragona era
assolutamente convinta che sua figlia avesse diritto al trono. E
cos pure suo nipote, l'imperatore Carlo. E lui, Carlo, controlla
il Papa. Per questo il nostro re non pot ottenere l'annullamento
del suo matrimonio dal Santo Padre. Dovette staccarsi da Roma
e accordarsi da s, in quanto capo della Chiesa d'Inghilterra, il
permesso di divorziare.
Con l'aiuto di Gardiner, avevo ribadito.
Il vescovo tent di evitarlo, di impedire la soppressione dei
monasteri.
Cos mi ha detto, avevo osservato aspramente.
Ma, sorella Joanna, fece un tentativo coraggioso; nel 1532
pubblic un documento, un'argomentazione in difesa della struttura
religiosa dell'Inghilterra. S'intitolava Risposta degli Ordinari.
Rischi di costargli tutto.
Lo avevo fissato. In che senso?
Quando Warham mor, tutti ritennero che Gardiner sarebbe
stato nominato arcivescovo di Canterbury. Per colpa di quel documento,
tuttavia, fece infuriare il re e perdette il ruolo di primo
segretario. Al suo posto fu nominato arcivescovo Thomas Cranmer,
che  un fedele alleato di Cromwell. Ora sono entrambi pi vicini
al re, il quale un tempo defin Gardiner "la mia mano destra".
Mi ci era voluto un attimo per assimilare quelle rivelazioni.
Perci, Gardiner  senza dubbio un sostenitore della vera fede,
avevo replicato.
Un'ombra aveva oscurato il volto di lui.
C' dell'altro? gli avevo chiesto.
Aveva annuito. Il cardinale Wolsey scelse accuratamente
Gardiner per averlo al suo servizio e fece lo stesso con Thomas
Cromwell. Ma quando il cardinale cadde in disgrazia, Gardiner
lo abbandon al suo destino, rifiutandosi di aiutarlo. Cromwell,
si dice, pianse per la sorte del suo maestro, Gardiner no, bench
gli dovesse tanto quanto lui.
Mi era tornato in mente lo strano tono della voce di Gardiner
quando aveva parlato del cardinale Wolsey nella Torre di Londra.
Siamo finiti nella rete di un uomo estremamente infido, avevo
sussurrato, abbassando lo sguardo sul tavolo graffiato. Poi avevo
rialzato gli occhi e fissato frate Edmund. Non mi avete raccontato
come si comport con voi Gardiner quando arriv a Cambridge.
Lui si era incupito. Speravo che mi avrebbe preso al suo servizio,
che forse avrebbe riconosciuto le mie qualit di studioso. Invece
voleva semplicemente che aiutassi frate Richard, e poi anche voi.
Mi tiene in scarsa considerazione, per via della mia debolezza.
A quel punto avevo allungato timidamente una mano dandogli
un colpetto sul braccio. Dovete perseverare, gli avevo sussurrato.
Sono passati solo quindici giorni da quando siete arrivato a
Dartford, giusto? I vostri patimenti finiranno presto.
Lui aveva annuito senza dire nulla. La mattina seguente, aveva
sempre il volto grigiastro. Ci rimettemmo in viaggio e la spolverata
di neve non contribu certo ad alleviare la sua sofferenza.
John spunt in fondo alla strada e trotterell verso di noi. Ho
trovato la strada per Wardour Castle! grid.
Frate Edmund e io spronammo i cavalli per seguirlo. Presto
saremmo arrivati a casa di mia cugina, Mary Howard Fitzroy.
Bench non la vedessi da quando aveva tredici anni, avevo
sentito parlare tanto di lei. Per la sua bellezza e intelligenza era
l'orgoglio del padre, il duca di Norfolk, che le era affezionato
quasi quanto al suo erede, il conte di Surrey. Tutti si aspettavano
un matrimonio brillante per lei, e infatti, ad appena quindici anni,
aveva sposato Henry Fitzroy, il duca di Richmond, anche lui
quindicenne e figlio illegittimo del re, che l'aveva avuto da Bessie
Blount, una dama di compagnia di Caterina d'Aragona. Per anni
erano circolate voci sugli sforzi di Sua Maest per far riconoscere
legalmente il duca di Richmond come suo successore. Voci che,
tuttavia, avevano perso completamente significato perch Henry
Fitzroy era morto l'anno prima, lasciando vedova mia cugina.
La strada che conduceva alla sua propriet, Wardour Castle, era
poco pi che una pista. Aveva smesso di nevicare, ma il terreno era
ancora umido e scivoloso e procedevamo lentamente, con cautela.
Il sole aveva fatto capolino tra le nuvole quando scorgemmo
finalmente il castello, al centro di una radura sullo sfondo di un
lago scintillante. Era un massiccio edificio di pietra bianca, ornato
di torri e torrette, finestrelle triangolari e merlature, circondato da
un ampio fossato asciutto. Per raggiungere il portale principale
bisognava passare su un ponte levatoio che, per fortuna, quel giorno
era abbassato. Purtroppo, per, la saracinesca, munita di punte
acuminate, era chiusa, impedendo l'accesso al maniero.
Nella garritta all'inizio del ponte c'era una guardia che dormiva.
Frate Edmund la svegli.
Sono Joanna Stafford, una parente della duchessa, e desidero
vederla oggi stesso, gli annunciai.
L'uomo mi guard con un'espressione ostile e io mi aspettai che
mi rispondesse che la duchessa non era l. Wardour infatti sembrava
disabitato. In quel caso, avrei comunque insistito per lasciarle
una lettera. Le regole dell'ospitalit prevedevano che i visitatori
fossero ricevuti da un maggiordomo o una governante e che gli
si offrisse qualcosa da bere. Sarebbe stata la nostra occasione per
visitare le stanze principali, alla ricerca dell'arazzo di Dartford.
Senza dire una parola, la guardia ci precedette sul ponte levatoio.
Un ragazzo dai capelli di stoppa saltato fuori dal nulla corse
a prendere i nostri cavalli. John volle restare con loro.
Il ponte levatoio era vecchissimo e in certi punti il legno si
sbriciolava sotto i piedi.
Qualcuno dentro il castello doveva averci visti arrivare, perch
la saracinesca si alz con un cigolio delle catene ormai arrugginite.
Il portale si apr e comparve una donna dal viso spigoloso.
 una parente della duchessa, grugn la guardia prima di
andarsene.
La donna ci squadr sospettosa: non eravamo vestiti come dei
nobili e il suo abito era pi elegante del mio.
Le dissi il mio nome ed entrai senza aspettare che mi facesse
accomodare. Era importante non chiedere il permesso. Frate
Edmund mi segu e, quando la donna lo guard pi da vicino, la
sua circospezione si trasform in apprensione. Un altro istante e
avrebbe chiamato qualche servitore.
Mi sorprende che mia cugina tenga al suo servizio una persona
cos sgarbata, sbottai.
L'altra si gir verso di me, fece di malavoglia un inchino e poi
ci accompagn nel cuore del castello.
Attraversammo dei portici e un grande cortile, poi salimmo una
scala di pietra che si apriva sul vasto salone dei banchetti, dove il
fuoco ardeva in un altissimo, imponente camino. Di fronte, c'era
un tavolo con delle sedie. Su una, vidi una donna vestita di nero.
La domestica corse a riferirle qualcosa, poi si ritir in un angolo.
La sala era talmente vasta che impiegammo un po' per
attraversarla. A mano a mano che ci avvicinavamo al camino, il cuore
cominci a battermi forte. La donna accanto al fuoco mi pareva
molto familiare: somigliava in tutto e per tutto a mia cugina Margaret.
I capelli biondo ramato che le spuntavano da sotto la cuffia
alla francese, l'ovale allungato del viso, la figura esile, erano
proprio i suoi.
Ci osserv mentre attraversavamo il salone, ruotando il calice
che teneva in una mano. Appena la raggiunsi, mi resi conto che era
Mary Howard Fitzroy, identica nell'aspetto alla sua bellissima zia.
Abbassai il cappuccio del mantello per farmi riconoscere e
m'inchinai come il galateo prevedeva davanti a una duchessa
vedova. Vostra grazia... dissi.
Cugina Joanna? ribatt lei con tono stupito. Cosa ci fate
qui?
Stiamo attraversando la contea e ho voluto fermarmi a farvi
visita, risposi con disinvoltura, seguendo il copione che avevamo
stabilito. Questi  Edmund Sommerville, che mi accompagna
nel viaggio.
Frate Edmund s'inchin.
Ma voi non siete una suora, Joanna? chiese, ancora perplessa.
Cos' accaduto? Il vostro monastero  stato soppresso?
No, Dartford resiste ancora. Ci stiamo recando in un'altra
abbazia, per questioni riguardanti l'ordine domenicano.
Davvero? Mi sembra molto strano... I suoi occhi si spostarono
rapidamente su frate Edmund e poi tornarono su di me. In
effetti, ho avuto vostre notizie. Mia madre mi ha scritto che vi
trovavate in qualche guaio.
Niente di grave, minimizzai, cercando di sviare il discorso.
Ma Mary insistette. Aveva sentito dire che vi avevano rinchiusa
nella Torre di Londra e che avevate dato dei problemi a mio padre.
Accanto a me, frate Edmund s'irrigid. Nel camino il fuoco
scoppiett e un ciocco sfrigol forte.
Corsi il rischio e ammisi semplicemente: Be', cugina,  vero.
Con mia sorpresa, sorrise. Per non era il sorriso di Margaret;
era scaltro, quasi malizioso. Rabbrividii: mi ricordava proprio il
duca di Norfolk.
Evviva, Joanna! ridacchi. Indic con la mano una bottiglia
di vino sul tavolo. Lasciate che faccia portare altri calici, per
brindare alla vostra salute. Mi capita cos di rado di avere qualcuno
con cui bere un bicchiere. I miei vicini non mi piacciono e non mi
sono ancora abbassata a farlo con i domestici.
A un suo cenno, la donna dal viso spigoloso riapparve con
due calici. Non avevo nessuna voglia di tracannare del vino, ma
rifiutarlo sarebbe stato scortese. Cos levammo assieme le coppe
alla nostra salute e bevemmo.
Dunque non vi piace qui? domandai, incuriosita. E allora
perch ci state?
 l'unica casa che possiedo; l'ho avuta in eredit, come
appannaggio vedovile, per contratto matrimoniale, rispose.
Le terre, le residenze e il denaro di mio marito sono tornati
tutti al re.
Ma questo non  giusto e neppure legale, osserv frate Edmund.
Mary rovesci la testa all'indietro e rise. Come siete spassoso,
mastro Sommerville! Le ci volle un po' per smettere di ridere.
Chiss quanto aveva gi bevuto quel giorno. Sua Maest il mio
caro suocero, il re, aveva sostenuto che il matrimonio non era del
tutto valido perch non era stato consumato. Naturalmente, non
l'avevamo consumato per suo ordine. Il re riteneva che suo figlio
fosse troppo delicato di salute per affrontare qualsiasi "eccesso
coniugale", come l'aveva definito, prima di compiere diciotto
anni. Traguardo a cui non  mai giunto. Lev il calice. E cos,
eccomi qui, una vedova vergine con un castello cadente nel bel
mezzo del Wiltshire.
Ma, e i vostri genitori? mi affrettai a chiedere. Mi faceva
sentire a disagio parlare di verginit femminile davanti a frate
Edmund.
Mia madre passa tutto il suo tempo a dettare lettere, soprattutto
a Cromwell, in cui si lamenta di mio padre e descrive le sue crudelt.
Mi dicono che il Lord del Sigillo Privato trova sommamente noiosa
la corrispondenza della duchessa di Norfolk. Quanto al duca, me
ne sto alla larga da lui, dato che parla di organizzarmi un secondo
importante matrimonio. Appoggi la testa allo schienale della
sedia. Preferirei restare ad ammuffire qui, piuttosto.
Non sapevo che cosa dire. Bevvi un altro sorso di vino; l'alcol
mi faceva girare la testa. Posai il calice. Frate Edmund si agit
nervosamente sulla sedia.
Cugina Mary, cominciai, ho sentito dire che per le vostre
nozze avevate ricevuto in dono un arazzo realizzato a Dartford,
da esporre qui a Wardour. Ci interesserebbe moltissimo vederlo.
Mary mi fiss per qualche secondo, poi scosse la testa. Dapprima
lo avevamo appeso in questo salone, ma poi  stato spostato
nella camera da letto di mio marito. E a me non  permesso entrare
l. Non potevo farlo neppure quando lui era vivo...
Frate Edmund e io ci scambiammo una rapida occhiata.
Cugina, per noi significherebbe molto vederlo, insistei.
Mi dispiace, Joanna. Non  possibile. Gradite un altro po'
di vino?
Com'era obbediente, come si sottometteva alla loro volont,
quella del padre, il duca di Norfolk, e quella del suocero, il re!
Alzai una mano. No, cugina Mary. Non voglio altro vino. Per
oggi ne ho gi bevuto abbastanza. Io dico che  ora che ordiniate
ai vostri servitori di trovare la chiave di quella stanza. Questa 
la vostra casa, giusto? E per met siete una Stafford. Gli Stafford
sono gente di carattere.
Arross e io temetti di aver esagerato nel pungolarla in quel
modo. Invece, con studiata indifferenza, si alz, mand a chiamare
la sua dama di compagnia e diede l'ordine.
In realt, la sua servit mostr ben poca della resistenza che
aveva temuto. In breve ci ritrovammo al piano superiore e, senza
degnare d'uno sguardo la sua stizzita dama di compagnia, entrammo
nella camera da letto del defunto duca di Richmond. Era
ampia e arredata lussuosamente. Mary salt tutta contenta sul letto.
Finalmente! esclam ridendo, mentre la cuffia le scivolava via
e i lunghi e folti capelli le ricadevano sulla schiena.
Frate Edmund intanto si era diretto verso la parete dov'erano
appesi tre arazzi.
Quello di Dartford era al centro e possedeva tutte le
caratteristiche dei nostri manufatti: l'ampia variet di colori, la raffinatezza
dei particolari e il gruppo di personaggi mitologici.
Rappresentava due donne e un uomo. Una delle figure femminili
stava su uno sfondo di campi di grano, frutta e ortaggi che creavano
un'esplosione di colori. Teneva per mano una giovane molto
bella, che indicava la parte inferiore dell'arazzo, dove un uomo
aitante e barbuto emergeva da una buia spelonca. Nessuno dei tre
personaggi somigliava a qualcuno che avessi mai visto al priorato.
Sapete di quale mito si tratta? domandai a frate Edmund.
Lui annu.  quello di Persefone.
S, la sposa degli inferi, conferm mia cugina Mary. Una
compagna perfetta per me ora, non pensate? Rise ancora, cercando
di mettersi a sedere. Mio fratello Surrey adorava questo arazzo,
come pure mio marito. Erano cresciuti insieme, sapete? S, a mio
fratello questo arazzo piace pi dell'altro di Dartford, esposto a
Norfolk House.
Gli Howard possiedono un altro arazzo di Dartford? domandai.
S, quello di Lambeth  pi antico e anche pi grande di questo,
replic Mary, che finalmente era scesa dal letto.
Ricordate quale mito rappresenta? s'inform frate Edmund
in tono ansioso.
Mary socchiuse gli occhi, cercando di farsi venire in mente
il disegno dell'arazzo. So che raffigura un gruppo di sorelle, di
sorelle che danzano.
Sorelle nel senso di suore? chiesi, cercando di mantenere
un tono calmo.
No, sono sicura che non sono suore. Si avvicin e sfior con
un dito il bordo dell'arazzo. Personalmente preferisco questo. Un
giorno Persefone, spieg, indicando la giovane al centro della
scena, stava cogliendo fiori; Ade, il dio degli inferi, la vide, se ne
innamor e apr un baratro nella terra per trascinarla nel suo regno.
Non staremo a soffermarci su ci che accadde poi, visto che sono
ancora illibata, aggiunse ridacchiando. Sua madre Demetra, la
dea delle messi, la cerc ovunque e, non riuscendo a trovarla, and
da Zeus per chiedergli cosa fosse accaduto alla figlia.
Zeus conosceva la verit, naturalmente, intervenne frate Edmund
proseguendo il racconto, ma siccome Ade era suo fratello
minore, non poteva portargli via del tutto Persefone. Escogit
allora un compromesso: per sei mesi l'anno Persefone sarebbe
vissuta con la madre e per gli altri sei con Ade, il marito, negli
inferi. Quando madre e figlia erano insieme, il sole era caldo e
la natura in pieno rigoglio. Quando, invece, Persefone scendeva
di nuovo negli inferi, le piante seccavano e arrivava il freddo,
perch Demetra piangeva l'assenza della figlia e la profanazione
della sua virt da parte di Ade. Cos gli antichi Greci spiegavano
l'alternarsi delle stagioni.
Mary batt le mani, felice come una bambina. Raccontate
questa storia quasi bene quanto mio fratello Surrey, che  un poeta.
Siete davvero molto istruito. Vi prego, restate qui con me almeno
per qualche giorno: mi farebbe cos piacere la vostra compagnia!
Frate Edmund arross. Forse non gli era mai capitato prima di
essere lodato da una donna bella e giovane. Sentii una strana fitta.
Mary spost lo sguardo su di me e sorrise maliziosamente. Che
ne sar di voi, Joanna, se tutti i monasteri saranno soppressi? mi
chiese. Smetterete di essere una suora?
Veramente non ci ho mai pensato, risposi.
Suppongo vi sia noto che mio padre e io seguiamo i precetti
della riforma religiosa. L'ha voluto il re, disse.
Voi sapete perch sono stata rinchiusa nella Torre, vero, cugina?
replicai, profondamente delusa. A maggio sono andata
a Smithfield.
Chin la testa. Povera zia Margaret... Gi, siete stata l'unica
abbastanza coraggiosa da farlo, voi e... vostro padre. Rialz
il capo e mi fiss con aria incuriosita. A proposito, dov' ora
vostro padre?
Paga il prezzo di chi agisce secondo coscienza e non spinto
dall'ambizione, risposi bruscamente.
Mi fulmin con un'occhiata.  facile dare giudizi per voi,
Joanna. Voi non frequentate la corte, ve ne state nascosta a Stafford
Castle o nel vostro monastero; non sapete cosa significa trovarsi
alla presenza del re. Come s'infuria, cos, e fece schioccare le
dita, quando non viene obbedito. No, non avete la minima idea
di quanta paura pu fare.
 qui che vi sbagliate! gridai. So meglio di chiunque altro
quanto fa paura essere davanti a re Enrico!
Mentre Mary e frate Edmund si voltavano a fissarmi, turbati,
mi morsi il labbro, furibonda con me stessa per essermi lasciata
sfuggire tanto.
Mi girai di scatto verso la porta. Ce ne andremo immediatamente,
decisi.
Ma siete appena arrivati! protest Mary, guardando frate
Edmund.
Mi dispiace, ribattei con voce ferma.
Dove siete diretti? chiese lei, con aria imbronciata.
All'abbazia di Malmesbury, risposi. Frate Edmund fece una
smorfia. Avevo di nuovo parlato troppo.
Ma  lontana da qui e le strade non sono belle, disse Mary.
Non ce la farete mai ad arrivarci prima del tramonto.
Troveremo una locanda lungo la via.
Una locanda? esclam, incredula. Che idea! Squadr frate
Edmund dalla testa ai piedi e sul suo viso si disegn un altro di
quei sorrisetti maliziosi. Ma in fondo, chi sono io per interferire
con i vostri piani, cugina Joanna?
Adesso anch'io ero imbarazzata come frate Edmund.
Riattraversammo con lei il castello, seguiti dalla sua dama
di compagnia che ci stava alle calcagna come un'ombra. Giunti
all'entrata principale, Mary chiam un servitore. Va' da Luke
e digli di venire immediatamente, gli ordin. Poi, rivolta a
noi, soggiunse: Dovete assolutamente avere una guida che vi
accompagni fino a Malmesbury; questo mio garzone conosce
benissimo le strade.
Ma potremmo non ripassare di qui al ritorno, obiett frate
Edmund.
Luke  capace di tornare dovunque si trovi, replic mia
cugina.
Quando il garzone arriv, lo riconobbi subito: era il ragazzo dai
capelli di stoppa che aveva preso in custodia i nostri cavalli. Luke,
conosci la strada per l'abbazia di Malmesbury? lo apostrof Mary.
S, Vostra Grazia, rispose lui.
Allora mettiti a disposizione di questi signori, gli ordin.
Prendi un cavallo veloce.
Ci salutammo. Mary rimase a guardarci dal portone mentre
montavamo in sella, seguiti da John e ora anche da Luke. La salutai
un'ultima volta con la mano e poi partimmo, mentre la pesante
saracinesca si riabbassava cigolando alle nostre spalle.
Spronai il cavallo e mi affiancai a frate Edmund.
Allora, cosa avete dedotto dall'arazzo? gli chiesi.
Ci sono delle analogie con l'altro, quello esposto a Dartford
durante il banchetto. Una giovane cade nelle grinfie di un uomo
e viene salvata, almeno in parte, da un personaggio pi anziano,
di famiglia.
Ma cosa c'entra questo con la corona di Atelstano? domandai
ancora, stando attenta a parlare sottovoce.
Non lo so esattamente, rispose.
Pensate che l'arazzo di Dartford conservato a Lambeth potrebbe
dirci di pi? Forse suor Helen voleva che vedessimo quello.
Sembrerebbe pi attinente con il priorato. Questo di Wardour non
ci ha suggerito niente.
Frate Edmund riflett per qualche istante. Non siatene cos
sicura. Credo che scegliendo quei miti suor Helen stesse cercando
di comunicare qualcosa su una lotta che sapeva essere in atto al
priorato, una lotta tra desideri mondani e salvezza, forse tra il bene
e il male stessi.
Rabbrividii, ma non per il freddo.

 Capitolo 40.

Arrivammo nella cittadina di Amesbury prima del crepuscolo. Mia
cugina non aveva mentito sulle difficolt del tragitto: avevamo
proceduto lentamente attraverso il Wiltshire fino a raggiungere poi
una strada pi ampia che correva tra Londra ed Exeter. Amesbury,
con la sua chiesa parrocchiale e il suo piccolo mercato, sorgeva su
quel tracciato e, come ci disse Luke, aveva anche una bella locanda.
Esausti, frate Edmund e io entrammo. Era un ambiente spazioso,
con un alto soffitto imbiancato. Il proprietario ci accolse sulla
soglia con un'espressione preoccupata.
Mi chiamo Edmund Sommerville; mia sorella e io cerchiamo
alloggio, si present frate Edmund. Avremmo bisogno di due
stanze, di una stalla per i nostri cavalli e di un giaciglio nel fienile
per i nostri due servitori. Naturalmente siamo pronti a pagare.
Oh, sono spiacente, signore, abbiamo solo una camera libera.
Fu una sorpresa. Fino a quel momento non avevamo mai avuto
problemi a trovare stanze separate, visto che il periodo non era dei
pi adatti per viaggiare.
Non mi piace mandare via i clienti, ma in citt c' anche un'abbazia
benedettina, soggiunse il locandiere. Sono bravi monaci,
vincolati all'ospitalit. Potreste inviare uno dei vostri servitori a
vedere se hanno delle stanze libere.
Frate Edmund scosse la testa. Prima della partenza avevamo
stabilito che non avremmo alloggiato in nessuna comunit religiosa,
per timore di rivelarci involontariamente per chi eravamo.
Ah, non siete seguaci della vecchia fede... Perdonatemi se
vi ho suggerito questa soluzione, soggiunse nervosamente il
locandiere, equivocando la sua reazione.
Frate Edmund sospir. Non preoccupatevi. Sono disposto a
pagarvi pi del dovuto; davvero avete una sola stanza?
Vorrei tanto potervi accontentare, disse l'uomo, tormentandosi
le mani, ma stasera qui abbiamo una grande festa.  gi capitato
altre volte che fratello e sorella dividessero una camera; gli ambienti
sono spaziosi e posso far sistemare un pagliericcio in pi.
Diedi un colpetto con il gomito a frate Edmund. Non possiamo
rimetterci in strada. Ci arrangeremo in una stanza.
Molto bene, annu frate Edmund.
Serviamo pasti caldi ai nostri ospiti, ma non siamo una taverna,
quindi l'ambiente sarebbe adatto per vostra sorella. Permetteteci
di offrirvi pasticcio di pesce caldo e birra.
La prospettiva era molto pi allettante del tozzo di pane freddo
preso dalle tasche della sella.
La sala laterale, con una mezza dozzina di tavoli di legno, si
rivel gradevole come promesso. Nel camino ardeva un bel fuocherello
e in pochi minuti ci furono serviti un piatto fumante di
pasticcio di pesce caldo e boccali di birra fresca.
Non  proprio il genere di bevanda che ci ha servito la duchessa,
vero? osserv frate Edmund, sorridendo.
Alzai le spalle. Ha un buon sapore.
Lui mi fiss pensieroso dall'altra parte del tavolo.
Cosa c'? gli chiesi.
Lo trovo non comune, il vostro carattere, sorella Joanna. Al
priorato, e anche adesso, in questo viaggio faticoso, non vi ho mai
sentita lamentarvi per nessuna privazione o disagio.
Non rinunciamo forse tutti alle comodit e ai lussi mondani
quando abbracciamo la vita religiosa?
S, certo. Ci nonostante, dopo aver conosciuto vostra cugina,
il vostro comportamento e il vostro contegno mi paiono ancor pi
straordinari.
Le sue parole mi suscitarono una calda sensazione di piacere.
Credevo che la vostra ammirazione andasse alla duchessa mia
cugina, commentai timidamente.
Non  il genere di donna che un frate domenicano ammirerebbe,
replic lui sorridendo.
Un frate pu provare ammirazione per una donna?
Apr la bocca, ma subito la richiuse. Con mio grande stupore,
sembrava imbarazzato.
Dall'entrata sentimmo provenire un allegro schiamazzare di voci
maschili e un istante dopo fummo raggiunti dal pi straordinario
dei gruppi che si possa immaginare. Venne a sedersi ai tavoli una
dozzina di uomini, tutti vestiti da monaci o da frati, ma non dello
stesso ordine. Erano quasi tutti benedettini, ma notai anche due
francescani e un agostiniano. L'unico ordine assente era il nostro,
quello dei domenicani.
Il pi singolare di tutti era un monaco cistercense. Vestito con
una tonaca bianca e uno scapolare nero, aveva una carnagione
chiarissima, gli occhi azzurri e una frangetta di capelli bianchi,
bench non potesse avere pi di trentacinque anni. Con sconcerto
mi resi conto che doveva essere un albino.
Si sedette a un tavolo vicinissimo al nostro. Frate Edmund non
riusciva a staccare gli occhi dai nuovi arrivati.
Vi porgo i miei saluti in questa bella serata, disse con voce
melliflua il monaco cistercense. Sono frate Oswald.
Vedendo che frate Edmund era rimasto senza parole per lo
stupore di fronte a quel convito di monaci, risposi io: Salute a
voi, fratello. Siamo Joanna e Edmund Sommerville, in viaggio dal
Kent per affari di famiglia.
L'altro sorrise.  un piacere fare la conoscenza di una cos
bella coppia. Da quanto siete sposati?
Non siamo sposati, rispose frate Edmund. Joanna  mia
sorella minore.
Gli occhi di frate Oswald si spostarono rapidamente da me a
frate Edmund e viceversa: evidentemente aveva notato che non
ci somigliavamo per nulla. Ah, benissimo, annu con la stessa
voce melliflua. Bevve una lunga sorsata della birra che gli avevano
servito. Non siamo fortunati, fratelli? Non ci sorride forse, Dio?
Prima ascoltare la messa in una chiesa benedetta, poi tornare in
questa locanda e condividere un pasto generoso, e ora incontrare
due brave persone, un fratello e una sorella anch'essi in viaggio.
Gli altri monaci si voltarono a guardarci e ci sorrisero amichevolmente.
Qual  la vostra meta? s'inform frate Edmund.
Frate Oswald sorrise. La verit divina, rispose.
Amen, fratello, amen! gridarono gli altri monaci.
Abbiamo una meta spirituale, spieg frate Oswald. Viaggiamo
per questo Paese andando alla sua ricerca. Non possiamo
pi cercarla nelle abbazie, perch sono state soppresse per ordine
del re e noi siamo stati costretti ad andarcene. Ma questo non  un
impedimento. No, no, no. Ci siamo riuniti tutti insieme - o potremmo
anche dire che siamo stati attirati gli uni verso gli altri - per
viaggiare come se fossimo una sola persona. Un giorno troveremo
la risposta alle nostre domande: come servire al meglio Dio? Come
vivere nel modo migliore il resto dei nostri giorni qui sulla terra?
E comprenderemo anche perch l'Onnipotente ha permesso che i
nostri ordini religiosi venissero soppressi in Inghilterra.
Frate Edmund abbass lo sguardo sul tavolo. Vidi le sue esili
spalle tremare e temetti che perdesse il controllo davanti a tutti.
Posso farvi una domanda? chiesi, per riempire quel pericoloso
silenzio.
Ma certo, signorina Sommerville.
Sussultai, sentendomi chiamare cos. Mi vergognavo a ingannare
una persona come frate Oswald nascondendogli la mia vera identit.
Per proseguii: Vi spostate di chiesa in chiesa percorrendo
l'Inghilterra e cercando un'illuminazione attraverso la preghiera?
Partecipiamo alla messa ogni volta che ci  possibile, rispose.
Ma cerchiamo anche Dio nelle foreste, nei campi, nei mercati e in
ogni luogo in cui si manifesti la sua sapienza. Siamo venuti qui, ad
Amesbury, per recarci in pellegrinaggio in un sito tra i pi antichi
del mondo. Si chiama Stonehenge. Ne avete mai sentito parlare?
M'irrigidii sulla sedia.  vicino?
Oh, s. Credo che in questa taverna si fermi perlopi gente
arrivata qui per andare a visitarlo.
Da bambina avevo sentito a proposito di Stonehenge storie
terrificanti, che lo descrivevano come un tempio costruito secoli
prima da giganti irlandesi. Ma non  un luogo di culto druidico?
domandai.
Noi apriamo le nostre menti e i nostri cuori a qualsiasi segno
di Dio, signorina Sommerville, e abbiamo sentito dire che a volte
a Stonehenge Egli parla ai fedeli all'alba.
Frate Edmund alz lo sguardo. All'alba? chiese con voce roca.
Frate Oswald lo fiss attentamente, indugiando con gli occhi
cerulei sul suo berretto, quasi vedessero la tonsura che si celava sotto.
Vorreste unirvi al nostro pellegrinaggio mattutino? domand
con voce gentile. Il sito si raggiunge agevolmente a piedi da qui.
Partiremo subito prima dell'alba.
Oh, no, non siamo degni di accompagnarvi, replic frate
Edmund.
Frate Oswald sorrise. Tutti sono degni, in virt dell'amore di
Dio, osserv. E anche se vi ho appena conosciuti, sento fortemente
che voi e vostra sorella dovreste venire con noi.
Frate Edmund mi guard. Se volete, andiamo, mormorai.
Lui annu con occhi pieni di gratitudine.
Ci accordammo per trovarci con frate Oswald e gli altri prima
del sorgere del sole. Quasi tutti loro avevano pagato per avere una
stanza; frate Oswald ci spieg che invece lui e altri due monaci
avrebbero dormito per terra nelle stalle. Per suo stesso desiderio:
da vero cistercense, non aveva pi riposato in un letto da quando,
ancora ragazzo, aveva pronunciato i voti.
Frate Edmund e io salimmo nella nostra camera. Era spaziosa
e il locandiere, come aveva promesso, aveva sistemato per terra un
pagliericcio con una coperta. C'era persino un bel fuoco acceso.
Frate Edmund esit sulla soglia. Sono pi che mai persuaso
che tutto ci non sia conveniente, disse. Posso benissimo dormire
nella stalla, con frate Oswald, John e Luke.
Ma guardate quanto spazio c'! protestai. Non posso prendermelo
tutto per me!
E va bene, cedette dopo una lunga e imbarazzante pausa di
silenzio. Ma appenderemo un lenzuolo tra i letti, per garantirvi
maggiore intimit.
Una volta che ebbe sistemato quella specie di paravento, mi
rannicchiai nel letto sotto la coperta e mi sfilai l'abito.
Nella stanza si udiva solo il crepitio del fuoco.
Buonanotte, frate Edmund, dissi nervosamente.
Solo parecchi istanti dopo, quando ormai ero convinta che si
fosse addormentato, frate Edmund bisbigli: Buonanotte, sorella
Joanna.
Ero talmente stanca che crollai nel sonno e dopo un po' sognai
di trovarmi in un campo pieno di fiori, che coglievo e mettevo in
un cesto. A un tratto una mano bianca mi afferr per il polso e
caddi, dapprima sulla terra umida e poi pi gi, sempre pi gi,
lungo una galleria che m'inghiott.
Mi ritrovai seduta in una caverna, con le ginocchia strette al
petto. C'era dell'acqua che gocciolava in una pozza. Udii dei passi
e cominciai a respirare affannosamente. Poco pi tardi un uomo
s'inginocchi accanto a me, sorridendo e cercando di tranquillizzarmi.
Non vi accadr nulla di male, sorella Joanna.
Conoscete il mio nome?
L'uomo annu.
Sentii una gran debolezza e mi sdraiai sul pavimento della
caverna; l'acqua gocciolava pi rapidamente nella pozza accanto
alla mia testa. Chiusi gli occhi. Capii che stava per accadermi
qualcosa, ma non volevo vedere e nemmeno alzarmi.
Sentii frusciare sul mio corpo una brezza lievissima, un soffio
delicato. Non c'erano mani su di me, solo quella brezza. Mi
accarezzava, sfiorandomi con tocchi leggerissimi, dolorosamente
prolungati. Il gocciolio dell'acqua divent ancora pi rapido, quasi
una cascata. Udii respiri brevi, ansimanti, affannosi, ma non di
un uomo; erano respiri di donna. Le membra mi bruciavano e
formicolavano.
Mi svegliai di soprassalto. La frescura e la brezza carezzevole
erano svanite. La coperta era tutta aggrovigliata e io ero sudata
e turbata.
Provai una profonda vergogna: avevo fatto un sogno peccaminoso.
Mi girai verso la finestra accanto al letto. La luna era alta
nel cielo; era ancora notte fonda.
Ero stanca, eppure in preda a una grande agitazione. Chiss se
frate Edmund stava dormendo. Se era sveglio, dovevo parlargli. Era
egoistico da parte mia, e profondamente sbagliato, ma sentivo un
gran bisogno che lui mi rassicurasse, che mi dicesse che non ero
una persona orribile. Mi misi a sedere e con una mano che tremava
scostai il lenzuolo che fungeva da paravento: alla luce della luna,
vidi che il pagliericcio era vuoto. Frate Edmund se n'era andato.
Mi rannicchiai di nuovo sotto la coperta. Evidentemente, alla
fine doveva aver deciso di andare a dormire nella stalla. Mi lasci
perplessa, ma in fondo anche stranamente sollevata.
Mi riaddormentai subito.
Prima dell'alba ero gi in piedi. Mi vestii e scesi di sotto.
I monaci e i frati si erano radunati nel cortile fuori della locanda.
Frate Edmund stava parlando con due benedettini. Intravidi da una
parte John e Luke con i nostri cavalli.
Frate Edmund mi venne incontro. Questo pellegrinaggio non ci
prender molto tempo, disse in tono freddo e impersonale. Andremo
a piedi con i fratelli fino a Stonehenge e poi proseguiremo
per la nostra strada, a cavallo. Dovremmo arrivare all'abbazia di
Malmesbury ben prima del tramonto.
Annuii e rimasi ad aspettare, ma lui non aggiunse nulla a
proposito della notte appena trascorsa. Notai che non aveva l'aria
malata come le altre mattine. Evidentemente gli incubi non l'avevano
tormentato.
Si chin per aggiungere qualcosa, sottovoce: Io camminer
insieme con i fratelli, ma voi dovreste seguirci a cavallo.
Indietreggiai. Vi hanno chiesto loro di dirmelo?
No.
Mi si strinse la gola. Volete che stia lontana da voi?
Sarebbe meglio, rispose.
Se dobbiamo andare in pellegrinaggio a quell'antico sito, allora
verr come qualsiasi pellegrino, e cio a piedi, ribattei stizzita.
Fece per replicare qualcosa, ma non gliene diedi il tempo,
avviandomi decisa verso frate Oswald. Vi ringrazio per il vostro
invito. Quando volete, sono pronta a incamminarmi.
Attraversammo la buia cittadina di Amesbury, ancora immersa
nel silenzio, preceduti da un monaco francescano che ci guidava
reggendo un grosso cero. Le nostre scarpe scricchiolavano sul
terreno gelato.
Di proposito mi tenni a debita distanza da frate Edmund: ero
arrabbiata con lui. Ogni volta che mi si avvicinava, acceleravo
il passo o mi mettevo a parlare con uno dei frati. Dopo il terzo
tentativo sembr rinunciare e indietreggi.
Alle porte della cittadina imboccammo un sentiero, procedendo
in fila per uno e cantando inni. Superammo una serie di basse collinette,
mentre, a oriente, una debole luce rischiarava l'orizzonte.
Mi voltai a guardare la fila di monaci. Frate Edmund era pi o
meno a met, mentre John e Luke chiudevano la fila con i cavalli.
Il francescano che portava il cero si ferm in cima a un'altura,
si gir verso di noi e con fare solenne soffi sulla fiamma per
spegnerla. Nel cielo pulsava un bagliore rossastro.
Presto! grid qualcuno. E tutti ci mettemmo a correre da
quella parte.
Giunta lass, vidi in cima all'altura vicina una serie di gigantesche
lastre di pietra, tutte alte uguali, disposte a formare un
circolo, approssimativo e incompleto, attorno a un'altra serie di
lastre pi basse anch'esse disposte in circolo. Era la cosa pi strana
che avessi mai visto. Eppure, nello stesso tempo, aveva qualcosa
di familiare. Come se fosse stato il frammento di un sogno fatto
tanti anni prima che ora prendeva vita su quel pianoro.
Mentre avanzavamo tutti insieme verso il circolo di pietre, il
sole spunt da dietro l'altura pi distante e di colpo, dove prima
c'erano delle pietre grigio chiaro sullo sfondo della terra scura,
scorsi contrasti di luce e ombra accecanti.
Il monaco che avevo pi vicino rise alla vista delle ombre.
Era un benedettino corpulento con grandi occhi scuri e una barba
grigia. Le lacrime gli rigarono il viso. Non gli avevo ancora
rivolto la parola quella mattina, fino al giorno prima non sapevo
nemmeno che esistesse, eppure ci sorridemmo come se fossimo
stati amici da sempre. Gli porsi la mano e lui la prese nella sua.
Le sue dita ruvide mi graffiarono il palmo. Percorremmo il resto
della strada insieme.
Avvicinandomi al circolo esterno di pietre, cominciai a tremare
ed ebbi la certezza che tutto quanto avevo fatto nella mia vita, tutte
le decisioni che avevo preso, tutto ci che avevo detto, mi avevano
portata l su quella collina, quella mattina.
Alcuni dei monaci e dei frati presero a girare intorno alle pietre;
alcuni s'inginocchiarono a pregare; altri si misero al centro del
circolo e alzarono le braccia. Vidi frate Edmund girare su se stesso,
lentamente, osservando le pietre. Frate Oswald s'inginocchi
accanto a lui, salmodiando.
Passai tra due pietre esterne, alte tre volte un uomo, ed entrai
nel circolo. I giganteschi massi dell'anello interno erano storti, pi
deformati, come se fossero stati danneggiati. Quelli dell'anello
esterno sembravano proteggerli. Mi fecero pensare al priorato, a
come anche noi consorelle ci prendevamo cura le une delle altre.
La sorella malata, sofferente o inferma si spostava al centro e le
altre, pi forti, formavano una catena per curarla e confortarla. In
quel luogo si celebravano le nostre vite, il nostro impegno reciproco.
Eravamo importanti.
M'inginocchiai. Il sole nascente m'inond il viso. Cominciai
a pregare, ma dopo pochi istanti un piede mi diede un colpetto su
un ginocchio. Era frate Edmund. Dobbiamo andare, mi avvert
con una smorfia.
Di gi?
Non ci sono risposte qui. Solo enormi pietre innalzate da
pagani secoli fa.
E frate Oswald? chiesi, guardando il monaco cistercense
che ancora salmodiava.
Non scoprir niente qui, certamente non il motivo per cui Dio
ha permesso la soppressione dei monasteri, rispose brusco lui.
L'unico modo in cui possiamo aiutare lui, e tutti questi poveretti
smarriti,  fermare Cromwell.
Mi prese la mano e, stringendola forte, mi aiut a rimettermi in
piedi. Insieme, ci avviammo verso i cavalli. Passando accanto a un
folto d'alberi, mi avvicinai troppo e un ramo mi graffi un braccio.
Non c' bisogno che mi tiriate cos! esclamai. Fa male!
Vi ho forse sentita lamentarvi, sorella Joanna? chiese. Be',
dopotutto stamattina una cosa memorabile  successa!
Mi divincolai dalla sua stretta. Si pu sapere che cos'avete?
Scusatemi, non avrei dovuto parlarvi cos.  solo che questi
uomini mi fanno tanta pena. E compassione. Prima, durante la
nostra marcia, frate Oswald mi ha spiegato che hanno messo in un
fondo comune il denaro del loro sussidio. Non hanno intenzione di
usarlo per vivere negli anni a venire, n per pagarsi un passaggio
sul Continente, per cercare rifugio in altre abbazie. Si rifiutano di
abbandonare il loro Paese e stanno spendendo tutti i loro soldi ora,
in questo insensato vagabondare per l'Inghilterra!
Siete proprio sicuro che gli insensati siano loro, e non piuttosto
noi? gli domandai.
Fece una smorfia. No, io non lo sono.
Camminammo in silenzio per un po', voltandoci un'ultima
volta a osservare i monaci ancora impegnati a pregare, cantare
e girovagare tra le pietre di Stonehenge. Mi colm di tristezza il
pensiero che non avrei mai pi rivisto quel posto.
Comunque, pu darsi che oggi troveranno un'illuminazione,
dissi, pensando a come mi ero sentita io poco prima. Non si pu
vedere nelle preghiere di un altro.
Frate Edmund strinse le labbra. Dobbiamo andare all'abbazia
di Malmesbury, si limit a ricordarmi.
Montammo in sella ai nostri cavalli e partimmo verso nordovest.
Luke si rivel di grande aiuto: mia cugina aveva ragione,
conosceva davvero bene la zona. Ci guid con sicurezza mentre
attraversavamo brulle tenute e pascoli, procedendo lentamente
perch le strade erano strettissime e sconnesse. Non pareva
possibile che una grande abbazia, dov'era sepolto un re famoso,
fosse nascosta in quell'umile campagna. Frate Edmund continu
a tenere d'occhio il sole per tutto il tempo, da quando raggiunse
lo zenit a quando cominci a calare verso occidente, e cavalc
quasi sempre in silenzio, salvo rispondere di no alle proposte di
una sosta fatta da John o Luke.
Alla fine - ormai era pomeriggio inoltrato - m'imposi: I cavalli
hanno bisogno di foraggio. Anch'io intendo arrivare al pi presto,
ma senza cibo e acqua gli animali s'indeboliranno e rallenteranno
l'andatura, e non ne abbiamo altri.
Mentre le bestie si riposavano e io dividevo pane e mele con
John e Luke, frate Edmund se ne rimase in disparte, a fissare gli
alberi con le mani intrecciate dietro la schiena.
Presi l'ultima mela e lo raggiunsi.
Per favore, sorella, non chiedetemi di mangiarla: non riesco
a mandare gi nulla oggi, brontol. Vidi una gocciolina di sudore
scendergli dalla fronte, nonostante il freddo. Doveva sentirsi
peggio che mai.
Improvvisamente indic un folto d'alberi lungo la strada e si
lanci correndo da quella parte.
Cosa c', fratello? gridai. Per favore, fermatevi! Aspettatemi!
Ma lui continu a correre, sempre pi forte, e io lo seguii,
spaventata.
Dietro gli alberi c'era una costruzione di pietra in rovina.
Dell'edificio originario restavano solo le fondamenta e met di
un muro, ma all'estremit della base quadrangolare si ergeva
una strana croce: aveva un cerchio nel mezzo, ai lati del quale si
estendevano i bracci. Era alta all'incirca quattro piedi e la base,
ornata da segni indistinti che risalivano lungo il braccio verticale,
sembrava conficcata nel terreno.
Potrebbe risalire a settecento anni fa, mi disse frate Edmund
con voce eccitata.
Ma a che lingua appartengono quelli? chiesi, indicando i
segni.
Non ne sono sicuro... celtico, forse, rispose. Allung una
mano, accarezz la croce con reverenza e si mise a pregare.
Quando tornammo dagli altri, chiese a Luke se aveva mai visto
altre croci simili nella zona.
S, signore, rispose il ragazzo. Questa  la zona pi antica
d'Inghilterra.
Pi antica? ripet bruscamente frate Edmund. In che senso?
Luke si strinse nelle spalle, visibilmente a disagio.  solo
quello che dice la gente, signore. La strada che stiamo percorrendo,
Kingsway, fu realizzata tanti, tanti anni fa. Mio nonno la chiamava
"la strada di Alfredo".
Frate Edmund e io ci guardammo. Lui aveva gli occhi che
brillavano.
Andiamo! ordin, avviandosi verso il suo cavallo. Rimettiamoci
in marcia.
Era quasi il tramonto, eppure, bench stessimo procedendo
verso nord, l'aria si fece sempre pi mite, come se qualcosa risalisse
dalle profondit della terra per scaldarci.
Raggiungemmo un bivio e Luke si alz sulle staffe. Sempre
dritti per Malmesbury! grid. Sull'orizzonte a occidente si profilava
una collina. Sulla sua cima pianeggiante un muro correva
intorno a un gruppo di tetti addossati gli uni agli altri: doveva
essere ben pi che una cittadina sede di mercato.
Udii un gorgoglio. Sulla sinistra c'era un fiume, che descriveva
una curva attorno alla citt. Il corso d'acqua, scavalcato da un antico
ponte, a un certo punto si biforcava in un altro ramo che circondava
Malmesbury. L la strada cominciava a salire, arrampicandosi fino
al borgo che somigliava a un'isola tra i due fiumi.
Guardate: pensate che sia quello? chiese frate Edmund,
indicando l'edificio pi grande in cima alla collina. Scorsi delle
torri e un lungo tetto spiovente.
Ma  grande come una cattedrale! esclamai, sgomenta.
Frate Edmund spron il suo cavallo verso il ponte. Dov' l'abbazia?
lo sentii gridare a un uomo che camminava lungo il ponte.
All'estremit settentrionale della citt, signore, rispose l'uomo,
facendo il gesto di scoprirsi il capo.
Frate Edmund part al galoppo e varc le porte di Malmesbury.
La mia cavalla era sfinita: non mi andava di frustarla per arrivare
pi in fretta, cos mi avviai al trotto insieme con John e Luke.
Quando raggiungemmo il centro della citt, frate Edmund, davanti
a noi, smont da cavallo con foga, corse verso un alto muro
di mattoni in cui si apriva un arco e l s'immobilizz.
No! lo sentii gridare.
Lo raggiunsi in fretta: piangeva come un bambino e intanto
attorno a lui si erano raccolte alcune persone, preoccupate di
vederlo in quello stato. In nome di Dio, cosa c'? gli chiesi in
tono implorante.
Malmesbury  stata distrutta! rispose tra i singhiozzi.
Sbirciai oltre l'arco. Al di l del muro si estendeva una grandiosa
abbazia, con maestose torri e colonne, ma la sua enorme guglia era
crollata, lasciando un profondo squarcio nella struttura. Sembrava
che stessero demolendo pezzo per pezzo la facciata dell'edificio,
perch per terra c'erano montagne di mattoni e, vicino, due carri
carichi di macerie. Poco distante, era stata scavata una buca.
Siamo arrivati troppo tardi... mormor frate Edmund.

 Capitolo 41.

Dal gruppetto di gente attorno a noi, una donna mi diede un colpetto
con il gomito. Ma l'abbazia non  stata distrutta, signora, disse.
Frate Edmund si riscosse. Cosa? Tutto questo non  forse
opera degli ispettori del re?
No, signore, rispose. Gli ispettori sono venuti per fare una
relazione, ma non hanno ancora soppresso la nostra abbazia. La
guglia  crollata durante una terribile tempesta tanti anni fa, prima
ancora che io nascessi. Ora finalmente stanno demolendo tutte le
parti danneggiate; non hanno i soldi per i restauri. Ma nella zona
posteriore l'abbazia  intatta. L'abate e i monaci ci sono ancora, e
anche tutti i nostri documenti e le reliquie. Fece una pausa. Non
sentite le voci che cantano?
Io non sento niente, replic sconfortato frate Edmund.
La donna chiese a tutti di fare silenzio e allora, da dietro il
muro, udimmo levarsi un suono meraviglioso: delle voci maschili
dolcissime che intonavano splendidamente i Vespri.
La donna si volt verso frate Edmund. State allegro, signore,
gli disse. Anche gli altri si fecero avanti per confortarlo. Abbiamo
ancora i nostri bravi monaci qui, disse un vecchio. Non resterete
deluso dall'abbazia di Malmesbury. Era da tanto che non vedevo
una dimostrazione di solidariet da parte di sconosciuti. E come
me frate Edmund, il quale ne fu profondamente commosso.
Oh, grazie, buoni cristiani! Grazie! esclam, facendosi il
segno della croce e avviandosi sul prato dell'abbazia.
Diedi frettolosamente qualche moneta a John e Luke perch
pensassero alla nostra cena e provvedessero ai cavalli. Andate
a vedere se c' una locanda qui in citt. Ci ritroviamo qui fra tre
ore, gli ordinai.
Ma a quel punto ormai sar notte! osserv John. Cosa
faremo se non c' una locanda?
Non risposi. Mi voltai e a grandi passi mi lanciai all'inseguimento
di frate Edmund. La luce stava diventando sempre pi fioca
ed era difficile vedere i mattoni caduti; inciampai in uno e mi
graffiai un ginocchio. Sentii il sangue che colava, ma non ci badai.
Aspettatemi, fratello! gridai.
Lui era giunto al portone aperto sul fianco dell'edificio e si
era fermato, esitante. Appena lo raggiunsi, si tolse il berretto,
rivelando la tonsura. Non mi far passare per ci che non sono
qui, davanti a Dio, decise.
Ma non conosciamo l'abate, non sappiamo se possiamo fidarci
di lui, lo misi in guardia.
Frate Edmund chiuse gli occhi e ascolt il canto dei monaci
che riecheggiava dall'interno dell'abbazia. Non  meraviglioso,
sorella Joanna? Non vi pare di essere arrivata a casa?
 bello sentire di nuovo cantare gli uffici, mi limitai a rispondere.
C'era qualcosa che m'inquietava, in quella sontuosa
abbazia mezza devastata.
Vorrei tanto confessarmi mentre sono qui, mormor frate
Edmund, sbirciando nell'interno.  passato troppo tempo dall'ultima
volta che l'ho fatto e i miei peccati sono grandi.
Sicuramente no, frate Edmund.
Lui si appoggi con una mano al muro, come se avesse bisogno
di reggersi. Devo rivelarvi una cosa, sorella Joanna.
S?
Volt la testa e, fissando un punto impreciso, disse: La scorsa
notte ho desiderato giacere con voi. Non sono mai stato con una
donna in tutta la mia vita, ma in quella stanza ho provato una grande
tentazione. Ho sentito il bisogno di dirvelo prima di entrare qui.
Guardai il profilo del suo viso scarno.
Per questo me ne sono andato e per questo vi ho trattata cos
freddamente stamattina, continu. E non  giusto. Perch voi
non avete fatto nulla di male. Sono un uomo molto debole: sia voi
sia io lo sappiamo. In queste settimane sono state la vostra fede e
la vostra fiducia in me a sostenermi. Vi prometto solennemente,
sulla mia stessa vita, che non tradir mai la vostra fiducia.
Mi si strinse la gola e non riuscii a parlare.
All'interno, le voci dei monaci si levarono in crescendo: Venite,
cantiamo al Signore, nostro Dio...
Frate Edmund si volt a guardarmi; i suoi occhi erano nello
stesso tempo felici e tristi. Vogliamo entrare ora, sorella?
S, fratello.
Il canto ci guid dai monaci benedettini di Malmesbury. Attraversammo
le aree danneggiate dell'abbazia e raggiungemmo la
parte posteriore, intatta. La chiesa era grande e antica. Le colonne
e i banchi somigliavano a quelli di altri luoghi di culto. L'abside
s'innalzava in un arco a tutto sesto ornato da vetrate di raffinata
bellezza sulle quali danzava la luce tremula delle candele.
Restammo in fondo alla chiesa ad attendere rispettosamente
che terminassero i Vespri.
L'abate ci vide e ci venne incontro lungo la navata per darci
il benvenuto.
Frate Edmund non si mosse n indietreggi. Io invece avevo
paura. Che cos'avrebbe pensato di un uomo con la tonsura che
non portava la tonaca da monaco o da frate e perdipi era accompagnato
da una donna?
L'abate, un tipo alto, sulla quarantina, con gli occhi di un verde
insolito e gli zigomi alti, si ferm a poca distanza da noi. Poi alz
le mani al cielo con aria esultante. Siete arrivati! esclam. Siete
arrivati! Dio sia lodato!
Frate Edmund trasal, sconcertato. Ci conoscete?
Tutti quanti vi conosciamo; vi vediamo ogni giorno, rispose
lui.
Ma noi non siamo mai stati in quest'abbazia, replic frate
Edmund in tono grave.
L'altro sorrise. Sono l'abate Roger Frampton e vi do il benvenuto
nel luogo in cui eravate attesi, proprio questa sera.
Si volt e ci fece segno di seguirlo verso l'abside. Seduti nei
banchi c'erano all'incirca venti monaci. Ci sorrisero gioiosamente
mentre gli passavamo accanto, come se fossimo stati i figli prodighi
finalmente tornati. La faccenda mi inquiet, anche perch nel
primo banco un monaco magro, con i capelli grigi, non ci sorrise,
anzi ci fulmin con un'occhiata carica di paura e diffidenza.
L'abate Roger indic un'antica vetrata sulla sinistra. Vi erano
rappresentati un uomo biondo, con la tonsura, e accanto una
donna pi bassa di statura, dai capelli lunghi e scuri. Ai loro piedi
scintillava una corona d'oro.
Frate Edmund e io ci fissammo, sbalorditi: il nostro arrivo a
Malmesbury era stato previsto e immortalato su quella vetrata.
Dunque sapete chi... chi siamo? balbettai.
L'abate annu. Siete qui per servire lui. Lev entrambe le
mani, indicando con reverenza la vetrata centrale, dov'era rappresentato
un uomo con un'armatura d'oro e un mantello rosso, che
reggeva uno scudo e una spada. Aveva capelli lunghi e biondissimi
e un viso giovane e incredibilmente bello, ma non sorridente.
Teneva un piede sollevato, come se stesse per uscire dalla vetrata
e scendere nella chiesa.
Re Atelstano... mormorai con un filo di voce.
Atelstano il glorioso, il primo re di tutta l'Inghilterra e il
benefattore della nostra abbazia. La voce dell'abate risuon
nella chiesa, suscitando un coro di ferventi mormorii. Forte e
impavido, eppure saggio e giusto in tutte le sue azioni. Un uomo
di profonda purezza.
La sua tomba si trova qui, nell'abbazia? s'inform frate
Edmund.
L'abate annu. Vi condurr da lui.
Accese una candela e ci guid gi per una scala a chiocciola
che scendeva fino a una sala dai muri di pietra, dove in fondo si
apriva un massiccio arco.
L'abate accese altre candele e ci condusse davanti all'imponente
sepolcro di Atelstano. Sopra una lastra di pietra rettangolare era
scolpita la figura del sovrano, con una lunga tunica e una semplice
corona sul capo.
L'abate Roger s'inginocchi davanti e noi due ci mettemmo
ai suoi lati. Il pavimento era consumato per le tante ginocchia
che nei secoli dovevano essersi umilmente piegate di fronte a
quel sepolcro. In un angolo del monumento era scolpita la scritta
ATELSTANO, 895-939, ANNO DOMINI.
Venerato re Atelstano, recit l'abate, conosciuto in tutto il
mondo, la cui fama fiorisce e la cui gloria vive dovunque, posto
da Dio sul trono della nazione d'Inghilterra come sovrano e condottiero
di forze terrene.
Qualcosa si mosse nell'aria: voltai la testa. Era come se qualcuno
fosse entrato nella sala, ma non vidi nessuno. Il ginocchio che mi
ero graffiato poco prima mi pulsava e pregai di non macchiare di
sangue il pavimento.
Mi girai di nuovo verso la figura marmorea del re e cercai
di pregare, ma fui distratta dall'inquietante sensazione di essere
osservata, e non con benevolenza, ma con severit. Ripensai a
quando, oppressa dalla stessa sensazione, ero fuggita terrorizzata
nel chiostro di Dartford. Osservai il volto scolpito di Atelstano:
era pi duro e aspro rispetto a quello della vetrata. Questo era un
sovrano che, ancora molto giovane, aveva fatto mettere il fratello
su una barca senza vele n acqua n cibo e lo aveva mandato alla
deriva in mare.
L'abate si fece il segno della croce e si rialz. Noi lo imitammo.
Non vedevo l'ora di uscire da quella sala; frate Edmund, invece,
non sembrava affatto turbato. Esamin la tomba con grande interesse.
Ho studiato storia per tutta la vita, ma so poco di questo
re. Aveva una moglie? Una famiglia?
Oh, no! rispose l'abate rabbrividendo, come se quella prospettiva
fosse ripugnante. Atelstano non conobbe mai il tocco di
una donna. Si dedic interamente a Dio.
Prese i voti? domand frate Edmund. Era un monaco?
No, era qualcosa di diverso. Qualcosa di mai visto prima della
sua ascesa o dopo la sua morte. Un re di purezza assoluta. L'abate
sorrise. Nella nostra biblioteca, che  intatta, sono custoditi
numerosi documenti che gli rendono onore. Oltre agli scritti di
Gugliemo da Malmesbury, il nostro illustre storiografo. Accarezz
con la mano l'angolo del monumento. Ho paura, per, che nel
nostro Paese la storia sia scritta dai conquistatori. Ormai vengono
in pochi a consultare la biblioteca. Una volta estinte le dinastie di
Alfredo, Edoardo e Atelstano, nessun re autenticamente inglese 
pi salito al trono. Tutti i sovrani che da allora si sono succeduti
hanno portato nel nostro Paese il sangue dei conquistatori stranieri,
i Normanni e i Plantageneti. Fece di nuovo una pausa. A volte
penso che forse Atelstano abbia volutamente avvolto nella nebbia
la propria memoria, per far s che le sue venerate reliquie fossero
preservate dal tocco di quanti si sono dimostrati indegni, di quanti
ne farebbero un cattivo uso.
Frate Edmund e io c'irrigidimmo.
Vi riferite alla corona? chiesi.
Gli occhi verdi dell'abate luccicarono alla luce delle candele.
S.
Guardai interrogativamente frate Edmund, che annu.
Mi avvicinai all'abate. Sono sorella Joanna Stafford, una novizia
domenicana del priorato di Dartford. Questi  frate Edmund
Sommerville, un frate di Dartford. Abbiamo motivo di credere che
la corona di Atelstano sia nascosta nel nostro monastero fin dai
tempi della sua fondazione. Siamo venuti fin qui per saperne di
pi sul re e sulla sua corona, per comprenderne meglio i poteri.
L'abate Roger annu, come se le mie parole fossero state esattamente
ci che si aspettava di sentire. Venite con me.
Risalimmo la scala e lo seguimmo per un lungo corridoio fino
al suo alloggio privato.
Mi aspettavo che ci offrisse delle sedie, invece raggiunse uno
scaffale nell'angolo della stanza e allung un braccio verso l'angolo
in alto a destra. Spinse forte con la mano e lo scaffale arretr,
rivelando un angusto passaggio segreto.
Mi misi una mano sulla bocca, mentre il cuore mi batteva
all'impazzata: era proprio ci che cercavo invano da settimane a
Dartford. E, probabilmente, anche gli uomini di Cromwell, che
avevano saggiato tutte le pareti dell'alloggio della badessa e divelto
le assi del pavimento senza nessun risultato.
L'abate ci indic di seguirlo. Portate la candela, disse.
Frate Edmund la prese e c'insinuammo nel passaggio, incontrando
quasi subito una ripida rampa di scale.
Questo passaggio fu creato per nascondere le reliquie di
Atelstano? chiese frate Edmund mentre scendevamo.
No, rispose l'abate. Porta alla nostra camera buia. Vi abbiamo
trasferito le reliquie in un secondo tempo.
Cos' una camera buia? domandai.
Un luogo di punizione per quanti hanno peccato cos gravemente
contro l'ordine da venir separati dagli altri per un certo
periodo, mi spieg.
Una cella, dunque, comment frate Edmund, sbalordito.
Nel frattempo eravamo arrivati in fondo alla scala.
Una specie. Ci furono monaci che, giudicati colpevoli dai loro
abati, trascorsero anni quaggi, in catene. L'abate si volt verso
di noi e ci guard con un'espressione rassicurante. Noi non la
usiamo in questo modo e non lo facciamo da molti, moltissimi
anni, fin da prima che, nel 1420, il Santo Padre emanasse un editto
per scoraggiarne l'utilizzo. Ma parecchi monasteri e abbazie
d'Inghilterra furono dotati di queste celle sotterranee al momento
della loro edificazione. Dopo l'emanazione dell'editto, molti le
fecero colmare. Naturalmente, quando due anni fa arrivarono gli
ispettori, noi assicurammo che avevamo fatto colmare le nostre. E
mostrammo l'entrata originaria, in un'altra parte dell'abbazia: la
porta si apriva su un muro di detriti. Questa entrata, dall'alloggio
dell'abate, fu costruita in segreto.
Gli ispettori del re cercavano espressamente le reliquie di
Atelstano? Fecero domande a proposito della corona? s'inform
frate Edmund.
Oh, s! Ci interrogarono parecchie volte. Chiss come, hanno
scoperto che la corona esiste e sospettano che possieda grandi poteri,
ma non sanno dove sia nascosta. Gli ispettori del re, Layton
e Legh, sono venuti qui in pi occasioni e i loro uomini hanno
setacciato tutta l'abbazia. Anche il vescovo Gardiner ha condotto
delle indagini.
Gardiner  stato qui? esclamai, allarmata.
Un monaco si fece avanti: era rimasto ad ascoltare al buio. Era
quello dallo sguardo diffidente che avevo notato in chiesa nel primo
banco. Perch lo chiedete? domand, rivolgendosi direttamente
a me. Cosa sapete del nostro nemico giurato, Stephen Gardiner?


Capitolo 42.

Un silenzio carico di tensione cal tra noi.
Questi  frate Timothy, un monaco brillante e pieno di dubbi,
lo present l'abate Roger. Il vescovo Gardiner era amico del mio
predecessore. Venne spesso a Malmesbury. A volte per chiedere
consiglio a Dio su come affrontare la difficile questione del divorzio
del re. Ma altre volte per porre domande molto dettagliate sulle
reliquie di Atelstano e soprattutto sulla corona. N il mio predecessore
n io o nessun altro qui ha mai detto al vescovo la verit
sulla corona. Preferiremmo subire la fine riservata ai traditori, farci
squartare sotto gli occhi della folla, piuttosto che rivelargli dove
si trova la corona di Atelstano.
Perch? sussurrai.
Perch se Gardiner se ne impossessasse sarebbe pi pericoloso
di chiunque altro se ne impadronisse, replic frate Timothy.
Questo non lo sappiamo con certezza, osserv l'abate in
tono di rimprovero.
Frate Timothy fece un passo verso di me e mi scrut in volto.
In cuor mio, sono convinto che non dovremmo dire una parola
di pi a questa femmina, dichiar.
La loro venuta qui, la venuta di entrambi... la loro ricerca...
fu prevista, gli ricord l'abate.
Oh, s, da frate Eilmar. Il monaco si strofin le mani, visibilmente
agitato, poi si volt verso di noi. Quattrocento anni fa,
Eilmar ebbe una serie di visioni. In una, un uomo e una donna
sarebbero arrivati alla vigilia della distribuzione. Li raffigurava
in continuazione. Il disegno fu preso a modello per la vetrata che
avete visto nella nostra chiesa. Ma di visioni ne ebbe anche altre,
oh, s! Frate Eilmar era convinto di poter volare e si forgi delle ali.
Un giorno se le leg addosso e si lanci da una torre, spezzandosi
le gambe. In seguito, il nostro buon monaco sostenne che il suo
unico errore era stato quello di non costruirsi una coda!
L'abate pos una mano sulla spalla di frate Timothy. Sapete
bene che venire prescelto per delle grandi visioni pu causare sia
uno stato di alterazione sia una gioia estatica.
Frate Timothy ci fiss con aria di sfida. Ma abate, questi due
potrebbero essere delle spie mandate da Gardiner. Sono domenicani,
e ho sentito dire che il vescovo affida di preferenza i suoi incarichi
pi ambigui proprio ai domenicani. Il rischio  enorme. Potremmo
consegnare le reliquie pi preziose di tutta l'Inghilterra - e il segreto
stesso della corona - nelle mani del demonio, dei protestanti!
Il vescovo Gardiner non  protestante. Vi state comportando
in maniera indecorosa, lo rimprover aspramente l'abate Roger.
Non avevo mai sentito prima quella parola, protestante,
mentre pareva che frate Edmund la conoscesse, dato che scosse
energicamente la testa.
Il loro numero cresce ogni giorno di pi! grid frate Timothy.
E guardate il male che fanno: nel Nord, i poveri muoiono di fame
perch i religiosi sono stati tutti uccisi o cacciati dai monasteri dopo
il Pellegrinaggio di Grazia! Non c' nessuno che faccia la carit a
chi ne ha bisogno; i malati non hanno pi un posto dove andare da
quando le infermerie dei monasteri sono state devastate e distrutte.
Cromwell sostiene che verranno edificati nuovi ospedali e ospizi,
ma finora non se n' vista l'ombra! Non uno. Distruggono, gli
uomini del re, ma non costruiscono!
A quel punto frate Edmund intervenne: Non siamo venuti qui
spinti da una visione o una profezia, spieg. E tuttavia ci siamo
venuti. Sappiamo che la corona di Atelstano ha un potere che gli
uomini tentano di ottenere. Gli inviati del re la cercano anche
nel priorato di Dartford e, s, anche il vescovo Gardiner la cerca.
Freneticamente. Ma non  stato lui a mandarci da voi.
Restai immobile, come paralizzata, davanti a quelle ammissioni.
Vi giuro sulla mia anima che non dar la corona a nessuno
che potrebbe usarla per nuocere ai fedeli, prosegu con voce
tremante. Non far nulla che potr mettere in pericolo i nostri
santi monasteri.
L'abate annu, come se le sue parole l'avessero soddisfatto.
Frate Timothy, invece, si volt verso di me con uno sguardo
carico d'odio.
Lei ci tradir, insistette. Me lo sento.  una creatura dei
nostri nemici. E sa gi troppo. Non ci hanno forse insegnato che
le donne sono creature fragili e malvagie? Persino Tommaso
d'Aquino afferma che la femmina  imperfetta e mal concepita!
Frate Edmund mi si avvicin con fare protettivo, ma io lo scostai
per affrontare il mio accusatore.
Sono una fedele servitrice di Dio, consacrata esattamente
come voi, dissi a frate Timothy. Ho visto malvagit, debolezze
e fragilit in uomini che professano ogni genere di religione, e pi
gravi di quelle di qualsiasi donna.
Frate Timothy si gett ai piedi del suo abate. Vi scongiuro,
non diteglielo! lo supplic. La tonaca gli scivol da una spalla,
lasciando scoperta una parte della schiena su cui vidi dei solchi
rossi e profondi, alcuni coperti di croste. Evidentemente, si mortificava
con il cilicio.
L'abate Roger sollev la mano per mettere fine alla discussione.
Frate Timothy si rialz.
L'abate prima mi scrut con i suoi inquietanti occhi verdi, poi
abbass le palpebre, muovendo le labbra in una silenziosa preghiera.
Abate, qual  la vostra decisione? chiese con voce implorante
frate Timothy.
L'altro riapr gli occhi e rispose: Li condurremo entrambi
nella stanza.
Frate Timothy chin il capo in segno di dolorosa sottomissione.
Poco dopo, l'abate apr una porta lungo il passaggio sotterraneo
e appena vidi che cosa c'era dietro battei pi volte le palpebre,
incredula. Disposti su un panno di velluto c'erano oggetti di una
bellezza e una magnificenza abbaglianti: una lunga spada d'oro,
una lancia, un crocifisso tempestato di pietre preziose e un calice.
Questi oggetti furono inviati dalla Francia dal padre del primo
re Capeto? mormor frate Edmund, estasiato.
S, rispose l'abate. Li aveva ereditati come diretto discendente
di Carlomagno. Li mand in Inghilterra per ottenere la
mano della bella sorella di Atelstano, ma soprattutto per stringere
un'alleanza con colui che chiamavano il Carlomagno inglese.
Frate Edmund si avvicin alla spada. Questa ?...
S,  la spada di Costantino, il primo imperatore cristiano di
Roma.
Colto da un timore reverenziale, frate Edmund si fece il segno
della croce.
Quattro monaci entrarono nella stanza e si addossarono al muro,
mormorando preghiere.
L'abate li salut e poi, rivolto a noi, spieg: Stanotte ci sar
la prima parte della distribuzione. Questi monaci porteranno via
le reliquie da Malmesbury e andranno a nasconderle, ciascuno in
un luogo diverso.
L'abate apr un cofanetto e ne estrasse una pergamena scritta.
Dal colore e dall'aspetto fragile sembrava molto antica.
 giunto il momento che ascoltiate queste parole, disse.
Finalmente, frate Edmund e io avremmo scoperto il segreto.
Ad alta voce, l'abate cominci a leggere: Atelstano port sul
capo la corona di Cristo. Se nelle vene vi scorre sangue reale e la
vostra anima  pura, mettetevi la corona e governate il Paese. Per
chi  degno c' la vittoria. Per chi non lo , la morte.
Sono parole di Atelstano? domand frate Edmund.
L'abate annu.
Ma cosa rende un uomo abbastanza puro o abbastanza degno?
chiesi io.
L'abate si limit a scuotere la testa. Nessuno lo sa.
E se viene giudicato degno e porta la corona, poi non pu
essere sconfitto? Da niente e da nessuno?
Nella sala scese un silenzio carico di tensione. Cos si crede,
rispose lui.
 davvero la corona di spine di Ges? sussurr frate Edmund.
L'abate si fece il segno della croce, subito imitato dagli altri
monaci. La corona donata al re conteneva una dozzina di spine
inglobate nel cristallo, spine che secondo la tradizione erano state
tolte dalla corona che Cristo portava quando fu crocifisso sul
Golgota. Atelstano la fece benedire dall'arcivescovo di Canterbury
prima di metterla sul campo di battaglia di Brunanburh. Alla vigilia
della sua morte la leg per testamento all'abbazia, insieme con
le altre preziosissime reliquie che possedeva. All'abate furono
impartite precise istruzioni che furono poi tramandate nei secoli.
Esit. Ma il successivo re d'Inghilterra venne a Malmesbury e ci
implor di nascondere a tutti la corona. Temeva che avrebbe portato
grande confusione e caos nel Paese, che qualsiasi uomo nelle
cui vene scorresse anche solo una goccia di sangue reale potesse
reclamarla, per usurpare il trono. La sua richiesta fu accettata. Di
tanto in tanto le altre reliquie venivano mostrate a persone fidate. E
tuttavia, ben presto queste diventarono pochissime. Si verificarono
perfino dei tentativi di furto.
L'abate ci guard con occhi colmi d'orgoglio. E cos prendemmo
un'iniziativa. Nel dodicesimo secolo, l'abate di Malmesbury
leg per testamento alla cattedrale di Exeter alcune reliquie minori
e una serie di importanti documenti. All'epoca fu proclamato che
avevamo rinunciato a tutto quanto possedevamo. E da allora ci
che vedete qui divent un segreto. Non permettemmo pi a nessun
estraneo all'abbazia di sapere dell'esistenza di queste reliquie di
Atelstano.
Ma quando la corona venne separata dalle altre reliquie e
inviata in Francia? chiesi.
Fu trasferita da Malmesbury ben prima del lascito alla cattedrale
di Exeter. All'indomani della battaglia di Hastings, tutti qui
furono d'accordo che si doveva trasferirla. Non potevamo correre
il rischio che un re straniero la reclamasse.
E chi fu a portarla via?
Una discendente di uno dei fratelli di Atelstano. L'abate mi
guard. Non conosciamo il suo nome. Come sapete, Atelstano non
aveva eredi diretti. La donna prese la corona e lasci l'Inghilterra,
dichiarando che l'avrebbe riportata nella terra di Carlomagno.
L'abbazia non ne ebbe pi notizie.
Sapete, dissi, che fu dissotterrata nel Sud della Francia e
che poi se ne impadron Riccardo Cuor di Leone? E che con tutta
probabilit mor proprio perch prov a portarla? Come pure
Edoardo, il Principe Nero, e Arturo Tudor. Morirono tutti quanti
a causa del loro desiderio di possedere la corona e di controllarne
il potere.
L'abate annu gravemente. Ne avemmo notizia da un fratello
che era stato a Roma. Evidentemente, le voci sull'esistenza della
corona circolavano anche nella Citt Santa, oltre che in Inghilterra.
Siamo convinti che quando il Principe Nero la riport qui e suo
padre il re fece costruire il priorato di Dartford, altri membri della
famiglia reale vennero a conoscenza della sua esistenza. Nessuno
sa con esattezza chi fossero o quanto sapessero. Ma  pi che
probabile che il principe Arturo, il fratello maggiore del nostro re,
ne avesse sentito parlare e che decise di andare a Dartford proprio
per provare a posarsela sul capo.
E Arturo port con s la sua sposa, Caterina d'Aragona, pensai.
Caterina aveva visto con i propri occhi il potere della corona e
temeva che potesse essere usato per colpire sua figlia Maria. Per
questo mi aveva chiesto di prendere i voti a Dartford, per proteggere
la principessa.
Ma se sapevate che la corona era custodita a Dartford, perch
non andaste a reclamarla? chiese frate Edmund.
L'abate scosse la testa. Dio ha voluto che fosse portata l e da
allora l'ha preservata dalla violazione degli uomini. Non potevamo
intrometterci nei suoi piani.
E non avete idea di dove possa essere nascosta all'interno del
priorato? domandai ansiosamente.
Mi dispiace, rispose l'abate. Vi ho rivelato tutto quello
che so.
Avete detto che questa  la prima parte della distribuzione?
lo interrog frate Edmund dopo qualche istante.
Non possiamo permettere che le spoglie del nostro re cadano in
mani eretiche. Passata la Pasqua, dovremo fare quel che sappiamo.
Rabbrividii. I resti di re Atelstano, morto cinquecento anni
prima, sarebbero stati riesumati e sepolti in un luogo segreto.
Frate Edmund aveva un'altra domanda. Abate, perch affermate
che tra tutti proprio il vescovo Gardiner non dovrebbe
impossessarsi della corona?
L'altro fremette. Perch  possibile che voglia portare lui la
corona e regnare sul Paese.
Ma non  di sangue reale, obiettai.
Alle nostre spalle, frate Timothy osserv: La discendenza
non deve per forza essere legittima. Re Atelstano era figlio di
una concubina.
Frate Edmund scosse il capo. Cosa state cercando di dire?
Non conoscete la storia del vescovo Gardiner? chiese l'abate.
E vero che non se ne parla apertamente, ma credevo che in certi
ambienti fosse risaputa.
Quale storia? chiesi, sentendo crescere in me il terrore.
Viene da una famiglia di mercanti, giusto? intervenne frate
Edmund. Suo padre non era forse un mercante di tessuti che,
grazie ai suoi ragguardevoli guadagni, pot permettersi di mandare
il figlio a studiare a Cambridge? Questo  quanto so io.
Il sangue reale viene da Elena, la madre di Gardiner, spieg
frate Timothy. Era la figlia illegittima di Gaspare Tudor, zio di
Enrico settimo. Nelle vene di Gaspare scorreva sangue reale di Francia,
per via di sua madre, la regina Caterina di Valois, vedova di
Enrico V.
Dunque, il vescovo Gardiner  cugino di Sua Maest, concluse
frate Edmund. Risentii quella voce, paurosamente potente, che era
risuonata nella mia cella alla Torre: Io servo la casa dei Tudor!
L'abate si schiar la voce. E ora abbiamo da celebrare una particolare
cerimonia. Queste sacre reliquie sono affidate alla nostra
custodia da generazioni e stanotte saranno separate le une dalle
altre e messe al sicuro dagli agenti eretici di Thomas Cromwell.
Frate Edmund e sorella Joanna, se lo vorrete, vi impartir la mia
benedizione.
Ricevemmo la benedizione dell'abate di Malmesbury. Ammetto
che non udii le sue parole: ero troppo sconvolta da quanto avevo
visto e sentito.
Quando uscii con frate Edmund sul vasto spiazzo erboso dell'abbazia,
ormai immerso nel buio, si era levato il vento. Nel cielo
trapunto di stelle correvano soffici sbuffi di nuvole. John e Luke
ci stavano aspettando davanti all'entrata.
Frate Edmund, cominciai, devo farvi una domanda: cosa
intendevate con la promessa che avete fatto all'abate, che non
consegnerete mai la corona a nessuno che potrebbe usarla per
nuocere?
Lui mi guard. Esattamente quello che ho detto. E sono sicuro
che siete d'accordo anche voi.
Strinsi i pugni. Voi sapete che sono stata mandata a Dartford
per trovare la corona e riferire al vescovo Gardiner dov' nascosta.
Non nutro alcuna stima per il vescovo, ma mi ha promesso
che la corona sarebbe stata usata per salvare i monasteri, non per
distruggerli.
E come farebbe? chiese frate Edmund in tono pacato.
Non lo so! esclamai. Nella Torre di Londra si  rifiutato
di spiegarmelo! Forse, se avesse la corona potrebbe usarla per
dimostrare a tutta la cristianit che le reliquie non sono una semplice
superstizione. Sappiamo che la corona ha dei poteri. Pensate
a che cos' accaduto a quanti hanno tentato d'impossessarsene.
Il vescovo Gardiner potrebbe minacciare il re facendosi forte dei
poteri della corona, costringerlo a interrompere la soppressione
delle comunit religiose.
Lui scosse lentamente la testa.
Fratello, protestai, non avrebbe alcun senso che il vescovo
Gardiner mi avesse affidato una missione segreta se lo scopo era
quello di affrettare il nostro destino! E mio padre  tenuto prigioniero
nella Torre e verr rilasciato solo se io porter a termine il
mio incarico!
Ma avete sentito che cos'ha detto l'abate, replic lui. Non
possiamo essere certi di ci che farebbe Gardiner. Prima d'ora
non conoscevamo il segreto della sua nascita. Atelstano dichiar
che solo un uomo puro' avrebbe potuto portare la corona. E un
ecclesiastico di sangue reale, bench per via di discendenza illegittima
come Gardiner, potrebbe soddisfare tali requisiti. Ma noi
non possiamo permettere che la corona finisca nelle sue mani: lui
ha tradito troppa gente e il rischio  troppo alto.
Non insistetti oltre ma mi sentii invadere da un freddo mortale:
adesso, il mio scopo e quello di frate Edmund non coincidevano pi.

 Capitolo 43.

Nel viaggio di ritorno a Dartford la salute di frate Edmund miglior.
La mattina non sembrava pi sconvolto, n madido di sudore
o agitato. Era come se dentro di lui scorresse una nuova fonte
d'energia. Avrei dovuto esserne contenta, e invece lo trovavo di
cattivo auspicio. Per strada, nelle locande e quando mangiavamo
insieme ci rivolgevamo la parola con ostentata cortesia. Non vedevo
l'ora di arrivare al priorato e conoscere le sue intenzioni, ma nello
stesso tempo la prospettiva mi riempiva di paura.
Evitavo accuratamente di parlare della ricerca della corona,
ma ci pensavo in continuazione. Mi convinsi che anche a Dartford
dovevano esserci delle stanze sotterranee - una camera buia - e
che la corona doveva essere nascosta proprio l. Basandomi sul
resoconto della visita del principe Arturo, giunsi alla conclusione
che l'accesso si trovava probabilmente in una delle stanze dell'ala
principale del priorato e non nella zona claustrale. Gli uomini di
Cromwell avevano gi ispezionato l'alloggio della badessa e non
avevano trovato niente. Ma restavano ancora altre stanze e corridoi
da controllare.
Chiss se il secondo arazzo degli Howard realizzato a Dartford
- quello raffigurante le sorelle, conservato a Norfolk House, a
Lambeth - mi avrebbe fornito l'ultimo tassello per completare il
mosaico e trovare la corona. Lambeth sorgeva sulla sponda meridionale
del Tamigi, di fronte alla citt di Londra. Non era affatto
lontano da Dartford. E il duca di Norfolk era conte maresciallo del
regno e possedeva cos tante residenze che spesso non si trovava
nella capitale. La sua base operativa era nell'Anglia orientale. Le
probabilit che risiedesse a Norfolk House erano esigue.
Ma c'era un problema. Non volevo che frate Edmund venisse
con me.
L'ultima mattina di viaggio, mentre facevamo abbeverare i
cavalli fuori della locanda in cui avevamo trascorso la notte, dissi:
Dovremmo arrivare a Londra entro mezzogiorno, non credete,
fratello?
Lui annu, sistemando la sella del suo cavallo. S, e a Dartford
prima del tramonto.
Potrei fare una rapida deviazione, a Lambeth, soggiunsi,
sforzandomi di mantenere un tono neutro. Magari potrebbe accompagnarmi
John, mentre voi ci precedete al priorato...
Volete vedere l'altro arazzo?
S, potrei prendere nota di tutto e poi riferirvi, fratello. Mi
misi anch'io a sistemare la mia sella, ben felice di avere una scusa
per non incrociare il suo sguardo. Aspettai una risposta, che non
giunse.
Montai in sella e finalmente lo fissai. Era fermo accanto al suo
cavallo e aveva un'aria cos triste che mi assal il rimorso.
Sorella Joanna, mi farebbe piacere accompagnarvi, potrei
esservi utile, disse sommessamente.
Come volete, replicai.
Circa un'ora dopo la nostra partenza, si aprirono le cateratte
del cielo e una pioggia gelida e battente ci costrinse a cercare
un riparo. Mentre ce ne stavamo l, l'uno accanto all'altra, a
rabbrividire di freddo, fui tentata di parlare apertamente a frate
Edmund. E non soltanto delle nostre differenti intenzioni riguardo
la corona, ma anche della confessione che mi aveva fatto davanti
all'entrata dell'abbazia di Malmesbury. Anch'io avevo delle cose
da dirgli, e l'avrei fatto, se solo non ci fosse stato John l vicino
a noi. Purtroppo John non si allontan e appena smise di piovere
ripartimmo per Londra.
Questa volta, avendo programmato di fare una sosta a Lambeth,
seguimmo una strada diversa, attraversando il centro della
capitale. Quando passammo per Cheapside, come sempre affollata
di gente chiassosa e turbolenta, pensai che la citt fosse
proprio diversa dalla campagna. Mi tornarono in mente una fosca
giornata di maggio e un carro pieno di barili di birra vuoti che
avanzava rumorosamente, un mercato delle spezie e una ragazzina
che scappava inseguita da un gruppo di monelli. Il ricordo
del viaggio a Smithfield e dell'orrore del rogo di Margaret mi
accompagnava ogni giorno, ma trovarmi l, a Cheapside, lo rese
ancor pi vivido e bruciante.
Una volta oltrepassato il Tamigi e raggiunto Lambeth, il frastuono
diminu. A parte qualche cantiere di costruzioni navali, era
una zona paludosa oltre la quale si estendevano campi brulli e tristi
e, in lontananza, delle colline coperte di boschi, che ospitavano
alcune grandiose residenze.
John and a chiedere informazioni su Norfolk House. Mi
hanno detto di andare in Paradise Street, rifer al suo ritorno.
Frate Edmund e io ci scambiammo una lunga occhiata e poi
insieme trovammo la nostra via per il Paradiso.
In realt, l'unica cosa che dovemmo fare fu metterci in coda
con gli altri. Lungo la strada c'era infatti una processione di persone
- tutte giovani e ben vestite - che si dirigevano verso una
particolare residenza. A cavallo, a bordo di eleganti carrozze e
persino di portantine, ridevano e si chiamavano tra loro ad alta voce.
Udimmo qualcuno pronunciare il nome Howard. Avanzando sul
lungo e ben curato viale d'accesso, vidi che Norfolk House era
un edificio grande e magnifico, fiancheggiato da gruppi di alberi
dai rami spogli.
Questo potrebbe tornare a nostro vantaggio, osservai. Se gli
Howard aspettano parecchi invitati, magari riusciamo a intrufolarci
nella ressa e poi venir via senza farci notare.
Ma non vorr dire che il duca  qui? chiese preoccupato
frate Edmund.
Mi risulta che non gli piacciono i grandi raduni; si sente superiore
a chiunque e non vuole mescolarsi con gli altri, risposi.
E ormai ha pi di sessant'anni. No, questa dev'essere un'idea
di un membro pi giovane della famiglia: i Norfolk sono tanti.
Frate Edmund mi fiss con aria scettica, prima di spronare il
suo cavallo per seguirmi verso la residenza.
Lasciammo gli animali alle cure di John e, cercando di non
dare nell'occhio, ci accodammo a un gruppo di giovani invitati.
Come avevo sperato, l'atrio era gremito di ospiti che sembravano
conoscersi tutti.
Dovreste sorridere, sussurrai a frate Edmund. Avete l'aria
troppo incupita per una festa.
Mi sono state chieste tante cose da quando siamo partiti dal
priorato di Dartford, rispose seccamente, ma fare l'allegrone in
casa del duca di Norfolk...  una richiesta che non riesco proprio
a soddisfare!
Scoppiai a ridere... e mi sentii tirare per una manica.
Una bella ragazza dai capelli castano dorato, paffutella e bassa
di statura, mi salut: Benvenuta a Norfolk House. E chi sarete
questa sera? Una suora o una gentildonna?
Restai a bocca aperta.
Non fate quell'aria spaventata! ridacchi. Non lo sapete
perch siete qui?
Siamo qui per la festa, intervenne frate Edmund.
Ma che ruolo impersonerete nella mascherata? chiese. Mio
cugino Surrey  stato molto chiaro nei suoi inviti. Potete scegliere
di restare voi stessi, una dama e un gentiluomo, spieg, lanciando
un'occhiata dubbiosa ai nostri abiti modesti e sgualciti dal viaggio,
oppure indossare un abito religioso. Ne abbiamo cos tanti! Si
volt sorridendo verso frate Edmund e sulla guancia destra le si
form una fossetta. Sareste perfetto come monaco, signore!
Fissammo la ragazza, sbalorditi. E poi frate Edmund si mise a
ridere cos fragorosamente che gli sussultarono perfino le spalle
e un paio di teste si girarono per vedere chi stava facendo tanto
chiasso.
La ragazza avvamp. State forse ridendo di me?
No, no, no, rispose ansimando lui. Non mi permetterei
mai! Fece un respiro profondo e si ricompose. Mi piacerebbe
moltissimo essere un monaco, signorina... qual  il vostro nome?
La giovane fece un inchino. Mi chiamo Catherine Howard,
signore, e abito qui.
Sono onorato di fare la conoscenza di un membro della famiglia,
replic frate Edmund, inchinandosi a sua volta.
Lei ridacchi di nuovo. Oh, non  proprio il caso! Non sono
un membro importante. Ci indic la porta all'estremit opposta
dell'atrio. L troverete i costumi. Prima balleremo e poi ci sar
la mascherata, scritta personalmente da mio cugino Surrey. E vino
in abbondanza per tutti.
Ci detto, si conged da noi con un piccolo inchino e and ad
accogliere altri ospiti.
Cosa potrebbe esserci di meglio? sussurrai a frate Edmund.
Ci travestiremo e troveremo l'arazzo. Saremo fuori di qui in un
batter d'occhio.
Ci separammo ed entrammo nelle stanze messe a disposizione
per cambiarsi. Mi tolsi il mantello invernale e m'infilai una tonaca
nera da suora sopra il vestito. Per un attimo esitai: avevo la
sensazione di prendermi gioco delle nostre tradizioni e dei nostri
valori. Una domestica mi porse una maschera per nascondere la
parte superiore del viso. Me la misi e poi mi coprii la testa con il
velo da suora.
Da l raggiunsi quindi un'altra anticamera, dove c'erano degli
invitati in fila. Nel salone, i musici stavano suonando un motivo
allegro. Oltre met degli ospiti indossava tonache da monaco o
da suora. Vidi anche tre vescovi e persino un cardinale con la sua
veste scarlatta. All'entrata c'era un paggio con la livrea ducale
degli Howard, ornata dalle loro insegne: un leone rosso dalla lunga
coda su fondo oro e un ramo di edera. Il ragazzo aveva in mano
una pergamena e quando un gentiluomo gli bisbigli qualcosa,
lui controll sulla carta, si volt verso il salone e annunci a gran
voce: Sir Henry Lisie!
Sussultai. La pergamena riportava l'elenco degli ospiti, che
venivano annunciati! Dovevamo evitare che il paggio ci fermasse
e scoprisse che non eravamo tra gli invitati. Scrutai l'anticamera
cercando frate Edmund, ma in quel mare di frati e monaci mascherati
non riuscii a riconoscerlo.
Con il cuore che batteva forte, cominciai ad aggirarmi tra gli
ospiti e finalmente lo individuai. Pi alto e magro della maggior
parte degli altri uomini, si era travestito da benedettino. Per nascondere
la tonsura, al posto del suo berretto da viaggio portava
un largo cappello da monaco. I suoi occhi scuri luccicavano dietro
la maschera.
Non possiamo certo farci annunciare con i nostri veri nomi!
gli sussurrai. Ma nemmeno usare nomi falsi, perch comunque
sulla lista non ci siamo!
L'arazzo potrebbe trovarsi l dentro, mormor frate Edmund
guardando verso il salone. Se solo riuscissi a entrare... Mi basterebbero
cinque minuti.
Non sapevamo che cosa fare, cos restammo in disparte mentre
gli altri invitati avanzavano per farsi annunciare. Presto qualcuno
si sarebbe insospettito nel notare che non entravamo alla festa.
Una suora bassa di statura, con i capelli castano dorato che le
spuntavano da sotto il velo, ci corse incontro. La riconobbi.
Signorina Howard? chiesi. D'improvviso mi venne un'idea.
Lei ci squadr dalla testa ai piedi e batt le mani. State benissimo
tutti e due con quei costumi!
Le sorrisi pi cordialmente che potei. Io e vostro cugino
Surrey ci conosciamo. E sono appena stata a trovare sua sorella,
la duchessa vedova di Richmond. Per vorrei fargli una sorpresa,
capite? Preferirei non essere annunciata. Sarebbe possibile?
Catherine sbarr gli occhi. Gli Howard vanno pazzi per le
sorprese! esclam. Poi, dopo aver riflettuto un attimo, soggiunse:
Venite con me.
Dall'anticamera, ci condusse lungo uno stretto corridoio parallelo
al salone. Le vedete quelle porte? Una si apre direttamente
sul salone.
Come faremo a individuare quella giusta? s'inform frate
Edmund.
Guardate l'intaglio sopra la porta. Il leone  raffigurato davanti
all'edera, rispose Catherine.
Cosa? chiese lui senza capire.
Ah... l'insegna! esclamai. L'insegna degli Howard raffigura
un leone e un ramo d'edera.
Conoscete davvero bene la mia famiglia, comment compiaciuta
Catherine. Quasi sempre l'edera sta davanti al leone, invece
sopra quella porta appare il contrario.  cos che mi ricordo qual
 l'ingresso al salone! Poi sorrise con aria complice e torn a
mescolarsi tra la folla.
Trovammo subito la porta e ci unimmo alla festa. Dovevano
esserci almeno sessanta persone e quasi tutte stavano ballando.
Scrutai rapidamente il salone. Su due pareti contrapposte c'erano
degli arazzi. Quello lungo sul muro dalla nostra parte raffigurava
un magnifico giardino, ma osservandolo meglio mi resi conto che
non era stato realizzato a Dartford. Dev'essere l'altro, di l,
dissi a frate Edmund.
Un mare di gente che piroettava, s'inchinava e saltava ci divideva
dall'arazzo.
A un tratto, per, tutti gli invitati si voltarono verso il palco
eretto in fondo alla sala tra due enormi candelabri. Al centro c'era
un giovane atletico, vestito come un vescovo ma senza mantello
n maschera. Aveva un viso fiero e bello e i capelli corti di un
biondo dorato.
 il conte di Surrey? chiese frate Edmund.
S, risposi, turbata da un improvviso ricordo. Ed  il ritratto
di suo nonno, nonch mio zio, il duca di Buckingham. In Surrey
rividi mio zio che correva dall'una all'altra delle sue splendide
residenze e dei suoi magnifici giardini, organizzando le feste
fantastiche che amava tanto. C'era una certa giustizia in questo:
il duca di Norfolk disprezzava sua moglie e la famiglia di lei, ma
entrambi i suoi amati figli erano decisamente Stafford nell'aspetto.
Gentili ospiti, prima che la mascherata abbia inizio avremo
un'allemanda! grid il giovane conte di Surrey. Dalla folla si
levarono urla di approvazione e i musici presero i loro strumenti.
Tutti corsero a cercarsi un compagno e un posto per danzare;
tutti tranne frate Edmund e me.
Ballare potrebbe essere un sistema per attraversare il salone,
gli feci notare.
Ottima idea, se non fosse per un piccolo problema, replic.
Io non ballo.
Lo so che sembra sconveniente, fratello, ma non pensate che
la situazione lo richieda?
Si morse il labbro. Non  questo. Ballerei se potessi, sorella.
Solo che non ne sono capace.
Fui sorpresa. Credevo che le lezioni di danza rientrassero
nell'educazione di ogni bambino.
Sono stato destinato alla vita monastica fin da quando avevo
otto anni, mi spieg, come per scusarsi.
Il conte di Surrey batt di nuovo le mani. Magnifico, e ora
formate le file! Il cuore fece un salto quando si sofferm su frate
Edmund e me, rimasti in disparte.
Amici, ho riunito i migliori musici del Paese; solo il re ne ha
di migliori! ci grid sorridendo. Perch non ballate?
Allora presi per mano frate Edmund, felice di essere irriconoscibile.
Siamo ben lieti di prendere i nostri posti, mio signore,
risposi ad alta voce, guidando frate Edmund nella prima fila, accanto
al palco. Fate quello che faccio io... gli sussurrai.
Questo  lo spirito giusto, mia bella signora! esclam il
conte, inchinandosi e facendo un ampio gesto con la mano. E
ora, prima che la danza abbia inizio, permettetemi di far entrare
gli ospiti d'onore. C', infatti, un'ottima ragione per cui stasera
siamo vestiti da suore e frati: uno dei grandi difensori dei monasteri
e dei conventi ha fatto ritorno sulle nostre sponde.
Si apr una porta di fianco al palco e comparvero due uomini
anziani.
Erano Thomas Howard, terzo duca di Norfolk, e Stephen Gardiner,
il vescovo di Winchester.

 Capitolo 44.

Frate Edmund e io restammo come pietrificati, a pochi passi dal
palco. Perch Gardiner era tornato in Inghilterra? Sapeva gi che
mi ero allontanata dal priorato insieme con frate Edmund?
Thomas, questa accoglienza mi lusinga, ma per essere sincero
non  davvero il momento pi opportuno, disse Gardiner con la
sua voce morbida e sommessa.
Oh, andiamo, vescovo, prendetela con lo spirito giusto! esclam
il conte di Surrey. Mio padre ha sentito moltissimo la vostra
mancanza. Tutti quanti l'abbiamo sentita e spero che resterete con
noi e non tornerete troppo presto in Francia.
Surrey ordin: Musica per mio padre il duca e per il grande
vescovo di Winchester!
I musici attaccarono a suonare.
L'allemanda  una danza semplice. Si balla a coppie, in fila,
ciascuno prendendo per mano chi gli sta di fronte e spostandosi
lateralmente. Ogni tre passi ci si ferma, si fa un saltello sollevando
un piede e poi si riforma la fila. Quando arrivano in fondo alla fila,
i danzatori si scambiano di posto.
Non avendo idea di che cosa doveva fare, frate Edmund non si
ferm dopo i tre passi e and a sbattere contro l'uomo che aveva
accanto, facendolo barcollare e meritandosi un'occhiata furiosa.
Mi voltai verso il palco: i tre uomini stavano parlando tra loro e
non avevano notato la gaffe.
La volta dopo lui non sbagli pi, fermandosi dopo i tre passi
e facendo persino il saltello: stava imparando in fretta, di sicuro
aiutato dal suo amore per la musica e dal suo senso del ritmo.
Allora osservai gli arazzi appesi al muro, alle sue spalle. Frate
Edmund non poteva vederli senza girarsi, cosa che lo schema del
ballo gli impediva di fare.
S, uno degli arazzi era di Dartford: vi riconobbi tutte le caratteristiche
tipiche della nostra manifattura. Era il pi lungo che
avessi mai visto: dovevano aver impiegato almeno due anni per
realizzarlo. Riproduceva un gruppo di giovani donne che in effetti
danzavano, ma, ironicamente, stando in mezzo a tutta quella
gente che ballava non colsi un significato particolare nella scena:
non sembrava ispirata ad alcuna storia, a nessun mito dell'antica
Grecia. Sette giovani danzavano in fila. Forse nelle loro movenze
c'era qualcosa di frenetico, di quasi rabbioso nel modo in cui
tendevano le braccia verso il cielo raffigurato nella parte alta della
composizione.
Frate Edmund e io arrivammo in fondo al salone. Lo tirai verso
di me e lo feci girare, in modo che potesse guardare la parete con
l'arazzo. Ditemi cosa ci vedete! gridai per sovrastare la musica.
A me non suggerisce proprio niente.
Riprendemmo la danza nella direzione opposta, verso il palco.
Ormai frate Edmund l'aveva imparata e ballava tenendo gli occhi
incollati all'arazzo: poco dopo - eravamo in mezzo al salone -
proruppe in un grido cos forte che i ballerini accanto a noi si
voltarono a guardarlo. Proprio in quell'istante avrebbe dovuto
fare il terzo passo, e invece se ne rest l immobile, incollato al
pavimento, e l'uomo che aveva di fianco gli fin addosso, facendolo
barcollare. Il cappello gli scivol gi dalla testa e fin per terra,
rivelando la tonsura.
Questa  bella! rise il suo vicino. Non credete di esservi
spinto un po' troppo in l con il travestimento, signore? Ma la
risata gli mor in gola quando si rese conto che la tonsura di frate
Edmund era vera.
Frate Edmund si mise carponi, cominciando a cercare freneticamente
il cappello tra le gambe degli invitati. Intanto in molti si
stavano girando a guardare, compresi i tre sul palco. Intravidi il
cappello, mi chinai, lo presi e con le mani che tremavano lo gettai
a frate Edmund. Purtroppo il lancio fu troppo corto e atterr a
met strada tra noi.
Aspettate!
Il duca di Norfolk balz gi dal palco. Sbigottito, suo figlio
fece segno ai musici di smettere di suonare. Il duca ci raggiunse
in pochi secondi. Tutti ci fissavano, mormorando fra loro.
Che ridicola messinscena  questa? rugg il duca. Quale
autentico monaco danzerebbe mai travestito?
Frate Edmund si tolse la maschera e s'inchin davanti al duca
di Norfolk.
Portatemelo qui, Vostra Grazia. La voce del vescovo di
Winchester riecheggi nel salone.
Conoscete quest'uomo? chiese il duca, incredulo.
Portatemelo qui! tuon Gardiner.
Fissai il pavimento; non ce la facevo a guardare nella direzione
del vescovo.
Frate Edmund segu tranquillamente il duca, fingendo che io non
ci fossi. Ero ancora in costume e nessuno mi aveva riconosciuta.
Mi resi conto che mi stava ignorando per proteggermi.
Il duca lo spinton perch si affrettasse verso il palco. Ma poi,
di colpo, si ferm.
Lentamente, si volt e torn al centro del salone. Guard il
cappello, che era rimasto a terra, e poi me, la persona pi vicina
e con tutta probabilit la compagna di danza di frate Edmund.
Voltatevi, grugn.
Obbedii e sentii le sue ruvide mani da soldato afferrare per i
lacci la maschera che avevo legato dietro la testa e strapparmela.
Non dimenticher mai l'espressione sbalordita che gli si dipinse
in volto quando mi fece girare per guardarmi in faccia e mi
riconobbe.
Ero di nuovo caduta tra le sue grinfie. Mi voltai verso il palco:
frate Edmund, ormai accanto a Gardiner, era il ritratto del dolore
e del rammarico, mentre il vescovo appariva paonazzo. Aveva le
braccia lungo i fianchi, ma stringeva forte i pugni.
Cercai di non farmi prendere dal panico, di non mostrarmi impaurita.
Avevo imparato da tempo che era essenziale non rivelare
la propria debolezza a quei due uomini.
E cos  finita, pensai avviandomi verso il palco. Non avremmo
potuto giustificare in nessun modo la nostra presenza l. Probabilmente,
gi l'indomani mi avrebbero rinchiusa di nuovo nella
Torre. Ma ci che mi dispiaceva di pi era di aver trascinato alla
rovina anche frate Edmund.
Intanto il vescovo Gardiner stava scendendo dal palco insieme
con lui. Dove dobbiamo portarli? chiese al duca.
Prima che Norfolk potesse rispondere, dall'ingresso del salone
si lev un vociare concitato e subito dopo un paggio entr
correndo, agitatissimo.
Vostra Grazia,  qui! annunci.
Chi? grugn Norfolk.
Lady Maria!
Tutti s'inchinarono quando la primogenita del re, seguita da
due dame di compagnia, fece il suo ingresso nel salone di Norfolk
House.
Non vedevo Maria Tudor da quando, tanti anni prima, ci eravamo
incontrate in occasione delle feste natalizie a Greenwich:
all'epoca lei aveva tre anni e io otto. Ora aveva passato i venti ed
era pi bassa di statura di quanto mi sarei aspettata, appena pi
alta della giovane Catherine Howard, ma pi snella e vestita tutta
di nero. Al collo portava una croce tempestata di pietre preziose.
Provai un senso di profonda reverenza, ma anche di grande protezione.
Tanti anni prima sua madre, Caterina d'Aragona, mi aveva
chiesto di aiutarla.
Nonostante il suo aspetto esile, Maria si muoveva con una
dignit che nessun'altra donna presente nel salone possedeva. Era
troppo cupa per poter essere definita bella, bench fosse decisamente
aggraziata. Aveva una carnagione di un bianco luminoso,
purissimo. Nere sopracciglia s'inarcavano delicatamente al di sopra
dei suoi penetranti occhi color nocciola. Scrut il salone e tutti gli
ospiti in costume e vidi la sua bocca irrigidirsi in un'espressione
di disapprovazione.
Poi, con voce limpida e profonda, disse: Sono venuta qui perch
ho saputo che il vescovo Gardiner era sbarcato ed era atteso in
questa casa per ricevere gli omaggi della famiglia Howard ed ero
ansiosa di rivederlo. Devo dire che il modo in cui viene onorato
mi sorprende. Non credevo che fosse il momento di festeggiare.
Evidentemente, sono stata troppo occupata a piangere la mia
matrigna, la buona regina Jane. Si fece il segno della croce. E
il dileggio di monaci e suore non  certo una cosa che possa far
piacere al mio amico vescovo.
Nessuno ha intenzione di dileggiare, mia signora, protest
il conte di Surrey.
Il duca lo fulmin con un'occhiataccia. Chiedo perdono, lady
Maria.
Voi viziate i vostri figli, Vostra Grazia. Siete un padre estremamente
indulgente, sostenne la principessa. Ma non con tono
di rimprovero; nelle sue parole si coglieva, piuttosto, un velo di
malinconia. Si era riconciliata con il padre dopo la morte di sua
madre, ma non riuscivo a immaginare che re Enrico fosse un
padre indulgente.
Il vescovo Gardiner si fece avanti e, con mia sorpresa, s'inginocchi
davanti a Maria Tudor. Vi prego di perdonare ci che
vedete qui stasera... e di accettare la mia pi profonda gratitudine
per essere venuta a cercarmi, disse con fervore. I miei occhi
gioiscono nel vedervi, lady Maria.
Le baci la mano e capii che doveva esserci un forte legame
tra loro. Ripensai a quanto ci avevano detto a Malmesbury - che
Gardiner era cugino della famiglia reale per via di discendenza
illegittima - e mi chiesi se la principessa Maria ne fosse al corrente.
Subito dopo tocc al duca di Norfolk baciarle la mano, con
una reverenza che non gli avevo mai visto mostrare nei confronti
di nessuno. S, Maria Tudor era l'eroina e la speranza della loro
fazione. Bench ritenuta illegittima dal re, avrebbe ancora potuto
aspirare a succedergli sul trono d'Inghilterra. Se il sovrano non
si fosse risposato un'altra volta, sarebbe stata seconda in linea di
successione dopo un neonato maschio.
Gardiner mi sbirci con la coda dell'occhio. Entro pochi attimi
sarebbe stato impartito un ordine e frate Edmund e io saremmo
stati allontanati dalla vista della principessa; si sarebbero occupati
di noi pi tardi.
Era la mia unica occasione.
Feci un profondo inchino, non secondo il costume della corte
inglese, ma nel modo in uso nei castelli di Castiglia, dov'era cresciuta
mia madre. E anche Caterina d'Aragona.
Doa Maria, es un honor estar en su presencia, dissi.
La principessa sussult per la sorpresa. Seorita, habla el
espaol muy bien.
Doa Maria, yo hablo la lengua de mi madre, lady Isabella
Stafford.
La vidi tremare e per un attimo temetti che vacillasse. Una vena
violacea puls sulla sua gola candida come la neve.
Voi siete Joanna Stafford! esclam, ansimando. Da cos
tanto tempo desideravo conoscervi! Mara de Salinas mi disse che
vi prendeste cura di mia madre. Avrei tanto voluto trovarvi, ma
Mara mor prima che si riuscisse a rintracciarvi. Si volt verso il
duca di Norfolk. C' in questa casa un posto in cui posso parlarle
in privato? chiese ansiosamente.
Certo, rispose a denti stretti il duca. Seguitemi.
Lo vidi lanciare un'occhiata a Gardiner accennando appena nella
direzione del mio compagno. Evidentemente avevano intenzione
di mettere le mani almeno su di lui.
Lady Maria, soggiunsi senza perdere tempo, permettetemi
di presentarvi un mio caro amico, frate Edmund.
Siete un monaco vero? Non vi siete travestito? domand la
principessa con un sorriso radioso che le inond il viso di bellezza.
Frate Edmund s'inchin, con grande dignit.
Allora venite con noi, vi prego. Si volt verso il duca di
Norfolk. Fateci strada, Vostra Grazia, gli ordin. E il duca non
ebbe altra scelta che obbedirle.
Salimmo al piano superiore. Per tutto il tragitto, lady Maria mi
tenne sottobraccio, come se fossimo due grandi amiche. Era un
grandissimo onore camminare a fianco della figlia di un re,
anzich seguirla. Il cuore mi batteva forte mentre cercavo di decidere
quanto rivelarle di ci che sapevo.
Nel buio e tranquillo salottino affacciato sui prati di Norfolk
House, la principessa mi chiese delle ultime settimane di vita di
sua madre a Kimbolton Castle. Ci mettemmo alla finestra, l'una
accanto all'altra, a guardare gli invitati riversarsi fuori da Norfolk
House. Evidentemente la festa era stata interrotta. Mentre i ricchi
e giovani aristocratici montavano in sella ai loro cavalli e se ne
andavano, le raccontai di quella casa fredda e triste circondata
dalle paludi, e del coraggio con cui sua madre aveva affrontato
la morte. Lady Maria pianse ascoltando le mie parole, senza mai
smettere di stringere tra le dita la sua croce. Norfolk, Gardiner
e frate Edmund se ne rimasero in silenzio a rispettosa distanza.
Dopo averle riferito come la regina fosse riuscita a resistere fino
all'alba per poter ascoltare un'ultima volta la messa e come poi si
fosse addormentata nel sonno eterno, chinai la testa. Per qualche
istante nessuno parl.
Poi, lady Maria disse: So che vi siete recata a Kimbolton
Castle in sostituzione di vostra madre, ma vi sar grata per sempre
per i servigi che avete reso alla regina mia madre. Desidero
ricompensare quanti si sono mostrati buoni con lei. Come posso
cominciare a ripagarvi?
Lanciai un'occhiata a frate Edmund. Non sapevo che cosa
rispondere: se solo avessimo potuto consultarci!
Vivete a corte adesso? s'inform la principessa. Non vi ho
mai vista l.
No, mia signora, dopo la morte della regina sono entrata in
convento come novizia.
Lei trasal per la sorpresa. Dunque quello non  un costume?
chiese, scrutando la mia tonaca.
In realt, questo che porto  un costume, balbettai. Per
sono una domenicana del priorato di Dartford.
Ah, Dartford, disse sorridendo. Mia madre mi parlava
sempre delle suore e dei frati domenicani. So che li ammirava. In
Spagna sono rispettati pi di tutti gli altri.
Feci un respiro profondo. Lady Maria, sono entrata a Dartford
perch me lo chiese vostra madre.
I suoi occhi si riempirono di nuovo di lacrime. Davvero voi
mi siete cara pi di chiunque altro al mondo. Chiedetemi qualsiasi
cosa, qualsiasi cosa, sorella Joanna, e io vi accontenter.
Avvertii la tensione degli uomini presenti nella stanza e mi
avvicinai ancora di pi alla principessa. Non chiedo nulla per
me, ma per mio padre, sir Richard Stafford, che  rinchiuso nella
Torre di Londra.  accusato di aver interferito con la giustizia del
re durante l'esecuzione di mia cugina, lady Margaret Bulmer.
Maria mi fiss con un'espressione addolorata. Non posso fare
nulla per un prigioniero rinchiuso nella Torre. Non ho il potere di
contraddire gli ordini di mio padre.
Ma  l per decisione del duca di Norfolk e del vescovo Gardiner,
le spiegai. Non del re.
E vero? chiese la principessa rivolta ai due. Vescovo, perch
lo tenete nella Torre? Quest'uomo  forse ritenuto pericoloso? 
forse un traditore di Sua Maest?
Gardiner la guard, profondamente scosso, e dopo qualche
istante riusc a rispondere con voce strozzata: No, non lo . Ha
cercato di abbreviare le sofferenze di una sua nipote che bruciava
sul rogo a Smithfield, ma questo  tutto. Non si  trattato in alcun
modo di un atto di tradimento.
Perci provvederete a farlo rilasciare? chiese lady Maria.
Ne avete l'autorit?
Gardiner e Norfolk si scambiarono un'occhiata.
Perch esitate? domand la principessa con tono pi rabbioso.
Gardiner s'inchin. Provveder. Stafford sar rilasciato entro
la fine della settimana.
Ne sono lieta, comment lady Maria. Poi, rivolgendosi a me:
Vi occorre qualcos'altro?
Voglio solo tornare al priorato di Dartford, con frate Edmund,
in tutta sicurezza, replicai, calcando la voce sull'ultima parola
con un'enfasi che non sfugg a nessuno dei presenti. Vi chiedo
la vostra benedizione, lady Maria.
Lei mi prese le mani tra le sue e le strinse. Avete in me un'amica
per la vita. Mia madre, la regina, aveva molto cara una benedizione
domenicana; volete che la reciti per voi?
Frate Edmund e io c'inginocchiammo davanti a lei e chiudemmo
gli occhi.
Dio Padre ci benedica. Dio Padre ci guarisca. Dio Santo Spirito
c'illumini. E ci dia occhi per vedere, orecchi per sentire e mani
per compiere la Sua volont. Amen, recit sommessamente la
principessa.
Mi rialzai e m'inchinai un'ultima volta come avevo imparato
a fare in Spagna. Gracias a Dios y ala Virgen, dissi.
Lady Maria sorrise e nei suoi occhi vidi di nuovo luccicare le
lacrime.
So che ora vorrete certamente parlare con il duca di Norfolk
e il vescovo Gardiner, soggiunsi, indietreggiando rapidamente
verso la porta, poich a nessuno  permesso voltare le spalle a un
membro della famiglia reale. E dunque vi chiediamo il permesso
di congedarci.
Solo se promettete che mi scriverete, e spesso, ribatt la
principessa.
Sarebbe un onore, risposi. Ormai ero arrivata alla porta.
Frate Edmund l'apr per me. Guardai un'ultima volta lady
Maria, poi il vescovo Gardiner. I suoi occhi erano fissi su di me,
ma con un'espressione indecifrabile.
Uscimmo dalla stanza e pochi istanti dopo anche da Norfolk
House. Ormai era calata la notte.
John quasi pianse di gioia quando ci vide arrivare nelle scuderie.
Se ne sono andati tutti, ma di voi neanche l'ombra. Non
sapevo cosa fare!
Pensi di riuscire a guidarci al priorato di Dartford, John?
chiese frate Edmund. Conosci abbastanza bene le strade?
Certo! rispose. Ho cos tanta nostalgia di mia moglie, fratello,
che farei qualunque cosa per tornare da lei stanotte!
Credete che Gardiner rilascer mio padre? domandai poco
dopo a frate Edmund mentre trottavamo lungo il viale d'accesso
di Norfolk House diretti verso Paradise Street.
Deve farlo. Ha dato la sua parola alla principessa.
E noi? Siamo al sicuro dal vescovo?
Lui si volt a guardare la residenza del duca. Per poco, rispose
poi. Forse solo stanotte. Far l'impossibile per sapere perch ci
trovavamo a Norfolk House, lontani dal monastero.
A quel punto ebbi un'illuminazione. Ma se mio padre verr
liberato, Gardiner non potr pi costringermi a fare quello che vuole!
S, ammise frate Edmund. Non ci sar pi bisogno che
cerchiate la corona.
Sentii montarmi dentro una gran rabbia. Credete forse che sia
solo per salvare mio padre che mi do tanto da fare per conoscere
la storia della corona e trovarla? Desidero proteggere i monasteri
tanto quanto voi!
Frate Edmund allung un braccio con aria impacciata e mi
sfior una mano. Rispetto il vostro impegno, disse. Sul serio.
Allora continueremo... insieme? chiesi. E una volta tornati
al priorato faremo tutto quello che possiamo, useremo tutte le
informazioni che abbiamo raccolto?
Lui annu.
Fratello, che cos'avete visto nell'arazzo a Norfolk House?
domandai. Qualcosa vi ha turbato profondamente. Quale storia
rappresenta?
Credo che raffiguri le Pleiadi, rispose.
Chi sono le Pleiadi? E che significato ha la danza?
Danzano per qualcuno, spieg sommessamente.
Chi?
Lui apr la bocca, ma la richiuse subito.
Fratello, mi  parso che i loro movimenti avessero un che
di frenetico, forse persino di rabbioso. Ditemi: per chi ballano?
Possibile che frate Edmund mi stesse nascondendo delle informazioni
dopo quello che avevamo appena passato a Norfolk House?
Alla fine mi rispose: Ballano per il loro padre, sorella Joanna.
Che cosa c'era di sinistro in tutto ci? Lo fissai, perplessa.
E nonostante fosse ormai buio, nei suoi occhi vidi scintillare un
lampo di paura.
Frust il cavallo, un gesto che non gli avevo mai visto fare
prima, e si lanci al galoppo alla volta del priorato.

 Capitolo 45.

C' qualcosa che non va, dissi a frate Edmund.
Eravamo stati via pi di due settimane e non sapevo che cosa
mi avrebbe aspettata a Dartforfd. Sfiniti e irrigiditi dal freddo,
abbandonammo la strada e imboccammo il sentiero che conduceva
al priorato. Era mezzanotte passata: le porte del monastero
sarebbero state chiuse per la notte.
Ma quando giungemmo nel punto in cui il sentiero curvava,
vedemmo tremolare la luce di una torcia. Il portone era spalancato
e sulla soglia scorgemmo Gregory, il custode, con una lanterna
in mano.
Smontammo da cavallo e corremmo verso di lui.
Gregory, cosa sta succedendo? gli domandai.
Lui non ci diede il benvenuto, ma tese le braccia come per
sbarrarci la strada. State indietro!
Perch? si stup frate Edmund.
Ordine del balivo. Mi ha detto che nessuno pu entrare finch
lui non avr trovato aiuto a Londra. Ha promesso di tornare entro
mezzanotte.
Mi si strinse lo stomaco. Ma perch c' bisogno d'aiuto?
La badessa  scomparsa da due giorni, rispose. L'abbiamo
cercata dappertutto. Invano. Poi, oggi pomeriggio sono spariti
anche sorella Christina e frate Richard. Stanno sparendo a uno a
uno! grid con voce isterica. Questo monastero  maledetto!
Cos dicono in citt e, sangue di Dio, hanno ragione!
Frate Edmund avanz di un passo verso di lui. Gregory, dovete
lasciarci entrare. Pu darsi che riusciamo a trovarli.
No, ripet lui. Il balivo ha ordinato che nessuno deve entrare
senza il suo permesso.
Tentai di convincerlo. Non entreremo nella zona del chiostro.
Vogliamo soltanto dare un'occhiata nelle stanze dell'ala principale.
Forse potremmo...
Gregory mi spinse indietro. Non ve lo permetter.
Non alzate le mani su di lei! grid rabbiosamente frate
Edmund.
L'altro si volt verso di lui e lo colp con un pugno. Si misero a
lottare sui gradini dell'ingresso e io ne approfittai per sgattaiolare
dentro.
Aspettatemi, vi prego! url frate Edmund.  troppo pericoloso!
Non potete andare da sola!
Fermatevi, sorella Joanna! gli fece eco Gregory.
Non gli diedi retta.
Corsi pi forte che potei, oltrepassai la statua della Vergine
Maria, attraversai l'atrio e poi svoltai. Non sarei andata a cercare
una porta che desse accesso a delle stanze sotterranee nell'alloggio
della badessa: sapevo che non poteva essere l, altrimenti gli
uomini di Cromwell l'avrebbero trovata.
Presi dal muro una delle candele e mi precipitai nella camera
degli ospiti. Controllai tutte le pareti, tutti gli angoli, gli scaffali
e persino le crepe, provando a spingere come aveva fatto l'abate
Roger a Malmesbury.
Niente.
Eppure doveva essere l. Doveva esserci un sistema per scendere.
Non avevo tempo di esaminare accuratamente tutto il muro. Se
anche frate Edmund fosse riuscito ad avere la meglio su Gregory,
presto sarebbe arrivato il balivo con i suoi uomini.
Avevo bisogno di un segno che mi indicasse dov'era la porta,
un segno come il fregio con il leone e l'edera sopra la porta di
Norfolk House.
Fu una folgorazione, cos improvvisa e violenta che mi lasciai
sfuggire un grido.
La giovane Catherine Howard aveva detto: Quasi sempre l'edera
sta davanti al leone, invece sopra quella porta appare il contrario.
E cos che mi ricordo qual  l'ingresso al salone.
In tutto il priorato di Dartford c'erano fregi con una corona e
dei gigli. La corona era sempre dietro il simbolo dell'ordine domenicano.
Dappertutto, tranne in un posto: il locutorium.
Sentii degli uomini gridare fuori dell'edificio mentre correvo
l. Pochi minuti e mi avrebbero acciuffata.
Mi diressi verso la libreria mezza vuota collocata proprio sotto
il fregio con la corona davanti ai gigli. Feci scorrere la mano sui
ripiani. Premetti forte contro i pannelli laterali, cercando qualcosa
che si aprisse, qualcosa che scorresse.
Finalmente, sul ripiano pi alto, sentii uno scatto. Spinsi forte
e la libreria si apr, rivelando uno stretto passaggio.
Tenendo alta la candela, m'infilai nel varco e richiusi la libreria
alle mie spalle.
Lo spazio era angusto e pieno di sporcizia. Non era il passaggio
ben tenuto dell'abbazia di Malmesbury. La fiamma della candela
illumin un mucchietto di briciole imputridite. Era un biscotto
giallo. Trasalii, rendendomi conto che era una delle focaccine che la
cuoca aveva preparato per i piccoli Westerly il giorno dei Defunti.
Ecco come facevano a spostarsi per il priorato cos furtivamente!
Raggiunsi una serie di gradini malfermi e li scesi.
In fondo si apriva un passaggio pi largo, poco pi che un
cunicolo. Lo seguii, scrutando le pareti in cerca di un altro segno
della corona.
Udii una voce femminile. C'era qualcuno che parlava laggi.
Forse avevo trovato la badessa... e frate Richard! Evidentemente
dovevano aver trovato quel passaggio anche loro, ma non riuscivo
a capire perch fossero rimasti l sotto cos a lungo. Non sapevano
che Gregory e gli altri avrebbero dato l'allarme?
A un certo punto il cunicolo intersecava un passaggio pi
ampio, con le pareti rivestite di mattoni. L la voce femminile
era leggermente pi forte, ma non ne sentivo altre: con chi stava
parlando? La voce si spense. Continuai ad avanzare.
Quando svoltai in fondo al passaggio, vidi tre cose in sequenza.
Un uomo con una tonaca da frate inzuppata di sangue accasciato
per terra, immobile. Una donna legata con delle corde e
imbavagliata seduta su un barilotto contro il muro. E, accanto a
lei, la mia compagna di noviziato, sorella Christina. Era voltata di
tre quarti rispetto a me e stringeva nella destra un lungo coltello.
Ci volle un attimo prima che sorella Christina si accorgesse
della mia presenza. Non riuscivo a muovermi n a parlare. Ero
paralizzata, ammutolita, dalla scena che avevo davanti.
Mi resi conto che l'uomo era frate Richard. Aveva gli occhi
spalancati ed era sicuramente morto.
La badessa Joan mi vide e scosse appena la testa, facendo
voltare di scatto sorella Christina.
Sorella Joanna, disse con voce roca. E poi pi forte, con il
suo solito vigore: Sorella Joanna!
Cosa sta succedendo? chiesi. Non capisco.
Ho dovuto farlo, rispose con tono serissimo. Dovete capire,
ho proprio dovuto farlo. La badessa ha trovato il passaggio nel
locutorium ed  scesa qui a cercare la corona. L'ho sorpresa alle
spalle con questo, prosegu, indicando il coltello, e l'ho legata.
La corona si trova qui... adesso? domandai, scrutando attentamente
il pavimento.
Sorella Christina scoppi a ridere e il fragore della sua risata
mi riport alla realt di ci che stava accadendo. Fino a quel momento
ero rimasta troppo sconvolta e confusa. Frate Richard era
morto, la badessa era legata e imbavagliata... e sorella Christina
impugnava un coltello.
La mia compagna di noviziato era un'assassina e molto probabilmente
stava per uccidere anche me.
La corona! La corona! La corona! grid lei in tono beffardo.
Solo questo v'importa, persino ora? Solo questo interessava
a lei, disse, agitando il coltello davanti alla badessa, e a frate
Richard.  venuto a cercarla, ma in realt voleva anche lui trovare
la corona. E invece ha trovato me!
Siete stata voi a imprigionare la badessa due giorni fa? domandai,
tentando di calmarla.
S, e non mi  dispiaciuto affatto, rispose. Se non fosse stato
per lei, nulla di tutto questo sarebbe accaduto, sorella Joanna. 
stata lei a invitare mio padre al priorato. Ha contaminato la nostra
sala capitolare con la sua presenza.
Vostro padre?
L'ho ucciso io, dichiar in tono di sfida. Dio non mi punir
per questo. Era un saccheggiatore... un demonio. Non era un essere
umano. Lo sapevate?
Non osai chiederle di sua madre. Ma nello sguardo le guizz
un lampo di tormento. Non ho ammazzato io mia madre. Quel
giorno, andai da lei passando per i cunicoli. Sapevo della loro esistenza
fin da quando era morta la badessa Elizabeth. Ma i piccoli
Westerly dovevano averli scoperti per conto loro e sapevo che se
voi li aveste trovati e gli aveste parlato, tutto sarebbe venuto a
galla, perch quei demoni avevano capito come si poteva passare
dal chiostro alla camera degli ospiti e che ero stata io a uccidere
mio padre. Perci dovevo assolutamente spiegare ogni cosa a mia
madre. Sorella Christina cominci a piangere. Impazz di dolore
quando le raccontai che cos'avevo fatto. Sostenne che era colpa sua
e che mi aveva abbandonata. Poi, dopo che me ne fui andata, scrisse
quella lettera e si tolse la vita per sollevarmi da ogni sospetto.
Picchi forte la mano sul muro, vicinissimo alla testa della
badessa, che si ritrasse per sfuggire alla sua furia.
Cercai di nuovo di calmarla. Fin dove arrivano i cunicoli?
Fino ai granai, rispose. Un secolo fa, una stupida badessa
ebbe paura che qualcuno tentasse di portare via la corona con la
forza. Cos ordin ai suoi operai di scavare un altro cunicolo e
lo fece collegare con il passaggio che conduce alla camera buia.
Aggiunsero anche una seconda entrata, da una porta segreta nel
portico, subito fuori della chiesa. In quel modo, pens, se il priorato
fosse stato attaccato avrebbero potuto portar via la corona
di nascosto e mettersi in salvo. Fece giurare a tutti gli operai che
avrebbero mantenuto il segreto. Ma evidentemente qualcuno non
tenne la bocca chiusa.
Alle sue spalle, in fondo al passaggio, risuon una voce maschile:
Fu cos che lord Chester venne a sapere dell'esistenza
dei cunicoli.
Sorella Christina si stacc dal muro con un movimento fulmineo,
ringhiando e agitando il coltello.
E da dietro l'angolo spunt Geoffrey Scovill, tenendo un lungo
bastone contro il fianco.
Con una rapida occhiata abbracci la scena.
Lord Chester trov il sistema per inviare un messaggio a
una giovane novizia, una certa sorella Beatrice, che aveva visto
al priorato. L'attir quaggi e la sedusse. Una ragazza innocente,
sola e confusa.
Come fate a saperlo? strill sorella Christina.
Perch ho trovato sorella Beatrice.  lei che mi ha rivelato gli
accessi ai cunicoli, rispose Geoffrey. Alla fine sono riuscito a
convincere Jacob, il vecchio custode, a dirmi dove si nascondeva.
Trasalii. Ecco perch l'avevamo incontrato in citt quel giorno:
stava cercando Jacob!
Quando arrivarono gli ispettori di Cromwell, sorella Beatrice
dichiar che voleva andarsene. La badessa non pot opporsi e
Jacob la port da sua madre. La ragazza vomit due volte lungo il
tragitto. Quando torn al priorato, Jacob lo rifer a madre Elizabeth,
la quale si rese conto che sorella Beatrice aspettava un bambino.
Inorridita, si rec a casa della famiglia. La madre aveva gi cacciato
di casa la figlia, dandole della sgualdrina. La badessa e Jacob la
trovarono mezza morta nella foresta e la nascosero in una piccola
fattoria non lontano da qui. La badessa le garant un sussidio per
tutte le sue spese. Sorella Beatrice doveva nascondersi da lord
Chester, come ben capirete. Se lui avesse saputo che era incinta,
le avrebbe portato via il bambino. Il piccolo venne alla luce prima
del tempo, morto. Ma sorella Beatrice volle ugualmente continuare
a nascondersi. Era terrorizzata da lord Chester.
Geoffrey fece un passo verso sorella Christina.
Voi lo sapete perch aveva paura di lui, vero? L'ultima volta
che lo incontr quaggi era ubriaco e le disse una cosa terribile.
Una cosa che riguardava voi.
Sorella Christina agit il coltello verso di lui e grid: Basta!
Geoffrey le si avvicin ancora. Vostro padre abusava di voi,
non  vero, sorella Christina?
No! gemetti, rabbrividendo disgustata mentre sorella Christina,
piegata in due, urlava come una belva rabbiosa.
Geoffrey fece altri due passi verso di lei. Scopriste di sorella
Beatrice leggendo la lettera scritta dalla badessa Elizabeth a colei
che doveva succederle. Sorella Beatrice se n'era andata qualche
mese prima che voi arrivaste a Dartford, ma evidentemente avevate
sentito o sospettavate qualcosa, altrimenti non avreste rubato
quella lettera. La badessa aveva bandito lord Chester dal priorato
e voleva essere certa che la suora che avrebbe preso il suo posto
avrebbe fatto lo stesso. Nella lettera parl anche dei cunicoli e cos
veniste a sapere della loro esistenza.
Sorella Christina lo fiss, ansimando.
Ci che vi ha fatto vostro padre era un delitto contro natura,
sorella Christina. Non c' da meravigliarsi che siate impazzita.
Ma non  un alibi per uccidere. Ora dovete posare il coltello e
venire con me.
Sorella Christina si raddrizz e si avvent sulla badessa. No!
esclam con un orribile ghigno. Se mi toccate, le taglier la gola!
Madre Joan sbarr gli occhi, terrorizzata.
Io mi avvicinai a sorella Christina.
Vi prego, la supplicai. Vi prego. Fate come dice Geoffrey.
Sorella Joanna, non abbandonatemi! mi implor. Dovete
aiutarmi a fuggire.
Lo sapete che non potete farlo, sussurrai.
Ma voi siete l'unica che capisce. L'unica. So che quello che 
accaduto a me  accaduto anche a voi. Ne sono sicura, dopo tutto
il tempo che abbiamo passato insieme a Dartford. Vostro padre
vi violent.
Rabbrividii per l'orrore. No, replicai.
Non mentitemi! grid con voce stridula.
Non vi sto mentendo. Io amo mio padre.  un uomo buono e
affettuoso. Non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
La rabbia le distorse i lineamenti del viso. Gett a terra il coltello
e si slanci contro di me, con le mani protese come artigli.
Indietreggiai, ma in un attimo mi fu addosso. Mi afferr per
la gola e mi sbatt la testa contro il muro con tutta la forza che
aveva in corpo. Sentii un dolore terribile alla nuca, poi la vista mi
si annebbi e svenni.
 
Capitolo 46.

Greenwich Palace, giugno 1527.
La prima cosa che George, il fratello di Anna Bolena, mi disse
fu: Signorina Stafford, sono certo che stareste meglio vestita alla
moda francese.
Era venuto negli appartamenti della regina insieme con mio
cugino di secondo grado, il re. Avevo sedici anni ed ero stata presentata
ufficialmente a Caterina d'Aragona come sua nuova dama
di compagnia. Per mia madre fu uno dei momenti pi gloriosi
della sua vita: tutte le sue speranze, fino ad allora rimaste deluse,
sarebbero finalmente state appagate grazie al mio nuovo ruolo. La
mia ammissione a corte l'avrebbe riportata nell'orbita della regina.
Caterina d'Aragona era gentile, dignitosa e cordiale. Mi sentivo
gi a mio agio in quelle stanze, accanto a una donna che aveva
l'et di mia madre e il suo stesso accento spagnolo. Anche il suo
modo di vestirsi sobrio e il suo buon gusto me la ricordavano. Le
altre dame di compagnia mi avevano dato il benvenuto; una, poco
pi grande di me, si era offerta di mostrarmi il rituale che eseguiva
per la regina dopo cena.
Ci prenderemo cura di vostra figlia, so che  il vostro gioiello
pi prezioso, aveva detto a mia madre la regina.
No, no, Vostra Altezza, si era affrettata a ribattere mia madre.
Ora  lei a doversi prendere cura di voi.
Si erano sorrise. La loro profonda amicizia, nata e cresciuta
alla corte spagnola, era rimasta intatta nonostante gli ultimi sei
anni d'esilio. Si conoscevano troppo bene.
Mi dicono che siete brava con l'ago e il filo, aveva detto Sua
Maest, rivolta a me. Cuciremo insieme: ho una pila di camicie
del re che hanno bisogno di qualche punto di finitura.
Mi ero inchinata. Sarebbe un onore per me, Vostra Altezza.
La regina aveva sorriso di nuovo e poi aveva fatto un cenno al
suo confessore spagnolo, per raggiungere con lui la sua cappella
privata.
Con grande tatto, mia madre non aveva voluto assillarmi. Aveva
delle vecchie amiche da andare a trovare. Torner tra un'ora per
salutare voi e la regina, mi aveva detto. Fate conoscenza con
le altre dame di compagnia mentre Sua Maest  nella cappella.
Ci aveva lasciate da pochi minuti quando era comparso il re.
Nell'atrio d'ingresso si era sentito un gran tramestio, poi era
arrivato un paggio e subito dopo re Enrico era entrato a grandi
passi nella stanza, seguito da cinque o sei uomini. Non ero pi
stata alla sua presenza da quand'ero bambina.
Tutti ci eravamo inchinati profondamente. Io mi ero rialzata
con lentezza, tenendo gli occhi fissi sul pavimento.
Dov' la regina? aveva chiesto il re con una voce stranamente
acuta.
Si sta confessando, sire, aveva risposto lady Maude Parr, la
prima dama di compagnia.
Il re aveva fatto un verso di disappunto che mi aveva turbata.
Avevo continuato a tenere gli occhi bassi.
Non so esattamente chi - non George -, ma qualcuno, un
gentiluomo di corte, aveva domandato: Sua Maest ha una nuova
dama di compagnia? E cos aveva attirato l'attenzione su di
me, facendomi in qualche modo risaltare tra la ventina di donne,
giovani e meno giovani, presenti nella stanza. E nel farlo aveva
cambiato la mia vita.
Avevo sentito gli sguardi di tutti i presenti spostarsi su di me e
con il cuore che batteva forte avevo alzato lo sguardo.
Re Enrico  ottavo era l'uomo pi alto che avessi mai visto. Pi
alto di mio padre o dei suoi fratelli. I suoi capelli rossi
cominciavano appena a diradarsi sulle tempie. Aveva gli occhi azzurri e
una barba curatissima pi dorata che rossa. Dimostrava meno dei
suoi trentasei anni. Quel giorno era vestito di viola e coperto di
gioielli: anelli enormi e due medaglioni, uno sopra l'altro. Sapevo
che solo i reali potevano portare il viola, ma credevo che fosse un
colore riservato alle occasioni speciali e non mi aspettavo che il re
lo indossasse a corte in un giorno qualsiasi. Pi tardi avrei capito
che quello non era un giorno qualsiasi e che c'era un motivo ben
preciso per cui aveva deciso di vestirsi cos.
Vostra Altezza, avevo mormorato, inchinandomi di nuovo.
Vi presento la signorina Joanna Stafford, aveva detto lady
Parr con una punta di nervosismo nella voce.
Il re mi aveva squadrata dalla testa ai piedi.
In quel momento avevo odiato con tutta me stessa l'abito che
portavo. Era una veste lussuosa, di broccato rosso Borgogna, scelta
apposta per far risaltare la mia carnagione. Aveva una profonda
scollatura quadrata, alla spagnola, che metteva in risalto il seno,
una cosa che a casa mia avevo sempre accuratamente evitato e a
cui non ero perci abituata. Mi faceva sentire nuda davanti a quegli
uomini tanto pi vecchi di me.
Il re non aveva mostrato alcuna lascivia. Questa  la verit. Ero
stata messa in guardia a proposito della sua natura lussuriosa, non
soltanto da mia madre, ma anche da tutti gli altri adulti presenti
a Stafford Castle. Aveva avuto un figlio illegittimo da una dama
di compagnia e ne aveva sedotte molte altre, tra cui una delle mie
zie Stafford, Catherine di Fitzwalter.
Credo che esistano due categorie di donne: quelle che si offendono
quando un uomo lussurioso non mostra alcun interesse
per loro e quelle che invece appaiono sollevate. Io appartenevo
sicuramente alla seconda categoria.
Il re si era limitato a farmi un rapido cenno di saluto con la testa
e poi aveva fatto segno di avvicinarsi a un giovane gentiluomo del
suo seguito. Gli aveva bisbigliato qualcosa che non ero riuscita a
sentire, poi si era voltato e se n'era andato.
Il giovane si era avvicinato a lady Parr: Devo portarla da mia
sorella Anna.
Lady Parr aveva fatto una smorfia di disgusto. C' un'altra
dama al servizio della regina, Anna Bolena, e ora la conoscerete,
mi aveva detto poi con riluttanza. Questo gentiluomo, sir George,
vi condurr da lei.
Il giovane aveva fatto un inchino, accompagnandolo con un
ampio gesto della mano, tanto pomposo quanto beffardo. Ero
stata colta di sorpresa ed ero rimasta confusa. Se quella dama era
al servizio della regina, perch non si trovava l? Ma non avevo
altra scelta che seguirlo.
George, che doveva avere tra i venticinque e i trent'anni, era
scurissimo di capelli e di carnagione, con due enormi occhi neri.
Indossava un lussuoso farsetto di una foggia che non avevo mai
visto prima, molto attillato. Era di altezza media e magrissimo.
La moda doveva essere assai importante per lui: dopo aver
criticato il mio abbigliamento, mi aveva fatto notare lo stile degli
abiti che indossavano altre gentildonne mentre percorrevamo un
lungo corridoio. Io non avevo replicato: sentivo gi una profonda
antipatia per lui.
A un certo punto mi aveva fatta entrare in una grande stanza,
arredata con pochi mobili e inondata di luce. Gli appartamenti della
regina erano bui e sapevano di chiuso, quasi di muffa. Quelli, al
contrario, erano ariosi, con particolari decorativi che non avevo
mai visto prima: nastri colorati appesi alle finestre e un cuscino
dagli eleganti ricami su una poltrona.
A una delle finestre c'era una giovane donna. Somigliava moltissimo
al fratello - aveva anche lei gli occhi e i capelli neri ed era
altrettanto magra - e dall'aspetto sembrava avere la sua stessa et.
Potevano perfino essere gemelli.
E questa chi ? aveva domandato, senza sorridere, con un
leggero accento francese.
La nuova dama di compagnia, la giovane Stafford, aveva risposto
George. Ricordate? Quella per cui la regina ha insistito tanto.
Lo avevo fulminato con un'occhiataccia, mentre l'altra si era
messa a ridere. Non le piacete per niente, George!
No, affatto, aveva ammesso lui con un'aria divertita.
La donna mi era venuta incontro lisciandosi le gonne. Certo era
bella. Lo erano tutti e due, ma in un modo affettato. Come se si
dovessero mettere costantemente in mostra, e ne fossero contenti.
Sono Anna Bolena, aveva detto.
E siete anche voi al servizio della regina? domandai.
I suoi occhioni neri avevano scintillato di una luce indecifrabile.
Per ora, aveva risposto. George era scoppiato in una fragorosa
risata.
Mi ero voltata verso di lui. Riconducetemi negli appartamenti
della regina.
Che carattere! aveva commentato Anna.
S,  vero. E ha anche un bel personale. Non trovate, sorella?
Anna mi aveva scrutata per un attimo. No.
Quei due stavano passando ogni limite.
Non... non so perch mi trovo qui, ma insisto per tornare
indietro, avevo ribadito, balbettando per la rabbia. Sono stata
incaricata di servire la regina.
Entrambi avevano ricominciato a ridere con aria complice.
Credo che proprio non capisca, aveva commentato George.
Del resto, gli Stafford si sono messi nei guai, guai grossi. Vivono
cos lontano dalla corte e in completa disgrazia. Non sanno nulla.
Non offendete la mia famiglia, signore! avevo esclamato. 
una delle pi antiche del Paese. Mentre, prima di oggi, non avevo
mai sentito il vostro nome.
Non lo sapevo, ma avevo gettato un guanto di sfida a persone
pericolose. Quello che intendevo dire era che ignoravo chi fossero,
mentre loro lo avevano interpretato come un insulto. L'atmosfera,
fino a quel momento derisoria e beffarda, aveva assunto una
sfumatura pi ostile. A quel punto mi stavo avviando alla porta
quando un paggio entr come una furia.
Il re! aveva annunciato con il fiatone.
Allora George mi aveva presa per un braccio e sospinta in una
piccola alcova adiacente alla stanza, da cui la separava un pesante
tendone.
Poi mi- aveva messo una mano sulla bocca. Non dite una
parola! mi aveva bisbigliato all'orecchio.
Avevo cercato di divincolarmi, ma lui mi aveva cinta con l'altro
braccio stringendomi a s.
Sentendo le voci che giungevano dalla stanza, avevo smesso
di dibattermi. Una era quella del re. Confessione! gemeva con
tono afflitto. Ero pronto... Ero assolutamente pronto, Nan. Invece
lei si sta confessando!
Non sar una cosa lunga, aveva cercato di confortarlo Anna.
Non sono sicuro di doverlo fare proprio oggi.
Avete promesso, aveva ribattuto lei in tono pi brusco. E
continuare a rimandare potrebbe essere pericoloso. Circolano gi
troppe voci e voi avete detto che se lei dovesse decidere di inviare un
messaggio a suo nipote l'imperatore, sarebbe una catastrofe. Perci
voi dovete dirglielo e fare in modo che accetti. Niente messaggi.
Non riuscivo a credere che quella giovane donna parlasse con
quel tono al re d'Inghilterra.
Diciotto anni di matrimonio... non  una cosa facile, si era
lamentato il re. Prima, quando sono andato da lei, ero pronto,
ma ora...
Entro stasera sar cosa fatta e non dovrete pi preoccuparvene,
pensateci.
Sua Maest era rimasto per qualche istante in silenzio, poi, con
voce supplichevole, aveva chiesto: Mi lascereste?...
No, no, no! aveva risposto Anna, ridendo.
Vi prego, Nan! Per favore!
Dopo un attimo di silenzio, si era sentito un gemito quasi
impercettibile.
Nell'udirlo, George si era eccitato. Continuava a tenermi una
mano premuta sulla bocca, ma con la destra aveva cominciato a
palparmi il seno. Inorridita, avevo tentato di ritrarmi. E di nuovo
lui mi aveva bisbigliato, ma in tono minaccioso: Se fate un solo
rumore, sar la fine per voi.
E poi mi aveva infilato le mani sotto le vesti.
Quanti minuti erano passati? Non lo so. Forse cinque. O dieci.
O magari di pi. Ma George si era fermato nell'istante stesso in
cui il re e sua sorella si erano fermati. Enrico aveva detto qualcosa,
Anna gli aveva risposto, poi avevo sentito del movimento
nella stanza e qualcun altro che entrava. Dopo di che era calato il
silenzio. Tutti se n'erano andati.
George si era risistemato i calzoni e il farsetto. E ora, signorina
Stafford, aveva dichiarato ghignando, vi riaccompagner negli
appartamenti della regina.
Mi aveva trascinata nella stanza della sorella, ormai vuota.
Non direte a nessuno che cos' accaduto. Se lo farete, io negher.
Sono il favorito del re; creder a me. Oppure avr paura che
la sua conversazione con mia sorella sia resa pubblica, cosa che
non potrebbe permettere mai. I vostri genitori verrebbero puniti;
voi e la vostra famiglia sareste banditi per sempre. Non trovereste
mai, mai, nessuno disposto a sposarvi. Aveva premuto la bocca
contro il mio orecchio. Sar il nostro segreto. E poi, chiss?
Magari un giorno finir per piacervi. Dopo quel che  successo
oggi, credo che dovrei essere io a prendermi la vostra verginit.
Non siete d'accordo?
Eravamo usciti nel corridoio. Avevo la vista annebbiata e faticavo
a camminare; George aveva dovuto sorreggermi pi di una
volta per impedirmi di cadere.
Davanti agli appartamenti della regina, avevamo visto arrivare
mia madre. Dove siete andata? Vi ha dato il permesso Sua Maest
o lady Parr? Poi mi aveva scrutata pi attentamente. Joanna, c'
qualcosa che non va?
Stordita, avevo fatto segno di no con la testa, guardandomi
intorno. George si era dileguato e forse mia madre non lo aveva
neppure notato.
Il re sta parlando con la regina in privato, mi aveva spiegato.
Poi mi aveva raccontato delle visite fatte alle amiche, ma appariva
agitata. Mi guardava, turbata, poi sbirciava nella stanza della regina,
preoccupata per qualche altra ragione.
Improvvisamente il re era apparso e subito i gentiluomini di
corte e i paggi che lo stavano aspettando gli erano andati incontro,
come mosche attratte dal miele.
Lui era rosso in viso, furibondo. Cos alto e imponente, faceva
paura. Mia madre si era letteralmente appiattita contro il muro
quando le era passato accanto.
Poi avevamo sentito la regina singhiozzare.
Mia madre era corsa dentro nella stanza subito dopo lady Parr
e le altre dame di compagnia. Avrei dovuto seguirla, in fondo ero
al servizio della regina. E invece non mi ero mossa.
Dopo pochi minuti era riapparsa, pallida in viso.  incredibile,
aveva commentato. Incredibile! Ha detto alla regina che
vuole l'annullamento, che non sono mai stati veramente sposati!
Madre de Dios!
La regina stava ancora piangendo. Ma un attimo dopo i suoi
singhiozzi erano stati coperti da un grido fortissimo, isterico.
Un grido che usciva dalla mia bocca. E che sarebbe durato
finch mia madre non mi ebbe condotta di corsa fuori dal palazzo
di Enrico  ottavo.

 Capitolo 47.

Priorato di Dartford, gennaio 1538.
Tutto rest grigio molto, molto a lungo. Un grigio tenue, quieto,
che attutiva luci e suoni. Sentivo delle voci, qualcuno che mi
chiamava: Sorella Joanna! oppure solo Joanna! Ma non mi
andava di parlare. Le ignoravo, testardamente. Volevo soltanto
fluttuare in quel grigio cos rasserenante.
Ma dopo un po' apparve un giardino, un giardino familiare.
Era quello di Stafford Castle, uno dei miei luoghi preferiti. Non
era un incubo; non provavo il bisogno di scappare o nascondermi.
Sentivo il profumo dei fiori, il cinguettio degli uccelli e il ronzio
molesto degli insetti.
Per c'era qualcuno che piangeva, rovinando l'atmosfera. Mi
guardai intorno, ma non vidi nessuno.
Vi prego, sorella Joanna! implorava una donna, piangendo.
Vi prego!
Era un pianto sconsolato. Avrei dovuto allontanarmi dal giardino.
Sarebbe stato egoista lasciare che continuasse a piangere.
Provai a dirigermi dalla parte dove proveniva il pianto, ma le mie
gambe non si mossero. Tentai con tutte le forze di alzarmi. I fiori
variopinti e il tepore del sole mi abbandonarono, torn di nuovo
il grigiore. Il pianto divent ancora pi forte e alla fine capii chi
era cos disperata: Winifred.
Aprii gli occhi. Ero sdraiata su un letto e accanto a me vidi i
biondi capelli di lei, che stava piangendo china su di me.
Allungai una mano verso la mia amica; fu molto pi difficile
di quanto mi aspettassi. Le mie dita si mossero appena.
Ma Winifred se ne accorse e alz la testa di scatto. Sorella
Joanna! esclam. Oh, sia ringraziata la Vergine!
Non agitatevi, non vi fa bene. La mia voce assomigliava al
gracchiare di un uccello.
Frate Edmund! Frate Edmund! grid lei, ridendo di gioia.
E allora lo vidi. Le sue mani esili e ossute mi stavano tastando i
polsi e la gola. Mi sollev le palpebre e mi fiss attentamente negli
occhi. Lo fissai anch'io. Aveva l'aria stanca, ma non sconvolta.
Il suo sguardo non aveva la serenit spenta, offuscata, di quando
usava quel fiore pericoloso. Era carico di dolorosa preoccupazione.
Felice di vedervi, frate Edmund, lo salutai.
Sorrise. Felice di vedervi, sorella Joanna.
Allora, di colpo, ricordai la paura e l'orrore provati nei cunicoli
sotterranei del priorato. Mi ritrassi e subito sentii un dolore
fortissimo alla nuca.
No, sorella Christina, no! urlai angosciata.
Va tutto bene, va tutto bene! mi tranquillizz frate Edmund.
Sorella Christina  andata via. Non pu farvi del male. Non
muovetevi, sorella Joanna.
La mia testa! gemetti.
Avevate una brutta ferita, mi spieg.  stato qui il cerusico,
e ieri persino un medico venuto appositamente da Londra.
Lo fissai. Ieri? Ma... per quanto tempo sono rimasta incosciente?
Non avete parlato n vi siete mossa per parecchie settimane,
rispose sommessamente.
Sorella Winifred mi prese la mano e la strinse forte. Pensavamo
che sareste morta, disse.
Guardai il suo bel viso, e poi frate Edmund, che stava controllando
le bende con cui mi avevano fasciato la testa. Sentivo
scoppiettare un bel fuoco nel camino. Ormai era pieno inverno.
Non morir? chiesi.
No, non morirete, rispose lui con voce ferma. Vi riprenderete,
anche se forse ci vorr un po' di tempo.
Strinsi la mano di sorella Winifred. Mio padre... mormorai.
I due fratelli si scambiarono una rapida occhiata, poi frate
Edmund si chin su di me: Non lo abbiamo ancora trovato.
Ma dovevano rilasciarlo! esclamai. Il vescovo Gardiner
l'aveva promesso alla principessa!
L'hanno liberato tre giorni dopo. Lo sappiamo per certo. Geoffrey
Scovill  andato a Londra e ce l'ha confermato.
Lo guardai, perplessa. Allora, dev'essere a Stafford Castle,
conclusi.
Abbiamo scritto una lettera a vostro cugino, sir Henry. Ha
risposto di non aver visto vostro padre, n di aver avuto sue notizie.
La lettera  arrivata al priorato ieri.
Lacrime salate mi bruciarono negli occhi.
Geoffrey Scovill lo sta cercando, sorella Joanna, aggiunse.
E sappiamo che quando decide di trovare qualcuno alla fine ci
riesce.  un tipo ostinato.
Come me, commentai.
Gi, proprio come voi, concord frate Edmund, abbassando
la testa.
Le campane suonarono. Era l'ora della preghiera. Winifred ci
guard con un'aria interrogativa.
Andate, vi prego, le dissi. Desidero che lo facciate.
Raccontate loro di sorella Joanna, disse frate Edmund. Oggi
si possono innalzare preghiere di ringraziamento!
Appena Winifred fu uscita, gli chiesi della corona.
Scosse la testa. Non si trova nemmeno quella. C'era un'apposita
stanza per custodirla, molto simile a quella dov'erano
conservate le reliquie a Malmesbury, ma era vuota. Ho setacciato
palmo a palmo i cunicoli. Nulla.
Sorella Christina.
S, sospir. Mentre la portavano via ha urlato che non
avremmo mai trovato la corona. Che l'aveva purificata.
Deglutii. Frate Edmund, la depravazione di suo padre l'ha resa
folle. Suor Helen... doveva aver visto cose terribili e sospettato
che a uccidere lord Chester fosse stata proprio sua figlia. Ma gli
arazzi... cosa rappresentavano?
Le sorelle danzano per Atlante, il loro padre, un dio condannato
da Zeus a reggere i cieli sulle proprie spalle. Piangono per lui, ma
in alcune versioni del mito lo accusano anche di non proteggerle
dalla cattura. Tutte le Pleiadi diedero alla luce figli concepiti con
dei o semidei, a volte con l'uso della violenza. Esiste una versione
in cui le sorelle si rivoltano contro il padre. Lo odiano. In
quell'arazzo,  vero, la loro danza  rabbiosa.
Annuii. Per questo voleva che lo vedessi, anche se era stato
tessuto tanto tempo fa da altre suore.
A quel punto mi assal un altro pensiero. E il vescovo Gardiner?
domandai con un brivido di paura.
 tornato in Francia dopo essere rimasto a Londra una settimana.
Il re l'aveva convocato per comunicargli di persona le
sue preferenze per una nuova moglie. Ha incaricato Gardiner di
negoziare con re Francesco un matrimonio con una principessa
francese.
Povera principessa! Rabbrividii. Mi accorsi che l'espressione
sul volto di frate Edmund era cambiata. Capii che aveva ancora
qualcosa da dirmi. Qualcosa che non sarebbe stato piacevole
ascoltare.
Cosa c', fratello? lo incalzai.
Sorella Christina  gi stata accusata di omicidio e giudicata
colpevole... Esit.
Continuate, lo incalzai con un filo di voce.
Sar impiccata.
Rimasi in silenzio per diversi secondi. Poi riuscii a mormorare:
Avrebbe preferito essere bruciata sul rogo.
La stanza cominci a girare vorticosamente davanti ai miei
occhi. Adesso riposate, mi sugger frate Edmund. Non pensate
a sorella Christina, n alla corona o al vescovo Gardiner. Guarite.
Tutto ridivent grigio.
A poco a poco per mi ripresi. Mi ci vollero due giorni prima
di riuscire a mettermi seduta senza svenire. E le gambe e le braccia
non rispondevano ai miei comandi: era cos terribilmente
frustrante! Ogni giorno mi sforzavo di fare di pi: sedermi, stendere un
braccio e poi l'altro. Alla fine, con l'aiuto di frate Edmund e sorella
Winifred, riuscii ad alzarmi, ma non a camminare. Fu spaventoso
sentire le gambe che mi cedevano.
Ogni tanto una delle mie consorelle veniva a trovarmi e pregavamo
insieme.
Un giorno, la badessa Joan chiese di vedermi in presenza del
solo frate Edmund. Si sedette accanto al mio letto, con un'espressione
seria, ma senza la minima traccia di collera o diffidenza.
Se non foste arrivata proprio al momento giusto, mi avrebbe
ammazzata, ammise. Sorella Christina aveva intenzione di uccidermi;
me lo aveva ripetuto pi volte. Ma uccidere la badessa
di Dartford era molto difficile per lei. Nonostante la sua follia,
era rimasta comunque condizionata dall'educazione ricevuta. Mi
odiava, eppure nello stesso tempo mi rispettava e temeva. Quando
siete arrivata, stava pregando per avere la forza di eliminarmi.
E frate Richard? chiesi.
La badessa chin la testa. Capii che doveva costarle un'enorme
fatica ripensare a quei momenti terribili.
Sorella Christina era accanto a me, con il coltello puntato alla
mia gola, quando lo sentimmo arrivare lungo il cunicolo. Continuava
a chiamare in tono preoccupato: "Badessa? Badessa?" Avrei
tanto voluto metterlo in guardia! Il suono della sua voce, il modo
in cui mi chiamava: credo che non riuscir mai a dimenticarlo. La
sento ogni notte, e ogni giorno... Le manc la voce. Appena
svolt l'angolo, continu dopo una lunga pausa, sorella Christina
gli fu addosso. Frate Richard mor sul colpo.
Restammo tutti e tre in silenzio, sopraffatti dal dolore per la
perdita del caro frate Richard.
Poi la badessa si schiar la voce. Sorella Joanna, vorrei parlarvi
della corona di Atelstano.
M'irrigidii. Una rapida occhiata a frate Edmund mi rivel che,
al contrario di me, la prospettiva di affrontare quell'argomento non
lo metteva in agitazione. Ma certo. Dovevano averne gi discusso
mentre io ero incosciente.
Gli ispettori Legh e Layton mi dissero di essere sicuri che
il vescovo Gardiner vi avesse incaricata di setacciare il priorato
per trovare una reliquia, la corona di Atelstano. Mi spiegarono
che da molti anni circolavano voci sulla sua esistenza e che
Cromwell gli aveva ordinato di svolgere indagini in merito in
tutti i monasteri - in particolare nell'abbazia di Malmesbury,
dove re Atelstano era sepolto - ma che loro non erano riusciti a
trovare niente. Pi di recente, gli era arrivato all'orecchio che la
corona fosse nascosta a Dartford. E mi promisero di risparmiare
il priorato se l'avessi trovata io. Per mi proibirono di parlarne
direttamente con voi tre, per evitare che Gardiner intervenisse
personalmente. Avrei dovuto condurre le mie ricerche nella
massima segretezza. Mi assicurarono che il re avrebbe rispettato
e onorato l'antica corona di quel re.
Sbuffai, lasciando intendere che non ci credevo.
La badessa arross, poi prosegu: Quando frate Richard venne
a riferirmi che voi e frate Edmund eravate stati richiamati a Londra
per ordine del vescovo Gardiner, capii subito che si trattava di una
scusa. Ma non cercai di fermarvi, pensando che se avessi dovuto
vedermela con uno solo degli agenti di Gardiner invece che con
tutti e tre mi sarebbe stato pi facile raggiungere il mio scopo.
Dopo giorni passati a riflettere e studiare le piante e i disegni
di altri priorati e monasteri, mi resi conto che il fregio sopra la
libreria del locutorium era diverso da tutti gli altri di Dartford e,
dunque, doveva esserci una ragione. E cos scoprii il passaggio
segreto e scesi nei cunicoli sotterranei. Ma non riuscii a trovare
la stanza giusta, perch sorella Christina mi aggred, mi leg e
m'imbavagli.
Sorella Christina aveva gi trovato la corona, dissi.
La badessa annu. Mi derise, raccontandomi che l'aveva portata
via dal priorato gi settimane prima e purificata.
Purificata. Di nuovo quella parola.
Ma in che modo? chiesi.
Mi disse che l'aveva buttata nel fuoco e fatta fondere, gettando
poi nel fiume ci che ne era rimasto.
Rabbrividii al pensiero della pazzia di sorella Christina.
In realt, era pi angosciata da suo padre e dalle cose ignobili
che aveva fatto a lei e a sorella Beatrice. L'errore pi grande della
mia vita  stato permettere che lord Chester venisse al priorato. La
badessa Elizabeth gli aveva proibito di metterci piede, ma io, non
avendo potuto leggere la sua lettera testamentaria, lo ignoravo.
Credo che lord Chester volesse ostentare il proprio potere davanti
alla figlia. Quel che le ha fatto  un crimine orrendo contro Dio e
contro gli uomini. Scosse la testa. Una volta mi raccont che suo
padre era andato su tutte le furie quando gli aveva detto che voleva
farsi suora, ma che era riuscita a mandare una lettera allo zio, il
vescovo di Dover, e a ottenere il suo appoggio. Voleva rifarsi una
vita qui a Dartford, tentare di dimenticare il passato e consacrarsi
interamente a Dio. Forse, se lord Chester non fosse venuto a quel
banchetto, ci sarebbe riuscita. Non lo so. Dio  misericordioso. Ma
quando suo padre mise le mani sul reliquiario, dentro di lei scatt
qualcosa. E non le fu pi possibile tornare indietro.
La badessa si raddrizz sulla sedia. Dovr trovare il modo di
convivere con la consapevolezza di aver commesso un errore che
 costato tante vite. Implorer perdono e consiglio spirituale ogni
giorno che avr ancora da vivere in terra.
Allungai un braccio e le accarezzai una mano. Mi guard,
dapprima sorpresa e poi piena di gratitudine.
E ora, che ne sar di noi? domandai.
Il priorato di Dartford sar soppresso, rispose. Ho scritto a
Cromwell per informarlo di quanto era accaduto e due settimane
fa ho ricevuto una sua lettera in cui mi illustrava con chiarezza
che cosa succeder. Dovr consegnare il priorato nelle mani del
re. Non ci saranno persecuzioni n arresti. Il nostro destino sar lo
stesso dei pi grandi monasteri sparsi per l'Inghilterra. Perlomeno,
ci sar risparmiata un'altra visita degli ispettori Legh e Layton.
Dovremo lasciare Dartford dopo Pasqua. Sono stati stabiliti degli
indennizzi.
La badessa si sporse verso di me. Da qui fino ad allora, andremo
avanti dedicandoci a Dio e comportandoci con la dignit di ogni
buon domenicano. Consiglio anche a voi ci che sto consigliando a
tutte le sorelle: riflettete a fondo su come vorreste vivere dopo che
il priorato verr chiuso. Sorella Joanna, voi avete possibilit che
loro non hanno. Siete per met spagnola, e l'ordine domenicano
conta molto in Spagna. Potreste andare laggi. Vi aiuterei io a
organizzare le cose. Voi non siete priva di mezzi. Avete l'eredit
di vostro padre...
Scossi energicamente la testa. Io sono inglese!
Non potete diventare suora qui, mi ramment con grande
dolcezza. Non  possibile celebrare la cerimonia della professione
solenne alla vigilia della nostra distruzione. Ho chiesto il permesso
al nostro priore provinciale per voi e sorella Winifred. Ci tenevo
a farlo. Voi, sorella Joanna, siete l'ultima novizia che  entrata a
Dartford. Volevo che foste anche l'ultima a pronunciare i voti solenni
e diventare suora. Ma siamo troppo vicini alla soppressione
del priorato e la mia richiesta  stata respinta.
Mi aggrappai forte al bordo del letto. C'erano state tante tragedie,
tante morti, tanti misteri che non sarebbero mai stati risolti.
Ma l'impossibilit di pronunciare i voti solenni fu il colpo pi duro
di tutti. Avrei dovuto vivere in una specie di limbo? Non donna
normale ma nemmeno suora?
Vorrei restare sola, la pregai.
La badessa annu e se ne and in silenzio, seguita da frate
Edmund. Io mi abbandonai a un pianto disperato finch crollai in
un sonno torpido, cupo e senza sogni. Buttarmi in quella ricerca,
affrontare il terrore, lottare: era stato tutto inutile. Era finita.
L'indomani fu un giorno molto difficile per me. Mi sentivo
come nell'ultimo periodo che avevo passato rinchiusa nella Torre,
indifferente, senza speranze. Per tirarmi su di morale, la maestra
delle novizie mi port una lettera di lady Maria. Suor Agatha era
fuori di s per l'eccitazione. Lessi la lettera mentre era l con me
e poi le riferii le belle parole che mi aveva scritto la figlia del re.
Ne fu pi contenta lei di me. Avrei per sempre rispettato profondamente
lady Maria e per sempre le sarei stata grata, ma in quel
momento faceva parte di un pezzo di vita che stava morendo. Una
vita di bellezza, sacrificio e ordine che avrebbe lasciato il posto a
bruttezza e confusione.
Sorella Winifred fece del suo meglio per consolarmi. Mi implor
persino di andare a vivere con lei dopo la chiusura del priorato.
Frate Edmund vorrebbe cercare di tenere aperta l'infermeria
nel villaggio, lavorando come speziale invece che come frate,
disse. In citt sono stati in molti a supplicarlo di restare, di fare
un tentativo. Io lo aiuter nell'infermeria, cuciner e mi occuper
delle pulizie e della casa. Cercheremo un alloggio in citt. Non
gliel'ho ancora chiesto, ma sono sicura che sarebbe ben felice di
accogliervi.
No, io dovr stare con mio padre, risposi. So che riuscir
a trovarlo. Quando mi sar rimessa in forze, comprer un cavallo
e andr a cercarlo io stessa.
S, certo, sorella, mormor lei, tentando di nascondere la
delusione. Capisco.
Poco dopo venni a sapere di sorella Beatrice.
Non me ne avevano parlato subito, forse ritenendolo inopportuno,
viste le mie condizioni. Ma alla fine mi rivelarono che era
tornata a Dartford. I crimini di sorella Christina l'avevano talmente
turbata che aveva scritto una lettera alla badessa chiedendo di
essere ricevuta. Dopo una lunga discussione, era stato deciso che
sarebbe potuta tornare come suora conversa e restare fino alla
chiusura del priorato. Le converse - che sbrigavano perlopi lavori
manuali, sollevando da quelle incombenze le suore e le novizie,
che potevano cos dedicarsi allo studio religioso - erano presenti
anche in altri monasteri. Portavano tonache diverse e dormivano
con la servit, ma erano lo stesso tenute a rispettare le regole della
castit, dell'obbedienza e dell'umilt.
Suor Agatha mi chiese con una certa apprensione se desideravo
conoscerla.
Mi strinsi nelle spalle. Non vedo perch no.
L'indomani mattina, sorella Beatrice si present all'infermeria.
Non avevo dormito bene e la prospettiva di ascoltare una lunga
confessione da una donna perduta penitente non mi garbava affatto.
Era alta, con occhi color nocciola e folti capelli biondi che
teneva raccolti sotto la cuffia. Si sedette su uno sgabello e rimase
a guardarmi in silenzio cos a lungo da farmi sentire a disagio.
E cos, disse infine, ho saputo che vi piace lavorare agli arazzi.
Risi. A voi no?
Io lo trovo cos noioso! Sono un disastro a tessere. In effetti,
non ero brava in niente qui, tranne nella musica. Nei capitoli, le mie
colpe erano sempre il doppio di quelle delle altre. Sono sicura di
essere stata la peggior novizia nella storia dell'ordine domenicano!
Ma, allora, perch siete tornata?
La badessa Elizabeth e le altre suore mi hanno trattata meglio
di chiunque altro abbia mai incontrato, rispose. A eccezione di
George Scovill. Con mio stupore, arross pronunciando quel nome
e distolse lo sguardo finch il rossore non scomparve.
Geoffrey mi ha raccontato di voi, mormor.
Mi ha detto che siete una persona straordinaria, prosegu.
Non lo sono, ribattei stancamente.
Lei si morse l'unghia del pollice e notai che aveva tutte le unghie
rosicchiate. Sul volto le cal un velo di tristezza. Mi biasimate,
sorella Joanna? chiese.  tutta colpa mia quello che  accaduto
al priorato?
No.
Annu, ma continu ad avere l'aria turbata.
Io credo, replicai piano, che per tutto il tempo che ci resta
da vivere qui non dovremmo biasimarci tra noi o giudicarci. 
molto preziosa e bella, la vita al priorato di Dartford. Dovremmo
goderla in letizia e serenit finch non ci impediranno di farlo.
Beatrice si alz dallo sgabello. Su una cosa vi sbagliate, sorella
Joanna. Voi siete una persona straordinaria.

 Capitolo 48.

Continuai a migliorare. Con fatica, e molta pazienza da parte di
frate Edmund, un luned pomeriggio riuscii a fare qualche passo
nell'infermeria. L'indomani, la badessa mand a dire che si aspettava
di vedermi in chiesa.
Ero al settimo cielo. Credevo profondamente in ci che avevo
detto a sorella Beatrice. Per tutto il tempo che mi restava, volevo
recitare le preghiere, innalzare i canti, cercare l'unione mistica
con l'amore di Cristo. Sorretta da una parte da sorella Winifred e
dall'altra da suor Agatha, mi recai infine in chiesa, dove m'inginocchiai
e pregai con le mie consorelle.
Bench fossi ancora lenta nei movimenti, volli essere presente
a tutti gli uffici quel giorno e quello dopo e quello dopo ancora.
Confessarmi mi riemp di sollievo e gratitudine, liberandomi almeno
in parte dall'angoscia che mi opprimeva. Frate Edmund annunci
che mi ero ormai rimessa abbastanza da poter tornare nel dormitorio.
Fui felice di coricarmi sul mio vecchio pagliericcio, anche se
il cuore mi si spezz nel vedere il letto vuoto di sorella Christina.
L'indomani avvicinai la badessa. Avremo la possibilit di
terminare l'arazzo di suor Helen prima che Dartford sia chiuso?
le chiesi.
Mi guard a lungo senza dire nulla.
S, rispose poi, se sarete voi a guidare il lavoro di tutte le
suore.
Ma non sono in grado di farlo! esclamai, agitatissima.
Nessuno  in grado di farlo pi di voi, ribatt con tono deciso.
Sorella Joanna, voi siete una novizia di straordinario talento. Nello
studio, nel latino, nel ricamo, nella musica, nella matematica, nel
francese e nello spagnolo: i vostri risultati in ciascuno di questi
ambiti sono eccezionali. Fece una pausa. Non ve ne avevo ancora
parlato perch pensavo che vi avrebbe rinnovato ricordi dolorosi, ma
una volta la badessa Elizabeth mi disse che con le vostre capacit
e i vostri legami famigliali, si aspettava che diventaste badessa in
giovane et. Vi riteneva capace di cose straordinarie.
Restai sorpresa, intristita dal ricordo della cara badessa e profondamente
commossa. Vi ringrazio. Sono molto felice di sapere
che aveva fiducia in me. E che ne avete anche voi.
M'inchinai e andai a cercare Winifred, che accolse con entusiasmo
la prospettiva di tornare a lavorare insieme al telaio.
La mattina dopo riaprimmo la stanza degli arazzi, rimasta chiusa
dopo la morte di suor Helen. Il telaio e i vari attrezzi erano coperti
di polvere. Dopo aver dato una bella ripulita, andai a prendere il
cesto con i fili, ancora per terra dov'era caduto quando suor Helen
si era sentita male.
Frate Edmund e io avevamo discusso a lungo delle nostre teorie
riguardo agli arazzi. Ormai era chiaro che suor Helen non era al
corrente della corona nascosta al priorato. Per doveva aver saputo
dei cunicoli e sicuramente della lussuria di lord Chester. I miti di
Dafne e di Persefone ruotavano entrambi intorno alle figure di
fanciulle innocenti assalite o rapite da un uomo nonostante gli
sforzi per salvarle. Nell'arazzo di Dafne, suor Helen si era spinta
molto in l nel raccontare al mondo quanto era accaduto a Dartford,
dando a Dafne le sembianze di suor Beatrice e inserendo nella
scena la badessa Elizabeth nel ruolo di un genitore che cercava di
salvarla. Dopo l'assassinio di lord Chester, suor Helen doveva aver
intuito che la responsabile era sorella Christina, il che spiegava
l'agitazione in cui era precipitata. E doveva anche aver ripensato
a un vecchio arazzo, quello raffigurante le Pleiadi.
Trovai il disegno originale che aveva schizzato per il suo ultimo
arazzo. Era un grosso cartone tagliato in pezzi verticali. Ma
il disegno rivelava tutto.
S! gridai a sorella Winifred. Adesso capisco! Cominciai
a mettere insieme i vari pezzi.
Possiamo esservi d'aiuto, sorella Joanna?
Sulla soglia della stanza c'erano suor Agatha, suor Rachel e,
appoggiata al suo bastone, suor Anne, la pi anziana del nostro
monastero.
Ero una novizia quando quel telaio arriv a Dartford, disse
suor Anne. Credo di ricordare ancora come si fa a tessere.
Ma non posso dare istruzioni a suore pi anziane di me! Non
ne sono degna! protestai.
Prendete il vostro posto, maestra di tessitura, mi invit suor
Agatha con il suo vocione, indicandomi lo sgabello di suor Helen,
accanto alla finestra. Deglutii, andai a sedermi l e cominciai a
distribuire i vari compiti.
Facemmo un gran lavoro quel giorno, e l'indomani altre due
suore si misero al telaio per completare l'ultimo arazzo che
Dartford avrebbe realizzato prima della sua soppressione.
Eravamo a met febbraio e per quel giorno avevamo appena
terminato il nostro lavoro. Mentre camminavo lungo il corridoio
con Winifred, sentii delle risa.
Ci guardammo, incuriosite.
Le risa provenivano dal giardino del chiostro. Appena svoltammo
l'angolo in fondo al corridoio, le vedemmo: cinque o sei suore,
giovani e vecchie, stavano in mezzo al giardino, con le braccia
tese in alto, verso la neve.
Era una bufera come non se ne vedevano da anni. I fiocchi
cadevano rapidi: il terreno era ormai tutto coperto e sui rami dei
meli cotogni si era gi posato un soffice strato di neve candida.
Corsi a raggiungerle e ci mettemmo a ballare e saltare sotto
la neve. Io chiusi gli occhi e feci una piroetta, imparata tanti anni
prima nelle mie lezioni di danza.
A un certo punto qualcuno mi scosse per una spalla. Sorella
Joanna! mi disse una suora in tono urgente.
Aprii gli occhi di scatto e vidi venirmi incontro George Scovill,
tutto coperto di neve e con il viso arrossato dal freddo.
Sorella Joanna! esclam sorridendo. Avevo sentito che
vi eravate rimessa, ma non pensavo proprio di trovarvi a ballare
sotto la neve!
Geoffrey! gridai. Ero cos felice di vederlo. Le altre suore
smisero di danzare, intimidite e imbarazzate di fronte a quel
giovane, bench fosse il celebrato salvatore mio e della badessa.
Sono felice che siate qui, lo salutai. E gli lanciai scherzosamente
una palla di neve che tremol nell'aria e gli cadde sulla manica.
Rise. Mi era sempre piaciuto il suono della sua risata, anche
quando mi faceva arrabbiare, il che capitava spesso.
Alle sue spalle vidi arrivare frate Edmund, che aveva l'aria
tutt'altro che allegra. Geoffrey Scovill non gli piaceva, e immaginavo
che non gli sarebbe mai piaciuto.
Fissai Geoffrey, che d'improvviso si era fatto serio. I due uomini
si scambiarono una lunga occhiata. Non ostile, complice, piuttosto.
Cosa c'? domandai.
Vostro padre  qui, mi annunci Geoffrey.
Sulle prime stentai a crederci. Poi: Oh, Geoffrey! Grazie,
grazie!
Non  merito mio; ormai era quasi arrivato a Dartford quando
mi sono imbattuto in lui.
Quindi stava venendo da me?
S, rispose frate Edmund.
Dov'?
I due uomini si scambiarono un'altra occhiata. NeH'infermeria,
rispose frate Edmund. Vi accompagner da lui. Prima, per,
dovete sapere che...
Stavo gi correndo, forzando le mie gambe ancora deboli.
Appena entrai nell'infermeria lo vidi. Aveva il volto sfigurato
dai segni delle ustioni.
Sorella Rachel gli stava dando qualcosa da mangiare.
Padre! lo salutai.
Joanna! Ah, Joanna! La sua voce era flebile. Ma era vivo.
Sorella Rachel indietreggi e potei abbracciarlo. Era freddo e,
attraverso gli abiti, lo sentii molto dimagrito. Calde lacrime mi
rigarono il viso mentre lo stringevo forte e ringraziavo Dio per
averlo portato da me. Piccola mia, sussurr, accarezzandomi i
capelli come faceva sempre. Piccola mia!
Qualcosa cadde per terra alle mie spalle, tintinnando. Mi voltai
a guardare. Un bimbetto di neanche quattro anni, con i capelli di un
bel biondo ramato e un gran sorriso, aveva afferrato una bacinella
d'argento dal bancone buttandola sul pavimento.
Arthur, no! lo rimprover dolcemente mio padre. Non fare
cos!
Chi  questo bambino? chiesi.
Lui mi strinse forte un braccio.  Arthur Bulmer. Il figlio di
Margaret.

 Capitolo 49.

Mio padre insistette affinch ci lasciassero soli e alla fine lo accontentarono.
Sorella Winifred disse che avrebbe portato Arthur
in cucina per vedere se la cuoca poteva cucinargli qualcosa di
speciale. Anche frate Edmund usc, dopo aver preparato per mio
padre un impiastro di erbe che mi diede da applicargli. Geoffrey,
con le braccia incrociate sul petto, segu tutta la scena restando
sulla soglia.
Pi tardi potrei parlare un attimo con voi, mastro Scovill?
domand mio padre. Persino ora che era cos indebolito, conservava
il tono autoritario tipico degli Stafford.
Ma certo, sir Richard, rispose rispettosamente Geoffrey.
Mi salut con un cenno del capo e si allontan insieme con frate
Edmund.
Bevete, vi prego, dissi, porgendogli una tazza.
Tra un attimo, Joanna.
No, insistei. Ora. Gli sorrisi. Dovrete abituarvi a sentirvi
dire di mangiare e bere dalla vostra figliola.
Mi guard con un'espressione interrogativa.
Il priorato di Dartford sar soppresso in primavera, gli spiegai.
Vorrei restare qui fino a quel momento. Poi vi seguir ovunque
decidiate che dovremo vivere.
Bevve un sorso. La notizia non lo rese felice come mi sarei
aspettata. Forse perch aveva tanto freddo ed era cos stanco.
Devo parlarvi, Joanna. E vi prego di ascoltarmi fino in fondo.
Non sar un discorso facile. Anzi, credo che sar il pi difficile
della mia vita.
Con il cuore che batteva all'impazzata, presi uno sgabello e
mi sedetti accanto a lui.
Si tratta di Arthur, cominci.
Annuii. Poi ebbi un'illuminazione. Volete che venga a vivere
con noi? Ma certo, padre! Sar felice di dare una mano a crescere
il figlio di Margaret. Sono solo sorpresa che la famiglia di suo
marito ve lo abbia lasciato.
Lui chiuse gli occhi. Nel silenzio, sentii un mormorio di voci
provenire da fuori. Una apparteneva a Geoffrey. Era rimasto nei
paraggi, come gli aveva chiesto pap.
Mio padre riapr gli occhi. Joanna, Arthur  mio figlio.
Ma, no, replicai, confusa.  il figlio di Margaret. Lo avete
appena detto voi stesso.
Le mani, che teneva sulle ginocchia, gli tremarono.  il figlio
che ho avuto da Margaret.
Non  possibile, borbottai.
Lui chiuse di nuovo gli occhi.
Voi non state bene, altrimenti non direste una cosa cos orribile.
Ora chiamer frate Edmund per darvi qualche rimedio.
No! Mi afferr per un polso. Non chiamate nessuno! Ascoltatemi,
figlia mia. Non avete scelta.
Restai immobile. Non gli avevo mai disobbedito in tutta la mia
vita, ma mi sentii attanagliare da un dolore acuto.
Nell'estate del 1533 mi recai a Londra per occuparmi dei
beni di famiglia. Ve lo ricordate? Non aprii bocca n annuii, e lui
prosegu. Ero per strada quando vidi Margaret. Era scappata da
suo marito la sera prima e aveva camminato fino a Londra, senza
sapere dove andare o cosa fare.
S'interruppe per un istante. Non so quanto sapete del suo primo
marito, William Cheyne. Era un individuo spregevole, depravato.
Norfolk non avrebbe mai dovuto combinare quel matrimonio. Prese
il mal francese quasi subito dopo aver sposato Margaret e lei cerc
in ogni modo di non avere rapporti con lui. Ma ogni tanto Cheyne
reclamava la propria moglie. Nel 1533 Anna Bolena era incinta
del figlio che tutti si aspettavano sarebbe diventato un principe. Un
giorno, mentre era con Norfolk al seguito del re, Cheyne ordin a
Margaret di accompagnarlo, pur sapendo che detestava con tutta
se stessa la corte. E in quell'occasione Sua Maest pos per la
prima volta gli occhi su di lei.
Mio padre aveva un'espressione disgustata e parlava in fretta,
come se si sentisse obbligato a raccontarmi tutte quelle cose terribili
e sordide.
Da quando Anna era incinta, il re aveva ricominciato a prendersi
delle amanti, e naturalmente, appena vide Margaret, decise
che doveva averla. Disse a qualcuno che era la donna pi bella
che avesse mai incontrato. Inoltre, sapeva che era la figlia di
Buckingham e questo, nella sua perversione, dovette fargliela
desiderare ancora di pi. Chiese a Norfolk, sempre disposto a
fare da ruffiano, di portargliela. Il duca ne fu felice, perch questo
significava garantirsi accanto al re la presenza di una persona leale
agli Howard; o almeno cos pensava. Cheyne ricevette l'ordine
di condurre quella sera stessa Margaret da lui, che l'avrebbe poi
portata nell'alcova reale.
Sussultai per l'orrore che mi suscitava la corte, cos forte da
indurmi a star male.
Ma lei fugg, prosegu mio padre. Scapp dal marito e da
Hampton Court, dove la famiglia reale risiedeva. Non sapeva dove
andare. Cheyne, naturalmente, l'avrebbe cercata nella loro piccola
casa di Londra. Sua sorella la duchessa non sarebbe stata in grado
di far fronte a quel genere di pressione. Non aveva denaro suo
per mettersi in viaggio e raggiungere Stafford Castle. Quando la
trovai, era sfinita e affamata. Mi spieg che era rimasta nascosta
in una chiesa tutta la notte, poi scoppi a piangere e mi supplic
di aiutarla.
La portai a casa mia e con un po' di soldi convinsi i domestici
a nasconderla. Cheyne e Norfolk si presentarono da me quel
pomeriggio stesso: la stavano cercando freneticamente. Finsi di
non saperne nulla, sostenendo che non avevo nemmeno idea che
fosse a corte. Margaret e io decidemmo che per mettersi al sicuro
lei doveva andarsene lontano, nel Nord dell'Inghilterra, e cercare
rifugio presso l'altra sua sorella, la contessa di Westmoreland. Ci
sarebbe voluto un esercito per portarla via da quel castello, cos
vicino al confine scozzese e nella zona del Paese meno favorevole
ai Tudor. Non avevo molto denaro e me ne procurai dell'altro per
pagarle il viaggio. S'interruppe, quasi avesse bisogno di raccogliere
le forze per proseguire.
Eravamo entrambi molto soli. E infelici. Quel che accadde
fu un peccato, non intendo negarlo. Fu adulterio, e anche incesto.
Ma non vi mentir, Joanna, dicendovi che me ne pentii. Perch
sarebbe una terribile ingiustizia nei confronti della sua memoria.
Dur appena una settimana, la nostra storia. Ma Margaret fu
l'amore della mia vita. Poi chin il capo e pianse.
E allora qualcosa si mosse dentro di me. Al di l della ripugnanza
e del dolore e della rabbia per le bugie, provai piet per
mio padre e per Margaret.
Non potei accompagnarla nel Nord; una mia assenza cos
prolungata avrebbe destato troppi sospetti in Norfolk, il quale gi
dubitava che in realt sapessi dove si nascondeva. E cos ingaggiai
dei servitori perch la scortassero, e cos se ne and. Non la rividi
pi, fino a... Smithfield.
Venni a sapere che poco tempo dopo il suo arrivo al castello
aveva conosciuto Bulmer e che quasi subito era andata a vivere
con lui. Poi appresi che era incinta e cominciai a farmi delle
domande. Quel pensiero divent un'ossessione e cercai in tutti i
modi di avere informazioni sulla data prevista per la nascita senza
sembrare troppo indiscreto. E quando il bimbo venne alla luce
capii, facendo i conti, che poteva proprio essere mio. Non resistetti
pi: scrissi a Margaret che volevo sapere e che, se era vero ci che
sospettavo, sarei partito subito per andare a reclamarli tutti e due,
indipendentemente da quello che sarebbe costato.
Lei mi rispose. Conferm che il bambino era mio e che Bulmer
lo sapeva, sapeva tutto. Ma la amava e accettava quella situazione.
Avrebbe allevato il piccolo come se fosse stato suo. Margaret mi
scrisse che era un brav'uomo e che sarebbe vissuta con lui per il
resto della sua vita, dandogli altri figli che sarebbero cresciuti con
quelli che gi aveva. Dichiar che non avrebbe mai fatto nulla che
potesse ferire mia moglie... e voi. Non voleva che lo sapeste.
Annuii. Ora finalmente capivo perch, nella sua ultima lettera,
Margaret mi aveva pregata con tanto fervore di perdonarla e anche
il motivo del suo odio profondo per il re. E mi era chiara anche
la decisione di Enrico  ottavo di condannarla a morire bruciata sotto
gli occhi di una folla spietata.
Quando mi hanno rilasciato dalla Torre, anche se desideravo
tanto raggiungervi, figlia mia, sono dovuto prima andare da Arthur.
Non  stato facile arrivare fin lass in inverno. Fece una smorfia
di dolore e si massaggi un braccio. Ho incontrato il primogenito
di Bulmer, sir Ralph. Avevo stabilito che, se mi avesse detto che
il posto di Arthur era con i Bulmer, l'avrei accettato. Ma non l'ha
fatto. Anzi,  stato ben contento quando gli ho annunciato che
intendevo prendere Arthur con me.
Sa che il suo vero padre siete voi? Ero sbalordita.
No! Ma credo abbia sospettato che il bambino non sia figlio
di suo padre. Ha chiesto di tenere la sorellina di Arthur, perch
sua moglie  molto affezionata alla piccola. Ma non ad Arthur.
Inoltre, i Bulmer biasimano Margaret per aver preso parte attiva
alla ribellione invece di spingere suo marito a cercare la pace,
come secondo loro avrebbe dovuto fare.
Credevo fossero menzogne di Norfolk.
Rise amaramente. Come molti altri nel Nord, Margaret si
era opposta alle riforme religiose. Ma nel suo caso, alla fede si
era aggiunto l'odio personale che nutriva per il re e suo cognato
Norfolk. Nel febbraio scorso, nonostante tutto fosse ormai perduto,
in un ultimo, disperato tentativo Bulmer cerc ugualmente di radunare
un esercito per sfidare Norfolk in campo aperto. Durante il
processo si dichiar colpevole e tent in ogni modo di scagionare
Margaret, ma in troppi l'avevano sentita fare dichiarazioni ostili
al re e appoggiare apertamente i monasteri e la vecchia fede.
Guardai mio padre. Questo per consolarmi, commentai
sarcasticamente.
Non  tutto, Joanna. Aveva l'aria sfinita, ma mio padre era
una persona caparbia, come sua figlia, e mi avrebbe detto tutto
quello che doveva dirmi.
Arthur non  come gli altri bambini, mi spieg con tristezza.
Cosa intendete dire?  un bellissimo bambino, l'ho visto.
Ha quasi quattro anni e ancora non parla, a parte qualche parola.
Non  un bimbo facile. Per la verit,  l'opposto di com'eravate voi
alla sua et. Credo che i Bulmer si siano quasi dannati per cercare
di educarlo. E faccio molta fatica anch'io.
Ma ha passato momenti terribili: ha perso la madre e anche
Bulmer, che sicuramente per lui era come un padre. Vedrete che
con amore e pazienza crescer bene.
I suoi occhi si riempirono di lacrime di sollievo. Grazie, Joanna.
Siano rese grazie a Cristo e a san Pietro per avermi concesso di
giungere qui in tempo per parlarvi.
Cosa dite?
Mi strinse le mani tra le sue. Io non sto bene, figlia mia.
Non dite cos! gridai. Non siete vecchio.
Sorrise. Non si tratta dell'et. Rimasi ferito a Smithfield e il
periodo trascorso nella Torre mi ha indebolito. Mentre venivo a
Dartford, mi sono sentito male. Quando sono entrato nella tenuta
del priorato, sono caduto da cavallo.
Mio padre, uno dei pi esperti cavalieri di tutta l'Inghilterra,
era caduto dal suo cavallo? La paura mi gel il sangue.
Ho perso i sensi, prosegu, e sarei potuto morire nella neve
se Geoffrey Scovill non mi avesse visto. Arthur era seduto accanto
a me, piangeva. Non riusciva a svegliarmi. Mastro Scovill mi ha
fatto rinvenire e mi ha accompagnato qui. Vi conosce cos bene!
Non riuscivo a crederci. Ed era a Smithfield... e ci vide entrambi?
Davvero,  opera della divina provvidenza se oggi stava venendo
a Dartford e mi ha salvato!
Ascoltate, padre, gli dissi. Frate Edmund  un guaritore
esperto, il migliore che abbia mai conosciuto. Vi aiuter. Penser
io a voi, a voi e ad Arthur.
Mio padre spalanc le braccia. Lasciate che vi abbracci,
Joanna!
Ci stringemmo a lungo. E nonostante tutto quello che avevo
sentito, tutto quello che mi aveva sconvolta, ferita e anche disgustata,
ritrovarmi abbracciata a mio padre fu la risposta a tutte le
preghiere che avevo innalzato a Dio.
Pi tardi presi in disparte frate Edmund. Dovete guarirlo, gli
dissi con decisione. Promettetemelo.
User ogni conoscenza che ho, far tutto il possibile, rispose.
E lo sapete, sorella Joanna. Ma non sarebbe giusto illudervi.
Avete l'et e la forza per affrontare la verit. Il cuore di vostro
padre  malridotto. Il viaggio dal Nord dell'Inghilterra, in pieno
inverno, l'ha quasi ucciso.
Perch l'ha fatto? gemetti. Perch non ha aspettato la primavera?
Voleva venire qui, da voi, sorella Joanna, per parlarvi prima
che fosse troppo tardi. E per portarvi vostro cugino.
Cugino?
Frate Edmund mi guard. Arthur Bulmer non  vostro cugino?
Oh, s. Feci un respiro profondo. S, certo.
Passai cinque giorni insieme con mio padre a Dartford. Rimase
nell'infermeria, affidato alle cure di frate Edmund e alle mie.
Nonostante tutti i nostri sforzi, continu a indebolirsi sempre pi.
C'era stato un tempo in cui mi sarei rifiutata di ammettere che
mio padre stava morendo. Ma frate Edmund aveva ragione. Ormai
avevo l'et e la forza per affrontare la verit, per quanto dolorosa
fosse. Parlai con mio padre della possibilit di allevare io stessa il
piccolo Arthur, prendendolo con me dopo la chiusura del priorato,
e lui approv con un'espressione di sincera gratitudine.
Con voi, Arthur sar al sicuro, disse con un filo di voce.
Mor la sera del 23 febbraio 1538. Aveva ricevuto l'estrema
unzione, poi si era addormentato e non si era pi svegliato.
La badessa Joan accolse la mia richiesta e mio padre fu seppellito
nel cimitero di Dartford, su un'altura a met strada tra il
monastero e il lebbrosario, accanto alla tomba di frate Richard.
E per giorni recitammo in chiesa preghiere particolari per l'anima
del defunto sir Richard Stafford, ultimogenito del secondo duca
di Buckingham, fratello del terzo duca di Buckingham e padre di
sorella Joanna, una novizia dell'ordine domenicano.

 Capitolo 50.

C' poco tempo per il lutto, la tristezza, il rimpianto, la rabbia o
qualsiasi altro sentimento quando si deve crescere un bambino
piccolo.
Mio padre aveva ragione: Arthur era difficile. Capiva quello
che gli dicevo, ma parlava pochissimo. Non voleva fare altro che
esplorare: correre, arrampicarsi, scoprire, spintonare, buttare a
terra. Capiva che ora la sua famiglia ero io e mi stava attaccato,
ma sia con me sia con le altre suore era comunque una furia. Si
tranquillizzava un po' solo in presenza di frate Edmund; peccato
che l'infermeria, piena di oggetti delicati e di pozioni pericolose,
fosse il posto peggiore per lui.
La persona con cui si trovava meglio in assoluto era John. Lui
gli organizzava dei giochi nelle scuderie e a volte gli affidava
qualche semplice compito. Mi sentivo in colpa a lasciare Arthur a
uno stalliere quando non potevo stare con lui, ma che altra scelta
avevo? Dovevo andare a messa, pregare, sorvegliare il lavoro di
tessitura dell'arazzo; se non avessi adempiuto a quei miei doveri,
sarebbe stato inutile restare l.
La badessa aveva fatto un'eccezione enorme permettendo ad
Arthur di vivere nel monastero. Winifred si trasfer negli alloggi
delle suore e Arthur venne a dormire con me. Quando riposava
era diverso: il suo faccino era dolce, puro, tenero. Vedevo in lui
mio padre e, s, anche Margaret. E questo mi ricordava che tra me
e quel bambino esisteva un legame di sangue. Durante il giorno,
quando faticavo per stargli dietro, non ero sicura di ci che provavo
per lui. I tanti momenti di frustrazione mettevano a dura prova la
mia pazienza. La notte, invece, quando lo guardavo dormire, cos
piccolo e indifeso, sapevo che gli volevo bene. Che non avrei
esitato a morire per lui.
Il terzo marted di marzo, una giornata ventosa che minacciava
pioggia, finii un po' pi tardi del solito di lavorare all'arazzo.
Suor Eleanor si affacci alla porta. Avete visite, mi annunci,
andandosene prima che potessi chiederle di chi si trattava.
Raggiunsi il locutorium, ma non ci trovai nessuno. Allora
andai a cercare nell'ala principale del priorato, dove per c'erano
solo Gregory e la badessa, impegnata a lavorare nel suo alloggio,
ripulito e risistemato dopo la visita degli ispettori.
Ormai era ora di recuperare Arthur, cos mi avviai verso le
stalle. Il misterioso visitatore poteva aspettare; magari suor Eleanor
si era sbagliata. Dopotutto, chi poteva venire a trovarmi? Ormai
ero sola al mondo.
Dal fienile sentii provenire degli allegri schiamazzi, cos entrai.
Arthur era in cima a una scala e con gli occhi che sprizzavano
felicit lanciava manate di paglia a Geoffrey, che si era calcato in
testa un cappello da contadino e faceva il buffone per lui. Seduta
su un cassone, sorella Beatrice si godeva la scena.
Appena mi vide, Geoffrey smise di fare il pagliaccio. Sorella
Joanna, ho bisogno di parlarvi, annunci con il suo consueto tono
rispettoso, quasi formale.  importante.
A quel punto sorella Beatrice prese Arthur e, dopo un ultimo
sorriso a Geoffrey e una strana occhiata a me, lo port via.
Geoffrey e io restammo soli.
Sono venuto per dirvi di sorella Christina, cominci.
E morta, lo interruppi io.
S, annu. E morta.
Voi avete assistito, naturalmente, soggiunsi.
Mi guard, drizzando la testa. Perch questa cosa vi fa arrabbiare?
Non mi fa arrabbiare, ribattei stizzita. E poi m'infuriai sul
serio, perch mi rendevo conto di essere ingiusta. Eppure non potevo
evitarlo.  quello che fate, Geoffrey... assistere all'esecuzione
di donne condannate a morte.
Lui mi fiss, sbalordito.
Mi dispiace, mormorai, sedendomi sul cassone dove poco
prima c'era sorella Beatrice.  solo che  cos difficile, continuare
a sentire, e vedere, cose terribili e sapere che presto sar ancora
peggio. Il posto che mi  pi caro al mondo sar distrutto. Non
servir pi insieme con le altre suore; forse non le rivedr mai pi.
Non c' niente da aspettare, solo dolore, perdite e ancora dolore.
C' Arthur.
Annuii. S, ammisi stancamente. C' Arthur.
. Dove andrete?
Gli raccontai che mio cugino Henry aveva risposto alla mia lettera.
Arthur e io saremmo potuti andare a Stafford Castle a vivere con la
famiglia. Il tono della missiva non era particolarmente entusiasta,
ma del resto non me lo aspettavo. Tra loro, gli Stafford non erano
granch affettuosi, ma nel momento del bisogno erano capaci di
serrare le file. Avremmo avuto un tetto sulla testa per la vita.
Feci un profondo respiro. E ora, raccontatemi di sorella Christina.
E stata impiccata a Tyburn. Non c'era nessuno a rappresentarla.
L'ufficiale della corte ha pronunciato poche parole e poi
l'ha fatta salire sul patibolo. Mi hanno riferito che da settimane
non comunicava con nessuno. Poco prima di essere impiccata ha
recitato una preghiera in latino.
Sar stata la preghiera domenicana per la salvezza, sussurrai.
Terminata la preghiera, ha guardato la folla, che purtroppo
era accorsa in massa per vedere l'esecuzione: sorella Christina era
diventata famosa. Mi ha riconosciuto e mi ha chiamato.
Cos'ha detto?
Voleva che vi riferissi una cosa.
Allora? chiesi ansiosamente.
Ha detto: "Dite a sorella Joanna che il fuoco  sulla collina".
Restai a lungo in silenzio, poi gli occhi mi si riempirono di
lacrime.
Sapete cosa significano quelle parole? domand Geoffrey.
Annuii. Vedete, in un certo senso ci capivamo, io e sorella
Christina; per questo i suoi crimini mi turbano tanto. L'ho conosciuta
abbastanza a fondo. Ha rivelato pi a me che a chiunque altro,
ma non abbastanza. Se non fossi stata cos cieca e sciocca avrei
potuto aiutarla e fermarla prima che esplodesse in tanta violenza.
Geoffrey venne a sedersi accanto a me. Si possono passare
ore, giorni, settimane, persino anni in compagnia di una persona e
non arrivare mai a conoscerla a fondo. Credetemi, io lo so. E voi,
voi non siete affatto cieca o sciocca. Siete la donna pi intelligente
e coraggiosa che abbia mai incontrato.
Mi cinse con un braccio e io mi abbandonai a quella stretta
consolante.
Accadde cos in fretta che restai senza fiato.
Fu come essere sott'acqua. Non sapevo nuotare, ma da bambina
ero caduta in un lago; pochi secondi dopo mio padre si era tuffato
e mi aveva tratta in salvo, ma ricordavo ancora quella sensazione
di sprofondare in qualcosa di cos forte e potente da non poterlo
controllare.
Avrei dovuto scostarmi da Geoffrey, e invece risposi ai suoi
baci. Mi strinsi a lui, gli accarezzai i capelli, cercai le sue labbra,
sentendole dure contro le mie, poi morbide e poi di nuovo dure.
Aspettai che mi assalisse un senso di repulsione. Invece no.
Sentivo la sua eccitazione, la sua passione, ma anche la sua
esperienza. Sapeva come accarezzare. Provai una fitta di dolore,
conscia che prima di me aveva amato altre donne.
Lo allontanai e ce ne restammo tutti e due seduti l. Sbigottiti.
Incerti. E dentro di me cominci a farsi strada la delusione per
quella reazione. E il pentimento per come avevo ceduto.
A riscuotermi fu l'amara risata di Geoffrey. Se soltanto sapeste
come mi ero ripromesso di comportarmi, un passo dopo l'altro,
senza fretta... senza far niente che potesse spaventarvi. Sarebbe
successo tutto in modo decoroso, rispettosamente. E invece ci
saltiamo addosso! Ah, Joanna, tra noi non accade mai niente in
maniera sensata!
Geoffrey mi strinse delicatamente una mano nella sua. Non
mi siete sembrata entusiasta di tornare a vivere in famiglia. Ho
bisogno di sapere come v'immaginate il vostro futuro.
Non so, sussurrai. Non ne ho idea.
 possibile che il vostro futuro possa... Gli manc la voce
e mi guard con un'aria terribilmente tesa.
Non dite altro, lo implorai. Vi prego.
Lui mi lasci la mano e si alz. Sono stato uno sciocco a
pensare che poteste prendermi in considerazione, concluse, rosso
in viso.  chiaro che non sono alla vostra altezza. Voi discendete
da una famiglia di sangue reale. Io ho conosciuto vostro padre. Se
voi conosceste mio padre... Di nuovo gli venne meno la voce e
scosse sconsolatamente la testa.
 questo che pensate di me? gli chiesi. Che rifiuterei una
persona per ragioni di nascita?
Geoffrey non rispose.
Non  per questo. Mi assal un profondo senso di frustrazione
e gli occhi mi si riempirono di lacrime. Oh, Geoffrey!  per via di
quel che c' nella mia anima! Ho promesso di essere una sposa di
Cristo; era ci che volevo, la strada che ho scelto, la via su cui mi
sono incamminata. Un impegno che mi sono presa. Se non capite
questo, allora non avete capito niente di me.
Geoffrey mi scrut intensamente e le labbra gli si incurvarono
in un mesto sorriso. No, non vi capisco, Joanna Stafford. Eppure,
quello che provo per voi  pi grande e forte di qualsiasi sentimento
abbia mai provato per un'altra donna.
Fece per uscire da l, poi si ferm. Qualunque cosa decidiate di
fare, dovunque vogliate andare, non credo che questo sentimento
potr mai cambiare.
Le lacrime sgorgarono senza che potessi frenarle. Piangevo per
la mia debolezza e nello stesso tempo perch sapevo di aver ferito
Geoffrey. Una parte di me avrebbe voluto inseguirlo e chiedergli
di prendermi con s. Ma non lo feci. Alla fine, quando riuscii a
calmarmi, mi accorsi di provare una sensazione nuova e strana
e mi resi conto, stupita, che era sollievo. Ero molto addolorata,
eppure mi sentivo anche pi leggera.
Impiegai parecchio tempo a capire perch, ma alla fine ci
arrivai. Bench fosse stato moralmente sbagliato, avevo risposto
alle tenerezze di Geoffrey Scovill: ci ero riuscita. Per tutti quegli
anni avevo covato dentro di me la vergogna, la paura e il ribrezzo
per ci che George mi aveva fatto quando avevo sedici anni, e
avevo sempre provato ripugnanza di fronte alla possibilit che
un altro uomo mi toccasse di nuovo. Pur nella sua follia, sorella
Christina aveva intuito che doveva essermi successo qualcosa.
Ma la violenza subita non mi aveva rovinata per sempre, come
avevo pensato per tanto tempo. E accanto a questa, un'altra
consapevolezza si fece strada in me, con assoluta chiarezza: non
ero entrata nel priorato di Dartford come novizia per paura di
un uomo, ma perch speravo di trovarvi una vita spirituale e la
vera fede in Cristo.
Mi asciugai le lacrime, mi alzai e tornai ai miei doveri al priorato.
Quella notte feci un sogno che mi turb moltissimo. Noi suore
ci stringevamo le une alle altre, terrorizzate. C'erano uomini armati
di asce alle porte, li sentivamo gridare. La stanza era piena
di fumo. In preda al panico, tentavo disperatamente di aprire la
finestra, ma sorella Christina cercava d'impedirmelo, stringendomi
il collo con le mani.
No, sorella Christina! No! Non fatemi del male! gridai,
svegliandomi di soprassalto.
Rimasi sdraiata nel buio, sudata e confusa, il cuore che mi
batteva all'impazzata.
Jana? mi chiam Arthur.
Va tutto bene, dormi ora, lo rassicurai con voce strozzata,
accarezzandogli il morbido braccno.
Respirai a fondo e organizzai un progetto per l'indomani.
A volte capita che all'inizio della primavera spunti una bella
giornata che ci fa sentire pi distesi nel corpo e nell'anima. Il sole
splendeva caldo e luminoso quando, dopo le preghiere del mattino,
presi per mano Arthur e lo condussi alle rovine dell'antico
monastero, in cima alla collina.
Il bambino portava con s una piccola vanga. Gli piaceva scavare,
tanto che gli avevamo lasciato a disposizione una parte del
fienile, dopo aver scoperto che quella specie di gioco lo teneva
allegramente impegnato anche per qualche ora.
Vedi, Arthur, possiamo disegnare un quadrato camminando,
gli dissi. Guarda come faccio io. Cercai le fondamenta di pietra
nel terreno, dove teneri germogli stavano cominciando a spuntare
faticosamente dalla terra indurita dal gelo dell'inverno. Avanzai
piano, cercando le pietre con i piedi. Arthur mi segu tutto contento.
Mi spostai al centro della pianta quadrangolare di santa Giuliana.
Era l che si erano radunate le suore, quando si erano immolate?
Abbassai lo sguardo e notai un punto in cui il terreno era stato
smosso di recente.
Lo fissai a lungo, mentre Arthur saltava, rideva e lanciava sassi.
Arthur, dissi infine. Dammi la tua vanga.
Non cap, cos gliela presi delicatamente dalla mano. Scava,
lo sollecitai. Scaviamo.
Lavorammo per almeno mezz'ora. A me dolevano la schiena
e le mani, mentre Arthur non si stancava mai. Fu lui a trovare il
coperchio e mi sorrise, felice, come qualsiasi bambino davanti a
un tesoro sepolto.
Dissotterrai la cassa e provai ad aprirla, ma senza riuscirci: mi
tremavano troppo le mani. Aprila, Arthur, gli dissi. Aprila.
Lui obbed, scendendo nella buca scavata nel terreno per sollevare
il coperchio. Troppo terrorizzata per guardare dentro la cassa,
fissai il faccino sgomento di Arthur.
E riflesse nelle sue pupille vidi le pietre della corona di
Atelstano.
Scacciai il panico che mi attanagliava e, chiudendo gli occhi,
cominciai a pregare a voce alta, implorando umilmente Dio perch
mi guidasse e m'ispirasse.
Arthur fece come un verso. Spalancai subito gli occhi e vidi
che si era messo in testa la corona.
No! gridai. No, Arthur! Oh, no!
Gliela strappai dalla testa - era cos pesante, come aveva fatto
a sollevarla? - e la ributtai nella cassa.
Si mise a piangere, il mio povero Arthur! Non capiva. Lo abbracciai,
disperata, stringendolo forte a me.
Stai bene, tesoro? gli chiesi ansiosamente pi volte. Ma naturalmente
non mi rispose. Gli asciugai gli occhi e lo baciai sulle
guance. Infine sorrise, con fare esitante.
Andr tutto bene, Arthur, lo tranquillizzai. Andr tutto
bene.

 Capitolo 51.

Alcune sorelle hanno deciso che andranno a vivere insieme dopo
la chiusura del priorato, annunci la badessa. Decisioni analoghe
sono state prese anche in altri monasteri e abbazie. Alcune di voi
torneranno presso le rispettive famiglie, altre potranno mettere in
comune il proprio sussidio e andare ad abitare in una casa poco
lontano da qui, tentando di continuare a vivere secondo le regole
dell'ordine domenicano. Non sar una comunit di clausura ufficiale,
ma potrete comunque cercare di conformarvi il pi possibile
ai vostri ideali.
Ci stava parlando nella sala del capitolo, in quella che era ufficialmente
l'ultima settimana di esistenza del priorato di Dartford.
Molti dei pi importanti priorati e delle pi grandi abbazie del
Paese si stanno sottomettendo al volere del re, continu. Credo
che entro la fine di quest'anno, o forse del prossimo, probabilmente
saremo eliminati tutti.
Chinai la testa.
Il destino del priorato di Dartford  stato deciso, continu
madre Joan. Parecchi nobili e gentiluomini della corte hanno
presentato richiesta per ottenerlo, persino un prelato. Il vescovo
di Dover ha espresso interesse. Era disgustoso che un vescovo
cercasse di impossessarsi del priorato per garantirsi profitti personali,
ma non fu una sorpresa per nessuno che il fratello di lord
Chester avesse avanzato quella richiesta. Ma devo dirvi che il re
ha deciso di non concedere Dartford a nessuno. Lo terr per s. Il
priorato diventer propriet reale.
Dai sedili di pietra della sala si levarono dei singhiozzi. Nonostante
tutte quante lo sapessimo da mesi e nonostante ci fossimo
esercitate ad accettarlo, restava comunque un evento terribile, la
fine di qualcosa che durava da secoli. Re Enrico  ottavo ci aveva
personalmente portato via la nostra casa. E ora avevamo davanti la
prospettiva di una vita insignificante, spogliata della meravigliosa
bellezza della nostra fede.
Poich la nostra abbazia non ha pi un rettore n un economo,
il convento ha deciso di mandare un elemosiniere per distribuire
i sussidi, prosegu la badessa, perdendo per un attimo la sua
compostezza quando l'ombra di frate Richard sembr allungarsi
nella sala. Ma si riprese subito e and avanti: Sorella Joanna e
il suo giovane cugino partiranno per Stafford Castle la prossima
settimana. Frate Edmund e sorella Winifred li accompagneranno
nel loro viaggio. Quando torneranno, frate Edmund tenter di
continuare il suo lavoro nell'infermeria del villaggio, non pi come
frate domenicano, ma come speziale e guaritore.
Nella sala si levarono mormorii d'approvazione.
E ora, concluse la badessa, invece di tenere il capitolo delle
colpe ci recheremo tutte nel laboratorio di tessitura per ammirare
l'arazzo appena completato sotto la guida di sorella Joanna.
Le suore uscirono lentamente dalla sala capitolare e si avviarono
verso il laboratorio. Io mi misi orgogliosamente accanto all'opera,
appesa a una parete, aspettando che arrivassero tutte.
Suor Helen scelse per il suo ultimo arazzo il mito greco di
Icaro, spiegai. Frate Edmund mi ha spiegato tutta la storia e
adesso io la racconter a voi.
Questi  Dedalo, un abile artigiano, cominciai, mostrando il
vecchio raffigurato sulla riva del mare, su un lato dell'arazzo. Un
re crudele lo imprigion sull'isola di Creta con suo figlio Icaro.
Desiderando disperatamente fuggire, i due si forgiarono delle ali
per volare verso la libert.
Indicai il bel giovane al centro della composizione che, con
due enormi ali che gli spuntavano dietro la schiena e le braccia
tese verso l'alto, si librava verso il sole.
Dedalo mise in guardia Icaro dall'avvicinarsi troppo al sole,
ma lui, affascinato dalla sua bellezza e attratto dalla sua grandezza,
non lo ascolt. Mi manc la voce. Vol troppo in alto...
Non riuscii pi a continuare. Guardai le mie consorelle e vidi che
anche loro stavano sforzandosi di trattenere le lacrime. Sapevamo
tutte perch suor Helen aveva scelto proprio quel mito per l'ultimo
arazzo di Dartford.
Winifred mi venne in soccorso prendendo la parola. Le ali,
che erano fatte di cera, si sciolsero sotto il grande calore del sole e
Icaro precipit in mare, spieg. Ma suor Helen non voleva mostrare
la caduta e la morte di Icaro, prosegu. No. Lei intendeva
rappresentare il coraggio con cui si era lanciato nell'impresa. Ed
 proprio questo che vogliamo mostrarvi oggi.
E cos, insieme, noi suore di Dartford celebrammo il volo di
Icaro. Poi le campane suonarono e ci recammo in chiesa a intonare
inni, cantare, pregare e onorare Dio in tutta la sua magnifica gloria.
La settimana seguente, frate Edmund, Winifred, Arthur e io ci
preparammo a partire. I due fratelli a cui mi ero tanto affezionata
sarebbero tornati a Dartford per un breve periodo e poi se ne sarebbero
andati con tutti gli altri. Non avrei mai pi rivisto il priorato.
Ricevetti la benedizione della badessa, accompagnata da suor
Agatha, suor Rachel e suor Anne. Avevo chiesto che ci fossero
solo poche suore a salutarmi e non l'intera comunit. Volevo che
la mia partenza si svolgesse nel modo pi tranquillo possibile;
vedermi piangere turbava troppo Arthur. La badessa sapeva quali
sorelle avevano influito pi profondamente sulla mia vita. Per tanto
tempo i nostri fini erano stati contrastanti, ma ora madre Joan e io
ci intendevamo benissimo.
Frate Edmund mont in sella al cavallo bianco che era stato di
frate Richard. Avevo saputo che il giorno dopo la nostra partenza
per Malmesbury frate Richard aveva fatto testamento, destinando
tutti i suoi beni a frate Edmund. Il nostro povero amico era
evidentemente ben consapevole dei rischi che stava correndo. Questo mi
ispir un rispetto ancora pi profondo nei suoi confronti, acuendo
il mio dolore per la sua morte.
John, che era da poco diventato padre di una bambina, ci
avrebbe accompagnati nel viaggio. Frate Edmund gli aveva chiesto
di entrare al suo servizio dopo la chiusura del priorato. Stavamo
quindi per partire quando scorgemmo qualcuno arrivare sul viale
d'accesso del monastero.
Winifred rest a bocca aperta. E ora cosa succede? sussurr.
Due uomini a cavallo si stavano avvicinando, seguiti da una
portantina trainata e spinta da altri cavalli.
Aspettammo che arrivassero. Frate Edmund scosse la testa,
perplesso. Ma io capii chi c'era nella portantina, perch era apparso
nei miei sogni tante volte prima di quel giorno.
Appena il gruppo ci raggiunse, una grande mano bianca scost
le tende e vedemmo scendere Stephen Gardiner, il vescovo di
Winchester.
Guard i nostri cavalli carichi e i nostri abiti da viaggio.
Salve, ci salut con voce cordiale.
La badessa si fece avanti per accoglierlo, come si conveniva.
Sono venuto per i riti pasquali; torner in Francia domani,
le annunci Gardiner. Vorrei tanto vedere il priorato di Dartford
prima... della sua prossima fase.
Si avvi verso l'entrata. S, le statue dei re, mormor, indicando
le figure di Edoardo terzo e del Principe Nero. Il cardinale
Wolsey le ammir quando venne qui nel 1527, mentre era in viaggio
verso la Francia, con un seguito di centinaia di persone. Ma io non
ero con lui. Mi trovavo gi a Roma. Rabbrividii. Per quale missione
era andato a Roma in quell'occasione? Aveva forse discusso
davanti al Santo Padre del divorzio del re da Caterina d'Aragona?
O stava cercando tra i documenti conservati in Vaticano una prova
dei poteri della corona di Atelstano?
Il vescovo inclin la testa e osserv attentamente il fregio sopra
la porta, che raffigurava l'Ascensione della Vergine. Sgran
gli occhi e capii perch: nella composizione aveva individuato il
profilo della corona.
Annoiato, Arthur sbatt un giocattolo contro un sasso. Il vescovo
si volt e fiss lui e poi me con quei suoi occhi nocciola chiaro.
Ah, il piccolo Arthur Bulmer, disse.
Terrorizzata che il vescovo sapesse chi fosse, presi mio fratello
tra le braccia.
Vescovo Gardiner, disse in tono deciso la badessa, sarei
onorata di accompagnarvi a visitare il priorato. Ci sono molte cose
da mostrarvi. Ma prima dobbiamo salutare sorella Joanna e i suoi
compagni. Li aspetta un lungo viaggio, fino a Stafford Castle.
Il vescovo la squadr. Badessa, dov' sepolto frate Richard?
Il cimitero  sulla collina a occidente, tra il priorato e un edificio
abbandonato, un lebbrosario, rispose la badessa.
Ci andr subito, decise Gardiner. E sorella Joanna mi
accompagner.
Vorrei venire anch'io con voi, vescovo, intervenne frate
Edmund.
No, fratello. Non sar necessario, replic sdegnosamente il
vescovo. Sorella Joanna potr fare a meno di voi per un momento.
Frate Edmund strinse le labbra. Misi gi Arthur e gli sussurrai:
Badate voi al bambino.
Poi seguii il vescovo al camposanto. Camminammo in silenzio.
Sentivo che tutti ci stavano seguendo con lo sguardo quando
svoltammo l'angolo del priorato, alcuni spaventati, altri confusi,
altri ancora sicuramente impressionati dall'arrivo del vescovo a
Dartford.
Quando raggiungemmo la tomba di frate Richard, Gardiner
s'inginocchi per recitare una preghiera. Mi girai verso la lapide
di mio padre, che avevo visitato il giorno prima, chiedendomi
se il vescovo provasse rimorso per tutto quello che aveva fatto a
quell'uomo e a tutti noi.
Terminata la sua preghiera, Gardiner si alz. Sorella Joanna,
voglio che sappiate che vi perdono per avermi deluso.
Non credevo alle mie orecchie. Io... ho deluso... voi? replicai
con voce strozzata.
Dartford sar soppresso, come pure i priorati di Syon e Glastonbury
e le altre grandi comunit religiose, disse aspramente.
Tutti saranno abbattuti, liquidati dai tirapiedi di Cromwell. Novecento
anni di bellezza spirituale e dedizione... distrutti. Centri
di preghiera e di studio, di civilt e d'incalcolabile valore per
l'Inghilterra. Tutti depredati per impinguare il tesoro reale.
Per un brevissimo istante i nostri sguardi s'incrociarono; i suoi
occhi erano pieni di dolore, di senso di colpa, di rimpianto.
Se fossimo riusciti a impadronirci della corona di Atelstano,
prosegu con voce cupa, tutto questo si poteva fermare. Indic
le tombe di mio padre e di frate Richard. La ricerca non valeva
forse qualche sacrificio e qualche sofferenza?
Ero cos furiosa che non riuscii a trattenere la domanda che mi
tormentava fin da quando ero tornata da Malmesbury: Cosa ne
avreste fatto, se ve l'avessi trovata? Avreste usato la corona come
arma nella vostra guerra privata contro Cromwell? O ve la sareste
tenuta per i vostri scopi personali?
Mi fiss, e capii che era teso fino allo spasimo. Portatemi al
lebbrosario, mi ingiunse.
Mi avviai davanti a lui, con le guance rigate da lacrime di rabbia
e impotenza. Attraversai il bosco, respirando il profumo dei
germogli appena spuntati, e scesi lungo la collina.
Lo aspettai accanto alla porta aperta. Sul muro, sotto la finestra
cadente in cui avevo nascosto le mie lettere indirizzate a lui, era
spuntata una miriade di fiori gialli e bianchi.
Il vescovo si ferm a breve distanza dai ruderi. Sembrava che
non volesse entrare. Chiss, mormor, se in futuro la gente
che si aggirer tra le rovine delle nostre abbazie si chieder chi
viveva tra quelle mura...
Ero sbigottita che avesse avuto un pensiero cos simile al mio.
Poi lui fece un passo verso di me. Vi siete fatta una grande
alleata in lady Maria. Nelle lettere che scrive a me e a chiunque
altro non fa che parlare di voi. Non sar facile, ma bisogner riuscire
a nominarvi tra le sue dame di compagnia, e allora ci sarete
estremamente utile. Ma credo che prima dovreste sposarvi; ho in
mente parecchi candidati affidabili.
No, no, no... smettetela! gridai, tappandomi le orecchie
con le mani.
Non temete per la vostra castit; potr essere un'unione puramente
nominale, mi rassicur. Un matrimonio servir a mettere
una distanza sufficiente tra i vostri voti di novizia e il vostro servizio
presso la principessa. Desterete meno sospetti portando il nome
e il titolo di un uomo.
Perch sareste disposto a impegnarvi tanto per organizzare
tutto questo e mettermi al servizio di lady Maria? chiesi. Perch,
visto che mi considerate un completo fallimento?
Esit, e poi ammise:  possibile che la corona sia stata distrutta
gi i primi giorni dopo il vostro ritorno al priorato da quella
novizia, quella maledetta pazza.
Mi scrut ancora pi attentamente. Siete testarda e difficile, 
vero, ma il modo in cui ve la siete cavata a Norfolk House... Non
avevo mai visto niente di simile prima. Siete straordinaria, sorella
Joanna; lo avevo intuito prima ancora di entrare nella vostra cella
alla Torre. Non potete passare il resto della vostra vita a Stafford
Castle, come un membro insignificante di una famiglia caduta in
disgrazia. E credo che in realt nemmeno voi lo vogliate. Altrimenti,
perch avreste lasciato la vostra casa per farvi monaca? No,
voi desideravate un ruolo migliore per voi stessa. Un'esistenza
spirituale.
Deglutii. Non avevo una risposta a quella domanda.
E poi, qui a Dartford, perch vi siete affannata tanto per raccogliere
informazioni sulla corona e su tutto quello che era accaduto
nel priorato? L'incarico che vi avevo affidato era pi semplice.
Ma voi avete cercato lo stesso di sapere, di capirci di pi. La
sua voce era forte, quasi tonante. Non l'avevo mai sentito parlare
cos: sembrava sul pulpito di una cattedrale. Voi volevate dare un
senso alla vostra vita, sorella Joanna. E quanto avete fatto finora ha
rappresentato soltanto l'inizio. Le forze che abbiamo contro sono
potenti e infide. Sotto la mia guida potrete ancora servire Dio e la
giusta causa della restaurazione della nostra fede.
Ma non attraverso macchinazioni politiche, insistetti. La
politica non m'interessa.
No? Mi gir attorno. Voi andaste a Smithfield per confortare
vostra cugina, la ribelle lady Bulmer, e pregare per lei. Rischiaste
molto per l'affetto che vi legava a lei, ma da tempo ormai sono
convinto che non si tratt soltanto di quello. Voi credevate in ci
in cui credeva lei, e ci credete ancora. Se non volete aderire alla
nostra causa per il vostro bene, allora fatelo per lei, per la memoria
di vostra cugina, che soffr e mor sul rogo.
Tremai. Non potevo negare la verit delle sue parole, ma unirsi al
vescovo Gardiner, legarsi a quell'uomo, era pericoloso. Pericoloso
per la mia anima, non soltanto per la mia incolumit.
Come se mi avesse letto nel pensiero, Gardiner soggiunse, in
tono molto pi pacato: Non pretendo di essere un santo, ma non
sono neppure un demonio. Lasciatevi guidare da me, sorella.
Qualcosa si mosse dentro di me, suscitato dal ricordo di mio
padre straziato sulla ruota. E se non fossi d'accordo? replicai.
Cosa fareste stavolta per costringermi? Prendereste Arthur? Lo
imprigionereste? Gli fareste del male?
Gli occhi di lui sprizzarono scintille di rabbia. La maschera del
vescovo persuasivo e sincero cadde, rivelando il volto del freddo,
spietato cospiratore.
Vescovo Gardiner, non sar mai pi uno strumento nelle vostre
mani, dichiarai, e feci per allontanarmi.
Ma lui mi afferr per un braccio. Non ho ancora finito di
parlarvi, sorella Joanna!
Ritrassi il braccio. Il mio monastero  stato soppresso, vescovo.
A partire da oggi sono libera e non sono pi soggetta alla
giurisdizione della Chiesa.
Come osate rivolgervi a me in questo modo? tuon. Non
sono un prete qualsiasi che possiate levarvi di torno! Sono un consigliere
personale del re d'Inghilterra! Un tempo ero il suo primo
segretario e un giorno guider di nuovo il suo consiglio! Sfidatemi,
e ve ne pentirete amaramente, come tutti gli altri miei nemici.
Allora prendetemi adesso! gli gridai. Riportatemi nella
Torre! Mettetemi sulla vostra ruota! Torturatemi, muovete voi le
leve, questa volta! Ma non mi lascer mai pi manovrare da voi,
n da nessun altro uomo.
Mi voltai e m'incamminai su per la collina. Mi aspettavo che
mi afferrasse di nuovo, che cercasse di trattenermi con la forza.
Ma non lo fece.
Senza mai guardarmi alle spalle, riattraversai il bosco e mi
affrettai a raggiungere chi mi stava aspettando.
Dov' il vescovo? domand ansiosa la badessa Joan.
Sta riflettendo, risposi. Poi mi rivolsi a frate Edmund: Andiamo.
Subito.
Feci montare Arthur in sella davanti a me e tirai le redini, mentre
le campane attaccarono a suonare per l'ora Sesta. Le suore sarebbero
entrate in chiesa in fila, avrebbero preso ciascuna il proprio
posto e poi avrebbero cominciato a pregare e cantare.
Mentre procedevamo lungo la strada, mi parve di risentire la
voce di frate Richard: Non si tratta di salvare le nostre case, le
nostre abitudini di vita. Tutti questi monasteri, nessuno escluso, non
sono altro che pietra e malta e vetro. Ci che  stato fatto a pezzi
si pu ricostruire. Chi  stato cacciato pu venir richiamato. San
Domenico andava in giro scalzo e senza un soldo tra la gente per
predicare la parola di Dio. Non c' ragione per cui non possiamo
seguire il suo esempio nel cercare un significato per la nostra vita.

 Capitolo 52.

Alla fine del terzo giorno di viaggio, frate Edmund si sent finalmente
sicuro che nessuno ci stesse seguendo. Ci avevano creduti
quando avevamo detto che saremmo partiti verso nordovest, alla
volta di Stafford Castle. In realt ci saremmo andati, ma lungo la
strada avremmo fatto una sosta molto importante.
Trovammo la croce celtica infissa nel terreno, a poche ore di
viaggio dall'abbazia di Malmesbury, pi a nord. Frate Edmund e
io la esaminammo, mentre Winifred giocava con Arthur.
Nell'osservare frate Edmund, intento a studiare le scritte sulla
croce, pensai che era un peccato che non avesse scelto di farsi
prete per condividere con la gente la sua visione spirituale. Sapevo
che non era tanto per via della sua avversione ai cambiamenti
ordinati dal re in ambito religioso, ma perch si sentiva indegno.
Forse non si sarebbe mai perdonato la sua dipendenza da quel
fiore ottenebrante. Sperai che con il tempo, dopo essersi dedicato
ad aiutare i malati, i moribondi e i poveri, trovasse un po' di pace.
Il pensiero che Arthur potesse covare qualche malattia dopo
aver toccato la corona mi tormentava di continuo.
Sembra che Arthur stia bene, vero? chiesi ansiosamente a
frate Edmund. Non cogliete nessun segno?
No, e non credo che ne vedremo mai, non del genere che
temete.
Lo fissai, terrorizzata.
S. Naturalmente. Nelle vene di Arthur scorre sangue reale.
Pensate che un giorno sar lui a... a... Non trovai le parole.
No, sorella Joanna. Non mi aspetto nemmeno quello.
Allora capii.
Voi non credete nel potere della corona n nella sua maledizione.
Ma come fate a dirlo? Avete sempre avuto il dono della fede.
Continuo ad avere fede, replic. Ma conosco anche la medicina
e la malattia. E quei tre principi che sospettiamo abbiano
toccato la corona potrebbero benissimo essere morti per malattie
fatali che falciano uomini ogni giorno, che siano di sangue reale
o semplici fabbri.
Riflettei sulle sue parole. Una parte di me desiderava disperatamente
dargli ragione, per amore di Arthur. Ma ricordavo
troppo bene la notte in cui il muro si era animato di vita propria
al priorato di Dartford. O quando ero rabbrividita avvertendo la
presenza di una forza inesorabile nella cripta dell'abbazia. E non
ero pi sicura di niente.
Frate Edmund proruppe in un'esclamazione di gioia. Credo di
esserci! esclam, riferendosi alle parole incise sulla croce celtica
che con fatica stava cercando di tradurre. Dicono: "Senza il buio,
non pu esserci la luce".
Restammo per un attimo a fissarci, poi tornammo dagli altri
per proseguire verso Malmesbury. Quando arrivammo, l'abate
Roger ci accolse senza il minimo stupore e con grande serenit.
Il re sar sepolto con tutti i suoi beni pi sacri, annunciai
con voce tremante mentre gli porgevo la pesante cassa contenente
la corona.
Lo sapevo, sia lodato il Signore per la sua misericordia, ribatt
con fervore l'abate. Sapevo che sareste tornati da noi in tempo.
Frate Eilmar predisse anche questo? chiese frate Edmund.
L'abate sorrise. Non tutto  stato predetto. A volte  ci che uno
sente nel cuore e nell'anima. I suoi occhi verdi si riempirono di
lacrime, poi lui ci propose di assistere alla cerimonia che avrebbe
celebrato di l a poco: la restituzione al re d'Inghilterra della corona
che aveva portato in una storica battaglia. Infine, Atelstano sarebbe
stato sepolto in un luogo assolutamente segreto.
Io per non avevo nessun desiderio di rivedere la corona. La
sua immagine mi stava sempre davanti e appariva nei miei sogni
ogni notte. L'acuminata corona d'oro: semplice, antica, ornata
tutt'intorno al bordo da cristalli luccicanti al cui interno si intravedevano
minuscoli frammenti scuri che potevano essere, chiss,
spine staccate da un arbusto su una collina deserta quindici secoli
prima. N volevo ritrovarmi pi vicina allo spirito del re, per contemplare
il disastro provocato dalla sua irresistibile sfida.
Fuori dell'abbazia, sul prato, Arthur saltellava tra le pietre mentre
Winifred batteva le mani e sorrideva. La sua risata spensierata
rendeva meno funeste le rovine di Malmesbury, e meno sinistro il re.
Quanti altri giorni pensate che ci vorranno per arrivare a
Stafford Castle? s'inform frate Edmund.
Non molti, risposi, allungando una mano per sfiorargli il braccio.
Ma Arthur e io non andremo a Stafford Castle, frate Edmund.
Lui mi guard e il suo volto magro, delicato, sofferente, s'illumin
di gioia. Allora possiamo partire subito per tornare a
Dartford?
Annuii. Non sapevo che cos'avrei fatto laggi, ora che il priorato
era stato soppresso, e nemmeno a chi sarei stata al fianco o dove
avrei cercato consiglio. Ma il mio destino era l, non con i miei
parenti. Di questo ero sicura.
E cos con frate Edmund, Arthur e Winifred mi allontanai
dall'abbazia di Malmesbury per tornare sulla strada che mi avrebbe
riportata di nuovo verso sud.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Sono grata per l'aiuto e l'incoraggiamento che ho ricevuto mentre
scrivevo questo libro.
Tutto inizi nel 2005. Per oltre un anno salii i numerosi gradini
che portano all'appartamento di Rosemarie Santini, responsabile
di un laboratorio di narrativa. Fu proprio lei ad aiutarmi nelle
difficili fasi iniziali, indirizzandomi verso romanzi storici che
non avevo mai letto prima e possibilit spirituali che non avevo
ancora esplorato. Negli anni trascorsi a condurre ricerche per il
mio libro e a scrivere - e riscrivere - i capitoli, mi sono avvalsa
dell'intelligenza e della saggezza dello sceneggiatore e insegnante
Max Adams e dei consigli del romanziere e docente Russell
Rowland. Al corso di narrativa del Russell's Gotham Writer's
Workshop ho ricevuto l'incoraggiamento e le critiche costruttive
di cui avevo bisogno per portare a termine il romanzo. Desidero
ringraziare in particolare le mie compagne di corso Rachel
Andrews e Barbara Sachs, per avermi accompagnata lungo il
cammino, e i docenti Greg Fallis e Brandi Reissenweber, per le
preziose lezioni sulle tecniche narrative.
Questo libro non avrebbe mai visto la luce senza il mio fantastico
agente letterario, Josh Getzler della Hannigan, Salky e
Getzler Agency. Josh ha accolto con grandissimo entusiasmo il
mio manoscritto e da allora in poi mi ha guidata e aiutata a restare
con i piedi per terra. Penser a lui ogni anno, il 4 luglio. Sono
inoltre grata a Jesseca Salky della Hannigan, Salky e Getzler, e
a Kate McLennan della Abner Stein. Naturalmente, il momento
pi esaltante  arrivato quando Trish Todd, la straordinaria editor
responsabile della Touchstone Books, ha acquistato il mio libro.
La sua sensibilit e la sua meticolosa revisione hanno fatto fare
un eccezionale salto di qualit al mio testo.  stato un piacere
lavorare con lei, come pure con Stacy Creamer e Sally Kim,
rispettivamente editrice e direttrice editoriale, e con tutta la
squadra della Touchstone. Un sincero ringraziamento va anche
a Genevieve Pegg, responsabile editoriale dell'Orion Publishing
Group in Inghilterra.
Quando Genevieve mi ha comunicato che il mio libro le
piaceva, ho provato un'emozione indescrivibile: dir soltanto
che mi ha ripagata abbondantemente di tutte le vacanze saltate
e di tutte le faticose sessioni di scrittura alle cinque del mattino.
Molte persone meravigliose mi hanno aiutata nel lavoro di
ricerca per questo libro, primo tra tutti Mike Stili, vicedirettore
del Dartford Borough Museum di Dartford, nel Kent, che ha
generosamente condiviso con me il suo sapere e mi ha fatto
conoscere i due volumi dedicati al priorato di Dartford da Peter
Boreham, attualmente curatore del Medway Council di Rochester.
Desidero inoltre ringraziare Sandie Brown, amministratrice
parrocchiale dell'abbazia di Malmesbury; lo storico Ron Bartholomew;
Christopher Warleigh-Lack, curatore dell'Architectural
Drawing Collection of Historic Royal Palaces; Emily Fildes,
assistente curatore presso la Torre di Londra; e Jarbel Rodriguez,
professore associato di storia medievale presso la San Francisco
State University. Sandra Font mi ha fornito un aiuto preziosissimo
per i dialoghi in spagnolo.
Ho trascorso molte ore lavorando al mio romanzo presso la
biblioteca Stephen A. Schwarzman Building di New York, sulla
Quinta Avenue. Le linee neoclassiche e lo splendido soffitto
affrescato della Rose Main Reading Room mi hanno sempre
colpita e commossa. Ringrazio Jay Barksdale, coordinatore delle
sale di studio, per avere accettato la mia richiesta di lavorare nel
Wertheim Study. A New York, un'importante fonte d'ispirazione 
 stato il Cloisters Museum and Gardens del Metropolitan
Museum of Art, nel Fort Tryon Park. Un grazie di cuore allo
staff dei curatori per la pazienza dimostrata ogni volta che li ho
tempestati di domande o mi sono attardata nella sala capitolare,
nelle sale degli arazzi o davanti al monumento funebre di Jean
d'Alluye. Egle Zygas, responsabile dell'ufficio stampa del museo,
mi ha fornito un elenco di fonti utilissime, tra cui i volumi sugli
arazzi del sedicesimo secolo scritti da Thomas P. Campbell, oggi
direttore del Metropolitan Museum of Art.
Il Tudor group, su yahoo.com, guidato dall'incomparabile
Lara Eakins,  stato per me un'apprezzatissima opportunit di
discussione e dibattito storici. La mia gratitudine va in particolare
ad Hans van Felius, un membro del gruppo che ha letto il mio
libro e mi ha fornito osservazioni validissime. Lo stesso ha fatto
la mia cara amica Harriet Sharrard, contribuendo alla precisione
storica del romanzo con le sue competenze nell'ambito della
tessitura e del ricamo. Grazie a Kurt Buker per le informazioni
a proposito della musica per liuto del sedicesimo secolo, e al
reverendo William Collins per le stimolanti conversazioni teologiche.
Desidero ringraziare anche altri amici che mi hanno
incoraggiata e sostenuta nel cammino che ha portato alla realizzazione
di questo romanzo: Meredith O'Donnell, Lorraine
Glennon, Donna Bulseco, Ariel Foxman, Isabel Gonzalez, Nikki
Ogunnaike, Megan Deem, Nicole Vecchiarelli, Natasha Wolfe,
Erik Jackson, Joanna Bober, Marcia Lawther, Eilidh MacAskill,
Catherine Hong, Faye Wright Penn, Elaine Devlin Biegelman e
suo marito Mark Beigelman, Patricia Burroughs, Tina Jordan,
Megan Kelley Hall, Jim Sullivan, Evelyn Nunlee, Nina Burleigh,
Anthony DeCurtis, Patty Keefe Durso, Tish Hamilton, Sandy
e Brechin Morgan, Karen Park, Sulya Fenichel, Ilissa e David
Sternlicht, Michele Koop, Kitty Sibille, Rhonda Riche, Beth Arky,
Diane Salvatore, Jessica Branch, Toni Hope, Ellen Levine e tutti
i membri del 5150. Un grazie speciale a Maggie Murphy, Lisa
Arbetter, Alison Gwinn e Daryl Chen del Parade.
Ma a meritare la mia pi profonda gratitudine  la mia famiglia:
mia madre e mia sorella, mio marito e i nostri due figli,
Alexander e Nora. Sono stati loro a dover vivere con me mentre
mi dannavo sul mio libro. Senza la loro fiducia, il loro affetto e
la loro pazienza, non lo avrei mai concluso.
Infine, rendo omaggio a mio padre, Wally Bilyeau, che, se
fosse ancora vivo, da artista qual era condividerebbe la mia felicit
per avere creato qualcosa di completamente mio.
...
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...
Bibliografia.
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FINE.